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Full text of "Vite de'pittori, scultori ed architetti perugini"

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VITE 

D E' 

PITTORI» SCULTORI, 

E D 

ARCHITETTI 

PERUGINI. 



Digitized by the Internet Archive 

in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/vitedepittoriscOpasc 



VITE 

DE' 

PITTORI, SCULTORI, 

E D 

ARCHITETTI 

PERUGINI 

SCRITTE, E DEDICATE 

ALLA MAESTÀ 

CARLO 

EMANUEL 

Re di Sardegna 

DA LIONE PASCO 



IN ROMA, MDCCXXXII. 
Per Antonio de' Roffi , nella Strada del Seminario Romano , 

CON LICENZA DE 8 SUPERIORI» 






■'.: 5 



SIRE 




l(a ben tempo , che 
in qualche modo ma~ 
nifeUaffi al mondo V offeqmofo 
mio dejtderio di non vivere in- 

grato 



AC: 



grato alla genero/a Beneficenza 
di V. M. , che con tanta dijìin- 
xjone mi volle ne mejì pajfati 
onorare . Ed in qual altro men 
di/dicevole far lo poteva , che 
colf umilmente offerirle quejì a pic- 
cola mia fatica , la quale efce 
ora dà torcbj coli alto onor , che 
riceve dal gloriofo Nome , che 
porta in fronte , cb'è l'unico pre- 
pio , che abbia . Se avrà la forte 
d'ejfer gradita dalla regia fua 
Benignità ardirò pur tra non 
guari di prefentarlene un altra 
non particolare , e riìlretta , coni 
ella è queBa , ma univerfale , e 
maggiore. Tratta nondimeno eli 

anco- 



ancora , benché duna fola na- 
zione favelli > di quegli artefici , 
e di queir arti che V. M. sì par- 
zialmente colfeccelfo fuo Genio 
favorifce , e protegge . E favo- 
rendo 5 e proteggendo eziandio in 
guifa a f sai parziale i letterati , e 
le lettere invidiar pia non do- 
vranno i fortunati fecali d Otta- 
vi ano ^ e diTrajano; giacché ri- 
nafcer lì vedono nella real fua 
Per fon a ., Giubila perciò meco 
magnanimo I(e , e feco la repub- 
blica letteraria fi rallegra daver 
acqui/iato un così degno , e fu- 
blìme Protettore , e di vedere in 
Torino il teatro delle fidente , la 

regia 



regia degli Jìudj , e f Atene d' 
Italia . Giubila anche il flori- 
do y e ricco commercio fempre pia 
invigorito , ed accrefciuto dalle 
diverfe perfette manifatture né 
fuoi Boti introdotte , e fatto pia 
ricco dalle ricchezze immenfe del 
fuo generofìffimo Cuore * Ne di 
gioir fi rimane lìnnumerabil gen- 
te y che V. M. tiene impiegata 
nella ftupenda fabbrica della 
nuova cittadella d Akfsandria ; 
e tutta intenta al vajio y e for- 
midabil lavorio corre a gara , e 
s affretta per far to&o veder alf 
arte un prodigio y e tutto ciocché 
in genere di fortiflca^ion Jt ptiò 

fare * 



fare. Blafplendida, e magnìfica 
corte ella pur fefieggiando, e pren- 
dendo pia chiaro lume dal f alma 
luce delfuo Signore dice, e ripete 3 
che niente sìjplendido , e magnifi- 
co veder vifipofsa y chefuperato 
di gran tratto nonfia dalla fplen- 
didezga, e magnificenza dell 9 Ani- 
mo di V. M- , che in fé veramente 
raccoglie tutte r eroiche virtà , che 
deve avere un Sovrano . Degnifila 
Divina Provvidenza per comun 
beneficio , efpeziale della lettera- 
tura di confervarla con prosperità 
lungamente ; eficcome gli ama- 
tori di efsa interefsati fono nelle 
glorie di V, M, 3 e lo defidera- 



no , io pia d' ogni altro riveren- 
temente mi e intere] so, e /'ago- 
gno , che ho quella di potermi a 
Cuoi pie profondamente inchi- 
nare * 



Offequiofiffimo Servo 
Lione Pafcoli .. 



l'ai* 



L A 



U T O 

A chi legge . 



R E 




Arra forfè ftrano al lettore , che 
io prima di dare alla luce il fe- 
condo volume delle vite de* 
pittori , fcultori , ed architetti 
moderni , ficcome gli promifi 
nel primo , dia quelle de' pit- 
tori, fcultori, ed architetti Pe- 
rugini . Sappia perciò , che piucchè volentieri 
mantenuta gli avrei la parola , e più , e più 
mefi flato fono attorno all'opera per mantener-* 
gliela , né levate v'avrei mai le mani finché 
compiuta non Taveflì , fé coloro che data a me 
l'avevano, mantenuta me l'aveffero per le no- 
tizie , che mi bifognano . Per non iftar dun- 
que oziofo , e per venirmi fpacciando dall'in- 
traprefa fatica , giacché fon molt'anni , che_^ 
dato avea principio anche a quefta , la profe- 
guii con animo determinato d'abbandonarla 
qualunque volta capitate mi foffero . Non_, 
avendole ancor vedute , ed effendomi trattan- 
to venuto fatto il compirla , ho creduto non 
ifconvenevole il darlagli a leggere tanto più 
che ftimo farà quefta non men curiofa di quel- 
la, e che l'una, e l'altra tratta de' pittori, fcul- 
tori , ed architetti . Piacciagli dunque gradir 

A que- 



quefta per ora ; dacché fpero prefto potergli 
dar anche quella ; perchè ogni giorno rinnuo- 
vo Fidanze per le notizie , e poche me ne man- 
cano per compirla . Ma per poche ch'elle fie- 
no è neceffario che l'afpetti , e non ne privi chi 
le defidera pel defiderio che ho di metterla to- 
lto alla luce . Imperocché gran fallo ftimo che 
fia d'uno fcrittore il non ufare ogni diligenza»» 
per averle , quando a collo eziandio della bor- 
ia aver fi doveffero , come è adivenuto a me , 
che alcune volte non poco ho dovuto per effe 
incomodarla . Onde fe'l lettore, che tutte tutte 
le vorrebbe, non le ha, convien che fi dia pa- 
ce , e rifletta alle moltiffìme difficoltà , che_j 
s'incontrano nel trovarle ; penfi che innume- 
rabili fono coloro che le leggono ed unico chi 
le fcrive , e che tanto è facile all'uni ver fale_> 
degli uomini aver univerfal cognizione di tut- 
to ciò che è accaduto , e va accadendo nel mon- 
do , quanto al particolare diffìcile . Quando 
dunque lo fcrittore ha fatto quel che ha potu- 
to per averle , e non le ha avute è anzi che di 
taccia degno di fcufa , dovendoli in tal cafo il 
difetto piuttofto compatir che riprendere^, 
Speffiflìmo però fuccede 

Che d'altrui colpa ? altrui biafmo s'acquila , 
Avvi ancora tra' leggitori, che di tal let- 
tura fi dilettano chi voluto v'avrebbe , e vi 
vorrebbe e' ritratti de' profeffori de' quali fi è 

fcrit- 



fcritto -, e non fi confiderà \ che pochi trovan- 
dofene , e non potendoli avere di tutti , l'ope- 
ra fi rimarrebbe imperfetta . Ed effendovi tra 
loro chi replica , che far fi dovrebber d'idea_* 
di quelli che non fi trovano , fon forzato a re- 
plicare ancor io , e dire che mi pare che ciò 
in niun modo convenga , e ch'e' farebbe un in- 
ganno sfacciato , ed una folenne impoftura . E 
fé mai flato vi fia chi fatto l'abbia , che noi 
credo , e non lo vado cercando , non merita-, 
imitazione , ed ha fatto maliffimo . Senzachè, 
fé anche trovati fi fofler di tutti fi farebbe do- 
vuto allora penfare al groffo difpendio , che vi 
vorrebbe per farli conforme van fatti . Poiché 
altramente facendoli meglio è d'aftenerfene per 
non ifcreditare , e mettere in ridicolo l'opera 3 
ficcome ad alcuni non poche fiate è accaduto . 
Chi dunque ha potuto averli di tutti , e che 
avuti gli ha fimili , e ben difegnatì , e inta- 
gliati ha fatto bene ad inferirveli . Ed io per- 
chè non ho potuto v'ho defcritta la fifonomia, 
e la fìatura di quelli , di cui m'era nota , e de- 
gli altri me ne fono attenuto . Ma a che cercar 
nelle ftorie i ritratti , che ci rapprefentano l'im- 
magini dell'afpetto, che in ogni etade fi cangia, 
e la fua bellezza , bruttezza deriva per pu- 
ra, e mera grazia, difgrazia di chi nafce, 
fenza veruna fua colpa dal folo voler di natura, 
e fono tanto l'uno quanto gli altri fragili , e_» 

A a cadu- 



cachici, e per confeguenza non così da prezzo, 
come da alcuni fono apprezzati . Cerchinvifi 
cerchinvifi , e vi fi deferi van l'azioni , che ci 
additano , ed efprimono le figure dell'animo , 
e fon noftre proprie perpetue , e fìabili , e fi 
devono fenza alcun paragone affai più ftimare, 
e venerare . Siccome anche affai più fi (lima- 
vano , e venera van da' favj ne' tempi antichi, 
e ben cel attefta nella vita d'Agricola il favjf- 
fimo Cornelio dicendo : ls verus bonos , ut omnia 
jaBa > diBaque e'jus Jècum revoìvant 5 famamque ? 
ac figuram animi magis quam corporis comp/eBantur y 
non quia intercedendum putem imaginibus ? qua mar* 
more , aut are finguntur , [ed ut vuìtus hominum 5 ita 
pmulacra vultus imbecilla , ac mortaìia [unt ? forma 
mentis aterna , quam tenere , iy esprimere non per 
aìiam materiam , iy artem , fed tuis ipje moribus poffìs» 
Quindi paffando all'ortografia , alla lo* 
cuzione, ed al numero, ond'io nell'altre ope- 
re mie , ed in quefta eziandio mi fon fervi- 
lo , ed in cui taluno , che alcuna parte più con^- 
facevole al genio fuo ne avrebbe voluta , m'ob- 
bliga del mio , e del perche a rendergli conto 
dirò , che per l'ortografia ho proccurato d'ac- 
cofìarmi quanto ho faputo il meglio alla mo 
derna de' buoni fcrittori , ed a ciò , che i fe- 
guaci di Lionardo Salviati nelle compilazioni 
de' vocabolarj della Crufca ci hanno lafciato 

fcritto , né punto punto me ne fono allontana- 
to» 



5 

to . Imperocché a che ferve con effi di pofta_, 
gli rifpondo affaticare duecenti , d'apoftrofi* 
e di majufcole con non poca confufion la fcrit- 
tura, ove non ne ha verun bifognp , e che per 
veruna ragione le fi convengono ? Per // , e gli 
pronomi del quarto cafo del numero del più» 
e per quelli, e quegli pronomi altresì del primo, 
e quarto cafo dello fteffo numero , che ugual- 
mente terminar poffono ed in li , ed in gli fon 
camminato con una regola , che non propon- 
go, perchè faccia legge. Ma perchè tal altro 
fappìa , che non fono andato alla cieca , ed ho 
ufato //, e quelli allorché la parola feguente co- 
minciava per confonante > gli ,. e quegli , quan- 
do principiava da vocale , o da/ feguita da 
altra confonante eoirefempio degli articoli , 
acciocché non credeffe che io fpacciar me ne_* 
vokffi per autore .. 

E deU altrui fatiche me far hello. 
Mi fono per la locuzione attenuto d'ufare 
in corpo a J membri , ed a J periodi gli affiffi 
ne J verbi parendomi che facciano affettazione, 
e durezza, tuttoché non ignori effere flati ufati 
nella prima , feconda , e terza età da' migliori 
autori di noftra favella , e me ne fon frequen- 
temente fervito in principio de' medefimi , ove 
dan grazia, maefìade, e vaghezza. Ho proc- 
curato di fpiegare il fentimento con femplicità, 
e naturalmente con brevità, e con chiarezza, 

e ere» 



e credo , od io m'inganno , che quefta non fia 
fiata ofcurata da quella . Ho variato fecondo 
la varietà decorazione , e le qualità de' fug- 
getti lo ftile , e la frafe , fecondocchè è flato 
praticato fempre da' più efperti , e giudiziofi 
fcrittori , e particolarmente dal non meno in- 
gegnofo, che eloquente , dal non men eloquen- 
te , che urbano , e leggiadro maeftro della., 
Tofcana profa nelle ghiotte , ed argute fue no- 
velle. Imperciocché fentenziofo, confiderato, 
e grave difcorre nel proemio , e nel principio 
della prima giornata , e vezzofo , gajo , ed ame- 
no s'introduce a favellare nell'altre . Umile, 
rimeffo, e puro fi moftra nel fine di effe, efa- 
porito graziofo , e faceto diviene nella conclu- 
fione dell'opera . Ed egli medefimo nelle mede- 
fime novelle fenza cercar de' Greci, e de' La- 
tini , e d'altre fue opere rapprefentando non il 
proprio , ma gli altrui perfonaggi , come a_j 
propofito differentemente li fa discorrere . Ve- 
do che idiotamente il femplìce , e bambo Ca- 
landrino co' fuoi compagni favella ; e con dot- 
ta eloquenza ragiona l'appaffionata Ghìfmonda 
al morto cuore dell'amato Guifcardo . CorLj 
furbefchì , e baffi vocaboli manda per lo ba- 
rettiere l'ambafciata Ciacco all'Argenti ; e con 
nobiltà d'animo rimprovera Tancredi alla fi- 
glia il fuo fallire . Con plebee , e Ciciliane pa- 
role mette jancofiore Salabaetto nel bagno; e 

con 



con generofi fentimenti rifponde Ruggieri al 
Re di Spagna. Il perchè fé nelle concionane, 
e negli efordietti , ed altrove giufta la variazione 
delle perfone ho variamente parlato , ho cre- 
duto fenz'alcun timore d'abbaglio, che in cotai 
guifa li doveffe parlare . Tanto piucchè trat- 
tando io di materia Iterile, e fecca per la me- 
defimezza delle profeffioni , ed infieme infieme 
fertile, ecopiofa perla moltitudine de' profef- 
fori , di foverchio nojofo flato farei fenza va- 
riare . Se poi ci ho fparfa per entro alle volte 
qualche voce, o non troppo ufata, od alquan- 
to antica non è gran male ; né mi fpa venta che 
diceffe Gefare preffoGellio, che ìnfokns verbum 
tamquam fiopuìum fugiendum . Il male farebbe di 
fpargervi le mutate , dalle quali ci dobbiamo 
attenere , giacche gli arcaifmi anno talora ma- 
gnificenza , e grazia , e fpiccano fuperbamen- 
te , e campeggiano , e tornan bene , quando 
a' loro luoghi , e lumi fi mettono , e fcerre fi 
fanno . Ed agguifa delle foglie , che nelle pian- 
te caggiono , e rimettono , muojono , e rina- 
fcono nelle orazioni le parole . 

Multa renafcenter > qu$ jam cecldere : cadentque 

Qua nunc funt in honore vocabula , 

Pel numero poi , comecché abbia molte 
regole , e chi tenga l'una , e chi l'altra , la mi- 
gliore m'è fembrata quella dell'orecchie , e_> 
di sfuggire la fuperfluità : il pofponimento , e 

l'af- 



l'affettazione , conforme ho avuto in animo di 
fare , quantunque forfè non mi farà riufeito . 
Pofciachè è affai diverfo il conofeere una cofa 
ben fatta dal faperla ben fare ; ed ancorché fi 
fappia il modo di farla bene per certo tal qual 
deftino fpeffiffimo non fi fa , e non fi può fare. 

E veggio il meglio , ed al peggior m appiglio , Onde 

l'intrecciar mazzi d epiteti , e di Anonimi per 
ingrandire , e gonfiare i periodi , il metter fem- 
pre il verbo dopo mille andirivieni in fin de' 
niedefimi , l'affettare ogniora lo fteffo fuono re- 
ca non poca noja , e diipiace , e fono manie- 
te cattive, e da non feguitarfi . Effendo la pri- 
ma da fuggirfi per la ragione , che tutto ciò , 
che è fuperfluo , ficcome nafee da mente in- 
gorda , indigefta , e fatolla , fi deve tor via : 
la feconda fu anche in tempo di Quintiliano , 
e da lui fteffo melfa in canzone : la terza è 
fommamente biafimevole , perchè non è natu- 
rale , e comparir fa la fcrittura più coltivata 
del dovere , e per confeguenza dufa^ e ftenta- 
ta , e tanto da aborrirfi , quanto merita abbor- 
rimento chi nelle operazioni fegue più l'arte.* 
che la natura , che è fua maefìra . Ha la no- 
ftra favella i troncamenti , e le compofìzioni 
delle voci , ha i nomi di doppia ufeita , ed i 
ripieni, ha gli affidi, e gli apoftrofì , ha ì fe« 
gnacafi, e gli articoli, ha gli aumentativi , e 
diminutivi T i vezzeggiativi , e difpregiativi , 

e' bia^ 



eVbiafimativi , ed i riprenfivi , e molt' altri 
vantaggi , che alcun'altre non hanno , di cui, 
fé fi faprà giudiziofamente Io fcrittore fervire 
potrà di leggieri , ed a fuo uopo , e tempo dar 
conveniente armonia al fuo dire . Avverta^ 
però che '1- foverchio troncar delle parole non 
gli faccia troppo rotondo, e fonoro, e lo fcar* 
io , troppo interrotto , e fiiervato il periodo * 
che giufta il parere di Demetrio Falereo dee 
effere refpirabile . Per altro io non ho mai pre- 
tefo di chiuder la bocca al lettore , o ch'egli 
abbia folamente a dire ciocché è gradevole , e 
caro , ed a tacere quel che rincrefce , e fpiace 
conforme per avventura vi farà chi lo vorreb- 
be. Io non fon per fede mia di quefti , effen- 
domi al certo più a grado il fentir parlare del 
cattivo di mie opere , perchè noi conofco , 
che del buono ,-fe pur vi fia , che da me ftef- 
fo ravvifo, e difcerno . Per la qual cofa egre- 
giamente al parer mio fanno coloro , che per 
izzelo, e con amore ne avvertono gli fcrittori . 
Concioffiechè , ficcome aftio , invidia , ed im- 
pertinenza farebbe l'intaccare , e difprezzare 
gli fcritti loro per difpregievoli , che foffero , 
così è flato fempre ufo lodevole , e molto ac- 
cetto , e vantaggiofo alla repubblica delle let- 
tere il criticare , e dire fpaffionatamente il fuo 
parere . 

Lku'tt femperque lìcebìt . 

B M- 



IO 

IMPRIMATUR-, 

Si videbitur Reverendifsimo Patri Magiftro Sacri Palatiì 
Apoftolici .. 

N. Baccarius Epifc, Bojanen. Vicefg. 



SE l'onorare la Patria, è ufficio degno d'un ottimo Cit- 
tadino , all'Abate Leone. Pafcoli devefi la lode_-> 
d'avere, un tale ufficio egregiamente efeguito , colle me- 
morie , che con ifquifita diligenza ha raccolte, e con_» 
pari facondia , e purgatezza nafte/enei libro da lui inti- 
tolato le. vite de* pittori , /cultori ,. ed architetti Perugini^ 
e perche. Io d'ordine, del Reverendilfimo P..Maeftro del 
Sacro Palazzo ne ho fatta, la. lettura, fènza. aver trovato 
in efìb cofa che difconvenga. ad. un. faggio , e coturnato 
Scrittore r fono di fentimento 5 che meriti la pubblicità, 
della ftampa .. Quefio. di 15. Pebbraro. 1732.. 

Giufeppe Carli Dottore , e Lettore Jìraordinario 
dileggi nelPUniverfità di Ferrara ^ e Minu- 
tante nella Segretaria, di Stato, di Noflro Si- 
gnore .. 



1 M P R 1 M: A TU R*. 

pr. Jo. Benedicìus Zuanelli Ord* Prad. Sac. Palar.. ApouV 

Magifter ,. 



PROE- 




Il 

PROEMIOr 

Gnibuòn Cittadino , che non haoccafo- 
ne d'impugnar il ferro in difefa deliaci 
patria , e che aver non pub la forte per 
ejfa-i edinejjh di gloriofamente morire^ 
pr oc curar dee in qualunque altro modo 
gìujla fuo genio difervirla . Ed emen- 
do egli un obbligo 3 che ognun feco con- 
trae per gratitudine ^ e per natura \ 
alle cui leggi ubbidendo gli animali eziandìo , che di ragio- 
ne fon privi .tanto maggiormente -alfa f odi sfazione Jlringe i 
ragionevoli '-. lo per me quantunque molto tempo fa y che 
cerco colle deboli fatiche della penna di far. alla mia general- 
mente coìiofcere , che non mi fon dimenticato mai dì. cot al 
debito , ho voluto ora informa particolare , e dìjlinta dar- 
tene la certezza . Efccome fon più , e più anni , che in par- 
te V'impiego in rammentare , e .defcriver e pitture ^fculture ^ 
e architetture , delle quali belle arti ella èfataantTcshqf- 
f et tuo fa ì e ■benemerita propagatrice , non ho voluto riti- 
rarla di fui lavoro , fenza far menzione .di tutti que\ figli 
fuoì , che le propagarono . Vedi dunque Perugia , che per te , 
con te , e de* concittadini mìei imprendo a favellare , non per 
altro fine^ che per ifvelare al Mondo alcun di q uè* pregi, tuoi y 
eh e forfè fenza Fajuto di quejli fogli miei referebbero occul- 
ti. E di fatto chi penfer ebbe più al Capar ali^ al San'Giorg'w^ 
al Pintoricchio y e ad altri degni fcolar idi Pietro ^fe io di loro 
non ifcrivejpì Chìfaprebbe , che. tu ai avuti , e prima , e 
dopo di Pietro eccellenti , e dotti pittori 5 fé io non ne par ~ 
lajfi ? Chi nominerebbe i corretti -tuoi dìfegnatorì , -e hi gli 
egreg] miniatori , chi gli efperti profpettivi , chi i bravi 
paefijlì ,y£ io non ! li rammentaci Pochi far ebber coloro^ che 
avrebbon notizia de* tuoi ammaef rati fcultori 3 de' .tuoi di li* 

B 2 genti 



12 



genti intagliatori , de' tuoi efatti fonditori , de' tuoi ammi- 
rabili plajlicatori , fé io non li celcbrajfi ? E molti , e molti 
perdc-rebbono anche la memoria degl'infignì tuoi architetti , 
fé io non la r avviva jft '? Cosi pr Guidamente fece per Venezia il 
Ridolji 3 per Modena il Vedriani , per Genova il Soprani 5 
per Bologna il Malvafa , per Verona il rozzo : Così flatus 
facendo per Napoli il Dominici , per Ferrara il Barufal- 
di : E così per te farò io Perugia \ àuolmi però , e mi duo- 
le , che far non lo faprò con quel bel metodo , con quella ele- 
gante energia , con quella mafchia eloquenza •> con quella 
fida dottrina , e con quella grazi of a maniera , con che ì già 
da me nominati ferii 'tori lo fecero , ed ella farà colpa mia . 
Ma mi duole ancora , e mi riduole , che far noi potrò con 
queir efatezza ^ che mi fi 'richiederebbe , e che vorrei , così 
per l'opere fatte da ejp , come per i tempi in cui le fecero , ed 
in cui nacquero , e morirono ,W ella farà colpa tua . Poficia- 
chè altra cura , altra attenzione , altra diligenza , e mi- 
glior provvedimento aver dovrefli 5 di quello ai in regifirar 
le azioni de' figli , che cercano co' fudori loro di farti onore 5 
per diflinguerh dagli ozìofi ', feiop erati , ed infingardi. Spero 
non dimeno , che in che che modo io il mi faccia , tu gradi- 
rai il mio buon animo , né ti potrà mai difpiacere , che do- 
po ileorfio di tanti fi coli ne' quali ai partorito in ogni genere 
fioggetti illujìrì y d'aver dato il latte anche a uno< , chefir 
non avràfaputo rìfplendere col proprio merito , abbia pr oc- 
curato almeno dì fare /piccare V altrui , Imperocché non mi 
fermerò nelle fole vite de' pittori , degli fcultori > e degli ar* 
chitetti 3 ma finitele pa fiero a ficriver quelle de' letterati , 
de' legìfti , de' filofiofi , de"* matematici , e de' guerrieri , che 
pur fiaran molti quelli , di cui dovrò trattare . Vedrai in 
total gufa anche tu a- parte a parte epilogati in pochi volumi 
cìaficun di per fé 5 non quando fovrana tra le Repubbliche go- 
devi la libertà 5 nt,n quando potente movevi l'armi contro i 
Romani > non quando intrepida ti bruciafii per fot tr arti dal 

giogo 



n 

giogo aVAugufto 3 non quando valor afa ti difende fll perfette 
anni coni i?iui dalla forza di Tot zia ; perchè tali tue glorio fé 
azioni da più chiari , e fortunati fcrittori fono fate narra- 
te . Ma quando in hajfa fortuna davi a monarchi condot- 
fieri d* e fé r citi , lettori alle cattedre , maeftri alle fcuole- : 
quando riempivi adoratori ì pulpiti 3 di giudici i tribunali- 3 
ifagri collegj di porpore : e quando Europa faceva applaufa^ 
o per me* dire chinava il capo agli oracoli de* tuoi giurecon-* 
fulti nelP interpetrazhn delle leggi . Quindi per riajjumer 
il tralafciato filo del difcorfo , vedrai , come in grembo a te 
cominciò a riforgere Dantico buon gufo dell* architettura , e 
della pittura- , che nel tuo fé no s* allattò il principe de*~ pitto- 
ri , che di Spagna , di Trancia ^ di Germania ver fo te cor- 
revano in folla gli avidi d* impararla : vedrai fin dove anda- 
te fieno le tue ' fculture , edove le architetture fi veggiano. 
Queflofola , e nulla pia ordinatamente diflinto per età ora 
vedrai , fenza fegrega?Jone però, d* una prof e [pone dalV-altra^ 
ma alla rinfufa deferita -i profejfori . Ho ben proccurato 
quanto ho potuto il più di firiver di tutti , cioè di quelli y 
che meritevoli 5 e degni fono , che fé ne feriva , e di nott^s 
ometterne alcuno ^efe mai per avventura alcuno ommejfo ne 
aveffi farà flato difetto di notizia , e non d* intenzione . Con- 
ciojfiechè ho per gli antichi cercato tutti quegli fritti , ove 
ho potuto credere di rinvenirli , e faranno da me in agni vita 
allegati , ed ho per i moderni richiefio coloro , che mi fon 
creduto me ne poteflero indicare. Ma chi v*'è fiato mai , e 
chi vi è tra gli fcrittori così pienamente informato , ed e fat- 
to 3 che abbia faputo dar fuori a bella prima un'opera del 
tutto compiuta , e perfetta ? Tutte le co fé grandi trattene 
quelle , che vengono daW Onnipotenza , che dicit , & faefta 
funt 3 innanzi d*ejfer grandi furono piccole , e q uè fi a mia 
che è piccolijfima , farà ella pure forfè un giorno da penna 
più ammaefirata , ed erudita fatta grande * Facile , e f as- 
cili fimo fi e aggiunger e ali* inventata invenzioni 5 ma tanto 

è più 



14 

è più difficile F inventar che l'aggiungere ^ quanto piti facil- 
mente fi cammina per le Jlrade già fatte , e he dove fi devoti 
fare. Che farebbero quegF ingegni ^ che minutamente efa- 
minano le fatture degli altri 3 non per altro fine , che per 
migliorarle 5 ed aggrandirle ? Che farebbero gli ojfer va- 
lori 5 e gli empirici , fé non vifojfefu che di. continuo offer- 
iiare , ed in chefarfempre nuove fperienze ? Che farebbero 
ì critici 3 fé non veniffe ogni dì frefea materia alla luce da 
criticare ? Poche opere fcampate fono da' denti loro , e me- 
no dell'altre le migliori 5 ed anzi che abbiano feemato difa^ 
ma Vanno acqui/lata maggiore . Checché adivenir poffa cl~i 
quejlamia a me , che niun altro fine nello ficrherla ho avuto^ 
che di render immortale la memoria de"* pittori , degli fi ul- 
tori , e degli architetti della patria , niente cale ballandomi 
foto che 'Ifappia , e che creda , ficcarne ne Vajficuro 5 ebe-j 
r alt re , che ho detto di far e ^ mifiaranfempre non meno fra 
mano , the fijfe continuamente nel cuore .. 



VITE 



VITE 

D E 

PITTORI» SCULTORI, 

E D 

ARCHITETTI 

PERUGINI.. 



*7 




DI BEVIGNATE ARCHITETTO CIVILE. 

Coffo l'Italia avea già il giogo de' Goti , 
degli Oftrogoti, de' Vandali 5 e degli Eruli, 
quando nell'ottavo fècolo venne a romper 
l'ultimo anello alla catena de' Longobardi 
Carlo Magno . Disfece , e difperfè intera- 
mente l'invitto Cefare il non ben fonda- 
to Regno di quella nazione; ma troppo radicato rìmaT© 
neo-li animi degli Italiani alla rinfufa di tutte il coftume . 
Tantocchè a nient'altro per lungo tempo applicarono , clic 
a sfogare la lor ferocia ne' duelli , nelle congiure , nelle 
fedizioni , ed in arrabbiate guerre inteftine . Così gli uni 
diftruggevano gli altri , e perduto l'antico ftimolo della_» 
gloria , e difprezzato l'efempio del valore degli antenati 
non più fi penfava a ftraniere conquide 3 ma quegli eran 
più bravi , che più predo fi bruttavan le mani nel fangue 
de' concittadini , e la patria tiranneggiavano . Mancato 
era il commerzio che è il foftegno principale delle Monar- 
chie : dato avean bando alle fcienze , che fono i gran 
lumi 5 che fan rifplendere i Regni ; Non fi ricordavan più 
in verun modo delle lettere •> che ornano 3 e fregiano le Re- 
pubbliche : E le arti fenza cui mantener non lì poffono i 
popoli , vili e neglette fèmivive , e piene di ferite pian- 
gendo lor cruda fventura elle pure mifèramente perivano . 
Cominciò finalmente in varie parti di ella a rinafcere il 
primiero buon gufto ; e benché non diftaccati del tutto da 
lor rozza, e goffa maniera i profelfori procuravano d'in- 
garbarla , e d'incivilirla , e tanto l'abbellirono , e l'in- 
grandirono , che varie opere anch'oggi maravigliofe fi ve- 
dono particolarmente in architettura di que' maeftri fra 
quali prete pollo nel tredicefimo fecolo il rioftro Bevigna- 
te affai fubl ime. Nacque egli circa gli anni 1250.3 epre- 1250 
Ce giovinetto l'abito della Religion Benedettina tra Mona- — — - 

C ri Sih 



iS D1BEVIGNJTE 

ci Silveftrini , ove avendo fatti tutti gli ftudj folitì a farfi 
da que' Religiofi tutto fi diede poi a quegli della matema- 
tica , e dell'architettura '-, e divenne in quella in poco tem- 
po sì efperto , che in varie fabbriche non men dentro, che 
fuori di Perugia fu da varj foggetti impiegato. La prim' 
opera che fece dentro , e che veramente degna fia da ram- 
rnentarfi fi fu la fonte di Piazza grande , bella , e magni- 
fica per la coftruttura non pure de' vali , ma maraviglio fa 
per l'acqua , che ei a forza d'archi eretti fovra valli , e di 
fori fatti ne' monti vi condulfe pel lungo corfo di due mi- 
glia , ed è quella appunto, che vi fi vede prefentemente , 
nella cui conca, e capitello lefeguenti ifcrizioni fi leg- 
gono . 

Ruheus me feck Anno Dni MCCLXXVIL Indift. V. 
Regiminis 'Domini Gerard ini de Rufcettis Vote, fa» 

Regimimi Domini A 'n 'fé Imi de Algate Capita* 

Fecit hujus operis Ar. Bevignates Ord. S. Benedici 

Tem. £)• Ma. Deo. & D. Ermanni de Saxoferrato 

MCCCXX1L Prior artium de Menfe Novembri: 

Ei Decembris , quo tempore venti aqua in 

Font e m Platea . 

Coftò quell'opera alla città cenfetTanramila fiorini d' 
oro, che farebbero prefentemente tanti ducati , e più af- 
fai cofiata farebbe , fé non folle irata la fperienza , e l'at- 
tenzione di Bevignate , che come cittadino amorofo vi lì 
adoperò indefelTamente , e cercò ogni maggior rifparmio* 
Era egli già in credito , e (rima di tuttala città , e parti- 
colarmente de' primarj cittadini , quando s'accinle ali* 
jmprefa ; ma crebbe di gran lunga , allor che fi vide feli- 
cemente compita , e che la città fteiTa volendo fare alcuni 
ponti fui Tevere diede la commetfìone a lui di quel di Di- 
ruta 5 che oggiPonte nuovo s'appella ben quattro miglia 

da lei 



ARCHITETTO CIVILE. io 

da lei di dante ; ed è il medefimo 3 che fabbricò allora Be- 
vignate . Vedefi quefìa Vaga mole coftrutta tutta di grofle 
pietre fopra quattro grand'archi flabiliti in forti 3 e beiL_> 
intefi pilaftri , che pare deggiaeffere perpetua per la fua 
faldella. . E di fatto ha già refiftito per cinque fècoli ali* 
impetuofa violenza delle piene , ed all'urto continuo dell' 
acque , che ivi fon molto copìofè per unirglifi quelle del 
Chiagio fenza aver mai dato fegno alcuno , o di peli 5 odi 
crollo . E fé mai per ifventura ne deffe , procederà non da 
difetto dell'architetto, ma dal taglio , che nell'ultimo 
arco dalla parte della città fu fatto in tempo della guerra 
de' Fiorentini , che li rifece poi con poca avvertenza di 
mattoni . Altri archi e ponti mi il dice che fece per la pro- 
vincia , ma non dicendomifi dove 3 né pur io dar ne porto 
precifa notizia . Correva trattanto l'anno 1340. e come 
la città abbondava di gente 3 e di maestranze 3 e che dalle 
manifatture d'ogni arte 3 particolarmente da quelle del 
cotone 5 della lana 3 e della feta cavava fòmrne immenfè di 
danaro era in fiore il commercio 5 e nel vigore l'agricoltu- 
ra niente apprezzava le fpefè già fatte , e meditava colla 
fabbrica d'un nuovo Duomo di farne maggiori . Penfato , 
e ripenfato , ove il gran tempio dovette farli , e /èntito più 5 
e più volte il parere di Bevignate fu al fin rifòluto 3 che nel 
fito del vecchio 3 come era in capo a Piazza grande , che 
è quafi il centro della città per ugual comodo de' cittadini 
fi dovette fare , e fé ne diede a lui l'incumbenza , Molti di- 
legni egli fece prima di metter mano al lavoro , e fceltone 
uno col parere di Giovanni Bigazzini conte della Pifcina 3 
e di Niccolò Armanni Signore di Caftiglionugolino cano- 
nico del duomo medefìmo, ambedue deputati a fopranten- 
dere alla fabbrica ne formò il modello 5 e nel dì 20. d'ago~ 
fio dell'anno 1345. vi fu con fignorile , e veneranda ceri- 
monia gettata la prima pietra . Quindi profèguitafi con ca- 
lore la fabbrica che Bevignate , che vecchio già era vo* 

C 2 leva 



20 D1BJEV1GNATK 

leva prima di morire veder compiuta , alzate le fondamen- 
ta fi cominciò torto a veder ibpra terra . E perchè il Vefco- 
vo, il Capitolo, il popolo tutto anche bramavano , che 
quanto il poterle il più , fi tirarle con calore innanzi per ve- 
derla ben torto finita ognuno contribuì grotte fommedi da- 
naro finché fi vide al defiato fine in breve tempo condotta . 
Grande fu per molti mefi il concorfo d'ogni fbrta di perfo- 
ne, che dalle città vicine andavano a vedere il nuovo tem- 
pio , e non minore l'applaufo , che Bevignate meritevol- 
mente ne riportava, perchè fu fra primi che fenza affatto 
ftaccarfi dalla Gotica maniera fece colPordine Corintio in 
ben intefa proporzione vedere all'Italia rinato l'antico fùo 
maeftofo , e venerando buon gufto . Ned io Marò a perde- 
re il tempo in deferiver la vaghezza della coftruttura , la 
magnificenza dell'ornato, la roburtezza delle colonne , la 
ricchezza de' marmi, e la vaftità del fito , perchè pur trop- 
po di per fé fènza alcun ajuto di mia penna parla l'opera . 
Invecchiando intanto fèmpre più Bevignate , e vedendofì 
al fuo fine ridotto fé ne (lette per alcun tempo folitario nel 
moniftero penfando /blamente all'eternità , ed all'anima* 
ed infenfibilmente poi fempre mancando morì in età di no- 
jg50 vantacinque, e più anni circa i 1550. di vecchiaia con_» 
fommo difpiacere del Paefe , e di tutta la provincia . Vol- 
le la città per moftrar qualche gratitudine a cittadino cosi 
degno , e benemerito , che gli fi faceffe nell'ifteflb duomo^ 
che egli aveva fabbricato fbntuofo funerale , dove dal mo- 
naftero trafportato con ricca lugubre pompa procefftonal- 
mente il cadavero fu fènz'alcuna ifcrizione , o memoria_i 
Seppellito . Vifie egli fempre efemplarmente da vero Reli- 
giofo , né in altro impiegò mai il tempo ,che in opere pie 3 
e ne' iuoi rtud j . .Fu fingolarifilmo nell' aritmetica , nella 
geometria , nelle filofofie , e nella matematica , in cui fu- 
però ogni altro di quell'età , e la Repubblica letterària 
molto perde nella perdita degli feruti Tuoi y che con molt' 

altri 



ARCHITETTO CIVILE. 



21 




altri perirono in un incendio di cofèrare* e pubbliche fe- 
guito pofcia nella città,lo che toglie a me il modo di darne 
maggiori notizie . Parla però di lui in più d'un luogo del" 
la Tua ftoria il Pellini , e della Perugia Augufla il Crifpol- 
ti , ed in più d'un altro delle notizie delle pitture, e fcul- 
ture di Perugia ne parla il Morelli, che rammentano V 
opere da me fbvranarrate .. 

DI BEMED-ETTO BUONFIGL10 PITTORE. 

Iun altro pittare trovo , che abbia avuto 
Perugia prima di Benedetto; e fé altri 
avuti ne avrà meritato non avranno , che 
di loro fi faccia -menzione ', e perciò né 
pur io- la farei, fé anche poterli farla_^ • 
Imperocché molto fconvenevole ho fèm- 
pre creduto il regiftrar fulle carte i nomi d'uomini inetti , 
e dappoco , ed il rammentar nelle ftorie opere deboli , e 
frivole . Ciocché non ordinaria ammirazione mi reca fi è 
che un puntuale , ed efperto fcrittore , che di tanti , e_j 
tanti avendo diffufanrente nella copio fifàma fua raccolta , 
e d'antichi , e moderni fcritte le vite non l'abbia non fol© 
feruta , ma né pur difeorfo in parte alcuna di quello , che 
era valentuomo al pari d'ogni altro di quell'età , e forfè 
il primo tra gli antichi , che abbia cominciato a dar qual- 
che lume al moderno buon gufto . Parla ben dì lui con_> 
molta ftima il- Vafari nella vita del Pintoricchio , parlane 
il Ciatti nell'iftorie di Perugia, ne parla negli elogj de' 
Perugini illuftri FAleflì , ne parla nella Perugia augufbu 
il Crifpolti , ed in più d'un luogo delle notizie delle pit- 
ture di Perugia ne parla il Morelli . Ma io perchè mi ma- 
raviglio, che '1 fuddetto fcrittore non ne parli , fé Co 
quanto diffidi fia , allorché fi fta feri vendo il rammentare 
di tutti % e fé io fteifo n'avrò di q,ue' che meritano d'efler 

ram- 



22 DI BENEDETTO BU0NF1GL1O 

rammentati ommeffo talora in quefta mia benché efatta, e 
diligente fatica qualcheduno . E chi fa, che come Bene- 
detto è fiato rammentato da tant'altri , non abbia egli 
creduto fu perfino il rammentarlo? Certo è ch'egli fteffo 
d'altri profeffori Perugini favella , conforme molti ne an 
favellato , e ficcome per le notizie tratte da loro ne favel- 
lerò ad efclufione d'ogn'altro in quefta ftoria ancor io , ed 
ora di Benedetto, di cui ho già a favellar cominciato . 
1420 Nel 1420. , od in quel torno nacque quefto maeftro , che 
' non J10 potuto fapere , fé in fua gioventù aveffe alcun di- 
rettore , e per quello poffo con fondamento conghiettura- 
re credo che tutto faceffe portato dall'inclinazion natura-* 
le a forza di ftudio , e di talento , quantunque Cefare__> 
Alefll il faccia ne' citati elogj fcolare di Pietro. Ma ciò 
non può effere , perchè il Vafari pittore affai efperto , 
bravo conofcitore delle maniere > pratico di Perugia , 
perchè egli pure vi ha dipinto , più antico dell'Aleflì , e 
•nato pochi anni dopo della morte di Benedetto dice nella 
Suddetta vita del Pintoricchio che operò prima di Pietro, 
e che Pietro quando Benedetto operava non era ancor co- 
nofciuto . Conferma , e ere/ce quefta fua afferzione il fat- 
to ; perchè andò Benedetto d'ordine di Pio II. a far molti, 
e diverfi lavori in Siena , come l'Aleffi medefìmo attefta , 
e Pio fu creato adì 20. d'Agofto del 1458. , e morì nel 
primo di Settembre del 1464. Pietro che nato era del 
1446'. non poteva aver già fatti fcolari valentuomini ; per- 
chè di quell'età doveva aver bifogno d'imparare per lui , 
ed io credo , ficcome nella di lui vita dirò 3 che egli flato 
anzi fia fuo fcolaro , che maeftro ; tanto più ch'era nato 
affai dopo di lui . Stette Benedetto allora alcuni anni fuori 
di patria , quindi tornato dipinfe nell'altare della cappella 
degli Almenni in S. Fiorenzo il quadro del Gonfalone—» » 
Dipinfè nella chiefa di S. Domenico in un quadro molti 
Santi , ed in un altro l'Adorazione de' Re Magi , e vi tir 

traffe 



PITTORE. 21 

tratte Tua forella per la Madonna , fuo nipote pel Bambi- 
no $ e Tuo fratello pel più giovine de' Re , il quale fu iru 
occafione , che la volta rovinò tra/portato nel convento , 
ed allogato full'altare della fala del Capitolo . Dipinfe__, 
nella chiefa di S. Bernardino a S. Francefco un quadro 
rapprefèntante il fànto , e Gesù con alcuni angeli fopra , 
e molte altre figure fòtto , ed un altro nella fagreftia 5 che 
alcune fante rapprefènta . E dipinfe nel palazzo del Pub- 
blico la cappella dell'appartamento , ove oggi rifiede il 
Governatore, e vi rapprefentò alcuni fatti di S. Ercolano 
Vefcovo, e protettore della città, ed alcuni miracoli di 
S. Lodovico Vefcovo di Tolofa protettore del palazzo . 
Fu poi da AlefTandro VI. chiamato a far divedi lavori nel 
Vaticano , nel cui Pontificato in età decrepita dopo finiti 
i lavori effendo tornato in patria con molti avanzi circa gli 
anni 1500. fé ne morì . Se avelie moglie , o lafciaffe figli 1500 
a me non è noto . Chi foffe il padre, e qual la profapia 
non poffo dirlo; perchè per tutte le diligenze fatte non_> 
mi è riufcito fàperlo . 

DI PIERVINCENZIO RINALDI ARCHITETTO 

CIVILE. 

Olti uomini grandi , tuttocchè fòtto altro 
cognome , ficcome nel profèguimento di 
quefto particolar racconto, e del generale 
deiriftoriafivedrà,vennerodaqueftafami- 
glia.E circa gli anni 1440. vi venne Piervin- 1440 
cenzo,che dedito da giovinetto a varj ftu- 
dj fcelfe particolarmente quegli della matematica , e dell' 
architettura ,, né tralafciò mai gli altri delle belle lettere , 
alle quali con genio fpeziale fempre inclinò e non intermi- 
fè mai di coltivare . Si rincorarono con fua direzione in Pe- 
rugia alcune fabbriche , ed altre da fondamenti fen' alza- 
rono^ 




2 4 DI PIERV1NCENZ10 RINALDI 

rono \ ma hiuna fpecialmente indicar ne pollo \ perchè di 
niuna ho trovata precifa memoria . Trovo bensì , che in- 
ventate varj (frumenti matematici ; e che in cotal genere 
facetfe cofe non più vedute . Pa Ottavio Lancellotti ne' 
Tuoi manufcritti , che fi confervano in quella pubblica li- 
breria menzione d'un aftrolabio fatto da lui, e ne parla co- 
me di cofa maravigliofa, e fin al Tuo tempo non più veduta} 
ficcome l'atteftò anche Ignazio Danti Tuo nipote , prelato 
degno, e noto, di cui iscriveremo a Tuo luogo la vita-, 
perchè e' pure tu amante, e profeflfore dell'arti, di cui 
trattiamo. Si conferve quefto per lunghiflìmo tempo, e 
fino al moderno qual fattura prodigiofà nella patria: ma 
dove andaffe poi a finire a me non è noto . Tradufle , di- 
fìinfe in capitoli , e con utili , e neceifarie note illuftrò la 
sfera del Sagrobofco ftampata del 1544. w Perugia fecon- 
<lochè riferifee nella fua biblioteca di lui parlando il Jaco- 
billi , enei 1574- riftampata conforme narra di lui pure 
parlando nell'Ateneo Perugino l'Oldoini . Fece in diver- 
fe occafioni di fefte , di tornate , e d'accademie diverfi fa- 
vj , ed eloquenti difeorfì . Compofe in poefia molte , e_j 
molto erudite , e dotte cole , ed ebbe fra poeti di quel 
tempo per averne fatte alcune in loda di Dante la fua ma- 
niera imitando tal credito, e grido, che lui pure Dante 
chiamavano . Sparfefi pofeia per tutta Italia quefto nuovo 
fuo cognome, e tanto parve a que' letterati , che giufta- 
mente gli convenite , che vollero lafciate quel che aveva 
de' Rinaldi , e ch'egli fteftò con quefto nuovo folamente 
fi chiamale , fìccome e' fi chiamò poi fèmpre finché vite . 
E con quefto fu chiamato anche immediatamente Giamba- 
tifta fuo fratello minore , di cui pure fcriveremo la vita , e 
fi chiamarono fino all'eftinzione della famiglia anche e' po- 
fieri . Ebbe molti altri onori da molti perfonaggi , da' qua- 
li fu tenuto in grandiifimo conto , e grandemente com- 
pianta la. perdita, che fece la patria nella fua morte, che 

feguì 



ARCHITETTO CIVILE. 



n 



fè<mì negli anni 1512. Furongli fatte fontuofifsime efequie 151 2 
nella chiefa di S. Domenico , ove concorfe la nobil tà , la ' 

cittadinanza , e '1 popolo , e fu nella cappella di fua cafa 
jfepolto. La(ciò due figli Teodora, e Giulio , che colla ro- 
ba ereditarono ancora le fcienze , e le virtù del padre . 
Imperocché fpiccò maravigliofamentein belle lettere , nel- 
le filofbfie ; nelle matematiche , e nelle belle arti Teo- 
dora; e celebre in tutte divenne Giulio , de' quali altro 
non dirò , per dover dell'una fcriver diffufamente , e per 
aver dell'altro diffufamente già fcritto nel primo volume 
delle vite de' pittori , fcultori , ed architetti moderni , e 
per doverne fcriver fuccintamente anche in quefto . Ed 
avendo in quello poco parlato di Piervincenzio « ho cre- 
duto doverne parlar qui conforme ho fatto 5 con maggior 
diftinzione ♦ 

DI PIETRO VANNUCC1 PITTORE. 




I Pietro m'accingo a fcriver ora la vita , e 
di quel Pietro , di cui copiofàmente la_> 
fcriffe anche il Vafari , e di cui faveifaro- 
no tanti , e tanto altri illuftri fcrittori . 
Del Pittor Perugino devo io pure oggimai 
favellare , e di quel pittore , che vera- 
mente tra' primi cominciò a dar la vivezza alle figure_3 
l'aria alle tefte , la morbidezza a' colori , che mi/è al lor 
jfito e' lumi , che infegnò a dipigner paefi , e che capì affai 
bene la profpettiva . Di quell'artefice , che per l'eccellen- 
za dell'arte meritò la (lima univerfale de' profeffori, l'ami- 
cizia particolare de' letterati , il comun genio della plebe, 
la grazia fpeziale della nobiltà , la protezione diftinta de* 
Sovrani . Di quel maeftro , che guadagnò fòmme immen- 
fe di danaro a che mandò l'opere fue per tutta Europa , e 

D che 



2& DI PIETRO; VANNU CC1 

che da ogni parte di effa vennero pcrfone d^gni Torta per 
imparare . Della cui fcuola ufcirono Spagnuoli , Franzefi , 
e Tedefchi , ed innumerabili bravi giovani d'ogni altra_» 
nazione , e lo fteffo Raffaello , che fu , ed è ^ e farà forfè 
Tempre il principe de' pittori . Dirò dunque , che partito 
per cangiar forte , perchè poveriffimo era daCaftel della 
pieve fua patria 5 che oggi è città, Criftofano Vannucci 
portò fiia ftanza in Perugia . Prefevi moglie; ma poco 
migliorò di condizione , poicchè , o che egli non efferci- 
taflfe alcun meftiere , o che in efercitarlo foffe dappoco fu-» 
rono altrettanto poveri finche non crebbero in età , i figli 3 
1446' uno de' quali, che fu il noftro Pietro che del 1446. nato 
~"~era per ufcire di povertà fi mife all'arte della pittura . 
Non mediocremente vi dipigneva in quel tempo Benedet- 
to Buonfiglio , ficcome nella di lui vita accennai \ e quelli 
ho io giufti motivi di credere, che foffe fuo maeftro, quan- 
tunque , ne il Vafari , né gli altri fcrittori , che ne an fa- 
vellato lo dicano , trattone 1' Aleffi , che conforme ho det- 
to in quella, dice il contrario . Stette Pietro fotto fua di- 
rezione molt'anni , e partì poi per Firenze ; ma prima di 
partire dipinfè in S* Maria nuova due tavole, ed efpref- 
fé in una la trasfigurazione di N. S. , e nell'altra l'ado- 
razione de' Magi . Giunto in Firenze , dice il Vafari , 
che entrò nella fcuola d'Andrea Verrocchio , ove al- 
trove dice , che entratile eziandio Lionardo da Vinci \ 
ma io non fò comprendere, che cofa l'uno , e l'altro 
di quefti due valenti giovani apprender poteflfero da lui 
che lo fìeffo Vafari per mediocre defcrive . E parlando di 
Pietro certo è, che quando partì di Perugia dipigneva.* 
meglio di lui , e meglio di lui dipigneva il fuo primo 
maeftro . E quanto a Lionardo narra nella fua vita il 
medefimo Vafari , che dipinfè in un quadro d'Andrea.» 
un angelo così bene , che Andrea fdegnato d'effer fupe- 
rato da lui che era giovinetto non volle toccar più pen- 
nelli) 



PITTORE* 27 

nelli , e colori . Pure può effere , e non è nuovo, che 
bravinomi protettori flati fien difcepoli di dozzinali mae- 
ftri 5 né io lo voglio contrattar , né negare . Pretto però 
prete credito , ed acquiftò grande ttima Pietro in Firenze, 
e pretto da povero , e miferabile , che egli era, perchè vi- 
veva a biftento in principio , e dormì qualche tempo fovra 
una catta, divenne ricco, perchè Tue pitture eran ricercatej 
e dentro, e fuori a cariffimo prezzo. V'andarono di Spagna, 
di Francia,di Germania mercanti a polla per farlo lavorare., 
e per trafficarvi , e vi guadagnarono gran danaro , raccon- 
tando il Vafari , che avendo egli dipinto per Bernardino 
de' Rofìì un S. Baftiano , ed ettendogli flato pagato cento 
fendi d'oro , lo vendè quattrocento ducati d'oro Bernar- 
dino al Re di Francia . Né i Religiofi Fiorentini s'attene- 
vano di procurarle per tutti i verfi , purché aver le potefte- 
ro , per adornarvi le loro chiete , e i lor conventi . Dipinte 
perciò alcune figure per le monache di.S. Martino fuori di 
Porta al prato , che perirono poi per le guèrre . Dipinte 
un S. Girolamo à Camaldoli, e lo rappretentò così natu- 
ralmente magro , asciutto , e ttenuato pietofamente rivol- 
to a un Crocifitto , che pareva per quel che aflerifce il Va- 
fari una notomia , e fu da' Fiorentini tenuto in grandini- 
ino conto. Dipinte per le monache di S. Chiara un Grido 
morto in vago, e ben intefo paetecon alcune bellittìme te- 
de di vecchj , e le Marie , che finito di fcolar gli occhi dal 
pianto tutte piene di dolore, e d'affetto non fapevano fiac- 
carli di fulla dolce ,; e metta vifta dell'eftinto lor Salvato- 
re . Piacque tanto a Firenze quell'opera per Pefprefllone 
non meno, che per la novità del paefe , che Pietro vi 
avea rappretentato , che Franceteo delPugliete efibì alle 
monache tre volte più di quello l'avevan pagata , e ricufa- 
ron di dargliele . Colori nella chiefa di S. Gallo S. Girola- 
mo penitente , che fu poi trafportato in S. Jacopo tra folli. 
Colorì fopra la porta laterale di S. Piermaggiore un Cri- 

D 2 fto 



2% DI PIETRO VANNUCC1 

fio morta colla Madonna , e S. Giovanni , che fin ciaf 
tempo del Vafari fi vedeva così ben confervato , e così 
frefco , che pareva fatto allora . Né la forza dell'acque , 
né l'impeto de' venti , né il rigore de' freddi Tavevaa.» 
potuto mai offendere , e danneggiare tanta era la maeftria, 
e l'intelligenza del lavoro . Colorì in S. Croce una Pietà 
con diverfe figure , che fu molto (limata . Colorì altre 
opere per diverfì altri , e moltifiìme per i padri Gefuati 
nel loro convento di S. Giudo fuori di porta a' Pinti , par- 
te di cui , e fu la maggiore perì per la demolizione del 
medelìmo , quando del 1529. fu la città attediata , e par-» 
te ne trafportarono nella nuova lor chiefa vicino porta_» 
S. Piergattolini tutte minutamente dal Vafari defcritte . 
Finite quelle non potè rimanerfi d'andare a Siena , dove 
in S. Francefco fece una bella tavola , ed altra ne fece in 
S.Agoflino. Tornò a Firenze, e fece la tavola dell'ai- 
tar maggiore di Vallombrofa . Quindi nuovamente parti- 
to andò a Pavia , e fece molte belle cofe nella Certofa j e 
ritornato di bel nuovo a Firenze fece una gran tavola per 
l'abate Graziani , che da' facchini in collo fu portata con 
grandiflìma fpefa al Borgo fanfepolcro . Altra ne mandò 
a S. Giovanni in Monte a Bologna con alcune belle altre 
immagini , e la Madonna . Fu fuifeguentemente dal car- 
dinal Caraffa chiamato a Napoli , e rapprefentò nell* 
aitar maggiore della chiefa metropolitana in vaga , e 
maeftofa attitudine PAffunzion di Maria, egli Apofloli 
fìupidi , ed attoniti intorno al fepolcro . Doveva per S. E. 
fare altri lavori , e voleva dopo tanto tempo tornare final-» 
mente alla patria j ma non potè , perchè con molta fua_> 
gloria io chiamò a Roma Siilo IV. Mifefì torto in cammi- 
no a quella volta , ed arrivatovi fu con mille cortefie ac- 
colto dal Pontefice , e gli ordinò immediatamente alcuni 
lavori nella cappella , che dal nome di S. S. prefe il fuo . 
HapprefèntQwi Pietro diverfe ftorie > e quelle principal- 
mente 



PITTORE. 2.9 

mente di Gesù , quando dà le chiavi a S. Pietro , la di 
lui Natività , e Battefimo , la Natività di Mosè , e l'AA 
funzion di Maria, a' cui pie inginocchiato ti vedeva efpref- 
fò al vivo lo fìeffo Pontefice . Ma per belliffime ch'ells_j 
foffer ebbero poca forte que'fte pitture; perchè d'ordine 
di Paolo III. furono buttate giù , e vi dipinte l'univerfal 
Giudizio Michelagnolo . Altre diverfe ftorie rapprefentò 
nella volta d'una ftanza dell'appartamento di torre Bor- 
gia nel medefimo palazzo Vaticano , e vagamente , e di 
gufto l'ornò con fogliami di chiarofcuro . Prefb aveva per 
queft'opere tanto credito Pietro in Roma , che nulla più 
prender ne potea ; e non v'era perfonaggio , che non vo- 
leffe da lui qualche memoria . Molte ne la/ciò in cafa Co- 
lonna; perchè molto operò in una loggia, ed in alcune 
fìanze . Ne lafciò nella chiefa di S. Marco con due bellif- 
fune tavole , e ne lafciò altrove per le chiefe , per i pa- 
lazzi , e per le cafe ; ed eran tante , e tali le richiefte__», 
che giornalmente gli fi facevano , che quantunque non 
dimandaffe più prezzo alcuno de' fuoi lavori , perchè gli 
fi pagavano più affai di quel che bramava , non potendo 
refìftere rifolvè di tornare a Perugia » Si licenziò prima 
dal Pontefice 5 e di mano in mano da' cardinali , e da* 
perfonaggi , che conofceva , i quali veramente non_» 
Favrebber voluto in modo alcuno lafciar partire . Ma egli 
oftinato nella fua rifoluzione diffe y che non poteva a me- 
no per gli urgenti affari di fua cafa , e con piena foddisfa- 
zione di tutti partì poi a quella volta, ove è indicibile il 
giubilo, e l'appìaufo , con cui fu generalmente da tutti 
ricevuto . Giuntovi appena , come fatto avea il callo all' 
applicazione, e alla fatica non gli pareva di ftar bene, 
fé non lavorava , e non riempiva di danaro le borfe_3 ; 
e moltiffimo lavorò per quei cittadini , per que' religiofi , 
e per quantità di mercadanti , che in groffo numero per 
traffico , e per guadagno v'andavano giornalmente di 

fuo- 



$o DI PIETRO VANNVCC1 

fuori. E tralafciando di rammentare i lavori fatti da lui 
per i cittadini , e per i mercadanti 5 perchè fono innume- 
rabili,, e veder non fi poffono , quando ù vuole , ram- 
menterò fol quegli , che face per i Rei igiofi , che efpofti 
fono a pubblica vifta nelle chiefè . Vedefi in un altare a la- 
to della porta principale di S. Francefco de' padri Con- 
ventuali la Refurrezione di GesùCrifto con alcuni foldatij 
che dormono , eS. Giovambatifta attorniato da altri fanti 
nell'altare vicino alla porta della fagreftia . Si vede neli* 
altare della confraternita della Giuftizia S. Bernardino 
con altri fanti . Si vede nell'altare della Madonna della_» 
luce l'immagine della Madonna medefima . E fi vede nelT 
altare t d'una cappella di S. Antonio abate de' monaci Uli- 
vetani l'Adorazione de' Magi. Vedonfi fovra la porta_, 
di S. Simone de' padri Carmelitani una Madonna , e vici- 
no alla fagreftia una S. Anna . Si vedono intorno all'al- 
tare della Madonna di S. Severo de* monaci Camaldolefi 
molte figure 3 alcune delle quali fon di mano fua , ed altre 
di Raffaello , e l'uno, e l'altro vi fcriffe fbtto il proprio 
nome. E fi vedono fopra la porta della ringhiera nel coro 
di S. Pietro de' monaci Benedettini Crifto N. S. , che__> 
fale al Cielo , e gli apoftoli , che lo iranno mirando , e 
nella fagreftia dieci piccoli quadri della fua miglior ma- 
niera . Opera fua fi è la tavola dell'aitar maggiore di 
S. Girolamo de* Minori offervanti coll'imagine del fanto , 
della Madonna , di S. Giovambatifta , e del Bambino . 
Opera fua è la tavola dell'altare -di S. Anna in S. Maria_» 
de' foflì , e vi fi legge il nome . Opera fua è la tavola dell' 
aitar maggiore della chiefa de' Minori offervanti al Mon- 
te fuori di porta S. Angelo ; ed opere fue fon le pitture di 
tre delle cappellette , che ftano d'intorno alla piazza del 
convento . Suo fi è il quadro della Beata vergine 5 che__> 
tiene in braccio il Bambino nella confraternita della Ma- 
donna della confolazione . Suo fi è quello dell'altare della . 

cap- 



; PI T T RE. 31 

cappella del Magiftrato nel palazzo del Pubblico » E luoi 
fono i due 3 che ficonfèrvano nel coro di S. Agofìino 3 e 
l'altro colla Madonna , S. Girolamo , ed altri /ariti nella 
cappella di S. Tommafò da Villanuova 5 ed un quadretto 
con criftallo nella /àgreftia, entro il quale f la riporlo un_> 
viglietto /critto di mano dello fteifo Pietro al prior del 
convento , e Cotto di elfo un madrigale 5 che ben due fècoli 
dopo con vaghi , e leggiadri fcherzi il conte Montemellini 
vi regiftrò . Ma l'opera infigne , valla 3 ed egregia 3 che 
corona tutte l'altre , e che adognora da ognuno li può ve- 
dere fi confèrva nei collegio del Cambio . Efpreffe nella 
volta della fida dell'udienza i fette pianeti in carri tirati 
da diverfi animali , nella facciata dirimpetto alla porta 
principale la Natività 3 e la Refurreziùne del Salvatore , 
a un de' lati Fabio inanimo , Numa Pompilio , Fulvio 
Camillo 3 Lucio Licinio , Orazio Code 3 Fabio Sempro- 
nio , Cincinnato , Trajano 5 Socrate , Pittagora , Pericle 
Ateniefe , e Leonida Spartano , nell'altro Mosè , Ifaia a 
Daniello , David , Geremia , Salomone , e le Sibille—» 
proferendo, ognuno parole indicanti la nafeita di Gesù 
nel modo che vi fi leggono 5 ed in un ornato il fùo ritratto 
naturale , e vivo coperto di berrettin rolTo coll'ifcrizio» 
ne y che fegue .. 

Petrus Perufinui egregius PiBor 

Perdita fi fuerat pingendi , hi e rettili 't ar tetri 

Si nunquam: inventa eft haBenus ipfe dedit 

Anno Dom» 1500. 

Efpreffe poi diverfe altre figure a frefeo nella cappel- 
la , ed a olio nel quadro dell'altare di S. Giovambatifta, 
e qui fi fervi d'alcuni fuoi bravi fcolari , pretendendoli ef- 
feria volta di Gio^Niccoia Perugino , e la maggior parte 
del refto d'Andrea Luigi d'Affifs . Era trattante Pietro 

ftato 



32 DI PIETRO VANNVCCl 

flato chiamato in Francia , ed in Ifpagna da que' Monar- 
chi; ma come aveva fatti moltifsimi acquirti di beni fila- 
bili in Firenze , in Perugia , ed a cartel della Pieve , e_j 
che per la natura Tua alquanto avara troppo amava il da- 
naro ? che in groffe Tornine confervava nelle caffè gli di- 
/piaceva il lafciarlo, e non fi rifolveva d'abbracciare l'invi- 
to , e d'andarvi . E mentre così pendea dubbiofo, partì 
per Firenze , perche bramava di vedere , e conofcere__> 
Michelagnolo , di cui era già cominciata a correr la fama. 
Arrivato che Rivide tolto alcune fue pitture, ed imme- 
diatamente ftrinfe fèco amicizia . Ma non guari pafsò , 
iìccome accader fuole tra i profeffori d'una fteffa profeffìo- 
ne, di cui l'uno , e l'altro fi picca d'effer fin golare , che 
d'amici divenner nemici ; ed andò tant'oltre il livore , 
che s'ingiuriaron di parole tacciando Michelagnolo di 
goffe le figure di Pietro , e quefti di dure le fue . Né qui 
finirono le contefe , perchè dalle parole ebbero da paffare 
a' fatti , ed ambedue ricorfero al magistrato degli Otto , 
e ne reftò Pietro molto al di Cotto , e ben conobbe, che 
quell'aria non faceva più per lui . Ma per maggior fua_» 
/ventura non partì , e s'impegnò a finire il quadro dell' 
aitar maggiore della chiefa de' Servi , che reftato era^» 
imperfetto per morte di Filippino , e che far doveva Lio- 
nardo da Vinci , e non potè , perchè andò al fervigio del 
Re di Francia , e lo finì con poca foddisfazione de' frati a 
ed i feguaci di Michelangelo maggiormente con fònetti 
fatirici gliele /ereditarono . Partì finalmente da Firenze , 
e tornò a Perugia, dove fenza penfar più al viaggio di 
Spagna, e di Francia ricominciò , avvegnaché vecchio 
foffe , col folito Tuo calore ad operare , ed operò nella_j 
mentovata chiefa di S. Pietro de' Monaci Benedettini , e 
nell'altra di S. Severo de' monaci Camaldolefi , né fi ri- 
mafe d'operar nel contado , ed in altri luoghi ivi vicini . 
Operò alla Fratta : a Città di cartello , a Montone, su 

Foli- 



PITTORE. S$ 

Foligno , in Affili , ed alla Madonna <legli Angeli , ove a 
frefco effigiò un CrocififTo con diverfe altre figure . Tornò 
a Perugia , ed andò a caftel della Pieve per metter mano a 
un grofToiavoro a tempra , e Io terminò j e mentre che ad 
altro ivi attendeva , fòleva di quando in quando dar qualche 
fcorfa a Perugia , e ritornar dopo qualche giorno alla Pie- 
ve. Ma ficcomenon fi fidava di veruno , portava Tempre 
feco nell'andare , e tornare tutto il danaro , che aveva \ e 
perchè non lo faceva con fègretezza fu da certi malandrini 
affettato ad un pafìb , e gli fu rubato con pericolo anche 
della vita , e lafciata ve l'avrebbe , fé non fi forfè efficace- 
mente raccomandato , e chieda lor non l'aveffe per Iddio . 
Rimate nondimeno più morto , che vivo , e tutto che per 
mezzo degli amici , e de' Superiori ne riaverle gran parte, 
ebbe a morir di dolore , e non iftette più bene . Seguitava 
con tuttociò il fuo lavoro a cartel della Pieve , ma non po- 
teva più come prima lavorare , perchè tra per gli anni, 
che erano Settantotto, tra per le fatiche fatte fino allo- 
ra , e tra per gli accennati difgufti perduta aveva la falu- 
te, e la viltà fèmpre più di giorno in giorno gli man- 
cava." Mifèfi finalmente per lenta febbre a letto, che di- 
venuta fubito per l'influenza contagiofa , che allor corre- 
va, peftìlenziale , lo privò ne' 1524. di vita a cartel della^ 1524 
Pieve, ove onorevolmente fufepolto. Così circa '1 luo- 
go della morte fcrive il Vafari ; la tradizione però fi è per 
que' paefi del tutto diverfa . Concioffiechè tanto a Peru- 
gia, quanto a città della Pieve è flato fèmpre detto , e fi 
dice eziandio prefèntemente, che di detta febbre moriffe 
a Fontignano cartello fituato nel territorio Perugino filila 
fìrada , che dall'una all'altra città conduce in tempo che 
dipigneva in quella chiefà , ove credo anch'oggi fi veggia- 
no alcune fue pitture , che mi pare, chela natività di Ge- 
sù rapprefèntino , e che nella medefima forfè fepolto . Vi 
è flato novellamente chi per notizie accertate ha pretefo , 

E che 



34 E>1 PIETRO VANNVCC1 

che alcuni anni dopo la morte fi foffero l'otta tra/portate 
nella chiefa di S.Agoftino a Perugia, ma cercati,e ricercati 
efattamente,e lungamente quanti libri, e regifrri moderni, 
e antichi anno que' religiofi , non fi è trovato di ciò veruna 
memoria , che non poco dubitar mi fa della fuflìftenza . 
Era egli non molto alto di corpo, ma riquadrato , forte, 
di grolla ofTatura , e ben fatto , di volto tondo , e pieno , 
di crine piuttofto corto, che lungo , e alquanto inanella- 
to , d'afpetto brufco , e fevero , ma avvenente infieme , 
e fìnpatico . Parlava affai bene , amava la converfaziorL* 
degli amici , ma più affai la fatica , che preferiva a qualun* 
que divertimento , e chiamar foleva fua dilettiffima fpo- 
fa . Non fi prendeva foggezione d'alcuno, né curava, 
quantunque trattato aveffe famigliarmente con molti , e 
che foffe flato da molti tenuto infomma ftima l'amicizia 
de' Grandi , e diceva che egli per grandezza non cedeva a 
veruno , e che fi faceva da fé fenz'altrui ajuto grande al 
pari d'ogni altro . Moftrava perciò petto, e cuore neir 
occafìoni , e da deftro , favio , ed accorto , perchè men- 
te , e fenno affai ben gli fervi vano , afcondere, e raffrenar 
fapeva a tempo le proprie paffioni , benché caldo , rifen- 
tito, e fiero foffe di natura , e di fuo onore molto gelofo, 
ficcome in varj rincontri lo fece vedere , e fpezialmente in 
quello dell'Oltramarino del P. Priore de' Gefuati , che_j 
troppo in acconcio per ciò che or ora dovrò dire , mi ca- 
de a raccontare . Dipigneva.egli fìccome ho detto di fo- 
pra, in quel convento , ed il P. Priore fi dilettava non 
men di pitture , che di fare azzurro oltremarino , e gran 
quantità fé ne trovava . Voleva che Pietro ne adoperab- 
ile da per tutto ; e perchè non fé ne fidava gliene fommini- 
fìrava a poco a poco , e vi flava fempre preiente finché lo 
confumava. Diffìmulava Pietro il torto che gli faceva, 
ma non tralafciava di cercar modo di vendicarfene , e mol- 
to a propofito fé ne vendicò con un'afìuzia . Imperocché 

dima- 



PITTORE. 35 

di mano in mano che il P. Priore {temprava l'azzurro nelP 
alberello , Pietro a ogni due pennellate fciacquava i pen- 
nelli in una catinella d'acqua 3 che ivi a pofìa aveva fatta 
portare , tanto che più affai era l'azzurro che in effa refta- 
va, che quello metteva in opera fulla muraglia: Quanto 
azzurro 3 diceva H Priore 3 confuma cotefta calcina : Ri- 
spondeva Pietro ; Ella padre mio ben lo vede , io lo metto 
in opera 3 e non lo mangio : E feguitando così Tempre a_» 
fciacquare i pennelli nella catinella , ed a raccorre la fera 
l'azzurro 5 . che vi cadeva , lo reftituì in fine tutto al padre 
Priore , e tacciandolo di fofpettofo 3 e sfiducciato gli dille 
rifentitamente il fatto fuo 5 e non ci volle più trattare—» . 
Quefta, come ognun vede, è una belliflìma azione di Pie- 
tro raccontata con molto vantaggio dell'onor fuo dal Va- 
fari , dicendo 5 e fono fue precife parole ; Laonde Pietro , 
il qual era di natura intero 3 e da bene 5 e non defderava 
quel d? altri fé non mediante le fue fatiche aveva per male la 
diffidenza del Priore : Non fo poi come ciò s'accordi con 
quel che egli foggiugne in altro luogo 3 ove di qual Atei- 
fla favella 5 e dice : Fu Pietro perfona d* affai poca religio- 
ne 3 e non gli fi poti mai far credere r immortalità del? ani- 
ma . Anzi con parole accomodate al fuo cervello di porfido 
cflinatìj]imamente ricusò ogni buona via , Aveva ognifua—* 
fperanza ne"* beni della fortuna , e per danari avrebbe fatto 
ogni mal contratto : Se ciò era , né pur fo , come s'accor- 
di coll'altro 5 che non lungi dal raccontato egli riferifce 
affermando conforme ho anche pocanzi accennato , che fu 
onoratamente fepolto a caftel della Pieve . Tal razza di 
gente fecondo lo flile della Chiefa difonoratamente fi fep- 
pellifce . Onde creda pure intorno a ciò il lettore quel 
che gli pare più credibile , che io per me per non far tor- 
to né al yafarì , ne a Pietro né affermar lo voglio , ne ne- 
gare . Ebbe Pietro d'una belliilìma , ed oneftiffima giovi- 
ne 5 che fposò in Perugia diverfi figli , che furon fuoi ere- 

E 2 di 3 



36* VI PIETRO VANNVCC1 

di, e le voleva tanto bene , che la mandava veftita, e in 
cafa, e fuori al pari di qualunque dama , e tanto fi dilet- 
tava , e il compiaceva , che andaffe lindamente , e leggia- 
dramente acconciata , che fovente l'acconciava di propria 
mano . S'accasò a cartel della Pieve un de' fcgli , ed un al- 
tro fé ne accasò in Perugia : Ebbero ambedue figli , e vif- 
ièro fèmpre fplendidamente di loro entrate , finché in elfi, 
l'uno , e l'altro ramo s'eftinfe . Molti bravi fcolari d'ogni 
nazione anche Oltramontana lafciò , e tra quefti fènza al- 
cun dubbio Raffaello fu il. primo, che in compagnia di 
Giovanni di Santi fuo padre per qualche tempo lavorò fé— 
co . Lavorò pur feco, e fu de' primar j fuoi allievi Giovan- 
ni Spagnuolo detto lo Spagna , che dopo fua morte fi riti- 
rò a Spoleto , ove prefe moglie , e molto operò dentro la 
città , ed altrove fuori per la provincia dell'Umbria . Non 
inferiore a lui fu Andrea Luigi d'Affili detto per lo ftraor- 
dinario ftio talento l'Ingegno, che pur lavorò fèco; e ga- 
reggiò con Raffaello ; ma il mefchino nel fior della gioven- 
tù s'accecò, ed ebbe annual penfione da Sifto IV. > con_> 
cui fi mantenne comodamente in patria finche d'86'. anni 
morì . Né inferiore a quefto fu Gaudenzio Ferrari Milane- 
fè , che lafciato il maeftro andò a Milano , ove diverfi 
quadri dipinte , che furono per l'efpreflTion degli affetti af- 
fai ftimati , ed oltre all'eccellenza della pittura fu ottimo 
plafticatore, architetto, ottico, filofofo, e poeta. Al 
par di loro fpiccò Girolamo Genga d'Urbino , che lafcia- 
ta lafcuola di Luca Signorelli s'introduffe nella fua , ed 
cffendovi flato alcuni anni ne ufeì valente pittore profpet- 
tivo , ed architetto . Bravi altresì furono Gerino da Pifto- 
ja, Rocco Zoppo, Niccolò Soggi , Erancefco Ubertini, 
e Boccaccino Boccacci, della cui abilità , e maeftria non 
parlo , perchè ampiamente parlato ne anno il Vafari , ed 
il Baldinuccì . Né men bravi furono Bernardino Pintoric- 
chio, Gio; Batifta Caporali j Giannicola, EufebioSan- 

gior- 



VITTÓRE. 



57 




giorgio, Domenico di Paris, Cefare RofTe tti , ed Ora- 
zio di Paris tutti Perugini , de' quali nulla dico , perchè 
d'ognuno fcriver dovrò diftintamente la vita , fìccome ho 
dovuto fcriver ora quella di Pietro « 

DI BERNARDINO P1NT0R1CCHI0 PITTORE. 

Opo d'avere fcritto la vita di Pietro è ben 
dovere di fcriver quelle degli fcolari , fra' ( 
quali toltone Raffaello ebbero luoghi a£- 
fai vantaggio/! Covra, degli altri e' Perugi- 
ni , e di quefti porto ferma credenza.. , 
che Bernardino , di cui ora imprendo a 
Scrivere n'aveffe il primo . Imperocché niuno meglio di 
lui ne imitò la maniera , e niuno prima di lui imprefea^ 
far opere grandi , e tante ne conduffe in diverfè parti 
d'Italia , ove fu chiamato a fine quante io nel teffere dell' 
iftoria n'andrò raccontando . Nacque egli negli anni 1454. 
fi mifè giovinetto fotto la direzione di Pietro, che pur 
era allora affai giovine 5 e fece in poco tempo progreffi 
così confiderabili , che Pietro l'impiegò in varj fuoi la- 
vori ; e finalmente per la terza parte l'interefsò in tutto 
ciò che guadagnava . Stette così per qualche tempo feco 
in Perugia 5 dove prefò avea non ordinario credito , ed 
avanzato anche non poco danaro del guadagno che ritrae- 
va da' lavori , che faceva unitamente con lui . Chiama- 
to poi Pietro a Roma da Sifto IV. volle che egli pure— » 
v' andaffe , e lo tenne finché vi dimorò fèmpre fèco col- 
lo fteffo intereffe del terzo impiegato . Ebbe allora^ 
Bernardino occafione di conofeere , e contrar fervitù col 
cardinal Domenico della Rovere , che gli fece molti fa- 
vori , e molto affetto moftrava di portargli , ficcome»-* 
chiaramente pofeia 11 vide . Imperciocché doveva Bernar- 
dino andare a Perugia con Pietro 3 che terminati già ave- 
va 



1454 



§8 DI BERNARDINO P1NT0RICCH10 

va tutti i lavori , ed il cardinale non lo volle lafciar par- 
Ciré ; perchè aveva preventivamente ftabilito di fargli di- 
pingere il palazzo , che in Borgovecchio faceva fabbrica- 
re . E di fatto appena partito Pietro chiamatolo un gior- 
no gli conferì tal fua per lui vantaggiofa intenzione , e__> 
fuffeguentemente condottolo a riconofcere i fui , ove le 
pitture fi dovevan fare gliene ordinò idifegni, che fatti 
da Bernardino , e veduti , ed approvati dal cardinale mi- 
fè fubito mano all'opera , che quantunque grande forte , 
perchè dipinfe quafì tutto il palazzo, egli che follecito , e 
•pretto era nel lavorare la compì prima di quel che il cardi- 
nal il credeva. Rimafene S. E. foddisfattirfima, ed aven- 
dogli poi fatta dipingere nella facciata l'arme di Siilo IV. 
ioftenuta da due putti , gli ordinò alcune pitture per la_> 
fua cappella alla Madonna del popolo , che furon imme- 
diatamente fatte da lui in un col ritratto . E quefta è la 
prima nell'entrare in chiefa a mano dritta , vedendoli 
anch'oggi fòtto il quadro dell'altare dedicato alla Madon- 
na , e a S. Girolamo fcritto il nome del cardinale . Per 
mezzo della ftretta fervitù , che Bernardino aveva feco 
s'introduffe in diverte altre non men riguardevoli \ tanto 
che ebbe molte commeffioni da altri cardinali , e da alcuni 
pontefici . Dipinfe , ficcome aflerifce il Vafari pel cardi- 
nal Cibo la fua cappella alla Madonna del popolo, e lui 
fìeflfo vi ritraffe . Ma niun fegno di ciò prefentemente fi 
vede ; perchè la cappella è tutta ricoperta d'altre pitture, 
e di marmi . Dipinfe tutta l'altra cappella contigua col 
quadro dell'altare , che viene a effer la terza , e le lunet- 
te della quarta , ed i quattro dottori nella volta del coro. 
Dipinfe la cappella di S. Bernardino in Araceli , che non 
è altramente dipinta da Francesco da CafteHo , e da Luca 
Signorelli da Cortona , come afferma il Titi nella deferi- 
tone delle pitture di Roma . Perchè il Vafari che l'affe- 
rifee conofeeva affai bene la lor maniera j e tanto più del 

Sì- 



pittore: 39 

Signorelli , che era fuo parente , nella cui vita nominan- 
do quantità di pitture fatte da lui , di quefte non fa alcu- 
na menzione . Senza che anch'oggi s'unifce alla di lui af- 
fèrzione il parere degl'intendenti , ballando folo di veder 
l'altre fatte in Roma da Bernardino per non dubitarne. 
Né pur poflfono effere di Francefco da Cartello, che aveva 
differente maniera , ed il Paglioni, che ne fcrive la vita 
dice che poche co fé fece in pubblico , e di quelle quantun- 
que l'altre rammemori , non ne parla . Dipinfe un ovato 
nella tribuna dell'aitar maggiore in S, Croce inGerufa- 
lemme , in S. Onofrio parte-delia facciata dell'aitar mag- 
giore altresì , ed una cappella, che è (tata ultimamente 
da altra mano dipinta . Dipinte la Madonna con alcuni 
fanti a' lati dell'altare d'una cappella in S, Aleffio , ed in 
S. Agoftino gli angoli , ed il fregio della cupola « E di- 
pinfe varie cole nel palazzo del Confermabile a Santi apo- 
floli . Quindi gli ordinò Innocenzo Vili, di dipignere al- 
cune file , e loggie nel palazzo di Belvedere , e volle—» , 
che rapprefèntaffe in una /blamente paefi , e Bernardino 
vi rapprefentò Napoli , Roma , Firenze , Genova^ , 
Milano, e Venezia alla maniera Fiammenga , che come 
cofa nuova molto , e molto piacque non folo al Pontefice , 
ma generalmente a tutti . Fecegli poi nello fteiTo luogo 
ibpra la porta principale S.S. dipignere una Madonna , ed 
un altra dipigner gliene fé in una tavola nella chiefa di 
S. Pietro . Né quefte furono le fole pitture che egli £qcq 
nel Vaticano ; poicchè d'ordine dello fteffo Innocenzo al- 
tre ne fece in alcune danze , che corrifpondono nel cortile 
verfo la chiefa , che furono poi fatte rinnovare da Pio IV., 
e l'opera grande fu quella , che gli ordinò pel fuo appar- 
tamento di Torreborgia Aleffandro VI. perchè non vi ri- 
mafe ftanza , ove egli non lavoraffe . Rapprefentò l'arti li- 
berali in alcune ; varie iftorie nell'altre , e fòpra una por- 
ta la beatiflima Vergine , e S. S. che vi fa orazione j ed or- 
nò 



4 o T)l BERNARDINO T1NTOR1CCH10 

nò tutte le volte di ftucchi , e d'oro , le quali non guari 
dettero a rovinare ; perchè non fi era trovata ancora l'ar- 
te di farli , come fi fanno prefentemente . Di tante fue_> 
fatiche tuttoché fatte da lui in poco tempo ebbe Bernardi- 
no molto danaro , ed entrato era in tanta grafia del Pon- 
tefice , che ogni giorno voleva discorrer Ceco fèmpre pro- 
ponendogli nuovi lavori , e l'ultimo fu quello di Caftel- 
iàntangelo, ove molte ftanze colorì di grottefche, ed il 
torrione da baffo d'iftorie di SS. , e di varj ritratti rappre- 
/èntanti Ifabella regina di Spagna , Cefare Borgia , il 
fratello , e le forelle , Niccolò Orfino conte di Pitiglia- 
no , Gio. Lorenzo Trivulzi , ed altri parenti , ed amici 
del Papa . Finito quefto prefè Bernardino da S. S. licenza 
d'andare a Napoli , ove era fiato alcuni anni prima chia- 
mato ; e come corfb già era l'impegno ogni giorno gliefè- 
ne rinnovavan Piftanze . Andovvi dunque , e varie opere 
vi fece 5 e tra l'altre un quadro nella cappella di Paolo To- 
lofa a Montuliveto coll'immagine dell'Affunta. Tornato 
pofcia in Roma poco vi fi fermò , perchè partì per Peru- 
gia , dove era gran pezza che non era fiato . Grande fu 
l'applaufo, e non ordinarie furono l'accoglienze, e di- 
moftrazioni di (lima , che ricevè nell'arrivo da' fuoi con- 
cittadini^ e fuor di mifiira crebbero allorché lo videro 
operare . Concioffiecchè , come egli non era avvezzo a_j 
ilare oziófb , e che non pochi bramavano d'aver qualche 
memoria di fuo pennello tofto die di mano al lavoro, e 
molte ne lafciò in diverfè cafè , quantunque iol due fé ne 
veggian in pubblico . Vedefi nella chiefa delle monache—» 
di S. Caterina un quadro rapprefentante la fanta con al- 
tre figure , e fé ne vede nell'altar maggiore di S. Maria 
de' foffi un altro coll'immagine /ùa , e d'altri fanti . Vole- 
va frattanto il cardinalPiccolomini far dipignere la libre- 
ria, che nel duomo di Siena avea fatta Pio II. fuo Zio , 
ed a Bernardino ne icriffe , che finiti i lavori di Perugia fi 

mife 



P 1 t r R E. 41 

mì/è immàntenente in cammino a quella volta, ove arri- 
vato feriti l'intenzione di S.E. , e considerata la grandezza 
dell'opera chiamò in ajuto altri profeffori , che /tati erano» 
quali tutti Tuoi condifcepoli , e fra queftì loftefTo Raffael- 
lo , benché allora giovinetto , a cui fecondo ciocché ne__> 
Ieri ve il Vafari fece fare i cartoni , e gli fchizzi , e comin- 
ciò immediatamente ad abbozzarla . Divifela in dieci qua- 
dri , e con fini , e vivi colori vi efpreffe le azioni più glo- 
rio/è fatte da Pio dalla nafeita fino alla morte , e vi pofé 
fòtto ciafeuna gli epitaffj , l'empiè di ritratti , e l'ornò va- 
gamente in varj luoghi con oro . Non l'aveva però ancor 
finita , quando fuaffunto col nome di Pio III. fui trono il 
cardinale , e la finì colla ftoria di fua coronazione rappre- 
Tentata magnificamente da lui /òpra la porta che rifponde 
in Duomo leggendovifì la feguente ifcrizione di fotto . 

Tius Uh Senenfs Vii IL Nepos M. DUI. Septemb. XXI* 

Jìperth eleUm fuffragìh odiavo Oftobris coronai 'us ejì . 

Preparavafi in tanto Bernardino alla partenza per ri- 
tornare in patria a godere i frutti di fue fatiche ; giac- 
ché molti ne aveva raccolti, quando i padri diS.Fran- 
cefeo l'impegnarono a far un quadro nella lor chiefa , che 
rapprefentar doveva la Natività della Madonna . E mentre 
lo flava facendo nacque fra lui , e loro qualche controver- 
sa per la ftanza , che gli avevano per fua abitazione affe- 
gnata, e dar gliela doveano, fìccome egli la richiefè del 
tutto vota . Ma perchè rimafò v'era un caffonaccio antico, 
Bernardino faceva continue iftanze , che filevaffe; ed i 
padri , cui pareva troppo icomodo il doverlo altrove tra- 
iportare non vi ci fi potevan indurre . Rinnovando egli 
perciò ogni giorno più premurofe Piftanze vi s'induffero 
finalmente j e mentre di quivi lo cavavano fi ruppe una ta- 
vola 5 e vi fi trovarono cinquecento ducati d'oro di carne- 



42 DI BERNARDINO PINT0R1CCH10 P1TT. 

ra , che v'erano afcofi . Talmente s'afflitte , narra il Vafa- 
ri , di quefta loro ventura Bernardino , e tanto fé ne ram- 
maricò , che non potendola*] torre in alcun modo di men- 
te , e dal cuore , nò mai darfene pace , cadde infermo , e 
15 1 1 dopo qualche tempo, e negli anni 15 13. di Tua età 59. fé ne 
" morì , e fanno oltre il Vafari degna commemorazione di 
lui il Ciatti nell'iiìorie , l'Aleflì negli elogj , e ne' decen- 
nali il Baldinucci . Fu egli di giufta , e proporzionata-» 
fìatura, di bella prefènza venerando a e ferio , ma al- 
quanto fìrano , e fantaftico 5 e troppo attaccato all'in- 
teretfe . Ebbe non dimeno molti amici , molto gradi Ia_» 
compagnia , e la converfàzione degli altri profeflbri ; e 
per dar nel genio a chi gli faceva far de 5 lavori andava fem- 
pre ritrovando nuove invenzioni, ne a niun'altrapiù s' 
attaccò , che in dar rilievo alle figure con oro, ficcome 
in molte anche prefèntemente fi vede. Piacque fuor di 
modo tal fua maniera , ed egli che avido molto era del 
guadagno non fi curava , purché guadagnale , e piaceffe d* 
ufeire alle volte malamente di regola , ficcome anch'oggi 
per la ftefia avidità , e per foverchio defio di preftezza da 
taluno con poco giudizio 5 e con ifeapito del nome , e del 
credito far fi fuole . 



1470 



DI GIOVANNI GREGORI ARCHITETTO 
MILITARE . 

* Stato tèmpre mai infiufio particolare del 
ciel Perugino , ed iftinto innato di quel 
fangue il produrre in ogni tempo uomini 
d'ingegno , e capitani di valore . Nel fe- 
colo quindicefimo però , quando negli an- 
ni 1470. forfè il noftro Giovanni fu forfè 1' 
influfìfb piucchè in ogni altro moderno benefico , e parzia- 
le , perchè in folla vi forgevano 3 § non a novero . £bbe 

meri- 




r" 



DI GtOVANUl GREGORI ARCff. MILIT. 43 

«lentamente egli tra queftì, e tra quelli degno luogo , e fin 
da fanciullo in ogni ma operazione quello moftrò , e que- 
fìo in tutte l'occafioni , che fu dagli altri fanciulli provo* 
cato fece rifpiendere . E Singolarmente allora che appena 
lifcito di fanciullezza non da' fanciulli , ma da' provetti , 
e fieri Sicari afTalito due ne uccifè , ed il terzo mifè in fu- 
ga . Sparfafène per la città, per la provincia , e per al- 
tri luoghi più lontani la novella parecchj furon coloro, che 
l'andarono a trovare per defiderio di conoscerlo , e farlofi 
amico; e taluno, che non v'andò proccurò , e per lette- 
re , e per altre vie più Sicure fua corrifpondenza , ed ami- 
cizia. Diedegli ilBaglioni celebre condottiere d'eferciti 
una bandiera nelle proprie /quadre , e nel tempo fteffo una 
compagnia gli efibì l'Orimi celebre condottiere altresì 
nelle fue , ed altra gliene offerfè parimente nelle fue il non 
men celebre di loro Vitelli . Sotto la disciplina dunque di 
quefti paffando dall'uno all'altro fece il fuo noviziato , e 
di grado in grado poi da' piccoli , ne' quali molto , e mol- 
to s'iftruì nelle fortificazioni , fall a' grandi, ed a' mag- 
giori , Stettevi in tal qualità qualche tempo , e finché la 
repubblica di Venezia lo chiamò con più vantaggiofe , ed 
onorevoli condizioni al comando della fanteria ; e trasfe- 
ritovifi fi trovò a* fatti più memorabili , che allora Segui- 
rono tra l'armi fue, e quelle de' collegati . Imperocché 
valorofiffimamente combattè nella celebre giornata di Ge- 
radadda , e vi rimate prigione , e mortalmente in più d'un 
luogo ferito . E per inoltrar maggiormente fua fedeltà , 
e fuo zelo non guarito ancora, col proprio danaro il ri— 
/coffe , e per Po fé ne andò a ragguagliarne minutamente 
il fenato, che con ogni diligenza lo fece medicare, e 
groffa annual penfione gli affegnò . Egli Sorprefè poi Pa- 
dova , che caduta era in poter de' nemici , ed effendo ciò 
felicemente feguito per mezzo di certi carri di fieno , che 
alcuni contadini di buon'ora v'avevano introdotti ildìdel- 

F 2 la 



44 DI GIOVANNI GRE CORI 

la fé fra di S. Marina , che per tal memoria fi celebra fin- 
che di preferite da' Veneziani fiolennemente . Quindi fu 
ipcdito con un diftaccamento di fanteria (ottenuto da altro 
ài cavalleria comandato da Luzio Malvezzi a forprendere 
neH*ìiola della Scala il marchefe Prancefco di Mantova che 
ivi fecondo l'appuntamento afpettava con fècento cavalli 
gli Stradiotti , che procurato aveva di fubornare, e di 
Jevare dal foldo della repubblica , e gli avevano promeffo 
d'andarvi, quando preventivamente rivelato avean il tutto 
a' lor capitani . Giunto innanzi allevar del fole folleci- 
tamente alPifola v'entrò fenza alcuna refiftenza , perchè 
ienz'alcun fofpetto tutti tra/curata ogni guardia faporita- 
mente dormivano , e furon tutti prefi prima che fi fivegliaf- 
iero con Boisì nipote del cardinal di Roano, ch'era luogo- 
tenente generale del marchefe. Dettatoli però quefti al ro- 
more fcappò da una fineftra, ed in un campo di miglio, o di 
faggina che foife mezzo nudo s'aicofe.Ma un contadino,cui 
fatte avea grandifsime offerte , nel tempo flelTo, che accet- 
tatele mottrava di falvarlo lo feoperfe , e fu e' pure fatto 
prigione, ed a Padova condotto con tutto il feguito, e 
con grotto bottino di danaro , d'ottanta libre d'oro , e » 
inoltiffimo argento da tavola induftriofamente lavorato . 
Calò frattanto Maffimiliano Imperadore con nuovi rinfor- 
zi di gente , e grotte artiglierie dalla Germania minac- 
ciando Padova d'aifedio , e fu torto fpedito Giovanni colla 
fanteria a prefidi aria , ed a fortificarla. Furono veramen- 
te incredibili le fortificazioni che egli in un con altri inge- 
gneri di grido vi fece , ed incredibili altresì gli altri appa- 
recchi Angolarmente alla porta di Codalunga , che ei pre- 
fe a difendere. Avvicinatofi dunque l'imperador coll'ar- 
mata vi fi accampò, e giudo da quella parte aprì la trincea 
facendovi battere furiofamente con continuo e terribile_j 
iparo dell'artiglieria il baftione , tuttoché non poco in- 
comodato fotte dalle fortite 3 e dalle macchine a fuoco che 

gior- 



ARCHITETTO MILITARE. 45 

giornalmente col Tuo acuto , e fecondo ingegno Giovanni 
inventava. Parendogli alla fine d'avervi fatta {ufficiente 
breccia, fecegli dare di veri] affalti da' fanti Franzefi , e 
Tedefchi , e perchè furon tèmpre valorofamente reipinti 
credeva che troppo la Tua gloria vi fteffe al di fotto fé ten- 
tato non aveffe di forzarlo con altri , Chiamò perciò gli 
Spagnuoli , che erano fecondo il fèntimento comune , e 
per ifperienza , e per valore di tutto l'etèrcitoi fbldati mi- 
gliori , e promettendo loro gran premj gli accefè , e fpinfe 
all'alfalto , che da. effr animofamente , ed impetuofamen- 
te fu cominciato. Avendovi Giovanni già fatte fare alcune 
mine, ordinò a' fuoi che con ogni filenzio entro i ripari fi 
flefTero, e che fàlir li lafciaffero . Saliti che furono feco^t 
dar fuoco alle mine , e vene rimafe la maggior parte mifè- 
ramente eftjnta,, e l'altra da lui , che qua! fulmine imme- 
diatamente colla guarnigion le fu fòpra, tutta {confitta, e 
con fila maggior gloria perchè vi reftò gravemente ferito . 
Narra quello fatto nella Perugia augufta il Crifpolti affai 
diverfàmente da quello che fi è da me narrato nel modo 
ileifo 5 che il Guicciardini 9 ed il Bembo di poco tra lor 
variando nelle loro ftorie lo narrano, benché egli pure con 
etti , e meco nella foflanza concordi . Ed acciochè il let- 
tore ne vegga fènza in quella cercare , di che difcordi , ho 
creduto non fuperfluo il riportarne qui l'ifteife parole , con 
cui egli ivi a car. 304. il racconta , e fon elle a gitto le fe- 
guenti : Giovanni de* Gregorj detto il Zitolo fotto la di/c fa 
plina de W Or fini , e del Vitelli divenuto capii a fio di gran fa-~ 
ma fece prove di fé molto genero fé contro MaJfimilianonelF a f 
fedio di Padova , dove creato colonello con due mila fanti da' 
Veneziani per mo/ìrare l' 'ardire , e il valor fio disfidando P 
cfercito innumerabile deWimperadore fece legare una gatta 
fopra una gran lancia^ e la pofe nel forte fatto alla punta. del- 
la porta di cola lunga , che egli s'era pr e fa a difendere appefe 
avenjovi quejle rime fu fu chi Vuol la gatta: Spaventò confi- 

mile 



46 DI GIOVANNI GREGORI 

mi le bizzarria , e con altri mar ai)iglìofi arti fiz] delle macchi" 
ne ordinate àalfuo ingegno ì fanti Te de f chi , e Spagnuoli^ che 
fi eran prefo adefpugnare quel forte t e fu cagione che Maf 
Jtmiliano per de jf e affatto lafperanza di ricuperar la città ^ 
edindi fciolfe con poca fua gloria Pajfedio : Che i Tedefchi, 
egli Spagnuoli fi fpaventaffero dell'altre macchine inven- 
tate da lui puòeffere, ed io voglio crederlo. Ma che fi 
fpaventaffero della gatta legata fulla lancia mi pare troppo 
inverifìmile , e non mi fi lafcia credere . Poiché non fo ve- 
dere di che elfi doveffero in ciò fpaventarfi , né qual loda 
egli meriti , quando anche inventata l'aveiTe, persi fatta 
invenzione , parendomi anziché da fpaventare , e fare ftu- 
pire cofa da ridere, e {ciocca? e molto fredda al di lui caldo 
fpirito , e non poco da difprezzarfi dal di loro altiero co- 
raggio . Lo che etfer dovrebbe di continuo avvertimento 
a chi legge , ed a chi fcrive per non troppo facilmente la- 
nciarti dare ad intendere ciocche troppo dal verìfimile , e 
probabile s'allontana » Pure che che fia del modo , il fatto 
nella foftanza è verifiìmo , fìccome veriilìmo fi è che l'im- 
peradore fciolfe con fuograndiflìmo danno immediatamen- 
te l'afifedio , e pattando col refto dell'efercito la Brenta fe- 
ce tagliare il ponte, e lo conduffe nel Trevigiano . Onde 
le cofè Tue ch'erano al fbmmo della reputazione falite co- 
minciarono d'allora in poi a declinare , e quelle della re- 
pubblica , che molto al baffo fi trovavano , nel primiero 
flato, e vigore tornarono* Rimafefi Giovanni dentro a 
curar fue ferite ed a lui lafciatofi il comando princìpal del- 
la piazza più d'ogni altro da lui bravamente difefa , e da 
luì foìo falvatafe ne ufcì vittoriofb il prefidio , che rinfor- 
zato da altra gente prete tofto Vicenza . Quindi guarito 
non volendo il fenato lafciar così degno capitano entro le 
mura di Padova oZiofò lo mandò di nuovo a comandar la_> 
fanteria in campagna » Ed in fegno di gradimento , ed in 
xicompenfa del fedele 5 e valorofo fuo fervigio 5 del dop- 
pio 



ARCHITETTO MILITARE. 47 

pio I'annual penfione , che aveva , gli accrebbe . Andò pò- 
fcia d'ordine Tuo a trar mille e ottocento fanti de 1 confini di 
Perugia , e ve li trafle , e tornato fu fubito fpedito a rico- 
noscere le fortificazioni di Trevigi 5 ed a rinforzarne 3a_, 
guarnigione , giacché pareva che i nemici aveffero la mira 
d'attaccarlo . Riconofciute le fortificazioni , e fattene—» 
delle nuove ; ridotta già avea la piazza in ottimo (lato , e 
provvedutala del bisognevole , quando ebbe ordine di tra- 
sferi rfi Sènza dimora con tutta la fanteria , e cavalleria , 
che era in Trevigi , e in Trevigiano , a Padova . Poco però 
vi flette , perche appena arrivato fu condotto dai provve- 
ditor Mozzenigo a far l'imprefa di Cividai di Belluno , 
cheoSlinatamente all'ubbidienza di Mafllmiliano fi teneva. 
E ricufando di renderli la fece battere gagliardamente , ed 
apertavi larga breccia voleva la fantaria fpigneril dentro 
per prenderla a forza , e faccheggiarla ancorché allora-» 
avvilita chiedere mercè , e di darfi d'accordo . Ma Gio- 
vanni la ritenne 5 e v'entrò Sènza fare alcun danno, per- 
chè non volle che sì bel luogo fi difèrtaffe . E Smorzando a 
quello modo coll'altrui fuoco il fuo, perchè egli pure por- 
tato era dalla temerità , e dall'ostinazione di que' di den- 
tro, e dal proprio calore , e furore a dargli ilfacco ci fé 
maggiormente conoScere quanto più ammirabile , e lode- 
vol fia il vincer fé fteflfo che '1 nimico , e quanto alle volte 
convenga più la pietà che '1 rigore . Partì poi immante- 
nente , ed andò a raggiunger Pefercito , che già marciava 
per far l'affedio di Verona , ed egli fu un de' capi che vel 
condiuTe. Accampatovi/! dunque di fotta cominciarono 1' 
oftilità da una parte , e dall'altra , e gli attediati non fi ri- 
manevano di far frequenti Sortite , e di refpigner gli affa- 
litori , e tra quelli più d'ogni altro fecondo il Sòlito fi fe- 
gnalava Giovanni , Ma mentre che andava giornalmente 
con nuove brave , e Segnalate azioni acquiftando maggior 
gloria, e che pareva che all'acquiflp contribuiate maggior- 

men- 



4 8 T)l ClOVJNMl GREGORl 

mente la fortuna gli fi avvicinava più di pretto la morte : 
Imperocché fattafi dagli affediati nuova fòrtita , e gittatifl 
improvifimente nello fpuntar dell'aurora lull'artiglieria ^ 
che era mal guardata , per inchiodarla , e ributtati facil- 
mente quelli, da cui fi guardava, già l'inchiodavano. Quan- 
do udito Giovanni le grida de' fuggitivi ufcì di fuo padi- 
glione così com'era lenza celata , e con pochi de' fuoi cor- 
rendo a rifofpingerli entrò arditamente lenza avvederfene 
in mezzo a loro , e col confueto valor combattendo fu nel 
capo mortalmente ferito . Inaspriti maggiormente da ciò i 
fuoi , e da altri rinforzati diedero con maggior furia , e 
rabbia fopra inimici , e li coftrinfero a lafciar l'artiglieria 
già prefa , e con non poco lor danno a ritirarfi . Quindi 
corfi tutti d'intorno all'invitto, valorofo, edamato lor 
capitano lo portaron di pefo al padiglione morto affatto y 
e tutto coperto di fangue. Onde in vece di celebrare con 
fefte , e con giubili la vittoria , altro non fi fentiva che_ » 
irrida , ibipiri , e pianti , ed in cotal guifa nell'età flori- 
I5IO da , e forte de' quarantanni ne' 15 io. compì gloriofamen- 
— —— te l'ultimo di fua vita , e con quefta vittoria coronò tutte 
l'altre. E' indicevole il difpiacere, che n'ebbe tutta l'ar- 
mata , da cui non ne furono efènti anche i nemici , e men 
degli altri quelli , che amando , e venerando il valore_j 
non per altro motivo , che di fuo merito, l'amano , e ve- 
nerano ugualmente nell'amico , che nel nemico , quantun- 
que non poco abbia fovente al proprio pregiudicato . Fu- 
rongli fatte nel campo fecondo l'ufo militare folenni efè- 
quie , e più folenni pofcia a Venezia , ed in Padova d'or- 
dine del fenato, che per maggiormente onorar fue ceneri, 
e lafciare a'pofteri una perpetua memoria di gratitudine 
infieme, e di dolore , dice l'Aleni nella prima centuria^ 
de' fuoi elogj, ch'erger gli fece nella chiefa di S. Antonio 
la ftatua equeftre . Ma come io prima che di bocca m'efea 
alcuna cofa , e molto più qualor la deggio per ifcritto af- 

ferire 



ARCHITETTO MILITARE. 49 

ferire voglio , o da me fteffo , fé pollò , o da altri fé non 
poffo , che fia riconofciuta , avendovi fatta fare ogni dili- 
genza non fi è in verun luogo trovata , e non v'è fegno al- 
cuno , o notizia , che mai vi fìa fiata . Né mi fido in tali 
cali di perfone fofpette , ordinarie , ed inefperte , ma di 
iìcure , qualificate , e pratiche , qual è quella del P. Abate 
D. Afcanio Varefe degniamo Generale de' canonici rego- 
lari Lateranenfi , che mi ha in quello favorito . Soletto 
veramente di fondo nell'arte oratoria , nelle lettere , e_* 
nelle fcienze , ed ornato di tante , e tanto rare cognizio- 
ni quante fon quelle , che l'anno nella repubblica lettera- 
ria collocato in pollo affai diftinto , e fublime . Del cui 
merito non ballando la mia penna ateffere encomj , ned 
effendo per farli fufficienti quelli fogli , ne lafcerò a più 
degni fcrittori Pincumbenza , e con attributi men umili, 
e rifpettofi , ma più affettuofì , e cordiali mi contenterò 
di chiamarlo fol amico 3 che ha pochi eguali, ed efatto 
offervatore della legge di vera amicizia , e ritornerò al no- 
flro Giovanni. Fanno giufia,e meritevol commemorazione 
di lui , oltre gl'indicati 3 in molt'altri luoghi delle loro flo- 
rie il Guicciardini, ilGiufliniani,ed il Bembo già da me fo- 
prammentovati,ed in ognuno efaltano fuor di modo fua fà- 
via condotta , e fingolar valore fempre col fòprannome di 
Zitolo da Perugia nominandolo , che nulla più in Perugia 
fìgnifica che Zittello . Fannola parimente il Manenti nella 
fùa , l'Aleffi nella nomata prima centuria degli elogj , ed 
il Crifpolti nell'anzidetta Perugia augufta , da' quali , e 
da alcuni manofcritti ho tratto tutto ciò , che da me fi è 
fin qui più brevemente forfè narrato , che a così celebre > 
ed illuftre architetto 3 e capitano fi conveniva * 



G DI 



50 




DI GIAMBATISTA CAPORALI PITTORE 

ED ARCHITETTO CIVILE , 

E MILITARE . 

Reflb agli anni 1476. nacque di ci vii pa- 
rentado Giambatifta chiamato dal Vafari, 
dal Baldinucci , e da altri fcrittori Bene- 
detto , e comunemente da tutti Bitte > . 

Ma niuno meglio di lui faper doveva , co- 
me fi chiamava , perchè ne* conienti da_^ 
lui fatti a Vitruvio fi chiamò Giambatifta , e tale chiamar 
lo voglio ancor io , perchè tale veramente era il Tuo no- 
me equivocatoli da' fudetti fcrittori pel foprannome , che 
fin da fanciullo ebbe di Bitte, e perchè ilCrifpolti, il 
Jacobilli ,, e l'Oldoini , che di lui nell'opere loro {ram- 
pate an favellato , così lo chiamano, e perchè non tro- 
vo, che alcuno di fua famiglia dopoché cominciò ad ef- 
fèr conofciuta fi chiamale mai Benedetto. Era egli an- 
che in tenera età molto dedito alloftudio, ed abborriva 
naturalmente l'ozio; e quantunque Bartolommeo fuo padre 
lo ftimolaffe fpefife fiate a leciti divertimenti , ei ora ad una 
cofa , ora ad un altra dava di mano per non andarvi . E 
ficcome la gioventù Perugina , per la fama, che ne corre- 
va, e per laftima che generalmente da tutti fi faceva di 
Pietro affai inclinava allora alla pittura, ed al difegno 
egli pure cominciò da fé a difègnare , e volle poi aver per 
direttore lo fteffo Pietro , ed introdurfi nella fua fcuola fen- 
Zatralafèiar gli altri frudj , e particolarmente della geo- 
metria , ; cui era molto attaccato . Pafsò dalla geometria-.» 
a quelli dell'architettura fèguitando fempre nel medefi- 
mo tempo anche gli altri della pittura, e vi fece in po- 
chi anni tali progrefsi , che vi divenne eccellente , e_j 
rinomato non pure nella patria, ma anche fuori. Dopo 
aver dipinto molto pel maeftro , ed in fua compagnia di- 

pin- 



DI G1AMBAT1STA CAPORALI P1T. ED ARCH. 51 

pinfe divertì quadri per diverfi cittadini della patria; ma 
pochi in oggi ve fé ne trovano, ed in pubblico fòluno, 
che io fàppia , che è quello che fi vede /òpra la porta della 
faoreftia della chiefà del Gesù . .Rapprefènta quefto alcuni 
Gefuiti inatto di Supplicare il cardinal Fulvio della Cor- 
gna , che vi fta al naturai dipinto, per l'erezione del loro 
collegio in quella città . Fu egli molto dal cardinale tenuto 
in conto , e ftrinfe per mezzo Tuo ftretta amicizia co' Pafc 
ferini di Cortona , in cafa de' quali flette lungo tempo , e 
fece così in architettura , come in pittura diverfè opere. 
F&cq d'ordine del cardinal Silvio il difegno d'un palazzo , 
che S. E. voleva fabbricare in campag'na , che molto le_-> 
piacque ; e fattone fufTeguentemente il modello fu colla 
fiia direzione mezzo miglio lontano dalla città fabbrica- 
to , ed è quello fteffo che fi nomò allora Fonte comeli , e 
prefèntemente fi noma il palazzone . Volle poi il cardina- 
le che'l dìpigneflfe , e quali tutto fu da Giambatifta di- 
pinto, fecondochè narra nella vita di LucaSignorelli il 
Vafari in occafìone che lo fteffo Luca dipinfè a frefeo nell' 
altare della cappella dello fteffo palazzo S. Giambatifta , 
che battezza Gesù Criflo. Finiti i nominati lavori tornò in 
patria , e lafciata quafi affatto la pittura tutto all'architet- 
tura fi diede . E come comentato aveva Vitruvio innanzi-* 
che ne partiffe lo fece pofeia del 15.3 1. lampare , e fi mife 
d'intorno ad altre opere , e fé ne videro, allorché aperta 
già avea pubblica fcuola , alcune contenenti varj ingegno- 
fifiìmi nuovi modi di far fortificazioni , e varj faporitiffi- 
mi , e leggiadriffimi componimenti poetici . Molti fcola- 
ri ebbe , e non pochi di grido , e fra quefti furon Giulio 
fuo figlio , di cui ne fcriveremo a fuo luogo la vita , Ga- 
leazzo Aleni , di cui tra gli architetti nel primo volume 
delle vite de' pittori già impreffo diffufamente la fcrivem- 
mo , ed a fuo luogo traquefte la fcriveremo in compendio, 
e Mafo Pappacello da Cortona, di cui il Baldinucci l'ha-» 

G 2 ferita 



52 Di GÌAMBAT1STA CAPORALI PIT. ED ARCW 

feruta, e di cui, e d'altri Tuoi difcepoli narra il Vafari , 
che Giambatifta nel dipignereil prefato palazzo fi fervide . 
Ma mentrecchè flava, quantunque vecchio già fofTe , conti- 
nuamente applicato, e che fi divertiva folo dall'applica- 
to zione col fare alle volte qualche accademia, che pur non_> 
era divertimento, fu circa gli anni I56o.fbrprefodaun col- 
po d'apoplefsia, e non iftette più bene : e dopo qualche 
non breve tempo non fo fé in Cortona , od in patria , an- 
dò all'altra vita . 




DI GIANNICCOLA PITTORE. 

U tra' Perugini anche degno (colare di 
Pietro Gianniccola, ed egli pure fimiie 
da giovinetto circa gli anni 1490., poi- 
ché circa 1478. nato era, fotto fua di- 
fciplina , ed in fua compagnia lavorò fino 
all'età matura , e finché lo fteffo Pietro il 
propofè in patria per diverfi pubblici , e privati lavori , 
ch'ei da fé folo fènza altro fuo ajuto ne' luoghi , che da me 
s' indicheranno maeftrevolmente conduffe . Dipinfe nel 
coretto dell'organo della chiefa cattedrale, e ne riportò, 
fbmmo applaufo ► Né mancano intendenti che affermano , 
che le pitture eziandio , che ivi fi vedono nella cappella^ 
del CrocifhTo, e che rapprefentano la Madonna , S. Giani- 
batifta , ed altri fanti , che piangono appiè della croce 
fien fue , e non di Pietro, come altri vogliono * Dipinfe 
in una cappella della chiefà di S. Francefco de' padri Con- 
ventuali in un quadro Gesù , che fta orando nell'orto af- 
fai ben efpreffo , e colorito . Dipinfe nella chiefa delle 
monache di S. Tommafo il quadro del fanto con altre figu- 
re rappresentanti altri fanti . Dipinfe nella chiefa de' pa- 
dri Minori offervanti del Monte il quadro della concezion 
di Mark ? che fi vede nella cappella degli Alefli , benché 

vi 



* M GIANNICCOLA PITTORE. 53 

vi fra chi lo creda d'altra mano » Ma dove quello; valente 
artefice fi portò a maraviglia fi fu nella chiefa , e conven- 
to di S. Domenico, in cui fece diverfè opere, una delle 
quali ne riporta il Vafari in fine della vita di Pietro , che 
la riporterò io pure in quefta con altre fatte da lui nella 
fìeffa chie/à , e convento . Quella di cui parla il Vafari , 
che parla parimente di due altre già da me , e qui , ed al- 
trove riferite rapprefèntava in una di quelle cappelle la_» 
commemorazione di tutti i fanti . Altri fanti dipinti furon 
da lui in tavola a' lati delimitare del Capitolo . Di fua 
mano fi è la natività di Gesù. , che fi vede a capo d'una 
Ica-la nel convento * E fua è la tavola con diverfi fanti col- 
locata nella chiefa vecchia di S.Domenico dello fleffo coi> 
vento . Né voglio paffar fotto filenzio alcune pi tture__*, 
che fi vedono nelP aitar maggiore , e per la chiefa di 
S. Martino al Verfajo , che vengono certamente dalla 
fèuola di Pietro, e v'è chi crede che poffano efiere di 
Gianniccola . Quefto è quanto poffo dir che vi fia di fuo in 
Perugia, non potendo dir nulla di precifo di- ciò che ha 
fatto fuori, quantunque ftppia, che in diverfè parti fia 
flato, e che v'abbia in alcune dipinto. Siccome neppur 
poffo dire, di che razza egli forfè, qual cognome egli 
aveffe ; perchè tanto il Vafari , che nella fuddetta vita 
di Pietro, ne parla , quanto il Crifpolti , che nella Peru- 
gia augufla più volte lo rammemora , come il Baldinucci , 
che la vita neferive, e gli altri fcrittori che ne favellano 
non gli danno altro nome , che di Gianniccola Perugino 
Scolare di Pietro . E ciò affai ben fi conofee eziandio dalla 
maniera, né fé ne può dubitare . Evvi chi ha detto, che 
poteffe effer parente del medefimo Pietro , e che aveffe 
per moglie una figlia * Ma né pur ciò poffo con fondamen- 
to , e di verità afferire , perchè non trovo chi con fonda- 
mento , e di verità l'abbia afferito . E' ben probabile che 
aveffe degli fcolari \ perchè fenz'efti noniflan mai pittori , 

che 



54 



Di GUNmCCOLA PITTORE. 



che an grido , e faccende . E come in varj luoghi della\_, 
città fi vedono varie pitture fulla maniera di Pietro , e fi 
conofce che fon più moderne , e che efler non poffono de- 
gli fcolari convien credere , che fieno degli fcolari lafciati 
da loro. Se in lui finiffe la cafa né pure è ben certo; né 
certo è il luogo ove fia morto , febbene ho qualche ragio- 
1540 ne di credere , che in Perugia preffo agli anni 1 540. mo- 
rifie. 




DI EUSEBIO SANG10RG10 PITTORE. 

Oetaneo , amico , condifcepolo , e pae- 
fano di Gianniccola , di cui abbiamo già 
feruta la vita fuEufebio, di cui ora la_, 
fcriviamo . Imperocché nacque egli pure 
circa il 1478. in Perugia, entrò giovi- 
netto nella (cuoia di Pietro , vi fece non 
ordinario profitto ftando fempre attaccato alla maniera del 
maeftro, e ftrinfe fin da principio tal amicizia con Gian- 
niccola, che fol per morte fi potè feparare . Lavoravano 
fpeffo infieme*, e quando per uopo del lavoro lavorar do- 
vevano di vili Tun quello dell'altro fcambievolmente andava 
a vedere la fera , e fuppliva a ciò che mancato aveffe il 
compagno . Per la medefi mezza della fcuola , per la ftret- 
ta unione , per le continue conferenze , e pel genio reci- 
proco , che uniforma l'animo , il tratto , ed il coftume , 
e talora in progreffo di tempo anche il fembiante prefe tal 
fomiglianza la maniera dell'uno a quella dell'altro , che lo 
fteffo maeftro eziandio fu quel principio vi s'ebbe a ingan- 
nare . E' ben però vero , che Pun lavorò più affai dell'al- 
tro -, perchè non godè Eufebio perfetta falute , e gli affari 
domeftici , e la numerofa famiglia , che aveva non poco il 
diftraevano, e l'inquietavano. Viffe nulladimeno alcuni 
anni di più, come appiè fi dirà, diGiannicola dopo la_i 

mor- 



DI EUSEBIO SANG10RG10 PITTORE. 55 

morte del quale , che fenfibilmente per non breve tempo 1' 
affliffe cangiò lo Itile , quantunque ciò dall'opere Tue non fi 
poffa conofcere ; perchè una fola prefèntemente ne tro- 
vo ; ed il Vafari , che in fin della vita di Pietro tra' Tuoi 
fcolari lo rammemora non fa menzione d'alcuna . Io dun- 
que fol di quefta potrò parlare, e dirò ch'ella nell'altare 
della cappella della nobil cafa Oddi in S. Agoftinodi Peru- 
gia fi vede , e rapprefenta l'adorazione de' Magi . Po- 
tranvene effere per ventura, e vene faranno certamente 
in Perugia non meno che fuori dell'altre \ perchè non è 
probabile, che tutte fi fien difperfe . A me però , avve- 
gnaché abbia cercato , e ricercato , e fcritto , e rifcritto 
in varj luoghi non mi è venuto fatto il rinvenirne ; e per- 
ciò non ne poffo dar conto ; e converrà , che di queft'una 
s'appaghi il lettore « Ebbe quefto valente maeftro inclina- 
zion naturale alla pittura ; e molto fi rammaricava di non 
potervi per le cagioni da me fòvrannarrate , come voluto 
avrebbe, applicare; e tuttoché foffe dedito da giovinetto ad 
altri ftudj , tutti li lafciò per darfi a quefto . Lafciò anco- 
ra ogni altro divertimento , e fpecialmente quel della cac- 
cia , di cui molto fi dilettava , ma lafciar non potè l'amo- 
re , che fin da fanciullo cominciò a portare ad una bella, 
ed onefta zittella fua coetanea , che in età affai giovanile 
volle finalmente fpofàre , e v'ebbe tanti figli dell'uno , e 
dell'altro /elfo , che '1 pover'uomo più di ciò , che doveva 
per mantenerli con decoro , conforme ho detto di (opra , 
s'inquietava. Aggravato finalmente da' travagli , dalPin- 
difpofizioni , e dagli anni cadde in una , da cui /blamen- 
te la morte lo potè liberare ; e ciò per quel che ho po- 
tuto raccorre dalle notizie avutene preffo agli anni 1550. 1550 
feguì . Che cofa fi faceffero lui vivente, e dopo mor- ' 
te i figli , e fé alcun di loro , come probabil fi è , ap- 
plicale alla pittura io non lo fo ; e né pur fo , fé in_» 
loro finiffe la cafa . So bene che di fua dipendenza prefen- 

te- 




56 DJ EUSEBIO SJNGI0RG10 PITTORE . 

temente , ne di tal cognome non v'è alcuno 3 che vi va nel- 
la patria . 

DI GIO: BATISTA DANTI ARCHITETTO 

MILITARE , 

Pur non fon Tempre né trovati , né favole 
quell'azioni d'alcuni uomini , che fi fti- 
man da altri imponibili ! E chi dicefTe , 
che gli uomini poflan volare , e che ade- 
rir volefTe , che anno anche volato incor- 
rerebbe fenza dubbio in nota, od'impo- 
ftore, o di credulo . Al cimento dunque di sì fatta no- 
ta nello fcriver la vita di Gio: Balilla m'efporrò io , per- 
chè dir dovrò tra l'altre colè , che ha volato , e tanto più. 
mi ciefporrò quantocchè di niun altro 5 che io fappia, tal 
prodigio fi legge fuor che di Simone , che per arte magica 
il fece-) e di Dedalo, e d 3 Icaro, che è troppo noto che fu fa- 
volofb . Perchè folfe favoloso quello , e non quello , fé l'un, 
e l'altro fi trova dagli fcrittori narrato ; non è mia incum- 
benza il dimoflrarlo , tuttocchè farebbe ancor facile . Di- 
rò folo , che etfendo /tato in patria da molti <li loro ram- 
mentato , bifognerebbe torre del tutto la fede all'iftorie 
per dubitarne, e che potendofi concepire da chi vi pone 
ben mente un tale artifizio non mi pare né bontà , né feem- 
piaggine il crederlo , ed il raccontarlo . Io per me fé a__, 
tempo mio trovato fi folle l'orologio, per dir di quello , e 
tralafciar tante altre fatture incredibili , e portentofè , 
che veggiamo inventate e che prima di vederlo mi fo(Te__> 
flato descritto dall'artefice più mi farei indotto a credere , 
che un uomo aveffe faputo trovar modo di volare , che di 
far regolatamente camminar da fé sì fatta macchina . On- 
de è ignoranza , e non accortezza di coloro , che per fa- 
re i Angolari 5 e i lacciuti di tutto dubitano e tutto ne- 
gano 



DI GIO: BATISTA DANTI ARCE, MIL. 57, 

gano tenza accorgerli , che ciò il più delle volte adivie- 
ne , o per difetto d'intendimento , o da mancanza di no- 
tizie. Checche ila , iìccome io non pretendo di forzare 
il lettore a credere ciò che di Gio. Batifta fono per ilcri- 
vere, così non deve pretender egli di forzar me a feri vere 
fol quel che pare a lui . E dacché l'uno , e l'altro abbia- 
mo tal libertà , egli crederà ciocché gli parrà credibile , 
ed io fcriverò quel che mi par che fia vero . Negli anni 
1478. egli venne alla luce del Mondo, e fu fratello di Pier- I47J 
Vincenzo Rinaldi , di cui abbiam già fcritta la vita , che " 
fìccomeera in non poche facoltà aliai ver fato , volle in_j 
quelle iftruirlo tanto più che '1 vedeva all'applicazione na- 
turalmente inclinato . Ma vedendolo dedito ancora all' 
armi, a' fuochi d'artifizio , a macchine militari, e che 
/peffo rammemorava i fatti gìoriolì d'Aleffandro , d'Anni- 
bale , di Scipione , di Cefare pensò d'iftruirlo anche nelP 
architettura, e più nella militare , che nella civile . Fa- 
cevavi l'ingegnofò garzone profitto ammirabile , e già li 
di/poneva il fratello a mandarlo lòtto la direzione di qual- 
che bravo ingegnere in guerra viva , perchè abilitar lì po- 
tciTs nella pratica, dachè dir fi poteva già maeftro in teo- 
rica . Aveva Perugia in quel tempo quantità di bravi ca- 
pitani al fervizio di principi ftranieri , e più rinomati de- 
gli altri erano quelli della cala Baglioni, che lenza invidia- 
re a Roma le Fabie , e le Cornelie , a Napoli le Carac- 
ciole , e le Caraffe , a Venezia le Morofine , e le Corna- 
re , ed a Genova le Dorie , eie Spinole , ne fu il lemma- 
rio. Tornò giufto allora in patria Gio. Paolo il vecchio 
dal comando che aveva in Lombardia , ed a lui Piervin- 
cenzio il raccomandò dopo avergliele fatto conolcere__j . 
CondufTelo il valorolo guerriero in alcune campagne lèco, 
e gli polè tanto amore , che lo volle anche in fua compa- 
gnia, quando pafsò altrove a comandare . Servillolem- 
pre in qualità di primario ingegnere Gio. Batifta , ed in- 

H ventò 



jS T> 1 GIO; BATISTA DANTI 

ventò macchine tali , che filmate furono maravigliofe__j * 
Lafciò dopo molti anni Gio. Paolo il comando , perchè 
determinato aveva d'accafarfi ; ma lafciar non volle Gio. 
Battifta, perchè lo forzò a ritornar feco alla patria . Ve- 
dendoli Gio. Batifta in patria oziofo , e volendo dar qual- 
che fegno di gratitudine a Gio. Paolo Tuo Mecenate , il 
cui accafamento era già non totalmente conchiufb , ma_» 
molto avanzato pensò di farlo in modo da fegnalarfi . Ito 
dunque col prefetto di divertirli per qualche tempo alle 
delizie del Tralimena in compagnia d'un fedele, e caro 
fuo amico , che Colo era di Tua intenzion confapevole , e 
di cui fòlo fi fervi , cominciò da fé a lavorar notte , e gior- 
no fegretamente ferri , molle , ed altri ordigni , e tira- 
tili tutti felicemente a fine non altro gli reftava a fare che 
l'efperienza .. E perchè quella pure fofie occulta, acciò 
improvifo del tutto giugneffe in Perugia lo fpettacolo 
afpettò il plenilunio , e nell'ore , in cui gli altri più fapo- 
ritamente ripofàno , ed in luogo il più remoto d'una di 
quell'itole per non eifer veduto aggi urtò bene al fuo dolio 
gli ordigni , che formavano due ali , e fopra quell'acque 
tentò di volare , e volò per qualche non piccolo fpazio fa- 
cilmente; ma quando fianco. volle fermarli non potè farlo, 
come voluto avrebbe a poco a poco , e gli convenne alla_j 
riva della medefima, ove quel fuo amico l'afpettava , fo- 
vra dell'acque Iafciarft cadere .. Penfando , e ripenfando 
poi a cotal modo , ed aggiugnendo, e feemando , e ferri, 
e. molle a mifura del bifogno , reiterò più e più volte la._> 
fperienza , ma per quel che narra nella Perugia auguda il 
Crifpolti , e per quello che '1 fatto fuffeguente moftrò 
non lo potette mai trovare . Tornato frattanto a Perugia, 
ove imminenti, eran le nozze , e fi preparavan funtuofe fe- 
tte , afpettò che un giorno correderò per la città le lance , 
e fopra la via di S. Sovino , ove era maggiore degli fpet- 
tatori il concorfo veflito de' Tuoi ordigni 3 e tutto coperto 

di 



ARCHITETTO MILITARE. 59 

di piume ben adattate fi fpiccò da un alta torre, e con_> 
terribil fifchio volando fopra la detta via , non ebbeper lo 
fpazio di trecento paffi ancor volato , che rottogli-fi un 
ferro maeftro dell'ala finiftra , e non potendo più reggerli 
colla delira cadde in fine di detta viafovra i tetti di S. Ma- 
lia delle Vergini , ove è oggi la Sapienza nuova vicino alla 
riabilita meta . Imperocché nel chioftro del momìtero ave- 
va già preparati alcuni matarazzi per lafciarvifi cadere, 
e con due Spettacoli in vece d'uno , come prefilfo avea fe- 
gnalò immortalmente la fella . Tutti credettero , che ei 
folle morto , e tutti cor/èro a quella volta per anfietà dì 
vederlo 3 e lo trovarono -{blamente oftefo in una gamba, 
e niente sbigottito dell'inalpettato accidente . Narra nel- 
la Tua ftoria ftampata quefto fatto il Pellini , nellaPerugia 
augufta lo rammemora il Crifpolti , ne fa tra' fuoi elogj P 
Aleifi menzione , lo riferifce nell'Ateneo Perugino PÓ1- 
doini , e ne' fuoi manufcritti il Lancellotti il defcrive. 
Ne trovo tra quelli autori altro divario j che nellenozze , 
dicendo il Lancellotti che eran di Giampaolo colla figlia di 
Jacopo Conti Romano , e l'Aleffi , e l'Oldoini che_j 
eran della forella di Gio: Paolo con Bartolommeo Àlviano. 
Checché fi folfe delle nozze, e qualunque cofa abbian di ef- 
fe detto gli fcrittori , l'opinione più comune fi è che Foffer 
di Gio: Paolo, e trovo che tutti concordan nel volo, e 
tutti dicono , che da indi in poi fu Gio: Batifta chiamato 
Dedalo. Corte tofto a vifitarlo Giampaolo con tutto il 
parentado , uè vi reftò alcun cittadino nobile, che non s* 
andalfeleco a rallegrare . Guarito che fu , ie prima Gio: 
Paolo l'amava , e lo {limava , e lo voleva continuamente 
{èco , allora non {blo lo volle {èmpre feco , ma come era 
{lato già richiamato in Lombardia, gli affegnò affai più 
groffo ftipendiodi quello aveva per innanzi , e novamente 
il condufte per fuo primario ingegnere all'armata. Spar- 
iàfi per Italia , e fuori la fama del volo , dovunque arrivava 

H 2 Gio; 



60 DJ GIO: BATISTA DANTI ARCE. M1L. 

Gio: Batifta ognuno gli fi apprefTava per conofcerlo , ed 
era generalmente da tutti moftrato a dito . Fecergli molti 
principi non poche richiede per averlo alloro fervizio \ e 
benché gli efibiffero migliori partiti , egli lafciar non vol- 
le mai il Tuo Gio: Paolo , a cui fece vedere in quell'occafio- 
ne nuove invenzioni maraviglio^ , ed andò fèco a far alcu- 
ne pubbliche operazioni matematiche a Venezia : Ma , o 
che foffe la fmoderata applicazion deliamente; o le fo- 
verchie fatiche del corpo fu da acuta febbre allo 'mprovifo 
1517 affalito, ed inpochi dì negli anni 1517.. non avendo ancor 
compiuti i quaranta finì di far prove di fuo ingegnofo ta- 
lento , e lafciò il Mondo , e gli amici . Ed io per aver 
nel primo volume delle vite de' pittori moderni, mentre 
che di Giulio Danti fuo nipote fcriveva , ancor di lui qua! 
cofa fcritto, a quelle rimetterò per maggior lume il letto- 
re ed in quefte darò fine al racconto .. 

DI GIORDANO TASSI ARCHITETTO CIVILE. 



léw wJSss^^is 


puTsEsa 


W$M HIP 




Wm 




' ^= ,=i/ - 



Rano iReligiofi Perugini in tempo che vi- 
veva il nofìro Giordano , che nacque cir- 

J 4^ 2 'ini ^^^^S ca S^ ann * H^ 2 '* molto dediti allo ftudio 

della matematica, e dell'architettura, 
ed egli fu un di quegli , che entrato gio- 
vinetto col confenfò di Martino fuo padre 
nella religione de' Servi di Maria in S. Fiorenzo quanto 
ogni altro vi fi applicò, e vi fece confiderabil profitto. 
Crefciuto in età , ed avute di verfe cariche , che efercitò 
a maraviglia falì per la fua prudenza , per la fua dottrina , 
e per l'ottimo fuo coftume à tale ftima nella patria non_» 
meno che fuori , che difporre poteva liberamente della vo- 
lontà di tutti que' nobili cittadini , ed ognun di loro fi 
pregiava di poter trattar feco , e di fervirlo . Ma egli che 
nron conto faceva delle vanità mondane per iftar più lon- 
tano 



DI GIORDANO TASSI ARCH. C1V. fa- 

tano dal mondo fi ritirò fuori di città in una piccola chiefa, 
che del 1523. unì Adriano VI. alla religione , e fi chiama 
la Madonna di Monturreno detta comunemente di Monte- 
rone . Quivi paffava lietamente i Tuoi giorni , né altro 
divertimento aveva , che il far disegni di fabbriche , e lo 
ftare in continua orazione . Era k chiefuccia allora in po- 
co buono flato , ed egli meditava di ridurla a. più grande r 
e migliore; e fatto anche ne aveva il modello ; ma per 
metterlo in opera gli mancavano i quattrini. Saputali que- 
lla ma intenzione dagli amici glieli trovarono ; ed egli vi 
mifè fubito- mano y ed egregiamente la condufTe nel modo 
che ognun vede . Godeva egli allora la grazia di Paolo III. 
con cui trattato avea famigliarmente anche prima che_-» 
S. S. fi trasferire a Perugia , e come l'era noto l'amore eh' 
e' portava a quella chiefa l'andò fovente a vifitare mentre 
che ivi fi trattenne , le fece larghe limofine , le concedette 
moitiffime indulgenze , e volle che in bianco marmo nella 
medefima chiefa fé ne confervaflfe , conforme, vi fi confer- 
va la fèguente memoria: .. 

Paulus 111. Pont. Max. 

Religìofi viri Fratris Jordan! precìbut 

Ad; hanc Month Turreni 

Quarti Ss Marie? Gratiarum jEdem 

Nominari voluti 

Accedente ingentemq. arena crateram excipien* 

Ac fubinde invertem 

Tot dierum , quot UH erant ar enula atomi 

Remiffìonem in Jìngulos dies 

Perpetuo concejfit 

Et infuper fejlo Divi Angelh 

De menfe Septembris 

OBlawq. pofi Pafcha RefurreBionit 

Et quo SanUifi. Virginh vifitatio celebratur 

No. 



62 VI GIORDANO TASSI ARCH. CIV. 

Noxitc noxìtfq. veni a m omnibus didiam sEdem 

A meridie pracedent'n dici 

Ad horam ufq, feram 

AUqua eleemofyna vijttantibm 

Ex valida Ecclejta? Romana forma 

Ver pe tuo duraturam 

Elargitui efi 111. Rai. Ottobrh MDXXXV. 

Grande fu il concorfo , e grande la divozione del po- 
polo Perugino per la Tanta vita del P. F. Giordano non_> 
meno , che per l'indulgenze concedute alla nuova chiefa 
dal Pontefice \ ed il buon religiofo fommamente gioiva in 
vederne poi la Frequenza , e feguitò ad ornarla 3 e ad arric- 
chirla di nobili paramenti .finché viffe 3 che vifife molto. 
Imperocché pattava con perfetta fallite i cent'anni , quan- 
1500 do circa i 1590. gravemente ammalò , ed in concetto di 
* lantità pafsò felicemente all'altra vita. Parla meritevol- 
mente di lui con grandi encomj nella Perugia augufta il 
Crifpolti \ parlanne le memorie manu/critte del conven- 
to di San Fiorenzo 3 e ne parlano gli annali de' Servi di 
Maria'. 

DI DOMENICO DI PARIS A LE ANI PITTORE, 



Alla nobil cafa degli Alfani , che trae!' 
origine dal celebre Bartolo ebbe Domeni- 
co in premio della fama, ch'e' s'acquiftò 
col pennello il cafato . Né furono gli Al- 
fani foli , che in diverfi altri modi l'ono- 
rarono 5 perchè fu onorato da altri nobili 
cittadini in patria , e fuori da diverfi perfonaggi . Nac- 
1483 que egli negli anni 1485. quando nacque in Urbino Raf- 
faello , e come erano ambedue della ìteffa età , e della ùef- 
ià fcuolaj perchè egli pure frequentava quella di Pietro 

'ftrin- 




Dì DOMENICO DI PARIS ALTARI Pm 6$ 

ftrinfero tra loro non ordinaria, amicizia, ed erano Tem- 
pre infieme . Voleva Raffaello condurlo anche /èco , quan- 
do fi partì da Pietro , ma ei non vi potè, andare per non 
lafciare Orazio Tuo, fratello minore, di cui parlaremo a^ 
fuo luogo , perchè era allora in età puerile , e fènza pa- 
dre . Seguitò dunque a frequentare la fcuola di Pietro, 
ma crefciuto il fratello , e veduto un quadro , che Raf- 
faello mandò di Roma, a Perugia fatto ih tempo , ch'e's' 
era già fiaccato dalla maniera di Pietro gli piacque tanto , 
che cercò poi d'imitarla , e l'andò- anche a trovare a Roma, 
dove conduffe il fratello, che già fòtto la.direzione di Pie- 
tro alla ftefla profeffione applicava . Poco tempo però potè 
dar /èco ; perchè fu richiamato a Perugia a dipingere al- 
cuni quadri ; ma dove quefli prefèntemente fi fieno io non 
lo. fa. Né giunto è a mia notizia, che altre opere in quelle 
:hiefè. di quello bravo maeflro fi veggiano , che due figure 
[iella tavola della Madonna, delle grazie , che fi conferva 
in S. Agoflino ; dacché tutte l'altre fparfe nelle medefime 
:hiefe fono d'Orazio fuo fratello , ficcome nella, di lui vita 
[ì dirà . Può ben efiere, che ne facefie per que' cittadini ; 
giacché molto da loro era (limato $ e tanto più può efifere 
^uantochè in fine della vita di Pietro narra il Vafari , che 
nolto egli operò, in Perugia , ed attorno per le cartella,, 
che fono lefue precide parole ., Ma o che per fua fventura^» 
[e. dette opere, fi fien difperfe , e andate male , o che per 
nia mancanza in non far maggiori diligenze , avvegnaché 
3on poche fatte ne abbia ,. per rinvenirle non fi fien rinve- 
nite , io non ho potuto aver notizia alcuna né pur di' quel- 
le , ch'e' fece per le: mentovate cartella ,. Converrammi 
dunque finir la vita, di quell'artefice fènza poter dare altro 
conto di fue. pitture, e di fue azioni . Imperocché egli 
non invecchiò , e o foife cafo, o dettino, ficcome nato 
era coetaneo di Raffaello , e fu così ftretto fuo fede! ami- 
co , ed infeparabil compagno nello flefib anno 1520.. in~> 1520 

cui ~ 



64 DJ DOMENICO DI PARIS ALE ANI P1T. 

cui fi partì Raffaello dal mondo, Domenico pure il lafciò . 
Ne altra differenza tra quefti due profeflìori vi fu , che__> 
nella maniera di dipignere , e nei modo di lafciarlo . Po- 
fciaché parlando della maniera, quantunque Domenico 
proccurafle d'imitar quella di Raffaello dopoché migliora- 
ta la vide, e diftacearfi da quella di Pietro , e che foffe 
ei pure eccellente , metter non fi può in paragon colla Tua 3 
che era per molte , e molto confiderabili ragioni fuperio- 
rej e lo faceva tanto più eccellente di lui quanto ce he fu 
allora , è prefèntemente , e farà forfè all'avvenire più ec- 
cellente di tutti gli altri che dopo noi verranno per molti 
fèco(i . E parlando del modo, quefti conforme è ben noto 
morì di foverchie fatiche per Venere : quegli d'ecceflìve__* 
per \s. caccia j ed in cotal guifa perirono , febbene dif- 
ferentemente , ambedue però di volontarj , e mal penfati 
ftrapazzi * 

DI LEANDRO SIGNORELL1 ARCHITETTO 

MILITARE NOMATO ANCHE 

LEONARDO. 




E l'antiche famiglie nobili finiffero, e— 5 
mentrecchè elle van finendo non veniffero 
fu le moderne , che farebbe della nobiltà ? 
Certo è, che in breve tempo perduta F 
avrebbe il Mondo ! Così fé le ricche non_» 
impoverifteromai , fi rimarrebbero nella 
loro povertà fempre le povere . Né la fortuna , che col 
continuo fuo moto vedere ognora ci fa fuefoventi, ftra- 
ne, edinafpettate vicende potrebbe più torre aduno i po- 
deri , le tenute , i feudi; ed i regni , e ad altro darli j 
perchè nulla più il Creator fupremo dopo la mondial crea- 
zione ha creato . E' dunque neceffario , che quegli li per- 
da , acciocché quefti gli acquifti , e che quefti fòrga_> , 

quan* 



Di LEANDRO SIGNORE ÌLI ARCtt. MIL. 6$ 

quando quegli peri/ce . Tra le più celebri di Perugia vide 
per moltiffimi fecoìi crefcer gl'ìlluftri germogli della Tua in 
armi non meno b che in lettere , ed in dignitadi ecclefiaftì- 
che non folo , ma nelle lècolari la Signorella finché ella pu- 
re correndo la fteffa Sventura dell'altre finalmente finì non 
nel noftro Leandro , di cui ora deggiam per obbligo dell* 
affunto ragionare , ma in altri , de' quali per incidenza in 
fine del racconto ragioneremo . Negli anni 1400. nacque 1490 
egli , né i genitori ebber uopo di lufinghe , e di (limoli , * 

di promelfe , e di premj , di minacce , € di pene per ben 
educarlo, perchè ei al bene naturalmente inclinato da le 
fenza veruna lor guida benifìlmo s'educava . Diedefi per- 
ciò , fatti ch'egli ebbe tutti gli frudj , che da nobili giovi- 
netti far fi fogliono a quelli della matematica, e delle belle 
lettere fenza tralafciare nell'ore difòccupate altri elèrcizzi 
cavallerefchi . Non guari flette a far inoltra di fue fatiche, 
perchè fi videro girar manu/critte varie leggiadre fue com- 
pofìzioni poetiche . E perchè dalle teoriche matematiche 
occupazioni pattato era alle pratiche , viderfì ancora varie 
bizzarre militari invenzioni, e tanto in quelle s'avanzò , 
che partito dalla patria andò in guerra viva a farne le ipe- 
rienze . Fatte in qualità di venturiere alcune campagne— a 
tornò per luoi domeftici affari in patria ; e quindi fi trasfe- 
rì in Roma per cagion de' medefimi . Sedeva allora fui tro- 
no pontificale Leon X. ed introdotto al bacio del pie 
Leandro ebbe con S. S. tali , e tanti varj dilcorfi , che ne 
concepì itima particolare , e vietandogli il partire volle 
pofeia Ipelfitfìmo trattar fèco. Poco, o nulla piacque tal fua 
confidenza agl'invidiofi , e tanto fi adoperarono , e tanto 
dilfero, e tanto fecero, che quantunque innocente ne perde 
finalmente la grazia . Ma perchè con quell'arti che procura 
l'invidia d'abbattere chi perlèguita con quelle lleiìè o con 
altre è ella pure alle volte abbattuta capitò alle mani di S.S, 
una vaga e gentil operetta intitolata gli amorì d'Emilia , e 

I d'Ero- 



66 Di LEANDRO SIGM0RÉLL1 

(FEroflO) che Leandro avea comporta, e v'ebbe sì fatto 
gufto nel leggerla , che gli ritornò nell'animo il di lui af- 
fetto, e fgannato dell'impofture fcacciò gl'impoftori , e 
ritenne lui fèco finché viffe al fuo fervizio facendogli mille 
cortefie, e finezze. Salito era, e per mezzo de' conti- 
nui favori , che ricevuti aveva dal Pontefice , e per le fue 
molte , e molto rare qualità ad alto credito , ed il fiore__> 
della nobiltà , e della letteratura ne faceva la ftima, che ri- 
chiedeva il fuo merito , quando Succeduto a Leone Adria- 
no fece torto cercar di lui , e trattò e' pure di continuo 
confidentemente fèco . Aveva allora Solimano cinto Rodi 
di ftretto aifedio, ed il Granmaeftro che intrepido dalle 
fomidabili die forze fi difendeva vedendo il pericolo di do- 
ver finalmente cedere non ceffava di chiedere a' principi 
criftiani validi foccorfi, ed ajuti, e ne chiefè anche al Pon- 
tefice . Spedì S. S. a quella volta con vantaggio!! affegna- 
menti Leandro j e mentre la fua gita a tutto potere affret- 
tava , ricevè nel viaggio l'avvifo della caduta , e tornò in- 
dietro . Molto gli dispiacque di non aver potuto in queir 
occafione moftrar fua abilità , e valore , e molto difpiacque 
anche al Pontefice , e grandemente le ne affliffe . Ma fe__» 
moftrar noi potè Leandro , non mancarono altri cava- 
lieri Perugini , che dentro la piazza fi trovavano col co- 
raggiofamente difenderla , di farne moftra . E monfignor 
Leonardo Baleftrini Perugino altresì, che v'era arcivesco- 
vo foventemente fulle mura ad incoraggiare con efficaci 
cfòrtazioni i di fenfori correva , ficcome in più d'un luogo 
della ftoria della religione Gerofòlimitana Jacopo Bofio 
riferifee , e particolarmente nel lib. i . della par. 5 . a car.4. 
ove dice : Fra Leonardo Baleftrini arche fcow Latino 
di Rodi uomo di vita efemplare , e gran letterato , valen- 
tijpmo teologo , ed eloquente oratore /cacciato per ordine di 
Solimano da Rodi giunfe in Candia . Fu colla facondia fua , 
eolle proprie facoltà 3 e col confìglio di molto giovamento in 

que* 



ARCHITETTO MILITARE: 67 

quefla guerra , e venne quivi accompagnato da alcuni gentil- 
uomini principali di Rodi . E perchè re/lato era poverijfimo 
il Granmaejìro , e la religione gli ajfegnarono tanta penfio- 
ne annuale vita fua durante , che gli baflò da poter vivere 
comodamente per decoro della dignità fua , e poco dopo Felef- 
fero priore della maggior chi e fa conventuale della religione . 
Prende però altrove il Bofìo groffiffimo equivoco facendo- 
lo Genove/è 3 perchè è incontraftabilmente Perugino, e 
di buona famiglia originaria di Perugia eftinta ultimamen- 
te in altro Leonardo . E l'Alerti , ed il Pellini , ed altri 
Perugini Scrittori riportati da loro , e le memorie pubbli- 
che degli archivj , e le private delle cafe tra' Perugini 
fempre l'annoverano , e tra gli fcrittori Perugini e noru> 
Genovefi il P. Oldoini , che degli uni , e degli altri ha ne' 
fuoi Atenei raccolto il numero , lo ripone . Ne' in queft' 
ultimo afledio fòlo ne fecer moftra $ poiché anche ne' due 
precedenti fi fègnalarono . Ed il conte Filippo Bigazzini 
fi fégnalò colla vita più degli altri nel primo ordinando nel 
teftamento agli eredi , che quotiesfacrum hellum , che__> 
fono le parole precife dell'Aleni , che nella prima centuria 
de' fuoi elogj ne favella , ìndiceretur toties fuis fumptibus 
militem cataphrablum mitterent ? quoties certam quandam 
pecunia fummam qui: peteret , Deo placituri : Morì poi 
S. S. , e la repubblica Fiorentina chiamò al fuo fbldo con 
molte , e molto onorevoli condizioni Leandro . Imperoc- 
ché lo dichiarò Generale dell'artiglieria , e colonello d' 
un reggimento , e gli eredi ne an confèrvata fin a dì noftri 
la patente, che ne' 4. di fèttembre degli anni 1529. fu 
fpedita . E' indicevole l'applaufo ch'egli ebbe nell'arrivo 
per la fama, che diluì già correva , ed indicevole altresì 
fi è la ftima , che s'acquiftò colle fortificazioni , che fece 
per difefa della città , e d'altri luoghi vicini . Ma quando 
era nel fervor maggiore di efifa gravemente ammalò ; e_ » 
fuperando la forza del male il vigore degli anni lo coftrin- 

I 2 fc 



6S DI LEANDRO S1GN0RELL1 

*5gQ fé ne' i5$o. a cedere , ed a Iafciare col Tuo morire a Firen- 
' xe un defiderio univerfale , che viver doveffe . Parlano dì 
lui il Varchi, il Pellini , il Panvinio, il Crifpolti , F 
Alefli , il Jacobilli , e l'Oldoini , e tutti con quelle lodi , 
che merita, lo rammemorano , e più degli altri il primo , 
che nel lib. x. di Tua ftoria a car. 303. così difcorre : Leo- 
nardo Signor elli da Perugia non meno ingegnofo poeta , che 
pratichiamo ingegnere , e valoroftjjtmo capitano andava ri- 
leggendo tutti i ripari , e tutte le fortificazioni fatte ^ e da 
farft con grandi Jjtma diligenza . Co fluì per la molta effi- 
cienza fua fu poco dipoi condotto per capitan generale di tut- 
te V artiglierie della repubblica Fiorentina con ampli jJìm:L~* 
autorità per un anno fermo , e un di beneplacito \ ma egli 
in capo afei mefì con grandi JJìmo danno così delle Mufe , co- 
me di Marte ne fu acerbi JJìmament e rapito , eia compagnia , 
che egli aveva fu data a Raffaello da Cortona fuo luogotenen- 
te: Né fu egli fola di fua profapia a renderfi celebre in_* 
qirell'afTedio , poiché fe la morte tolfè a lui la gloria di 
morirvi colla fpada ignuda tor non la potè ad Ottaviano 
ilio fratello , che effendo luogotenente generale di Mala- 
tefta Baglioni morì valorofamente colPinfanguinata com- 
battendo nella celebre fortita rammentata dal Varchi, 
dal Segni, e dalGiovro, che dice: Sed Malate/la nihil 
eo cafu per mot m Gatelinaporta O&avianum Signor ellum in- 
ter Perufìnos Prcefeblos nobilitate , viri ut e , facile princi- 
■pem erumpere jubet : Capitano dello ftefTo Malatefta allo 
iteffo fervigio , e nell'iiteffo attedio fu Bino lor fratello, 
poi luogotenente generale del marchefè di Montebello ni- 
pote di Paolo IV. , d'Afcanio della Corgna nella guerra di 
Siena , di Camillo Orfini ai foldo de' Veneziani , ed in 
Francia di Francefco I. , ed è rammemorato dal Varchi , 
e da alcuni de' rammemorati autori . Non cominciò però 
in quefti il fervigio militare , che rendè la lor famiglia a_j 
quella repubblica 3 perocché prima di elfi chiamò al fuo fti- 

peri 



ARCHITETTO MILITARE. 6*o 

pendio Fabbrizio,cheper parecchj anni militato già aveva 
in Francia, ed in tutte le guerre d'Italiane dichiarato fu poi 
capitan generale dal Papa ,, fìccome con altri riferiti da lui 
riferifce il Crifpolti . Suo nipote, e fratello di Leandro , d' 
Ottaviano j e di Bino fu l'altro Fabbrizio , ch'ebbe il co- 
mando di quattro compagnie di lance da Leon X. , e fer- 
vi in varie /pedizioni così fedelmente la fanta Sede , che 
intefafi la di lui morte dal facro Collegio in tempo ch'ella 
era vacante, ne fcrilTero i capi d'ordini lettere di condo- 
glienza a Ridolfo fuo padre del tenore , che originalmen- 
te rapporta il Crifpolti . Fu loro arcavolo Giovanni che 
ebbe in Roma con altri primi Signori , e baroni d'Italia 
il facro ordine Dragonico iftituito del 1432. in Aqui£ 
grana in tempo di fùa coronazione dall'imperador Sigi£ 
inondo fervilo tèmpre con fedeltà , e prima, e poi in_» 
diverfè fpedizioni da lui . E lor degno pronipote , per- 
chè di molte belle rare qualità ei pure era ornato fu final- 
mente Cammillo da me affai ben conofciuto , e fpeffo an- 
che trattato , che mancò adì 6. d'aprile nel fecondo anno 
del corrente lecolo , ed in lui oimè Tilluftre famiglia s' 
eilinfe . Ma fé egli mancò, ed in lui la famiglia s'eftin- 
fe non mancherà mai , né mai s'eftinguerà nel mondo no- 
bile la gloriofa , e grata lor rimembranza . 

DI CESARE ROSSETTI PITTORE , SCVLTORE , 
ED ARCHITETTO CIVILE, E MILITARE. 

Uò far quanto fa l'aftuta , e vile ipocrifìa 
per afcondere il reo operare degli uomi- 
ni , che la natura al male aufata fuole alla 
fine fenzachè fé ne accorga fcoprirlo . E 
faccia ancor ella quel che vuole la cieca_>, 
e maligna fortuna per abbattere , e con- 
culcar la virtù , che febbene le verrà fatto d'opprimerla 

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70 DI CESARE ROSSETTI 

non le torrà però mai queirintrinfeco pregio , che infepa- 
rabile ha feco , che pregiar non fi può , e che incompara- 
bilmente affai più vale , che onori , grandezze, argento, 
ed oro , che fon Tarmi ordinarie , onde fi ferve per mo- 
fìrar Tua potenza , e per oftentare Tue glorie. Da quefte 
1400 due Tue crude nemiche , quando circa gli anni 1490. venne 

~ al mondo fu dappoi Tempre perfeguitato il povero noftro 

Celare , e dirò come . Mifelo il Padre , che Giufeppe fi 
chiamava, e che buon amico era di Pietro in età puerile 
airefercizio della pittura fotto la di lui direzione . Dava 
il fanciullo tutti i fegni di divenire valente , e bravo , e 
colla facilità d'apprendere , e colTalTiduità dell'applicare, 
e col continuo ftare attorno al maeftro , conche quanto 
ogni altro fcolare guadagnato aveva il Tuo amore . Quindi 
ieguitando col crefeer degli anni a crefeere in abilità , e 
nel fapere crebbe poi talmente , che cominciò a dipignere 
con franchezza d'invenzione , ed a prender nome di gran 
maeftro. Scatenoffi allora la 'nvidia , ed inlìnuò il proc- 
curar Tua amicizia ad alcuni picchiapetto , graffiafanti , e 
fpigoliftri , che portan fèmpre la corona fra mano , ed an 
continuamente il timor di Dio per la bocca , e facilmente 
l'ottennero, perchè egli innocentiffìmo manifèftando tut- 
to ciò , che aveva in cuor colla lingua fi fidava liberamente 
di tutti, e molto più di etti , che li vedeva in ogni loro 
azione efemplarifilmi . Ottenuta che l'ebbero cominciaro- 
no a dirgli, ch'ei nella patria era perduto , e che nuìla__> 
avrebbe mai fatto in competenza del maeftro, editant' 
altri Tuoi condifcepoli , e gli mifero in tetta d'allontanar- 
tene , e di ftabilirfì in qualche luogo deirUmbria , o della 
Marca , ove flato fofie folo , e più gli veniife a grado , e ve 
FindufTero . Partecipò tal Tua deliberazione al padre , che 
non volendo di ciò in ninna maniera fèntir parlare cercava 
per ogni verfo di diffuaderlo ; ma per fua feiagura , nel 
tempo ftefto , che ne lo aveva difTuafo cadde in grave ma- 
le? 



PITTORE 9 SCULT. , £D ARCH. CM , £ iWJZ. 71 

le , e morì . Tornaron allora gli amici a mettergli più for- 
temente che mai il partire nell'animo , ed a partir di bel 
nuovo il difpofèro . Partito che '1 videro fecero dare al- 
cuni lavori che gli erano flati promeffi ad un pittore infe- 
riore a lui , e vi guadagnarono anche fopra . Avvenne che 
avendo poco danaro il poverino 5 e per fua maggiore fcia- 
gura poco modo da introdurr! 5 e farfi conofcere , andò gi- 
rando per le città vicine non trovò mai da lavorare , lo 
fpefe tutto , e fu affretto a tornar a Perugia male in arnefè. 
Torto corfèro i detti amici a vifìtarlo 5 e facendogli mille 
amorofè efibizioni , e finezze chiamando e' fanti da cielo 
di compatitone , ed i demonj d'inferno per lo rammarico . 
Niuno però gli diede né in tutto , né in parte il bifogne- 
vole , e trovato , che l'ebbe da altri gli ricominciarono a 
dar d'intorno per torlofì nuovamente davanti , e lo confi- 
gliarono di ricapo a partire. Ma fé non fotte fiata un altra 
difgrazia , che gli accadde laverebbero sbagliata fenza_> 
dubbio quella volta . Imperocché avendogli perfuafo il la- 
rdare affatto la pittura , e *1 darfi tutto alla fcultura , e__* 
all'architettura , abbracciò egli il partito , ma non nel 
modo, che gliel proponevano , e fi trasferì in Roma ad 
imparar l'una , e l'altra . Conofceva già egli , ed era fuo 
amico Raffaello , perchè furon condifcepoli nella feuola 
di Pietro 3 andò perciò a trovarlo , e partecipatagli fua_> 
intenzione lo pregò dell'affi ftenza . Voleva Raffaello afli- 
ftergli , e dirigerlo , ma non avrebbe voluto , che abban- 
donale Fefercizio della pittura , in cui aveva fatte tante 
fatiche , ed in cui moftrava ogni abilità , ed era in effetto 
abiliffimo . Egli però fiffo nel fuo propofito volle onnina- 
mente abbandonarlo , ficcome Pabbandonò , e nel tempo 
fteffo 5 che alle due nuove profeffioni indefeffamente ap- 
plicava fotto la direzione di lui 3 che raccomandato l'ave- 
va ad altri bravi maeftri prendeva lezion di notomia , e_j 
di geometria 5 e diventò in pochi anni nell'une a e nell'al- 
tre 



72 DI CESARE ROSSETTI 

tre pratìchiiTimo • Fecegli Raffaello fare certi diTegni , ed 
alcune flatue , e come egli aveva quella ftima , che a ognu- 
no è nota facile gli fu il farla avere anche a Cefare , e giu- 
fto allorché n'era quefti giunto all'auge , quegli morì . 
Tanto fé ne accorò , che lafciò Roma , dove probabilmen- 
te fatti avrebbe gran danari , e tornato in patria tornò la 
fortuna di bel nuovo a perfeguitarlo non per mezzo de' 
fìnti amici , perchè quantunque affai tardi , finalmente—» 
li conobbe , e non li volle più trattare , ma per altri acci- 
denti , che gl'impedirono l'adoperar lo {carpello , e l'ar- 
chitettare . Vedendofi egli così difòccupato , e non po- 
tendo ilare oziofo«fi mife a lavorar colla penna , e compofe 
alcuni trattati d'architettura civile , e militare con tali 
nuove profittevoli invenzioni particolarmente in quefta_, y 
che effendo allora tornato in Perugia Aftorre Baglioni ce- 
lebre capitano , e condottiere d'eferciti fé ne innamorò , 
e l'impegnò ad ir feco per primario ingegnere con groifo 
annuale fìipendio. Ma quando quefti volle partire , e che 
più lungamente differir non poteva la partenza quegli gra- 
vemente ammalò , e tal fu la gravezza dei male , che gli 
lafciò una lunga convalefcenza , e non potè partire . Vol- 
le allora Aftorre i trattati , e glieli pagò più affai che a_» 
pefo d'oro , e fé li portò fèco per farne prova , e li provò 
diverfe volte in diverfe occafioni , ove egli al fervigio di 
diverfi principi comandò , ed in modo tale , e con tanto 
vantaggio nell'ultima , che da quelle invenzioni nacque_j 
la memorabile, brava, e lunga difefa, ch'e'fece di Fa- 
magofta nel regno di Cipro , e la pagò colla vita . Pofcia- 
chè fu fatto barbaramente dopo che la rendè in un con al- 
tri capitani contro la fede data truciolare da Muftafa capi- 
tan generale di Selim , ed i trattati rimafero in potere de* 
Turchi . Riebbefi poi Cefàre della convalefcenza in cui la- 
feiato l'avea Aftorre j ma indi a non molto ricadde ; e__* 
tuttoché pericolofa non foffe la ricaduta non iftette più 

bene, 



PITTORE, SCULT. , ED ARCE. C1V. , E M1L. 73 

bene , e viffuto così malaticcio molt'anni con continue al- 
tre difgrazie morì prelfo a' 1550. in patria col nome d'in- I55Q 
iì^ne , e raro profeffore delle tre belle arti quando e' pure, 
fé aveiTe potuto* attendere alla milizia morto farebbe ezian- J 
dio guerrier gloriofo . Fanno di lui degni encomj l'Alefiì " 
negl'elogj , e nell'Ateneo Perugino l'Oldoini ; ed io che 
altro dir non ne poffo , perchè neppur fo , fé prendefife_^ 
mai moglie , od avelie fratelli , e nipoti finirò di farne . 

13/ ORAZIO DI PARIS ALE ANI PITTORE. 

lù eccellente lènza dubbio di Domenico 5 
del qual già parlammo fu Orazio fuo fra- 
tello , di cui deggiamo ora parlare. Ini* 
perocché fèbbene egli pure camminò per 
qualche tempo colla direzione di Pietro , 
e flette per venerazione fino alla morte dì 
lui a fiia maniera attaccato , non poco morto ch'e' fu fé ne 
diflaccò , e prefè tutto ad imitar quella di Raffaello ftu- 
diando fèmpre full'opere di quello , che egli in un col fra- 
tello aveva , come detto abbiamo nella di lui vita 3 vedu- 
to in Roma operare; e che farebbe anche tornato a tro- 
varlo , fé morto non foffe prima di Pietro . Ma morto ap- 
pena Pietro , che morì quattr'anni dopo di Raffaello andò 
immediatamente in Roma a vederne l'opere , quantunque 
alcune della feconda maniera anche in patria ve ne foifero ; 
dacché non gli era più permeilo di vederne l'autore . Re- 
fìò alla vifta del quadro della trasfigurazione di Gefucri- 
fto , che frefeo , ed intatto ancor fi confèrva a S. Pietro 
in montorio così attonito , che proruppe in alti fofpiri \ 
e poi , o che folfe allegrezza in veder l'opera prodigiosa-» 
dell'amico , o che folfe dolore in confiderar la difficoltà d' 
uguagliarlo illagrimì , né di quivi fi poteva diftaccare__> . 
Staccatofène finalmente andò a veder quelle del Valica- 
la no 3 




74 VI ORAZIO DI PARIS ALFANl 

no, ne pafsò giorno finché flette in Roma, cheol'una^ 
oFaltre non andaffe. a vedere, difegnare , e copiare; né 
altro far mai volle che queffco , comecché trovato aveffe a 
lavorare . Quindi tornato a Perugia ove circa gli anni 
1494 1404. nato era , e dove con fomma anfietà da que' citta- 
dini fi afpettava , particolarmente dagli Alfani , che a lui 
pure conceduto avevano , conforme al fratello il cogno- 
me , e che qual parto del proprio fangue per fua virtù , e 
coftume teneramente amavano gli fecero fare alcuni qua- 
dri per ornare una ftanza , ed ebbe , e da loro , e da altri 
non piccola commefsione pe' pubblici , Fecene uno nella_> 
cappella di S. Stefano in duomo , che rapprefenta S. Ba- 
ciano. Altro ne fece nella chiefa delle monache di S. Giu- 
liana, che rapprefenta la Madonna , $. Giambatifta , ed 
altri Santi . Altro ne fece in S. Domenico vecchio dentro 
il convento de' padri Domenicani , che rapprefenta alcuni 
evangelici , ed altri fanti . Crefceva frattanto di giorno 
in giorno vieppiù la di lui ftima nella patria ', e tanto , e 
così grande era il defiderio di me pitture, che ognuno 
di que' cittadini n'avrebbe volute , e foddisfar non poteva 
tuttoché fbllecito , e franco foffe alle continue richiefte » 
che gli fi facevano . Non potè però difpenfarfi dalla grand' 
opera , che gli convenne intraprendere nella chiefa di 
S. Pietro de' monaci Benedettini , ove ne' lati della porta 
maggiore in quattro quadri rapprefentò diverfi fatti di 
lui , e dell'appoftolo Paolo . Rapprefentò parimente in un 
lato della cappella Almenni in S. Fiorenzo una battaglia , 
e nell'altro un uomo armato appiè d'un crocififfo inginoc- 
chione . Ed a frefco altresì colorì il fanto nell'altare di 
S. Andrea della medefima chiefa . Molto operò anche a_> 
frefco nella cappella Oddi nella chiefa di S. Agoftino . E 
molto a frefco non meno che ad olio operò nella chiefa di 
$. Valentino in porta S. Sufanna . Ma dove lafciò le mag- 
giori memorie dell'eccellenza di fuo pennello fi fu nella-. 

chie* 



PITTORE. 75 

chiefa di S. Francesco de' Padri Conventuali, ove fi vede un 
bel quadro rapprefentante lo ipofaiiziodi S.Caterina nella 
cappella del Gonfalone. Vedonfene altri due fuori della me- 
defimaverfo l'aitar maggiore rapprefentante l'uno Ja Ma- 
donna col Bambino, S.Giovanni, S.FrancefcOjcdaltre figu- 
re,e l'altro il prefèpio. Altro fé ne vede nell'altare del cro- 
cififfo con S.Girolamo, ed altri fanti . Ed altro finalmente, 
ma fol abbozzato fi vede fotto il fèpolcro di Bartolo , che 
rapprefenta la difputa di Gesù co' dottori . £ quella credo 
che foffe l'ultim'opera , ch'e' fece , con cui febbene non_> 
finita coronò tutte l'altre , che in groffo numero mandò 
anche fuori , delle quali non pofib dar conto , perchè non 
l'ho potuto aver neppur io né dal Vafari , ne dal Cri/pol- 
ti , né dal Morelli , né da altri che le già d arne ramme- 
morate rammemorano . Paflfava egli allora^Hèffantefimo 
anno di fua età ; e poco più credo pofla eifer viffuto } per- 
chè per quello ho potuto conghietturare morì nel 1556. ed 1556* 
in lui finì la fcuola di Pietro per ciò che riguarda i Perugini " 

fcolari . In lui finì ancor la famiglia di Paris , col cui no- 
me piucchè con quel d'Orazio* fi chiamò allora , e fi chia- 
ma , e s'intende anche prefentemente , e con lui finirò io 
degli fcolari di Pietro di favellare . 

DI TEOBORA DANTI PITTRICE. 



Ome vadan errati coloro, che credono , 
e che tuttora ripetono , ed io fteffo , che 
l'ho detto , e creduto doverfi {blamente 
alle donne la fpola , il nafpo, l'ago, il fufo, 
e l'arcolajo , cel fan conofcere tanti /og- 
getti illuftri del loro fèllo , che lafciate— » 
le naturali debolezze , e le comuni vanitadi fi diedero tut- 
te agli fludj , e divennero per Tefercizio delle nobil arti , 
e delle belle lettere , e per la cognizione delle facoltà più 

K 2 fubli-. 




?6 DI TEODORA DANTI 

fublimi celebri, ed immortali. Ne Perugia invidiar dee 
per Teodora alla Grecia l'Ipparchie, alla Germania le— > 
Sandrart , all'Olanda leSeurman, alla Fiandra le Smi- 
ters , alla Francia lePatin, ed altre donne infigni , ad 
altre cittadi d'Italia . Ed è certamente non poca gloria 
di mia patria l'averla prodotta , e non minor pregio di 
mia penna il doverne fcrivere, e favellare . Nacque ella_» 
[408 preflfo agli anni 1498. fu figlia di Piervincenzio , nipote di 
-— — Giambatifta , e forella carnale di Giulio, ficcome nelle 
lor vite detto abbiamo , e diremo. Ufcita di puerizia fot- 
te la difciplina del padre , che già inlegnatole aveva a leg- 
gere , e a fcrivere , e qualche prima regola della gramati- 
ca a malincuore foffriva i continui rimproveri della madre, 
che fp effe fiate le toglieva anche i libri di mano ; perchè 
voleva , cW^td altre faccende appli caffè , e perchè da lei 
fperava da qual unica figlia in progreffo di tempo il Sollie- 
vo delle cure domeftiche . Il padre però , che la vedeva 
tutto brio, e tutto fuoco , di mente aperta , ed atta a ca- 
pire cofè eziandio alte, e difficili, e che la memoria , che 
ne è , comprefe , ch'elle fono , la teforiera parzialmente 
la favoriva , godeva in infegnarle . E non folo le fece fare 
Ilcorfo di tutta la graaiatica , ma l'iftruì nella retorica., 
e cominciò a fpiegarle anche gli elementi d'Euclide , e a_> 
darle lezron di difegno . V'erano perciò tra' genitori' fpefft 
contraili, perchè la madre voluto avrebbe, che lavorai 
fé, ed il padre voleva che ftudiaffe. Prevalfe finalmente 
il volere del padre; perchè fecondato era da quel della 
figlia, e la Madre mife l'animo in pace, efenza dir più 
parola la lafciò fare . Fece dunque Teodora in pochi anni 
kcredibil profitto , e nelle matematiche , e nelle filofofie 
non meno che nelle belle arti , e nelle lettere . E vi diven- 
ne così efperta , e maeftra , che infegnava a Pellegrino 
fuo nipote la geometria , e '1 difegno . Prefe poi tal prati- 
ca de' colori 3 . che cominciò copiati ch'ella ebbe molti qua- 
dri 



PITTRICE» 77 

dri di Pietro , e de' fuoi migliori fcolari a dipignere_j 
d'invenzione con tanta efattezza , con tanta grazia, 
e con tanto gufto , che varj variamente ne dipinfe__> ; 
ed elfendone alcuni iti anche fuori , acquiftò quel cre- 
dito, e quella fama, che non perdette giammai. Ebbe 
ibventi , e vantaggiofè occafioni di maritarli in patria^ , 
ed in altre città cofpicue , ove carteggiava co' primarj 
perfonaggi . Ma una donna dotata di tanto fpirito , ed 
ornata ài tante virtudi non volle mai foggettarfi a' mariti , 
e determinò di ftarfène in libertà col padre, che l'amò 
fvi/ceratiffimamente finché viffe ., Stette morto lui tèmpre 
col fratello , e co' nipoti , che pur teneramente l'amavano 
ièguitando fèmpre altresì adipignere, ed a fludiare , ed 
a mandar fuori per commelfione fuoi quadri particolar- 
mente a Roma, ed in Napoli, ove aveva le principali 
corrifpondenze - Stavano fpeflfo tra loro in.letterarie , e 
icienti.fiche conferenze ; e li divertivano altercando anche 
alle volte in gare virtuofè . E ficcome la profapia fu urij> 
continuo fèmenzajo d'uomini infigni , così era la cafa fen- 
za altro uopo di /oggetti ftranieri una- non interotta acca- 
demia di letterati . Vedevano* di quando in quando di fua 
penna u-fcire leggiadri , fpiritofì , e faporiti componimenti 
poetici , e flava d'intorno ad un comento d'Euclide , ed a 
un trattatoci pittura , che fé li compierle , o no , e dove 
compiuti , od" imperfetti che fé li lafciaffe , andalfero do» 
po che morì a me non è noto . E' ben probabile , che alla 
morte di Giulio fuo fratello , a. cui come fuo erede rimafe- 
ro, fé li prendeffe poi Ignazio, che ereditò gli fcritti , 
ed i libri lafciategli dal medefimo Giulio fuo padre . So 
che in fin di fuo vivere , ed un anno , o poco più prima di 
morire fi rendette per varie malattìe inabile ad operare ; e 
fo ancora , che per conto dell'anzidetto trattato , e della 
profefiìone ebbe varj altri travagli, che l'inquietarono. 
Né bafta il ben fare ,, e'1 buon collume j nèfuffieienti fono 

le 



7 * DI TEODORA DANTI 

Je virtù, e tutte le buone qualità perfonali per incontrar 
bene generalmente con tutti . Imperocché gli invidiosi , i 
detrattori , i maligni , e gli altri malfaccene , che Iddio 
permette , che vivano , o perchè alla perfine s'ammendi- 
110, o perchè maggiormente per mezzo loro fi perfezionino 
i buoni fpeffiflìmo li tribolano , li calunniano , ed in iftra- 
ni divedi modi gl'inquietano . E così è , e farà fino al 
finire del mondo , ove troppo mofìra aver mente dura chi 
non fa comprendere , che trovar non fi polla mai un uom 
dabbene fenza qualche cattivo , che lo perfeguiti . Gli 
anni dunque, le malattie, le afflizioni ridotta aveano Teo- 
dora in iftato da non poter vivere ; ed ella coftantifsima , 
€ tutta rimeffa nella volontà divina andava tirando innanzi 
quegli ultimi giorni , che le reftavano in continui atti di 
virtù , e di divozione , ficcome fatto aveva tèmpre per lo 
paffato , perchè fu fèmpre pura , e candida , di coftume , 
ed in cotal guifa applicata trafficava , e metteva a guada- 
gno gl'ineftimabili talenti avuti da quel celefie , e benigno 
padre di famiglia, che con tanta pietà , e mifericordia_» 
fòffre , e compaffiona le trafcuraggini , e le mancanze del- 
le umane amminiftrazioni . Ed in così profittevole impie- 
go occupata la rinvenne la morte , allorché la chiamò cir- 
1573 ca gli anni 1573. a render conto della fua . Morì dunque 

Teodora , e varj variamente onorarono , e con orazioni 

funebri, e con ionetti, e con canzoni fuefontuofe e/è- 
quie; ed Ottavi/) Lancellotti fa di lei ne 5 Tuoi manufcritti , 
che fi confervano nella pubblica libreria della patria de- 
gnifllma commemorazione . Degnifsima altresì ne fa in_ 
più d'un luogo dell'Ateneo Perugino l'Oldoini , e negli 
elogj l'Alerti citato da lui . Né io perchè Ignazio iuo ni- 
pote cotanto da lei amato, e beneficato non ne abbia fatta 
la dovuta menzione nell'epitaffio, che nella vita di Vincen- 
zo riferirò, dacché ed avolo , e padre , e fratelli vi ha no- 
minati . Ma fé in ciò mancò fuo nipote , è pur alla fine ve- 
nuto 



PITTRICE 



79 



mito un fùo concittadino, che ne ha, quantunque non 
molto diffufamente per difetto di notizie, più d'ogni al- 
tro però , favellato .. E fé e' nomi de' fuoi confanguinei 
/colpiti furono nelle lapidi , reitera a perpetua memoria 
in quelle carte colle gloriofe fue azioni fcritto il fuo . E 
con nuovo modo di fare epitaffi fenza punto invidiare i 
marmi , diranno immortalmente a' pofteri : 
Beco V anima dì Teodora * 



DI GALEAZZO A LESSI ARCHITETTO CIVILE , 
E MILITARE. 




Oco dirò qui di quello infigne architetto , 
benché molto dovrei dire , fé moltiffimo 
non ne avelli detto nel primo volume del- 
le vite de' pittori , fcultori , ed architet- 
ti moderni da me già fcritte , alle quali 
io rimetterò il lettore per non aver genio. 



e per parermi di non convenire , quantunque lo veda pra- 
ticare da altri , il ripetere da uno fcrittore ora in un'ope- 
ra ora in un altra , le medefime cofe. Proccurerò nondime- 
no in quel modo , che più breve per me fi potrà anche qui 
dell'effenziale di foddisfarlo ; e dirò primieramente che_> 
egli nacque negli anni 1500. che fece i primi fuoi ftudj co- 1500 
sì nell'architettura, come nel difegno fotto la difciplina 
di Giambatifta Caporali in Perugia , e che da lui partitoli 
per andare a Roma flrinfe forte amicizia con Michelagno- 
ìo , lo prelè per maeftro , ed ebbe dal medefimo de' grani 
lumi. Tornò in patria col cardinal Parifani in tempo,, 
che da Paolo III. vi fi faceva fabbricar la fortezza, e di 
fuo ordine affiftè al compimento , e vi fabbricò le ftanze 
pel Cartellano . Sovrantefe alla fabbrica del monaftero di 
S.Pietro; e fece coftruir la facciata della chiefa della_> 
Madonna del Popolo . Fu poi chiamato a Genova , ove 

co- 



So DI GALEAZZO ALASSI ARCH. CIV. , E M1L. 

così dentro , come fuori fece per que' cavalieri erger 
fabbriche niaravigliofè . Andò a Bologna , andò a Ferra- 
ra , andò a Milano, ed in tutte tre fu variamente impiega- 
to , ma più affai nell'ultima . Imperocché fece fabbricare 
il bel palazzo del duca di Terranuova , la chiefa di S. Vit- 
tore , ed altre fabbriche . Spedillo per fuoi particolari af- 
fari alla corte di Torino il duca , e li maneggiò con tutta 
fua foddisfazione deliramente . Lafciò prima di partire al- 
cuni difegni a quel Sovrano , e n'ebbe groffi premj . Tor- 
nato a Milano fi portò d'ordine del Redi Spagna a Ma- 
drid , e fi coftruirono con fua direzione parecchie fabbri- 
che . Stettevi alcuni anni , e quindi ritornato in Italia s' 
incamminò fubito verfo la patria , ove arrivato fu afcritto 
nel nobil colleggio della Mercanzia , e fpedito dal magi- 
ftrato de' Dieci in qualità d'Inviato per urgenti affari a Pio 
V., che gentilmente l'accolfè. Ebbe di bel nuovo ordine 
dal Re di Spagna d'andare alla corte per la fabbrica deir 
Efcuriale , ma mentrecchè s'accigneva alla partenza, e che 
compiuto avea il comento , che flava facendo a Vitruvio 
fòrprefo da grave male pafsò nell'ultimo giorno di decem- 
157% bre dell' anno 1572. a miglior vita. Furongli fatte fùn- 
" " ttiofiflìme efequie nella chiefa di S. Fiorenzo , ove recitò 
elegante orazion funebre Orazio Cardaneti , ed in una fe- 
poltura di fua cafa ripofàn le ceneri . Molti infìgni fogget- 
ti in lettere , in ifcienze , in armi, e infamità vennero 
da quefta famiglia , ed io nelle nominate vite de' pittori 
moderni ne indicai alcuni , ed a quelle col terminar quefta 
rimetto novamente il lettore * 



DI 



8l 



DI GIULIO DANTI ARCHITETTO CIVILE . 

On molto dir deggio neppur di quefto bra^ 
vo profefibre ; perchè di lui ancora , co- 
me dell'Aleffi , molto dilli nel mentovato 
primo volume delle vite de' pittori moder- 
ni , a cui rimettendo il lettore gliene farò 
qui un piccol compendio . Del 1500. egli 
labiata 9 dopo aver fatti gli ftudj neceffarj , la 




1500 



nacque ; 

patria andò a trovare in Roma Antonio da S. Gallo 3 /otto 
la cui direzione atteie per molti anni all'architettura, e vi 
fece tali progredì , che fu richiamato per la coitruzione 
d'alcune fabbriche, che far fi dovevano , in patria. Lo 
dichiarò fuo architetto il magiftratode' Dieci , e gli ordi- 
nò che riftorar facefìfe le mura della città , che ftavano in 
alcuni luoghi per cadere , ed in altri eran cadute . Co- 
itruì , e riftorò altre fabbriche , e fu chiamato ad afiiftere 
in un colFanzidetto MefìTi a quella del tempio della Ma- 
donna degli angeli , che nove miglia lontano della città 
col diségno del Vignola fi coftruiva , e fu da loro ridotto 
a miglior forma . Fece per la chiefà di S. Francefco d'AA 
fifi un maravigliofo ciborio di rame , ed un bellitfìmo va- 
iò di metallo pel batiftero della cattedral di Perugia . \ 
Volle il Duca Pierluigi Farnefè condurlo fèco a Parma j 
ma ricusò d'andarvi 3 s'impiegò bensì per lui in diverfe_> 
opere , e coniò le prime monete , chV fece battere in Pia- 
cenza . Servì in diverte altre il cardinal Grimani , il Gran- 
duca Cofimo, e lo frefTo Paolo III. Fu bravo intagliato- 
re , fonditore , gittatore , e tirator di metallo . Ebbe 
gran cognizione di molte Scienze, e particolarmente del- 
la matematica . ScrifTe un trattato dell'alluvione 5 ed un al- 
tro degli ornamenti dell'architettura . E finalmente ag- 
gravato dagli anni ne' 1575. morì in patria non guari dopo 1575 
di Teodora fùa forella, e fu fepolto nella cappella della cafa 

L aS. 



Zi DI GIULIO DANTI ARCHITETTO C1V. 

a S. Domenico, ove gli furon fatte (blenni effequie . Parlari 
con diftinzione di lui il Lancellotti, ilCrifpolti , il Jacobil- 
li , e TAleffi allegato dalPOldoini . Lafciò tre figli Vincen- 
zio, Pellegrino , che fi chiamò poi Ignazio , e Girolamo , 
che nacquero di Biancofiore Alberti Tua moglie . E perchè 
tutti e tre nelle belle arti fi fègnalarono , di tuttettre par- 
lato abbiamo nel nominato primo volume de' pittori mo- 
derni , e più diffufàmente nelle Ior vite a parte a parte in 
quefìo ne parlaremo . 

DI MARIANO DI EUSTERIO PITTORE. 

Acciano pur quanto fanno co' pennelli i 
pittori per perpetuare ne' muri , nelle ta- 
vole , e nelle tele il nome loro , che non.» 
vi giugneranno mai fenza 1' ajuto degli 
fcrittori , che colle penne ne regiltrino 1* 
opere nelle carte. Eppur le carte fon più 
fragili de' muri , delle tavole , e delle tele , e duran più 
di loro . E pur le carte , che 1 fuoco con una favilla con- 
fuma , che l'acqua ammolli/ce in uno fpruzzo , e che'l ven- 
to fcherzandovi ditfìpa , e difperde in un foffio della vora- 
cità del tempo non temono , né an paura degli anni . 
Muojono gli animali d'ogni fpezie , muojon le piante d' 
ogni genere , muojon le città , muojono e' regni , e le_j 
carte fino alla fine del mondo vivranno. Chi rammente- 
rebbe più il nome di Zeufi, di Parrafio , d'Apelle , e di 
Protogene, frammentati non gli aveffero gli fcrittori ? 
Dove fono le pareti da elfi dipinte , dove i legni coloriti , 
dove i quadri ch'an fatti ? Quali fon l'opere de' Romani 
pittori antichi , quali de' Greci moderni , quali oggimai 
diCimabue, e di Giotto ? Che farà forfè tra non molto 
delle tante pitture, che al prefente vagamente adornano 
lefale, l'anticamere, le gallerie, i gabinetti de' più va- 
iti, 




DI MARIANO DI EUSTER10 PITTORE. Sj 

fti, e fìgnorili palagj , e de' tempj più venerandi , e fu- 
perbi ? Che è (lato delle tue Mariano ? E che farebbe di 
quella fola che ci è rimalta fé '1 Morelli nelle notizie delle 
pitture 5 e fculture di Perugia , e la debole penna mia in 
quefti fogli non la nominaffero ? Nacque egli circa gli 
anni 1500. 3 e da chi imparaffe a dipignere a me non è no- i5oa 
to né noti mi /ònoifuoi dipinti , quantunque non ignori 
che in molti luoghi d'Italia dipignelfe . Un fòlo però indi- 
:ar ne poffo al lettore, e dalla vaghezza di quello fi potrà 
imprendere che foffero gli altri , che non fi fa ove fieri 
iti . Vedefi egli nella cappella della Nunziata in S. Dome- 
nico di Perugia , e rapprefènta la Vergine fantiffima_. , 
S.Lorenzo, ed altri fanti. Ned altro adir mireftadi 
.]uefto valente foggetto, che morì preflb agli anni 1570. 1570 

? fi fuppone fepolto a S. Francefco , ma in que' libri non 

fi trova tal notizia. 

DI N. N. CELEBRE INTAGLIATORE. 

Ardi d'alcuni : ed'altri non mai anno i Pe- 
rugini regiftrati i nomi , e l'opere de' lo- 
ro artefici nelle carte . Ed io che flato fo- 
no il primo , che ho procurato d'unirli 
con ifcriverne le vite fo quanto ho penato 
per trar le notizie dagli altri fcrittori, e di 
tutti non m'è non dimeno riufcito . Imperocché gli ftra- 
nieri , cui poco alle volte premono le glorie , cbe non fon 
proprie favellato ne anno per lo più per incidenza , e alla 
sfuggita , e tanto negligentemente alcuni , che ne indica- 
ron la patria , e tacquero il nome . Così trovo che fece il 
Vafari nella parte terza del tomo fecondo delle fue vife__> 
ftampate in Bologna acar. gì 2. ove parlando dell'archi- 
tetto Labacco nella fèguente forma l'opere di quefio mio 
concittadino rammemora Parimente Antonio Labacco ha 
mandata fuori con bella maniera tutte le co/e di Roma anti- 

L 2 che 7 




84 DI N.N. CELEBRE INTAGLIATORE ".' 

che 3 ? notabili colle loro mifure fatte con intaglio fittile , 

e molto ben condotto da Perugino : Peggio di lui ha 

fattolo fteflfq Labacco , che occultar non dovea mai il no- 
me dell'intagliatore ancorché intagliato nonl'avefle ne' ra- 
mi . Furon quelli pofeia venduti a Giambatifta de' Roflfì , 
e fono prefentemente in poter degli eredi, ma nulla vi fi ve- 
de che dar ne poflfa notizia . Ed io , cui molto premeva il 
rinvenirlo , acciochè non reftaffe occulto , e ne periflfe in sì 
fatta guifi la memoria ne ho più volte parlato a' medefimi 
eredi , ed a' Tuoi lavoranti più vecchi , e tuttocchè pro- 
mettevi al Francefchini più informato , e capace degli al- 
tri un buon regalo non l'ho mai potuto fapere , perchè né 
pur effi lo fanno . Ho anche parlato a' più vecchi , ed eru- 
diti antiquarj, e conofeitori delle maniere degl'intagli 
per averne qualche lume , dacché altre opere avrà fenza 
dubbio intagliate quello bravo , ed efperto profeflfore y 
ma tutto è. flato vano , e buttato , perchè niente ho fapu- 
to . Si può ben dare , che in quelle vi fia impreffo , e che 
per la fimiglianza , e confronto della maniera venga quan- 
do che fia in quelle alla luce y ed altri faccia ciò che non ho 
fàputo far io-. Milèra condizion di mia patria, cui non 
mancarono in alcun tempo mai uomin di vaglia y ma quali 
fempre la diligenza degli fcrittori , che non ne an , come fi 
doveva , favellato ? Nacque egli fenza dubbio predo agli 

1500 anni 1500. perchè per quel che ho potuto conghietturare 
così dall'età del Labacco , e del Vafari , come dal tempo, 
in cui lì (lampo l'opera , che fu del 1559. che quando ei 1* 
intagliò non poteva eifer giovine , per vedervifi gran_> 
pratica , e maeftrevol franchezza , e convien credere, 
che foife l'ultima , perchè avendone intagliati i rami per- 
meifo non avrebbe , che fenza il fuo nome fi foffero pub- 
blicate le (lampe , fé foife (lato vivo, e non gli fo(fe (ò- 
praggiunta la morte , che mi figuro feguiffe circa gli anzi- 

155^ detti anni 1550.3 che è tutto ciò 3 che diluì poifo dire « 

DI 



$5 



DI GIROLAMO BICA Z ZINI 
ARCHITETTO CIVILE. 




Oichè fénno canuto in fanciullefca etadc 
moftrò fempre diftintamente il noftro Gi- 
rolamo 5 i maeftri prima , pofcia i geni- 
tori , i parenti , gli amici , e tutta la_> 
città lo chiamarono il Vecchietto . E 
perchè nel crefcer dell'età crefceva finì- 
Turatamente in iaviezza , e poco nella ftatura , il nome , 
che s'acquiftò da fanciullo l'ebbe fuffeguentemente nell' 
adolefcenza , nella gioventù , nella virilità , e nella vec- 
chi a ja . Né quefto fu il fuo maggior pregio , concioflìe- 
chè giunto cogli ftudj continui , e colla fublimità naturale 
dell'intelletto a quelle cognizioni , che nel profeguimento 
del racconto farò vedere niuna minima ftima concepì mai 
di fé , e tutto umiltà andava fbvente con Socrate repli- 
cando , che nient'altro fapeva , che di non fapere . A So.- 
crate certamente potrebbe agguagliai , ficcome alcuni 
fcrittori meritamente vel agguagliarono , ed io altresì 
vel voglio agguagliare . Ma mi tento quafì di mano ca- 
der la penna 5 e fofpefò arreftare di Cu la carta! Impe- 
rocché fovvenendomi , che la vita di Socrate fi fcrifife da 
Platone fon in un punto combattuto da diverfi penfieri ; e 
non fo di vero a quale appigliarmi > Dicemi l'uno , che 
l'uguaglianza , quanto al (oggetto , di cui fcriver fi dee , 
cammina , e che deggio farla : l'altro mi dice che l'ugua- 
glianza, per la difparità di chi ne fcrive , non regge , e 
che devo tralafciarla . Pure confiderando , che anche__> 
gli uomini grandi anno avuti delle lor gefte mediocri fcrit- 
tori , e che fé di molti -, e molto grandi fcritto non avef- 
fero e' piccoli , di pochi ne rimarrebbe la memoria , io 
quantunque Platone, che fcriffe quella, non fìa , ripi- 
glio lena , e credo mi farà lecito lo fcriver quefta tanto 

più 



Z6 DI GIROLAMO BIG AZZINI 

più che lafciando ad ingegni più alti , ed eruditi del mio 
sì fatti paragoni forfè più confacevoli a cattedre , che ad 
iftorie mi conterrò ne' puri limiti di nudo , e femplice__» 
narratore , e farà mia fortuna il dovere fcrivere di cava- 
lier così degno, e fua fventura , dacché Platone non c'è, di 
1501 non avere avuto fcrittore migliore. Nel primo anno del fe- 
— — " dicefimo fecolo da Bernardina Baglioni , che maritata era 
a Francefco Bigazzini venne egli ad aprire a quefta noftra 
luce per far maggiormente rifplender quello , la Tua , e 
leggeva , e fcriveva , e cominciava ad imparar la lingua 
latina nel quarto . Fecevi tanto profitto , che /piegando 
competentemente ogni libro fi diede alla greca , ed agli 
elementi d'Euclide nell'ottavo . E fatto il corfo di quelli, 
ed apprefa anche facilmente quella andò in traccia de' 
fiftemi filofofici più aftrufi , e s'internò nelle meditazioni 
matematiche più difficili , e nell'offervazioni astronomi- 
che più ricondite . Quindi parendogli che '1 tempo gli 
avanzale , e che con tutti quefti ftudj anche ad altri po- 
tente applicare, quello dell architettura intraprefè , tdì 
tal genio, e con tanto gufto, che in breve divenne bra- 
vo , e pratico profeiTore . Già faceva continuamente di- 
fegni anche per fuori di patria per fabbriche cofpicue , e 
dentro alle più nobili fbprantendeva , ne v'era perfona_» 
fcienziata in provincia, e in que' dintorni , che non vo- 
leflfe conofcerlo, e trattar feco. Egli però tuttoché nel 
fiore degli anni faceffe figura di provetto , e che, come 
ho fopra accennato , tutti lo chiamaffero fin da fanciullo 
il vecchietto , niuna opinion vantaggiofa aveva di fe_ > , 
e comprender non fàpeva , donde nafceflfe tale applaufo . 
Né ciò affettatamente faceva , conforme far fi fuole talora 
da alcuni , che tutto vi ftempran l'animo nel fèntirli trop- 
po abbiettamente delle cofe loro ragionare , e ftar non li 
può in^erun modo al fracidume di lor parole , ma con__> 
Superiorità di/involta > e naturale , come fanno d'ordi- 
nario 



ARCHITETTO CIVILE. ( Zj 

narfo coloro, che fanno, e di verità conofcono di non 
fapere . Corfa frattanto anche in paefi remoti , e lon- 
tani , e nelle corti maggiori la fama di fuo valore , non 
giugneva mai la porta , che non ricevere parecchie lette-» 
re di personaggi primarj , e che ricercato non foffe da chi 
di fcioglimenti di matematici problemi , da chi di quefiti 
aritmetici , da chi di figure aftrologiche , e da chi di dife- 
gni di fabbriche . Ed egli generofamente Sènza badare ad 
alcun intereffe, od incomodo ad ognun diefll Soddisfaceva 
Sèmpre indefeffo nell'applicazione , ed alla fatica . Ned il 
genio,, che aveva alla campagna, e alla Solitudine , ed 
al fuo {ignorile , ed antico feudo di Coccorano Io disto- 
glievano dagli Studj , anzi allora con forza maggiore— 9 , 
perchè da brighe minori Sturbato indefeffamente , e con 
tutta quiete vi applicava . Ivi fu che più d'una volta anda- 
rono a vifitarlo i primi architetti, matematici, aftroni- 
mi , ed aftrologhi d'Europa , e più degli altri il Gaurico , 
ed il Cardano . Giunto con tal aura , e grido alla virilità, 
efalito al pontificai trono Paolo III. , che pure d'alcune 
dell'anzidette Scienze aSfaiSfimo Sì dilettava Io chiamò con 
grandi affegnamenti , e con promeffe di maggiori a Ro- 
ma . Egli però che più aSfai di quelli , i Suoi Studj , la fua 
libertà , e la Sua quiete Mimava con bella maniera Sé ne Scu- 
sò , e Sì difpensò d'andarvi . Meifofi poScia mano al For- 
te , che S. S. risòluto avea di far fabbricare in Perugia , 
colà Sì portò di perfòna , più credo , pel defiderio che—» 
aveva di trattare con lui , che divedere la fabbrica: ed 
in tutto il tempo , che vi dimorò lo volle Sèmpre feco , e 
non ifdegnò di prendervi lezione di matematica , ed' 
astrologia . Onde , fé prima , che '1 trattaffe ebbe gran 
voglia di trattarvi gliene venne poScia maggiore ; e forfè 
per quefla cagione-^ partitone allora , altre volte vi ritor- 
nò , e finché ville carteggiò Sempre Seco in varj modi di- 
stinguendolo, ed onorandolo. E non fu il folo fovrano , 

che 



88 DI GIROLAMO BIGAZ ZINI 

che bramafle averlo all'attuai fuo fervigio ; concioffiechè 
a queRo varie volte l'invitarono , e Francesco I. , e Carlo 
V. , che del 1536- quando partito da Napoli , in Roma 
fi trasferì , e tredici giorni vi dimorò molte , e molto 
onorevoli condizioni gli fece offerire per tirarvclo . Mol- 
te , e molto onorevoli gliene efibirono anche i fucceffori 
di Paolo : ma Tempre bellamente , e colla Tua invidiabile 
umiltà le ricusò, e febbene v'ebbe con tutti particolar 
fervitù, avervi non volle mai l'attuale. Stando incotal 
guifa lontano da quefta , che partorir ordinariamente mo- 
le pericoli , foggezione , e difprezzo, godeva tranquil- 
lamente tra gli agi di cafà , e l'amor della patria la ftima , 
l'onore , e'I rifpetto che quella confenice a chi far ne fà_» 
convenevol ufo . Diedefi in tanto piucchèmai alla fòlitu- 
dine , e feguitò più fpeffo ad andare per maggiormente—» 
goderla a Coccorano , dove continuamente , e di giorno, 
e di notte a' fùoi ftudj applicava , e fi divertiva fòlo colo 
qualche fabbrica , che nel feudo faceva fare , ed in affifte- 
re ad alcuni intendenti artieri , che quafi di continuo pref- 
fo di fé riteneva a lavorare gli frumenti matematici , e le 
macchine, che inventava . Ma giunto finalmente con falute 
alla vecchiaja non guari prima,che fòpraggrugneffe la mor- 
i57 2 te, la perde, e negli anni 1572. perde anche la vita . Molti 
/oggetti di gran valore in arme non meno , che in fantità , 
ed in lettere , e prima , e dopo di lui ufeiti fono di fua il- 
luftre, ed antica profapia, e tanto antica , che da lei di- 
{cefe quel Rinaldo , che fòtto il comando d'Odoardo Re 
d'Inghilterra militò coraggiofamente contro gl'infedeli 
nell'Afta , e meritò quegli onori , che S. M. diftinta- 
mente fece a lui , edallacafà, eeheregiftrati fono neli' 
antiche memorie della pubblica cancelleria della patria . 
Di lei venne l'altro Rinaldo , che non minor valore mo- 
ftrò del primo nel 1099. fèguitando Goffredo Buglioni 
nell'imprefà di Gerufalemme , e non minori onori ne ri- 
portò. 



ARCHITETTO CIVILE.- S 9 

portò ~. Di lei ufcì Guelfo Tuo figlio , che fatto Generale 
dalla Conteffa Matilde fugò , e disfece colle fquadre_j 
Umbre , e Toftane quelle d'Arrigo IV. Imperadore , e 
coirajuto delle Romane quelle d'Arrigo V. quando en- 
tro Roma teneva prigionieri. i cardinali , e '1 pontefi- 
ce . Di lei nacque il beato Paolino , che molti miraco- 
li fece , e moltiifimo operò nella religion Silveftrina_> 5 
di cui portava l'abito , ed in cui del 1270. due anni dopo 
del beato Silveftro fondatore della medefima morì , e per 
cui non meno operarono i fuoi congiunti nella fabbrica del 
moniftero di S. Marco del Sambuco , che l'anzidetto bea- 
to Silveftro fondò nel territorio di Coccorano , della cui 
nobiltà , e magnificenza non parlo ; perche parlano ancor 
leveftigie, che vi rimafèro . Di lei fu Jacopo, che amò 
tanto la patria , che non contento d'averla colle proprie 
forze , e con quelle de' fuoi vaifalli ajutata nelle guerre—» 
del 1296. molle al di lei ajuto Gentile Varrani duca di 
Camerino fùo fuocero . Ed egli fu che molto prima più 
d'una volta ricevè in Coccorano , ed in Caprignone_5 
S. Francesco d'Affili Tuo amiciifimo , che tra gli altri mi- 
racoli vi fece quello dell'aver lafciata l'impronta del gi- 
nocchio nella pietra, dove chinato s'era per bere alla fon- 
te, ch'è anch'oggi in fomma venerazione per la fallite, che 
rendono agli infermi l'acque , che da loro fon bevute . Ed 
egli , od altri ftretti congiunti fuoi furono che fecero per 
i di lui Religiofi fabbricare il convento di S. Maria di Pi- 
fcina. Suo figlio era Filippo che avendo avuto del 1304. 
dal magiftrato de' Dieci , il titolo di Gonfaloniere riten- 
ne del 1305. piucchè potè i cardinali in Perugia allorché 
ufciti di conclave per l'elezion di Clemente V. fé ne vole- 
vano andare , come poi v'andarono , a trovarlo in Fran- 
cia. Riconciliò in patria le fazioni de' Guelfi , e Ghibel- 
lini , e disfece gli Spoletini , che co' Ternani, ed altri 
collegati parteggiani degli ultimi , moffi s'erano a danno 

M de' 



5?o DI GIROLAMO BIGAZZIN1 

de' Folignati. Andò del igro. chiamato dal Re d'Unghe- 
ria con onorevoliflTuna condotta a militare al Tuo fervigio \ 
e tornato refittè alle forze d'Arrigo VII. Imperadore 5 che 
minacciava il territorio Perugino di ferro, e fuoco , e_-» 
s'unì del ig 12. col Re di Napoli , e co' Fiorentini contro 
di lui . E quindi carico d'onori , di merito, e di gloria 
ito del 1325. al foccorfo di Rodi , che attediato era da' 
Turchi vi morì, e con queft'ultima gloriofiflTima azione 
coronò, conforme più diftintamente nella vita di Lean- 
dro Signorelli fi è detto , tutte l'altre . Suo nipote era_* 
Buonconte che dal governo di Todi al fuo lo chiamò la re- 
pubblica di Pila , quando Lodovico di Baviera venuto del 
1326. in Italia gagliardamente la moleftava , e fi portò 
così bene , che Giovanni XXII. lodò più volte per lettere 
icrittele la. fua fiiviezza , cottanza , fedeltà, e provvi- 
denza . Narratili molti (Ti ine opere pie fatte in diverfi tem- 
pi da lui, e tra l'altre quella dell'aver contribuito alla_* 
maggior parte delle fpefè , che. fi fecero nella fabbrica del 
monaftero di Sa.flfòvivo nel territorio di Foligno quando il 
di lui figlio Filippo dovea efTerne aLate , e quelle che con- 
tribuir non potè in vita ordinò che. fi contribuilTero dagli 
eredi dopo, morte .. Suo pronipote, era Ugolino che induf- 
fe Bonifazio IX. a vendicar il tradimento fatto fòtto la di 
lui parola dalla plebe Perugina alla nobiltà nella ftrage del 
*ì9ì' y e ^ egli condiuTe in un con Broglia altro celebre* 
capitano l'efercito .. Suo pronipote era pur Giano capi- 
tano affai rinomato , che accolfe. Tarmata eccle fi attica , 
e la mantenne per quattordici giorni di vettovaglie nel 
territorio di Coccorano allorché Paolo III. la fpediva_> 
contro il duca d'Urbino per le differenze del cartello di 
Valfabbrica, ed egli fteffo v'andò con alcune proprie com- 
pagnie di rinfòrzo . E degno fuo pronipote , e del nottro 
Girolamo fu l'altro Girolamo famofb per le moltiffime co- 
gnizioni, che aveva delle belle lettere non meno 3 che_j 

delle. 



ARCHITETTO CIVILE* yi 

delle filofbfie , delle materie legali , e dell'antichità , e 
che la/ciò tante , e tanto preziofe memorie di Tuo raro in- 
gegno co' favj Tuoi fcritti . Vedonfi in un volume i confi- 
gli legali : In altro un poema fopra la patria di Proper- 
zio 5 in cui rigettando tutte l'opinioni contrarie fa dimo- 
ftrativamente vedere , che è Perugino : In altro la tradu- 
zione in verfi fciolti della poetica d'Orazio ■. Vedefi l'eru- 
dito , e dotto poema della famiglia Colonna intitolato la_» 
Colonneide . Si vedono alcune centurie di colè apparte- 
nenti alla patria 5 e varj paradoffi , e conclufioni morali 
contro gli errori popolari non conofciuti . Ed altre—» 
operette fi vedono di molte famiglie Perugine 3 e dì non 
poche altre co/è j che nella lunga fua età d'ottantatre an- 
ni , in cui ne' 1658. mancò , potè comporre, e mettere in 
luce . Altri /oggetti di non ordinario valore trovo 5 che 
difcendeffero da quefta cafa , delle cui azioni 3 e nomi 
non effendofi fatta menzione alcuna dal Pellini 3 dal dat- 
ti 3 dall'Aleffi, dal Crifpolti , daljacobilli ? dall'Oldoi- 
ni 3 e dal Tezi , dall'opere imprefle de' quali <> e da altre 
manofcritte tratte fi fono le prefènti notizie nolla poffo far 
neppur io ♦ Aggiugnerò dunque folo che ultimamente-, 
e negli anni 1715*. addì io. tPagolto in cui morì inRoma_j 
Rinaldo , ed a S. Francefco di Paola ai monti fi Seppellì ^ 
la linea mafcolina s'eftinfe vivendo Solamente della femmi- 
nina Terefa, che maritatali a Coftantino Ranieri conte 
di Civifella degniamo , e per la pratica del mondo , e_3 
per la letteratura , e per la faviezza , e per tant'altre fue 
fingolari , e nobili qualità cavallerefche 5 da rammentarli, 
ha co' figli mantenuta viva fua dipendenza in altra antica 2 
ecoipicua. 



M 2 DI 



$2 




DI GIULIO CAPORALI PITTORE, 
ED ARCHITETTO CIVILE, 

A Giambatifta Tuo padre , che pittore era 
ed architetto, fìccome nella di lui vita 
dicemmo , ebbe Giulio in tenera età* 
dacché circa gli anni 1510. nato era dell* 
una , e dell'altra protèsone i precetti. Né 
/blamente quefte due Giulio dal padre—» 
imparò ; ma /òtto Tua ditèiplina divenne anche bravo 9 ed 
efperto aritmetico , e matematico . £' ben però vero y 
che egli pure coire/èmpio del padre nel crefcer degli anni 
iafciò quafi affatto la pittura, e tutto all'architettura fi 
diede . Ma io in niuna delle due , quantunque e' venga_> 
dal Vafàri nella vita di Pietro nominato , e che tèritto ab- 
biati di lui il Baldinucci , ed il Crifpolti y no potuto rin- 
venir la minim'opera da poterla qui rammentare. Né ho 
mancato di far efatte diligenze in Perugia , ed altrove per 
averne , o da 1 manutèritti d'autori , che altre fimili ne an 
rammentate, o da tradizioni di perfòne erudite, oda' 
conofcitori delle maniere antiche , ma tutto in vano , per- 
chè niente drfuo ho mai ritrovato» E' per altro certiifi- 
mo , ch'ei molto operò , e vivente il padre , che lo con- 
duceva quafi tèmpre in fua compagnia adoperare , e morto 
lui , che da tè folo convien per neceffità credere , che ope- 
raffe ; perchè altrimente niuno de' fuddetti fcrittori ne_ > 
avrebbe favellato . Né gli artefici acquiflar poffono il no- 
me tènza l'opere , fìccome Pacquiftan talora i profelfori 
delle lettere , e delle fcienzie coll'impofture , e colle—* 
chiacchiere ficcando da per tutto carote , inoltrando luc- 
ciole per lanterne , e vendendo picchj per pappagalli . 
E perchè non fanno mai fiir cofa alcuna , le fatte dagli al- 
tri tèmpre tengono a findacato . Finir dovrò dunque la vi- 
ta dì quello valentuomo 3 e dar non potrò altre notizie dì 

lui j. 



DI GIULIO CAPORALI P1T. ED ARCE. C1V. 05 

lui , che le già date , e della morte che fèguì intorno agli 
anni 1580. , ma non finirò di darle di Tua profapia , poiché 15S0 
ne ufcirono famofì dottori , e letterati . Tra quelli fu il ce- ~ 
lebre , graziofò , e faceto poeta Cefare fuo fratello cug'i-» 
no 5 che per la ma /àviezza, e virtù ebbe dal cardi naie—» 
Acquaviva il governo della città d'Atri nel regno di Napo- 
li , e meritò la grazia d'altri perfònaggi , e porporati , che 
molto lo fecero /piccare , e rifplendere . Il cardinal della 
Corgna però , ed Afèanio fuo fratello furono i fuoi princi- 
pali Mecenati, ed egli paflava a Caftiglion del lago loro 
feudo anche dopo la morte loro la maggior parte dell'ani 
no 3 ed in quel bel palazzo, etra quelle vaghe dilizie , 
donde traeva tutto '1 piacere finì nel 1601. di prenderlo. 
Fecerglifì col concorfo di molta gente anche de' luoghi 
circonvicini folenni efèquie , ed in S. Maria delle Grazie 
fu fepolto . Vedonfi di quefto infigne poeta , che fu anche 
bravo giurifta , e filofòfo varie opere alle ftampe , e fono 
la vita , e gli orti di Mecenate , gli avvilì , la corte, il 
Monteparnalb , ed il pedante. Di quefto legnaggio fui' 
altro Celare , che nel pallato fècolo era lettor primario 
del diritto civile nell'univerfìtà della patria-, e nel fine del 
medefimo in lui il fangue mafcolino s'e(tinfe in tempo che 
io era uno de' molti fcolari , che ave/a . Né guari pafsò 
ad eftinguerfi ancora in Giulia ma forella carnale il femmi- 
nino , talmente che niun altra memoria rimane prefènte- 
mente viva di quella cafa, perchè anche l'altro ramo che 
v'era ne' figli di Francefcq maria alcuni anni fono ■s'eftinfè. 



DJ 




DI ASCAN10 BELLA CORGNA ARCHITETTO 
CIVILE, E MILITARE. 

Eudo più /ignorile , e fruttifero non ha il 
territorio Perugino di Caftiglione , che 
eminente, ed altiero fovrafta l'amene , e 
vaghe spiagge del Trafimeno . Ebbe tra_> 
gli altri fuoi molti , e molto confidera- 
nno, bili effetti anche quefìo Francefco della 
Corgna cavaliere di grande autorità , e rinomanza . Ed 
151^ il noftro Afcanio, che negli anni 1516. dajacopa del 
Monte nipote del cardinal Antonio, che fu poi Giulio III., 
e dell'anzidetto Francefco venne al mondo , ne fu degno , 
e parzial poffeflTore . Imperocché né gli ftudj feientifichi , 
eletterarj, e particolarmente gli architettonici civili , e 
militari , cui /otto la direzione di Galeazzo Aleffi appli- 
cava , né gli efercizzi cavallerefchi , a' quali era dedito , 
né i divertimenti della caccia, che da fanciullo cominciò 
ad affaggiare , né l'effe re flato inRomaqualch'anno col 
zio diftor lo poterono dal genio , che di ridurlo a real 
magnificenza il portava. Fecevi dunque varj , e diverti 
miglioramenti , l'ampliò di rendite , e di capitali , fab- 
bricovvi unfontuofo, e regio palazzo, fìccome nel prò- 
greffo del racconto narreremo , e più fatto v'avrebbe , fé 
portato dalla gloria , che ne* petti magnanimi , e gene- 
rofi vince ogni altro amore, dato non fi fofTe , lafciati tutti 
gli altri impieghi , a' marziali . Andò venturiere in com- 
pagnia d'alcuni primarj cavalieri d'Italia coll'armata_» 
Franzefè alla Mirandola , che credeva fi doveife dalla Ce- 
farea affediare , e fi trovò a tutte lefcaramucce , che vi fi 
fecero . Portovvifì così valorofamente che '1 Gonzaga^ , 
che con altri capitani condur dovea la Franzefe fòtto Ge- 
nova lo fece fuo alfiere , e fu il primo , fìccome vantato 
s'era , a portar la bandiera folle mura . Né abbandonar 

le 






DI ASCAN10 DELLA CORGNA ARCE. C.EM. $s 

le volle finché non potendo più refiftere ■ all'impeto de* ne- 
mici cadde combattendo lènza lafciar mai l'afta , dacché 
il drappo fu portato dentro la città in trionfo , malamente 
in più d'un luogo ferita nel foffo . Non ancora ben guari- 
to pafsò colla ftefTa armata in Piemonte , dove il colon- 
nello Criftofano Guafco innamorato del fuo fpirito gli 
diede il comando di dugento fanti con non poco difpiacer 
del Gonzaga , che non troppo volentieri fé ne disfece—* . 
Era frattanto ftato invertito nel Monferrato Cafale , ed 
e^li talmente ne* più vivi conflitti ad ogni pericol s'efpofè, 
che pareva il fuo operar prodigiofò , ed ognuno, diceva., , 
che gran capitano farebbe divenuto , fé la gran volontà di 
divenirvi non gliel'aveffe colla morte intempeftiva impedi- 
to . Prefàfi la città fi ritirarono i difenfbri nella fortezza^, 
donde una mattina fullo fpuntar dell'alba foniti affalirono. 
gli aflfalitori allo'mprovifo , e con tal furia , che voltavan 
s;ìà. le fpalle , quando accorfovì il Guafco col fuo reggi- 
mento li ritenne fui bel principio . Ed Afcanio alla tefta fi 
fegnalò più degli altri ; poiché vedendo il fuo colonnello, 
cftinto 3 edi fuoi piegare con una picca in mano ardita- 
mente combattendo gl'inanimi coll'efèmpio , ed. ordina- 
tamente fi ritirò verfo la piazza . Ma quivi pure trovati 
gli altri fuoi in di/ordine , e cofternati proccurò di rimet- 
terli , e quantunque indarno facefTe ogni sforzo non po- 
tè , ed effendo flato mortalmente da colpo di lancia ferito 
nell'occhio deftro cadde mezzo morto , ed i nemici fteflì 
non potendo vedere in sì fatta guifa perire un giovinetto 
così valorofò lo prefèr tolto di pefb , e lo portaron a cu- 
rare ne' loro alloggiamenti.. Sanato dopo lunga , e dili- 
gente cura della ferita, ma rimafo fenza l'occhio fu ad in- 
terceflìone di Pirro Colonna dalla prigionia liberato, e 
tornato al campo , e dall'accidente accadutogli nulla_> 
fatto più cauto di fubito tornò ne' più fieri cimenti a 
trammifchiarfi . E qual novello Annibale , e più di. lui 

in 



aó* DI ASCANIO DELLA CORGNA 

in ciò gloriofo , perchè per l'acque 3 e per le nevi nel- 
lo icender l'Appennino perde il Tuo, era d'afpetto più 
venerando , e tremendo divenuto , ed ogni colonnello 
voluto l'avrebbe nel fìio reggimento . Egli però che__> 
aggiugneva all'ardir la condotta , ed a quella la non ordi- 
naria pratica , che acquiftata avea dell'architettura mili- 
tare , giacché piena cognizione ne aveva per teorica pre- 
tendeva porti maggiori che di luogotenente , e di colon- 
nello , ed andò in Tofcana con Pietro Strozzi , che glieli 
prometteva . Intervenne a' fatti più memorabili , che per 
la morte del Duca Aleffandro vi fèguirono , ed a viva forza 
colla fpada alla mano in un con lui s'aprì in quello di Mon- 
temurlo la ftrada in mezzo a' nemici . Finita quella guer- 
ra 3 e cominciata quella de' Veneziani col Turco fu chia- 
mato agli ftipendj della repubblica , e condotto full'arma- 
ta navale a combattere con Ariadeno , che entrato era nel 
golfo di Larta colla nemica . Trovoffi a quell'azione , e 
fuffeguentemente all'affedio di Caftelnuovo; ed egli fovra 
tutti gli altri capitani fcelto all'afTalto dopo tre ore di fie- 
ro 3 ed oftinato combattimento montò vincitor fulla brec- 
cia con tanta ftrage de' nemici , che non più i vivi , ma 
i morti gli contraftavan la falita . Terminata l'imprefa , 
l'armata lì difciolfe , ed egli tornato in patria la trovò 
tutta in arme , e per la fatai gabella del fale follevata ; e 
non avendo potuto fedare il tumulto andò a fortificare me- 
glio , e più prefto che potè Torciano , e lo difefe , feb- 
bene affai poco difendevole foffe , alcuni giorni bravamen- 
te . Sedatoli pofcia , pa/sò ad iftanza del duca Pierluigi 
con un reggimento di foldati Perugini al foldo della Chie- 
fà , e fpedito contro Afcanio Colonna fi portò in ogni in- 
contro didimamente , ed in ifpecie a Rocca di papa , e 
nell'alfedio di Paliano , dove un Afcanio vinfe l'altro . 
Ebbe in premio il governo dell'armi di Parma , e di Pia- 
cenza, e molto s'affaticò in quelle fortificazioni, e molto 

■ altre- 



ARCHITETTO CIVILE * E MILITARE* 97 

altresì in quelle di Rimini , dove dappoi fu mandato ". 
Rottafi in tanto di bel nuovo la guerra tra lo 'mperadore 5 
e '1 re di Francia chiefe Afcanio , che ricercato n'era dal 
fuo Pietro Strozzi licenza a & S. per andarvi , ed ottenu- 
tala non poco fi fegnalò ne' progreffi che fecero i Franzefì 
in Borgogna , e nell'affedio di Perpignano fulle frontiere 
di Spagna . Quindi rivenuto in Italia fu nel paffar per Fi- 
renze a richiefta delPimperadore arrecato , ed avuta indi 
a non guari la libertà tornò in Roma al fèrvigio della_» 
Chiefà . Seguito in quefto mentre il fatto della Cerefuola 
s'affaldavano dal marchefè del Vafto per l'imperadore a 
tutto potere , ed uffiziali Italiani , e foldati , e ne fu iftan- 
temente anche Afcanio ricercato. Chiefè egli nuovamen- 
te licenza al pontefice , ed avutala andò ad affoldar gente 
in Tofcana , dove trovò che tra Guglielmo Giannotti , e 
Giovanni Taddei cavalieri Fiorentini eran nate alcune dif- 
ferenze , che decider non potendofi colle prove civili ri- 
meffa ne fu la derilione a quelle dell'armi ; ed egli chiama- 
to da quefto per patrino . Si portò così arditamente , che 
Afcanio , che fàpeva , che oltre alPeffer bravo , ed esper- 
to nel maneggio d'ogni fòrta d'arme da fuoco , e da taglio 
era pur bravo , ed efperto foldato, gli diede una compa- 
gnia , quantunque non aveffe mai fin allora in grado di ca- 
pitan comandato . Partito dunque feco , e con altri ufc 
fiziali , e foldati raggiunfè nel Milane/e l'armata , ed eA 
fèndo fubitoftato fpedito dal marchefè del Vafto a Calale 
in Monferrato lo falvò da' nemici , che fenza ilveloce fuo 
arrivo , ed ajuto fé ne farebbero fenza dubbio impadro- 
niti . Scordatofi in quefto mentre il Taddei degli onori , e 
de' benefizj da lui ricevuti , i quali grati fono fino a certo 
fegno , e paffato ch'egli è rincrefcono, e fpiacciono , e 
d'odio, e d'ingratitudine fi contraccambiano, poco bene 
gli corrifpondeva , e proccurò eziandio di fottrarfì dal 
fùo reggimento . Voleva egli caftigarlo , e perchè ne fu 

N dal 



$% Di ASCAN10 DELLA CORGNA 

dal marchete impedita, lafciò la caricale lo sfidò per prò* 
vargli , ch'era un, ingrato ,, e che mancato avea al Tuo de- 
bito . E dopo diverte querele , e cartelli r che dir non fi 
può quanto per la collera , e per lo fdegno tennero l'ani- 
mo; Tuo variamente agitato accettò il Taddei la disfida, e 
fi filabili il campo a Pitigliano . Rimitefi allora in calma r 
e dove prima era divenuto, e cogli amici r e colla fami- 
glia intrattabile tornò ad effe r affabile y e cortete » Spar- 
tii per Italia tal novella molti cavalieri di diflinzione da_> 
diverte parti s'incaminarono. a quella volta per veder lo 
Spettacolo , e più di fé cento ne conduflfe a tutte tee fpete 
Ateanio , e vollero il duca di Caftro:, Paolo Vitelli , Vir- 
ginio Orfini , ed: altri firn ili perfonaggi teguitarlo^ Giun- 
to con quello accompagnamento a Pitigliano fènz v aver da- 
to mai alcun tegno d'àpprenfione , e tenza efTerfi maiteom- 
pofio nel viaggio ,. anzi da te,, mirabilcofa , tempre ogni 
mattina ,, ed ogni fera Tuo, teguito ad uno ad uno fin alPul- 
tim'ora del cimento alloggiando vi giunte anche il "Pad- 
dei ,, che teco aveva il conte di Santa Fiore con molt'àltri 
primarj cavalieri .. Tantocchè fi d'ifte , che più di tremila 
ve ne concorreftero , e tra quefti dugento Perugini tutti 
vediti di velluto cremili con camiciuole, di dommafco ne- 
ro guarnite di gallone d'argentocon cavalli , gualdrappe,, 
fòprantegne , ed armi limili - Era tale,, e. tanto l'amore , 
che per le Tue degniffime qualità, acquiflato avea Afcanio 
nella Patria , r che '1 giorno del conflitto- fiterraron tutte 
le botteghe,, e flava così fòfpefo,, ed in tantopenfiero , 
ed attenzione la cittadinanza * che vi furon di quelli ,, che 
neppur mangiar vollero finche non- giunteli cornerò coli' 
avvifo della battaglia ,, che durò quali mezz'ora,, e rimate 
adÀteanio la vittoria.. Imperocché entrati nello flecca- 
to , e coni bar tutoli, per qualche, tempo valorofaments_-> 
dall'una parte , e dalPaltra fu con, due fioccate nel braccio, 
dritto ferito il Taddei ,. che nondimeno arditamente com- 
bat- 



ARCHITETTO CIVILE , E MILITARE. 99 

battendo non s'accorfe , che Afcanio guadagnava infènfi- 
bilmente il terreno , e che a difìrrifura s'avanzava . Inve- 
rtito dunque con botta crefciuta di quarta gli trapafsò il 
petto da banda a banda 5 e fui fuolo il diflefè fènz'effere 
flato neppur perombra da lui mai offefb . Sentirono toilo 
come tuoni i rimbombi delle viva de' fuoi parteggiani 5 e 
fecero tante , e tali allegrezze , che accompagnate da* 
reiterati fpari dell'artiglieria del luogo pareva che tion_» 
fingolare di due , ma univerfale di nmnerofb esèrcito foffe 
flato il combattimento , e la vittoria . Vedefi quello fat- 
to , di cui non vide forfè mai fimile la monomachia 5 affai 
ben efpreffo da pratico pennello con altri efèguiti da lui 
iiellafala del mentovato , e mentovabil palagio di Cafli- 
glione 5 e FAleffi nella prima centuria degli elogj , ed il 
Crifpolti nel libro terzo di fua Perugia , e moltiffimi ma- 
nofcritti il rammemorano . Ed io per prova maggiore— » s 
e per maggior fbddisfazion del lettore regiflrar ne voglio 
qui la patente che ei>be Afcanio dopo l'azione dal conte « 

A Vendo io conceffo per mie pat etiti , e ìettere date m 
Sorano P undecima di Marzo del 1 540". ai magnìfici , 
e ]t reniti capitani Afcanìo della Corgna , e Gioì Taddei in 
Pitigliano , * in Sorano luoghi miei , campo franco , e libe- 
ro 5 e ficuro , dove ficcome erano convenuti , poteffero par* 
lare , e venire alle mani 3 ed a tutto tranftto colmarmi difi- 
nire ogni loro differenza 3 come più ampiamente per effe ve* 
der fi può , in teftimonio della verità , ficcome fon tenuto 
per quefiemìefimili , fi fede ad 'ogni per fona , alle cui ma- 
ni effe perverranno 1 come il dì determinato dopo la prefen" 
t azione delle mìe 3 che fu il 26. Maggio del 1 546'. lì predetti 
due magnifici ^ -e firenuì capitani 5 comparvero nel luogo 
deputatogli da me in Pitigliano 3 dove tromndofì P llluftrif- 
fimo , ed Eccellentìffmo Signor duca di Caflro , manzi al 
quale in Roma erano fiate chiufe , ed inca/Jate Farmi , col- 

N 2 le 



ioo DI ASCANIO DELLA CORGNA 

le quali erano ri?najlì Raccordo d'avere a efeguire quanto 
fra e Jfi fi e ^ a convenuto , e del fuo figlilo figillate alla mede* 
fìnta prefcnza furono , e per un capitano difua Eccellenza % 
che fu ad incaffarle deputato , fatta fede , quelle cjjere le 
fi effe , che furono dagli uomini del capitan Giovanni , colPaf- 
fijlenza di due del capitan Afcanio portate in campo , ed al 
patrino del predetto capitan Afcanio datone P eletta , // 
quale ne tolfe due integre , e due mezze , ma prima campar* 
^ero li guanti dritti di maglia, avendo ognuno portato il 
fuo , de"* quali già erano rima/li d' 'accordo ed altre tante ne 
rima fero al patrino del capitan Giovanni , e datane a eia* 
feuno una integra, ed una mezza in mano , V altre diedero 
in man mia , con patto , che rompendoglìfi qualfifia di effe 
in mani, o tutte due ,.fe gli deffe P altra, né vollero fare 
altra compofizione , ò capitolazione , riportando^ al com- 
battere a tutto tranfito . Quando poi del tutto furono alti 
ordine il capitan Afcanio Jì levò in pie , e quefle , ò fimi- 
li parole di [fé . Tu menti per la gola , avendo detto aver 
avuta la compagnia da altri , che da me , ed ai fatto da in- 
grato faldato, e quefto combatto. Al che il capitan Gio* 
'vanni fenza affrettare , chefinijfe quanto voleva dire , rifpo- 
fe , che un mentito non potea (mentire , ed io combatto la 
mentita, che t'ho data, di quanto ai parlato in pregiudizio 
dell'onor mio . E perchè io gli aveva fermati , sì per ojferva- 
ve , quanto per le mie patenti aveva lor conceffo , e sì per- 
chè fperava forfè , che con queflo mezzo , fi f offe potuto fug- 
gire il perìcolo. delParmi . Veduto , che la collera moltipli- 
cava , e che ognuno d^ejfi voleva venire alle mani , mi tirai 
4a parte , e così valorofame?it e s' 'affrontarono , dove nacque 
che il capitan Afcanio in poco tempo diede due fioccate al ca~ 
pitan Giovanni nel braccio dritto con lafpada integra, epoca 
da poi gl'iene diede un altra in petto , la quale ricevuta poco 
flette ', che il capitan Giovanni cafeo morta interra, per 
il che il capitan Afcanio rimafe vìttoriofo , e vincitore y ed 

a. mag^ 



ARCHITETTO CIVILE y M MILITARE. i®\ 

a maggior fede delle fopr adette co fé gli ho fatte fare le pre- 
feriti fottofcritte di mia propria mano , e figillate dal mio 
confueto figlilo , In Pitigliano &c. 

Il Conte di Pitigliano . 

Arrivato pofcia Afcanio non lungi dalla patria , tutta 
la città fi /popolò per incontrarlo , e ricevè in quo' pochi 
giorni che vi fi fermò indicibili cortefìe , e diftinte dimo- 
strazioni ài giubilo, e d'affetto. Quindi partito per Ca- 
stiglione , e portati fèco alcuni difègni , che di Tuo ordine 
fatti avevano diverfl primarj architetti della fabbrica , che 
avea desinato di farvi a nient'altro in quel tempo applicò^ 
che a ridurli afuogufto, benché niuno ve. ne riduceffe* 
Pofciachè richiamato in Roma dal papa fu mandato col 
duca di Caftro , che conduceva le truppe auflliarie della-j 
Chiefa in Germania ì e tornato feco dopo il fine della Spe- 
dizione in Italia ebbe da S. S. la caftellania della rocca, e 
del rivellino d'Ancona . Dove trasferitoli, e ridotte a mir 
glior difefà le fortificazioni fu Spedito a Sedare i tumulti 
Sufcitafi da Federigo Nobili a Fermo , che al fuo arrivo Sé 
ne fuggì , ed il popolo depofè tofto l'armi , e tornò all' 
ubbidienza della Chiefa , ed egli ebbe il governo di tutta 
la provincia . Poco però vi flette , perchè ritornato col 
confènfo del papa al fervigio di Ce fa re fu in variefpedir 
zioni impiegato, e del grado di maftro di campo generar- 
le onorato. Con tal carattere comandò la cavalleria in_> 
Germania , e fènzacchè l'un Sapeffe dell'altro ebbe da lui , 
e dal duca Cofimo fuo collegato il comando della fanteria 
in Italia dando fempre nuovi fegni in ogni occafìone di fua 
Sàvia condotta , e di fuo non ordinario valore . Imperocr 
che entrato colParmata nel Sanefè prefè a forza molte di 
quelle terre, ed a patti Montucchiello, che bravamente 
per molti giorni in molti affalti da Adriano Baglioni fi di- 
fe/è . Pafsò poi alPaffedio di Montalcino , e quivi fu feri- 
to 



102 DI ASCAM10 DELLA CORGNA 

to di mofchettata in una natica per efferiì troppo avanzato 
a rifpingere i nemici > che facevan piegare i Tuoi , e li ri- 
fpinfè . Giunta tal nuova a Roma affai cardinali , e più 
degli altri il fratello , e lo freiTo Giulio III. Ilio zio per 
lettere lo rimproveraron dicendo , che paflato era il tem- 
po , in cui doveva per Farli conolcere cimentar Tua perfona 
ad ogni pericolo. Rifpoieloro, che 7 capitano (Tonors , 
e ài valore non con altri rìflejfi di/lingue , e mifura il tem~ 
Jjo , che col bifogno , e colla riputazione . E che conftflen- 
do in quejìa piucchè nella forza , e nel numero il decoro , 
e 7 vantaggio delibarmi vii prezzo gli pareva la vita fua 
per acquiflarlo . Ma alla fine tradito nel modo che nella_> 
fua ftoria molte volte rammentandolo narra Bernardo Se- 
gni cadde nella 'mbofeata , che non lungi da Chiufi tefa gli 
avevano i nemici, ed arditamente, tuttoché d'intorno 
intorno da efii circondato, e fopraffatto fi difefe. Ve- 
dendofeli poi troppo di preffb in ogni dove a fronte , a ter- 
go , a lato (treni , e ferrati fcefo da cavallo , e dato di 
mano a una picca fèguitò fèmpre piucchè mai coraggioso a 
difenderli., ed a combattere finché rimale in lor potere 
coperto di fa ng uè , e di ferite. Pre/òlui prefèro, e di- 
sfecero tutto il diftaccamento , e divennero così baldan- 
zofì , e ne diedero tanti fegni coll'allegrezze 3 che pareva 
aveiTer disfatta tutta l'armata- E PietroStrozzi , che__* 
comandava la nemica , ed a cui Giulio III. , ed il cardi- 
nal di Perugia Spedito avevano un cavaliere a raccoman- 
darglielo così rifpofe . Baciate il pie a S. 5. 3 e la mano al 
cardinal di Perugia per parte mia , e diflintamente ringra- 
ziandoli del? onore che fatto m^ anno afficurat eli ^ che tutto- 
ciò che far potrò fenza pregiudizio dei dover mio ad Afcanio 
piucchè volentieri il farà , e perchè egli lo merita , e perchè 
egli è mio caro amico , £ perchè S. S. ed il cardinale me lo co- 
mandano . Ma fpiacemi ejlremamente che non mi fi permet- 
terà il tenerlo tanto largo quanto al fuo grado fi richiede ^ 

ed 



ARCHITETTO CIVILE > E MILITARE il lo? 

ed il mio defiderio vorrebbe » Conciojfiechè non ho finiti mai 
fin qui per pia cagione i miei fornii , ed ora che finir li pojfo 
è ben giufto y che con ogni cautela me ne aflìcurì . Giacché 
degl'i altri capitani nimici y e dello- ftejfo marchefe di Mari* 
gnano y che riè il capo non me ne prendo foggezione - Egli 
egli , il cui malore- , e condotta n?è troppo' nota per averlo* 
[otto mie infegne piti volte fperimentato , maggior penfiero , 
e travaglio mi dava ,, che tutto il re fio de* miei , e degli af- 
fari nimici * Appena guarito fu mandato in Francia, do- 
ve il Re ,, l& corte , e tutto Parigi Faccolfèro con tali fe- 
Ite , e con tanto applaufò ,. che pareva v'entraffe anzi ami- 
co y libero , e vincitore in trionfo ,, che vinto , prigio- 
niere , e nimico» Avuta la libertà andò richiefto da Fer- 
dinando re de' Romani a comandar un corpo di quattro 
mila cavalli , ed altrettanti fanti , e fi portò bravamen- 
te » Dichiarollo pofHa Giulio III» generale di Santa_r 
Chiefa , e tale fu da Marcello II. y e nelle due loro fedi- 
vacanti dal fàgro collegio confermato . E Paolo IV- non 
ottante che '1 cardinal di Perugia gli foffe flato neirele- 
zione fcopertamente contrario y e che fcopertamente pure 
favorito avelie quanto potè prima quella di Marcello , e 
che diffidaffe di lui gli diede il comando generale della ca- 
valleria , e la cura di fortificar Velletri ,, come nella dì 
!ui vitarifèrifce il Panvinio » Quindi entrato a refazione 
degli impofiori \ degl* invidiofì , e degli emuli in mag- 
gior fofpetto il pontefice 5 , e di mano in mano, che rirn- 
poflure crefcevano crefcendo anche in lui le diffidenze fpe- 
dr a Velletri il Capozucchi per arrecarlo. Ma a tempo 
accortofene il fagace Afcanio raunò alcuni pochi Perugini, 
ed in un con efìr arditamente combattendo fi fòttraffe dal 
periglio , quantunque innocente , ; ed ammalato foffe per 
ì'eforbitanti fatiche y che fatte aveva ,, e dì y e notte nelle 
fortificazioni della piazza. Giunto a Nettuno fall fovra 
una barchetta pefchereccia , andò a sbarcare a Gaeta, e 

per 



104 DI ^SCANIO DELLA CORGNA 

per terra fi trasferì a Napoli ove dal duca d'Alba , che n* 
era viceré fu accolto con infinite finezze . Ed il Capozuc- 
chi , che con fecento fanti dovea effeguir gli ordini del pa- 
pa , e tutta l'altra fbldatefca , che ita era di rinforzo re- 
fìòdelufa. Dando Afcanio collo Scampo a vedere , che la 
malignità , e l'invidia degli emuli fuggiva , non la forza , 
ed il numero de' nimici . Fattafi indi a non molto la pace 
fra il re di Spagna, e '1 pontefice fu Afcanio da S. M. di- 
chiarato fuo intimo , e primario conigliere , maftro di 
campo generale in Italia , e Sòprantendente delle fortifica- 
zioni di tutti i fuoi regni , perchè n'era per verità in- 
tendentilfìmo , e tale tutti gl'intendenti lo {limavano . 
Ito dunque a riconoscerle in Fiandra, ed aumentatele , 
rifarcitele , e provvedutele del bisognevole ritornò in Ita- 
lia , e rimafe il duca d'Alba sì Soddisfatto di quelle che_> 
fece in Abruzzo, che di Napoli così gli Scritte . Aven~ 
do vedute , e ben confederate le piante delle nuove fortifica- 
zioni , e lo flato in cui ha V» S. col fuo gran fapere , e non 
minor diligenza pofla tutta la frontiera , e provincia d* 
Abruzzo , ed i pajjt che- scanno a difendere , altro non pojfo 
dirle , che ha dato a S. M. quefìo bel regno , ed a me la gloria 
immortale di potergliele fìcuramente mantenere nel tempo 
del miogoverno . E fé 7 re di tante fue rare , ed ineflimahili 
fatiche non la riconofceffe , e che io quanto potejfi il più non 
proccurafi , che riconosciuta nefojfe non terrei luì per quel 
monarca ch^egli è , e non crederei d'ejfere quel cavaliere che 
fono . Pafsò dunque Afcanio con lettere del duca alla cor- 
te , e fu corteSèmente ricevuto dal re, e trattato fempre 
con ogni diftinzione. Morto frattanto il papa preSè da_> 
S. M. commiato , e ritornò prettamente in patria . Sta- 
tovi alcuni giorni riebbe dal fuccettbre tutti gli effetti con- 
fidatigli dall'an tecettbre , ed erger gli fece collo sborfo di 
quindici mila ducati per dar col titolo onerofò maggior 
forza alla nuova inveftitura Chiufi in marchesato , confor- 
me 



ARCHITETTO CIVILE, E MILITARE, io* 

me flato era cent'anni prima; e riveduti i parenti, egli 
amici fi trasferì a Cafìiglione per dar principio alla fabbri- 
ca . E come allora tornato era altresì Galeazzo Aleffi il 
conduffe feco , e fattigli vedere tutti i difegni , che v' 
avea lafciati , ed un che avuto ne aveva dopo dal Vignola, 
iìccome nella di lui vita Ignazio Danti aiferifce , diffegli , 
che egli qual Zeufì che nel dipigner Elena a Crotone dalle 
più belle , e ben formate parti di fcelto numero di belliftì- 
me zittelle la trafTe , dovea da quelli trarne, e formarne 
uno fècondochè più a grado venuto gli foffe . Formatolo 
dunque, ed elTendo riufcito d'intero lorgufto le fi die- 
de principio , e non vi fi levaron le mani finché non fu 
perfettamente finita . Né contento d'aver ornata la Terra 
d'un palazzo , che fervir potrebbe a qualunque fbvrano di 
reggia vi aprì per entro due belli , larghi , e nobili ftra- 
doni , aggiunfe alla rocca la comunicazione col palazzo , 
fortificò le mura , ed ancorché ella fondata fia fòvra uno 
fcoglio, che qual lingua in penifola fi ftende nell'acque la 
cinfe d'intorno intorno al di fuori d'altro nobile , e fpa- 
zìofb frradone per potervi girar colla muta . Fatto tutto 
ciò partì di nuovo per Roma , dove appena meffo il pie 
fi fcatenarono gli emuli fuoi di ricapo , ed in diverfe__j 
fìrane guife il perfeguitarono . Suppofèro alla fine ch'egli 
tentaffe di farfi afToluto , e perpetuo fignore di Cartel del- 
la pieve , e fuo territorio , dacché ne aveva il governo di- 
pendente , e vitalizio , e che aveffe fatto ammazzare—» 
Borgaruccio Ranieri. E tanto per torlofi dinanzi , per- 
chè flava loro come ftecco fu gli occhi , adoperar fi feppe- 
ro col pontefice , che ordinò foffe condotto in caftelio pri- 
gione . Formavafene rigorofò proceffo , ed il Palentieri , 
che erettamente l'efaminava non potè in due mila carte di 
regiftro convincerlo d'alcuna reità , né mettergli alcun ti- 
more . Perocché fempre rifpofè intrepido , e tacciandolo 
di male avvifato , e di triflo gli prediffe il fine funefio , 

O che 



io6 DI ASCAN10 DELLA CORGNA 

che fece nel pontificato gloriofo di S.Pio . Sparfafene traN 
tanto da per tutto la nuova non vi fu principe criftiano y 
che non i feri vette a S. S. per la liberazione . Ed il Gran* 
maftro di Malta , che vedeva allora. l'ifola erettamente 
afifediata da' Turchi ne pregò , fupplicò ,. e (congiurò più 
degli altri il pontefice, e l'ottenne, conforme nella fto- 
ria della religione riporta il Bofio, che acar. 6 16. del lib. 
20. della par. 3. così favella. Ed il fommo pontefice. Pio IV, 
tenendo. Afcanio della Corgna marchefe di Caftiglìone ri* 
fretto in. Cajl e Ifant angelo per alcune imputazioni concedete- 
le la liberazion fua. al commendator fra Giufeppe Cambiano, 
ambafeiadore della religione , che in nome del Granmaejlro- 
ijìantij]ìmamente chiejlo glieP aveva come uno de* pia prati* 
c.hi;^ e valorofì guerrieri \ che in Italia fì trovajero con^j, 
(fprejja condizione , che alfoccorfo di Malta per/analmente 
andar dovejje : Ufcito con. sì fatto, onore di carcere , e—* 
tanto più onorevolmente , quanto che fi credeva da tutti 
gli fpafiionatt innocente, fu, dopo, d'aver ricevute l'iitru-. 
zioni necefìfarie dal fegretario di fiato a* piedi del ponte- 
fice , che benignamente, l'accolfè , e gli difiTe : Col più 
'vivo deltanimo ci rallegriamo, con voi marchefe \ perchè co* 
nofcìut a abbiamo la ftima fìngolart ', che ne fanno gli altri 
principi y e noi che non punto minor la facciamo ve tfahbiam. 
dati col darvi la. libertà; i co.ntrajfegni . Da quejla voflrct^. 
libertà afpett.a Malta la fua ; e noi che dal voftro valor 
Vafpettiamo fenz^aUro cercare ,, a di reità , d? innocenza 
piucchè. volentieri. veVabbiam. conceduta . Andate dunque. 
e come tutto il. mondo cattolico. , ctfè fiato ftnquìfpettatore 
di tante voflre infgni ^ e prodi vittorie dice •> ed è. fi curo % 
che ora pur vincerete , andate dunque follecitament e , tor m 
nate vincitore , e nollo fmentite :. Ringraziata avendo 
umilmente Afcanio il pontefice: della libertà concedutagli 
non meno, che del cortefe accoglimento non altro fog- 
giun/è % che avrebbe fatto ogni sforzo di far conofeere^-* 

at 



ARCHITETTO CIVILE, E MILITARE. 107 

rimondo, che non s'ingannava, e baciatogli il pie da 
lui fi partì . MefTofi perciò immantinente all'ordine col 
fèguito d'alcuni capitani , e di molti cavalieri Romani, 
e Perugini bentofto fi condufTe inMeffina, dove ratinati 
s'erano anche quafi tutti i cavalieri della religione , ed 
ogni altra perfòna diftinta , che bramavurdi-^ervirla . Ar- 
rivato che fu /pedi fubito d'ordine di D. Garzia di Toledo 
viceré di Sicilia il capitan Salazzaro al cavalier fra Vin- 
cenzo Anaftagi Perugino, che alla difefa di Malta fi ritro- 
vava , e di cui , come di militare architetto Priveremo 
la vita , per aver diftinta , e minuta informazione dello 
flato della piazza , dell'ifòla ^ e dell'afifedio , ed ecco per 
notizia maggior del lettore il tenor della lettera , che gli 
fcriife, e della rifpofta che ricevè . Giacche il nomato Bo- 
fio l'indica nella fua ftoria , e nollo riporta , ed il terzo 
tomo di quella delPellini, da cui a car. io55. ^ e 1066, 
fi è tratto in pochififimi altri luoghi , e forfè forfè in niu- 
no , che nella pubblica libreria" di Perugia fi trova per ef- 
fere ftate l'altre copie artificiofàmente, e per fini partico- 
lari difperfè . 

Reverendo mio come Fratello Àmatiffìmo: Avrete la 

preferite per mano del capitano Andrea Salazzaro mandato 

dall' 'llluftriftmo, ed Eccellentijfimo Signor T). Garzia per la 

caufa intenderete da lui , il quale viene principalmente fitto 

la confidenza voftra per la relazione ci? ho data io di mi d-j 

S. E. , farete adunque con effb , sforzandovi , ed ufando 

ogni diligenza pò [Jìb ile per fiddiifarlo , e corrifpondere ali* 

opinione the s ha di voi per le parole mie , the , oltre che 

farà tutto a onore , e gloria di Dio , e di fua S. Fede , e 

benefizio , efalute della voflra religione , e di tutti quei 

poveri cavalieri , e criftiani affediatì , voi con moftrarvi 

diligente , follecito , accorto , e giudiziofo in qttejla tofa , 

e coU operar e che il capitano Salazaro venghi fiddisfatto , e 

porti quella piena informazione chef fp era col mezzo vofro, 

O 2 gnu* 



io8 DI ASCANIO BELLA CORGMA 

guadagnerete tanta riputazione , ed onore , che ben per 
•voi 3 e intorno a quejlo non ni allargherò con altre parole > 
mafolamentevi dirò 3 che oltre all' 'informazione , che por- 
tare il capitan Salazaro , vorrei , £#c wi mi fcrivefle di 
voflra mano , avvifandomi di tutto quello , che colfapere^ 
e col molto giudizio voflro potrete giudicare ejfere utile , f 
neceffario , che intenda ^ e fi faccia capace V illufori jfimo ^ 
ed Eccellentijfìmo Signor D. Garzia , ? particolarmente^» 
della quantità della gente nemica dalla bocca de"* loro fol da- 
ti del loro alloggiamento , del modo delle guardie , deliaci 
qualità delpaefe , e delle /Ir ade di tutta Pi fola , delle fon- 
tane , de' pozzi ^ e dell'acque , che fi trovano , in qualfi- 
voglia parte dell'i fola , <&i luoghi dove più facilmente fi po- 
teffe sbarcar geme , ed accoflarfi collo fprone delle galee y 
e della capacità de"* detti luoghi atti allo sbarcare , cioè 
quante galee vi fipojfono acco flave in un medefimo tempo , 
e la lontananza dall' un luogo , aW altro , perchè per tutto 
non fi deve poter e facilmente sbarcare per li molti feomodi , 
che vi faranno , o per gli fcogli^o per le fecche^ oper qualche 
altra cagione, E in queflo particolare di grazia capitano mìo 
carij/ìmofatC) chef amo minutamente , e con ogni verità be- 
ne informati, Avvifateci ancora la vettovaglia^ l'artiglieria^ 
la muniziofie^ li cavalli da 'fazione^ le beflie dafoma^ li buoi^ 
€ tutti gli animali , e uomini utili , che avete nella città 5 e 
fopra tutto la quantità 3 e qualità de' vafcelli nemici , e 
quelli che fanno continuamente armati^ e che fori a di guar- 
dia fanno , e la caufa , perchè gli altri fanno difarmati 5 
ed in quanto tempo potrebbero armarfi \ ed ufeire dalporto^ 
e fé fono morti de ' foldati affai turchi 3 e medefmamente^» 
la quantità della ciurma che può ejfere morta , e mancata t 
E perchè da un'ora ad un altra può nafeere qualche muta- 
zione neceffaria afaperfi, il capitan Salazaro weneràfeco 
un altro uomo da bene , e lo lafcerà con ejfo voi , acciò lo 
fofjìat e mandare con ogni occafione 5 che vi parrà buona •> e 

necefi 



ARCHITETTO CIVILE, E MILITARE. 109 

neceffaria , che il tutto fi rimetterà aW arbitrio del giudi- 
zio vojlro 5 e Dio nojìro Signore vi contenti : 

Di Mejftna 3. Agofto 1565- 

Come Fratello Afcanio della Corgna ... 

La Rifpofta delFAnaftagi fuquefta. lllufirijjtmo Si- 
gnore Padrone mio Offe rvandi filmo . Per mano del capitan 
Salazaro ho ricevuta una di V. S. llluflrijfima delli 3 . del 
corrente , ed ìnfieme intefo a bocca ogni difegnofuo , il qua- 
le mi è eflremamente piaciuto , fé bene t'aver combattuto 
per Mare^ credo , che farebbe fiato ficurifiìmo , rifpetto alla 
fiacchezza di quefi 'armata Turchefca, che realmente, da quel 
Servitore che le fono , le dico , che non è fé non un fiumero di 
vafcelli dif armati , ed è in effetto così, pure avendo dal detto 
Signor capitano intefo , che al combattere per Mare dalSig. 
V. Rè non vi fi vuol punto penfare . Per abbreviare , le dirò 
fuccintamente \ quanto ho veduto , quanto ho intefo da'" Tur- 
chi prefi , e da'" rinegati crifliani fuggiti , e quanto iru^ 
effetto mi pare , poiché il capitan Salazaro a nomefuo , ol- 
tre la lettera , mi comanda , cFio debba farlo in ogni modo . 
E prima per ubbidire al fuo comandamento , le dico 5 come 
intenderà a bocca da detto capitano , che io in compagnia—) 
fua 5 e d? alcuni cavalieri , che fanno qui in città , con quafi 
tutta la cavalleria , fiamo andati per riconofcere il campo 
de"* turchi , e per vedere come fanno ì baflioni, ed in effet- 
to fi fono trovati nel medefimo modo , che ? è fritto tante-* 
volte a S. E. cioè , fatti filo per difender fi da colpi delle no- 
Jlre fortezze , ne vi è trincea alcuna allefpalle y ai la- 
ti , che dormono , fenza guardie , il che potiamo aver molto 
ben veduto : poiché con fette cavalli fiamo andati tanto più 
avanti del cafale Terfcier , che S. Margherita ne refiava a 
man drittate da manfinifira il campo della mandra; e perchè 
aggiornava , e li fette cavalli facevano per quei faffì mol- 
to Jlrepito , lafciammo li cinque , ed andammo il capitan 
Salazaro , ed io foli infino a una muraglia vicino al bor- 
go 5» 



no DI ASCANIO BELLA CORGNA 

go , donde vedemmo più bafioni , e particolarmente tutti 
quelli che battevano rifola , * tutti li capi Nemici , da~^ 
quel del Salvatore in poi . Il capitan Salazaro potrà dire a 
V. S. lllujlri/fima-) che io volli /montare a piedi per andar 
più innanzi f per che a cavallo non vi ft poteva andare per chia- 
rirlo , fé gli refi ava alcun dubbio , ma effb non volle , aven- 
do veduto quanto gli occorreva afufficienza . Nello fpuntar 
del Sole appunto ci partimmo per la volta della città , ed 
avendo in queflo mentre li cavalli , che avevamo lafcìatì 
mezzo miglio lontano dal cafalefopr adetto prefo due turchi ■, 
eh' * erano ufeiti del campo , Cintefe da efjì che Viali Bafsà 
di Mare era andato la fera inanzi confejfanta Galee a met- 
ter genti in terra a Pietra nera per fare ìmbofeata d* caval- 
li della città , che ogni giorno le davano fa/lidio , onde mef- 
ftei infìeme vi cominciammo a pigliare il noflro viaggio , e 
quando ci penfammo d^ejfere afalvamento , ci trovammo in 
mezzo di fette , o otto imbofeate in tutto forfè di tre miln-3 
fanti , e di trenta cavalli « e per lo meglio eleggemmo volere 
entrare nella città , o morire , e per ifrada combattendo , 
lafciammo morti parecchi cavalli , e uomini , tantoché al 
far del conto ci mancar 'ono trentadue cavalli , e ventiquat- 
tro uomini . Ora per darle relazione delle cofe nel termine 
che ft trovano , le dico 5 che i turchi non vennero tanto ga- 
gliardi , come anno opinione in Sicilia , perchè portarono 
alla venuta loro ventidue mila uomini da combattere tra 
quali erano da 4500. Giannizzeri , che ufano tutti archi- 
buf ', v'erano da 5. mila Spahì della Natòlia che ufano 
quaft 'tutti archi , che fono la maggior canaglia del mondo , 
e da circa altretantì Spahì della Grecia che fono afjaì ani- 
mofi ', ma tanto male accompagnati dall'armi , che novi bafta- 
no a far cofa buona , perchè ufano thi una lancia lunga , 
chi in mano un'accetta , chi filo la feimitarra , ed armi 
fmili . Per compire il numero di 22. mila uomifii , vi fono li 
venturieri , ed Afappì di galea , ed uomini fmili , cbeLj 

ve 



ARCHITETTO CIVILE , E MILITARE, ut 

ve ne fono de buoni y e de* cattivi * Sono, venute da Tripoli 
l£. galee che anno portato circa milk uomini da mettere in 
terra dove non fono ufi a combattere y ma in mare fono buo* 
ni) ed uj ano archi y ed archibufi. Sono venute da Algicri 
tré galee ^ e 25. galeotte tra grojfe y e piccole y ed anno 
portato 1 500* fidati quafi tutti archibufieri y e buon.1—* 
gente ma andarono un giorno a dar TaJJalto allo fperone dì 
S. Michele , nelle barche mentre gli altri Vajfalivano per 
terra , e ve ne. morì la maggior parte y perchè li nojlri non 
fol difefero una batteria fi lanata fino interra y ma aj ut art 
da una cafamatta di Cafiel. S.. Angelo y che con ^artiglieria 
mi fi infondo, non fi quante barche y ed ammazzò molta gen* 
te , uficironfuorì di ejfa in un poco di piazzetta y che vi re» 
flava , dove sbarcarono y e ne pr e fiero alcuni , ne ammaz~ 
zarono molti \ ed altri fecero faltare in mare y che ejjendo 
flati accapatj ' daW Occhiali capitano di quella fazione y che* 
non fapejfera notare y affogarono . §faefia bafionata abbafi 
so. gorgoglìo: in modo a quelli y che rejlarono y che rade vol- 
te anno poi voluta comparire alla muraglia. .. Or Si Elma 
confiamo il fior del campo y e particolarmente y de* Gianniz- 
zeri , molti altri ajfalti che anno dato , dopo infiniti difiagi 
di mangiare y , e di bere y e di vegghiare y e fimili altre cofi 
gli anno diminuiti in guifa^ che. ora li Giannizzeri non ar~ 
vivano a 2500.. e di tutta r altra gente da guerra non è rejla- 
tatpM di ioooo. in circa y di maniera che. io per relazione y 
:he abbiamo ogni giorno y per gli andamenti che vedo de* 
nemici , e per altri fiegni y giudico y ed affermo a V.. S. 
lUufiriffìma y che i turchi non anno più di dodici y in tre- 
liei mila uomini da combattere y de* quali non v* è alt rodi 
ìuono y the li Giannizzeri y e di ejp il fiore è morto y e_> 
f&efii che vi fono non ofiano d" 1 accoflarfi più alla mura- 
llia y ancorché: dalli bafisà , e da altri loro capitani vifiano 
v fiuon di baffone condotti y or lafici'o confiderare a lei y fi 
iM combatte per forza può far cofi buona. .. 

Jfer 



uà DI ASCAN10 DELLA CORGNA 

pe r dir poi la quantità de' Ugni nimìci fappitL-i 3 
che ve ne fono poco più , o meno dì dugento tra galee , 
e galeotte , e dì quejle quarantacinque 5 e la più parte~> 
piccole , vi fono otto maoni , e fei navi , le galeotte d'Ai- 
gieri fanno contìnuamente armate , e circa ventìcinque^ 
altre galee , le quali quando tutte , e quando parte van- 
no facendo la guardia dalla punta deWìfola verfo il Goz- 
zo fno al porto di Marzamufcetto , dove fanno coir ar- 
mata , è ben vero , che infino a tré volte il bafsà di mare ha 
fatto armare tariti vafcelli , che fono arrivati al numero di 
70. , e dì 80. , ed ha dato una volta attorno aWifola , che 
par più toflo l'abbia fatto per mofrarfi a noi altri di far 
buone guardie , che per altro , perchè fra tutti non portano 
due mila uomini da combattere . Ma P ordinario dei Legni y 
che efeono alla guardia fon venti , 25. galeotte^ che efeo- 
no la fera al tramontar del fole , e ritornano la mattina al 
porto a un'ora , e due di fole 3 il viaggio loro è quattro , 
Jei miglia verfo il Freo , 20. miglia in mare per Greco 5 V 
altre fpart ite tra il Gozzo 5 eia cofla dcWifola verfo Sicilia^ 
per vedere fé ne venijfe alcun foccorfo , è ben vero 3 che alle 
volte vanno tré , quattro galeotte a Pietra nera , che è do- 
ve le quattro galee mi fero in terra quel foccorfo , ed alle-* 
volte al mugiarro ; ma io v'hofpejfo lafc tate guardie per ve- 
dere quel che fanno 5 ed infommafempre ad un'ora dì notte , 
fé ne fono partite . Abbiamo veduto alle volte un fuoco dieci 
miglia in mare , che abbiamo creduto fa fatto da loro , e 
che facciano per mettere il cervello a partito 3 quefta è quan- 
ta guardi ''a fanno , e li vafcelli , che tengono continuamente 
armati . Degli altri che fono dì firmati 5 non pojjbno fer- 
virfene così di fubito , perchè anno in terra gli uomini da 
combattere , le ciurme 5 e molte galee , li cannoni 5 gumi- 
tìi 5 ed altri fimili flrumenti 5 di maniera , che fé volejjero 
armarne altre , che le cinquanta 3 che anno continuamente 
armate , vi vorrebbe molto tempo 3 e con gran lor perìcolo , 

per- 



ARCHITETTO CIVILE, E MILITARE. iij 

perchè fé vogliono armar le galee , bifogna lor dì far ma- 
re ibaflioni e con poca gente non iftanno bene, perchè fo- 
no lontani Vun dall' 'altro , di maniera , che tion potranno 
foccorrerfi '•> fé lìnoflri efconofopra d^uno d^efl \ il che non 
abbia dubbio , che farebbono con buona occafìone , perchè 
Monfgnor Illufriflmo che ogni ora è alle batterie , non co- 
me vecchio , ma come robufli fimo fidato , non perderà oc- 
cafone , che gli paja buona , e fé gli s'apprefenta, Iacono- 
fera , trovandovìfi ad ogni ora prefente , ed e fi non anno 
avuta avvertenza ai luoghi , dove tengono Parteglieriedì 
farvi de* forti per poterli con poca gente mantenere 5 cometa 
fanno ì crifliani , quando afe diano un luogo , ma come ho 
detto dìfopra anno fatto una femplke trincea verfo le for- 
tezze , quefo dico per mofrarle , che non bifogna dubitare 
di foperchieria di galee fé r Eccelletitiflmo Signor D. Garzia 
vuol venire con fejfanta , come dice il capitan Salazaro . 
Ma ecco il rimedio , poflo , che li turchi pò te fero armare— * 
non folamente cento, ma quante rì anno nel porto , vengano 
ì noflri colle fejfanta , e colli 9. mila fanti , che anno dife- 
gnato 3 e paflno alla volta del Gozzo a mano fnifra , ian- 
tocchè non pojfano ejfer dìfcoperti , e la fera al far della not- 
te f ritroveranno giuflo di r impetto -al muggiarro venti mi- 
glia in mare , ed alla fuddetta or a facciano una buona forza 
di remi , e faranno in terra innanzi il rendere della prima 
guardia , e vedranno , fé vi pongono cura dal mare , il fuo- 
co , che noi ogni notte facciamo d? ordine deir Eccellenti fimo 
Signor' V. Rè , Quivi troveranno due Cale , una chiamata 
il mugiarro , r altra Antofeca , mezzo miglio lontana una 
dall' 'altra , e cìafcuna capace per più dì 40. galee dapoterfì 
avvicinare a terra 25. canne , ed è luogo atti fimo a portare 
ì barconi , che anno ordinato fno in terra , fenza bagnar f 
piede , e poiché non f può cavar di capo a coteflì di Sicilia , 
la bravura dì quefl armata , portimi la gefite , e vettova- 
glie in terra , e P ultima barcata lafcìnla piena , ed e fi fé 

P ne 



ii4 Dl ASCAM10 DELLA CORGMA 

ne partano colle galee , che manzi , che Jìa giorno s'allar- 
gheranno da terra tanto , che non correranno nejj 'un perico- 
lo 5 e noi , sbarcata 3 do* avremo la gente metteremo in fondo 
i barconi 5 che avremo poi tempo di ricuperarli . Vavverti- 
feo bene , che con ponenti , lebecci , e mezzi giorni frefehi 
non vi Jipuò sbarcare , fòche a/pettino il buon tempo . Per 
afficurarfi poi , che mentre fiatino sbarcando non posano ve- 
7iir lor fopra li nemici allafprovìfia , vi è il più bel rimedio 
del mondo , da Antofeca alla Cale di S. Paolo vi fon per terra 
due miglia di fi rada piana fenza pure una muraglia , e però 
quando faranno arrivati troveranno in terra nofire guar- 
die , che le teniamo ordinariamente a cavallo , e ne avvìfe- 
ranno me in un quarto d?ora , efubito volando farò là , e con 
una dozzina di cavalli fi arò in una punta della cale di S. Pao- 
lo , e fé verranno galee per quella parte , dove è forza che 
pajjìno fì vogliono venire alla volta del Mugiarro in un bat- 
ter adocchio gli avvertirò dì vafcello in vafcello per un di 
quelli che avrò meco , e così avranno fé mp re tempo di riti- 
rar fi , fé bi fognerà , che io non lo credo , perchè dall.t-j 
cale di S. Paolo al Muggiarro per mare , vi fono 1 4. miglia^ 
e da Marzamufcetto alla detta cale ve ne fono dieci , effe la 
più corta firada ^ ctfejppojfonofare , e fapr anno da quelli ^ 
che fanno la guardia , quanti vafcelli faranno ufeiti la fera , 
che ne teniamo par tìcolar cura , e lo facciamo fapere alle^> 
guardie , acciò pojfano farlo fapere anch'effe al foccorfo 5 
che afpettìamo , e così , credo io , che fipoffa venire fenz 
alcun rifehio , ed in effetto è così . Dal Mugiarro alla città 
vi fono quattro miglia di buona fi rada , ficchè bifognereb- 
be ordinare , ch'ogni fidato portajje in un facchetto il bi- 
feotto in ifp 'alla fino ad un luogo , che fi chiama Fabingem- 
ma 3 cF è un miglio lontano ) e (ì lafcer anno alla guardia di 
effo 200. archìbufieri 5 perche è luogo fcuriffimo , né vi fono 
comparfi mai turchi , e per quelli f re miglia , che refiano , 
faremo condurre noi ogni cofaper-befiie 3 donne 5 e ragazzi^ 

che 






ARCHITÉTTO CIVILE, E MILITARE. 115 

che ve n'abbiamo tanti , che in un mezzo giorno farà ogni 
cofa nella città , // reflante de"* foldati dovrà marciar fu- 
bito , che avrà depofto il bifcotto , alla volta della cit~ 
tà 5 e gli alloggeremo nel Rabat 5 eh' è un gran borgo 
quafi appiccato colla città copio/o d'acqua , e d'ogni altras 
cofa necejfaria , e dìfefo dalla noftra artiglierìa , e quivi 
a giudizio mio potranno i foldati tutto il giorno ripofarf \ 
facendo fare attorno buone guardie , acciò nejfuno fuggifie a 
dar di ciò nuova a' turchi , e laferafeguente al far della— 3 
notte marciar chetamente per la jlrada che abbiamo fatta 
noi co' cavalli 3 quando fiamo andati a riconofeere il campo 3 
eh' è dodici miglia lontano dal borgo . E perche è troppo cam- 
mino da gire con gente armata , avendofì majfmamente la 
mattina a combattere 5 potremo metterci in un cafale quat- 
tro migli lontano dal campo , per tutto il giorno , e pofeia 
a mezza notte marciare , e nello fpuntar dell'alba trovar fi 
alla vi/la di Cor adivo , eh' è dove fa il bafsà di terra , e 
vi tiene da cinque mila uomini , ed io non ho alcun dubbio , 
che famo per romperli , forfè fenza combattere , perchè 
tra l'altre cofe colf artiglieria non cfpojfonofare alcun dan- 
no , non avendo in terra 5 fé non cannoni , che fave (fero a 
voltarli altrove , che alle fortezze , v' onderebbe un mondo 
di manifattura , fé f va a quell'ora , e con flenzio , non 
tenendo ej/ì guardie fuor del campo a ufanza de' criftiani , 
non avranno pur tempo di prendere gli archib ufi tanto fan- 
no trafeurat amente . E forfè fé la fortuna ajuta un poco , 
l'Eccellenti /fimo Signor D. Garzia , che fi lafci in qztell' 
ora vedere alla vifla dì Malta con quelle fej] anta galee , pò- 
tra ejfere , che ci guadagniamo tutta quell'armata , perchè 
rompendofi quel corpo di gente , come fi farebbe con due mi- 
la uomini buoni , alle galee non potranno fuggirvi , fé non 
quelli , che fi metteranno a nuoto , e lì rinegati , che //z__s 
q uè fi a guerra fono fiati malijfimo trattati 5 faranno forfè 
qualche motivo d'importanza . 

P 2 §iuc- 



u6 DI ASCANIO'DELLA CORGNA 

Quefle padron mio pajono cofc belle a dì/correre , ed a 
chi non ha veduto , e uè de ad ogni ora gli andamenti de" 1 tur- 
chi , come facciamo noi , potranno parere ancor difficili ad 
cjfeguirfi , lo /lare tutto il giorno in un cafale quattro mi- 
glia lontano dal campo , e non e (fere /coperti , ma credami 
fopra Ponor mio , che riuficirà , perchè tra P altre cofc in 
campo tfè bando della vita a chi fé rfufciffe , e noi fé voglia- 
wo alle volte aver lingua de* nemici , bifògna , eh "andiamo 
ed* cavalli fino al campo , e poi per afjic tirar ci di queflo , io 
faro con 25. cavalli buoni , e con 200. eletti archibufieri 
hnbofeato mezzo miglio lontano dal cafale verfo il campo 5 
affinchè fé venijfe per difgrazia qualcuno , lo prendiamo , e 
V ammazziamo , acciò non dejfe nuova di noi al campo , fi 
ben potrebbono penfare , che fo fimo noi della città , che_j 
tutto il giorno ci vedono . V asfaltare poi P inimico , crede- 
rei , che fi dove [fé fare nel piti forte , perchè rompendofi 
quello , come fi romperà con due mila archibufieri foli , ogni 
cofia è vinto avendo i turchi le forze loro in modo difunite 3 
che dal campo del bafià di mare , che fi chiama il Salvatore , 
infino a Cor adivo 5 cFè dove fia il bafià di terra vi fon piti 
di due miglia di malagevolifiìma firada , di maniera , che 
innanzi , che Puno s'avveda delP altro ? è fatto quanto s"ha 
a fare . Queflo è il modo , potendofi sbarcare fie gre t amente , 
come fé vi stuferà diligenza , fi farà fienz 'alcun dubbio , che 
a mio giudizio , fi dovrebbe tenere 5 rimettendomene però 
alla prudenza di coloro , che più di me ne fanno . Se poi neU 
lo sbarcare 5 nel ritìrarfi , nel venire , fojfero veduti da 
qualche galeotta , non per queflo debbono interrompere il lo~ 
ro vi aggio ^perchè prima cti "abbiano dato nuova alP armata^ e 
mefjìin ordine i vafcelli fiuperiori ^ le no flr e galee faranno in 
Sicilia . Mafie volejfero i nimicifar giornata alla Marza , il 
che non credo a partito veruno , perchè ejfi per quanto s "in- 
tende 3 non defiderano ^fie non qualche fiufa col loro Signore 
per partirfiene gìuflificati 3 lo faremo con tutti li nofiri van- 
taggi 



ARCHITETTO CIVILE , E MILITARE . 117 

taggi 5 perchè noi abbiamole fp alle delle fortezze 5 e perciò 
li forzeremo a combattere con noi , quando ci tornerà bene 5 4Z 
/<?n? difpetto . Né dubito punto che noi fiamo per guadagnare 
V acqua della Marza 3 il primo giorno , perché ci ripareremo 
in un poggio vicino , che con quattro pezzi da campagna ter" 
remo , che ne jfuno potrà accoflarvifi ', *?J ^5*, £/fo patono 
fete infinitamente con tutta l'acqua della Marza , confideri 
Ella come faranno 9 quando ne faranno fenza , che non è 
dubbio , che non potendo avere altra acqua , che quella , 
ch'andranno a pigliare colle galeotte , faranno forzati ad 
imbarcar fi a furi a , e /<?z/#r Fajfedio y ovvero venirci a com- 
battere ne' nofiri alloggiamenti con grandijfimo loro fivan- 
faggio , perchè non è la loro milizia , come la crifliana 9 
che chi non porta la picca j ed il corfaletto , porta Parchibu- 
fio . Li faldati , che verranno per noi , avranno tre mila 
corfaletti , e gli altri faranno archibufieri 5 tra ejfi quan- 
do in 500. vi faranno 50. archibufieri , con cinquanta ar- 
cieri , farà affai 5 il reflo porta , come s'è <fe/fi , £#i una 
lancetta 3 ^/ ### feimitarra in mano , ? chi un'accetta 5 
f^/ dr#z/ fimili . Or confideri V. S. lllufirijfima fie quando 
fojjero doppio numero di noi , fé baftano a refifierci , majfi- 
mamente con fidati prattichi 3 come intendo , chefiono cote* 
fli , che fi fono mejjì in ordine per quefi 'effetto . Ma io non 
niego già , che i criftiani , non abbiano il peggio nelle fica- 
ramucce fefifia di lontano , perchè ejfi anno archib ufi mol- 
to più lunghi de' nofiri , e fenza dubbio tirano più giufia 5 
ma come ci avviciniamo 5 con che armi anno a refijìere alle 
noflre picche armate di corfaletto ? Infiamma per quanto ho 
veduto , non mi pare 5 <ri^ ci voglia altro , combattendo co* 
turchi per vincerli , ebe far loro fronte nel primo impeto 5 ^ 
venire alle frette , perchè in effetto ogni cri/li ano combat- 
terà con tre turchi ^ e di qucjlo , ce ne fiamo infinite volte 
certificati , e gli abbiamo , ormai 5 «0/ , che fiamo nell.t^s 
òtta 3 quattro gatti , ridotti a tal termine 3 ^ <;<?/#<? ci 

ve** 



1 1 8 DI ASCAN10 DELLA CORGMA 

vedono fuggono come dal Diavolo . In fomma io avrei intorno 
a ciò a dire cofe affai , ma venendo il capitan Salazaro d* 
ogni co fa bene informato , e che a lungo potrà ragionar fé co , 
non le dirò altro , pregherò be?ie Iddio 5 che metta in cuore 
al Signor V. Rè di dare a lei carico di queJTimprefa , acciò 
foffa confeguire il defderio , che tante volte ha conferito me- 
co di fare qualche rilevato fervigio a quefia povera religione -> 
ora che fi vede travagliata , ma fpcro ben io vederla tojlo 
col mezzo fuo , ritornare nel prifiino fiato di fua grandezza^ 
ed onore , ed in vero noi eravamo quajì difperati delfoccor- 
fo , vedendo andare le cofe con tanto timore , e freddezza 5 
t 'che cofiì non fi 'credeva co fa , che da noi fi fcriveffe , mas 
ora ci pare che la guerra fiìa finita , tanto fperiamo nel mezzo 
fuo . E V. Eccellenza fìa certa , che di qua non è fiata mai 
fritta fé non la pura , e mera verità 5 fenza aggiungervi 
un pelo , e ciò fio io meglio d'ogni altro , perchè ho letto , • e 
fritto tutte le lettere 5 che fono andate e venute di Sicilia , 
perchè neffun altro fapeva intendere la cifra ordinaria del 
Signor D. Garzia , oltre r altra , che abbiamo con Monfi- 
gnore , che a me è toccato leggere , *e fcrìvere funa e V altra 
fempre , fé bene alle volte , mutando i fegretarj 5 mi anno 
apportato qualche difficoltà in difcifrarle . E quanto ora le 
ferivo , fafeura , che è la verità , né vi aggiungerei un pelo 
fé bene penfaffì di vedere domane ilfoccorfo in terra , perchè 
fé avrò a morire , morrò in fervigio della mia religione , per 
la mia fede , e coir arme in mano , e di quefto ne Faffìcuro . 
Alla Marza , fé noi ci vorremo fortificare , avremo 
terra , efafcina quanta vorremo , fé bene in Sicilia fi cre- 
de altramente , mi refia a dir filo , che dal luogo , dove do- 
vranno sbarcare infino alla città , avranno quant 'acqua vor- 
ranno buoni filma , intorno alla città, ve n* è gran copia , per 
laflrada dalla città alla Marza , non ve n'è niente , e vi fo- 
no cinque miglia , che fono tre di Roma di b uoni filma ftrada 
da portare artiglieria , fenza fare /pianata . Dove fono i 

cam- 



ARCHITETTO CIVILE, E MILITARE. Tip 

campì turchefihi non v'è altr* acqua 3 che quella della Mar- 
za 5 -che alla maggior parte è molto incomoda . Ver dove *' 
avrà a marciare , perchè v*è copia di muraglie a /ecco , avre- 
mo 500. maltejt y che con loro capi andranno atterrandole ^ 
che non è una fatica al mondo . §}u? nella città fono rejlati 
da 45. cavalli di 300. che n'avevamo in principio della guer- 
ra , e vi fono 200. buoi da lavorare , altre tante beftie bovi- 
ne da mangiare , e mille fra pecore , e capre , oltre molti 
porci 5 che fono alla campagna . Vi fono più di 400 . fra mu- 
li , efomari , e giumenti da fonia 3 vi fono 800. donne , e 
500. ragazzi , che porteranno vettovaglie , e munizioni 5 <? 
tutto quello che farà bì fogno . Vi fono 1 50. yW? di frumen- 
to in magazzini , ed altre 600. fra particolari cittadini tra 
grano ed orzo , e vi fono fet tanta cantar a di bi fiotto , m±s 
non vi è né vino , ne aceto , ne oglio , né neffuna altra vet- 
tovaglia • Vi fono due cannoni 5 ed un mezzo , tre mezze^j 
colubrine , ed un pezzo un poco più piccolo , cinque fagrì , <? 
</#£ /TZfzzi , *// #» mofchetto , /##/ r<?# £#0#? r#0/tf 5 e~> 
cinque para di ruote di riguardo 5 ? un paro di carri con ruo- 
te majficce . Vi fono cinquanta zappe , feffanta pale , e_j 
mille cajfe 1 e dieci picconi fin za altri ferramenti 3 vi fono 
allì cannoni \ 20. palle per ciafcuno ^ <?goo. al me zzo •> allì 
fagri 5 <? mezze colubrine 1 50. /9ét ##0 , tf^/i # //r/ piccoli le 
facciamo di piombo con dadi di ferro . Vifonofijfanta canta- 
ra di polvere grojfa , ? materia da farne fidici , ed altri dieci 
cantar a di polvere fina , ? 300. pignatte di fuoco lavorato, 
vi fono 500. archibufleri , ^ri ^## /i /?ét <#/"? // vero , //6>« ©i 
yj»(9 altri buoni , £#<? 1 So. , che fono reflati della micL^ 
compagnia , queflo è quanto apparato è nella città , avver- 
tendola , che la munizione , che anno a portare fa di bifiot- 
to , perchè qui non abbiamo comodità di far pane , fi non 
per noflro ufo . Non reflandomi altro che dirle , le ricordo , 
che abbia a memoria l'amicizia , e fervitù , che ha tenuto 
fempre col? lllujlri /fimo Monflgnore noflro 5 quanto ella deve 

all' 



120 DI ASCAN10 DELLA CORGNA 

aW Ammiraglio fuo Zio g che ajfcdiato anch' egli in S. Mi- 
chele , oltre a noi particolari cavalieri , che facciamo profefi 
fione d^ejfere fuoi fervidori , ed ella fé n'èfervita , quando 
le è tornato comodo . Deve dunque e [fere nofìro procuratore , 
e protettore col Signor V. Rè , e /pender la buona monet±-> 
che non farà forfè mai più , che le fi prefenti occafione piti 
cattolica , e più onorata di que[ìa fé fi a pericolo fa non voglio 
parlare , perchè in cuore a"* onore non fi fi ima pericolo , fi a 
adunque prefta , acciò che neW indugio , non s'intromettejfe 
qualche pericolo , cheejfendo de"* nofiri la maggior parte mor- 
ti , e li vivi firoppiati , e mal conci , ed ejfendovi molto 
luogo da guardare colle muraglie tutte per terra , non fifta 
fenza pericolo d^ejjere prefiper forza , che d' 'accordo non ac- 
cade parlarne , perchè il primo , che è Monfigncre , e poi 
tutto il convento 5 ha determinato a non volere intendere co- 
fa , che di fuori glifi dica . Se io penfaffi collo fcriverli lun- 
gamente , accrefcerle la voglia del venire , fcriverei ancor 
più , ma a lei 5 eh" 1 intende affai , hafierà quefio . Baciole 
dunque umilmente le mani pregando nofiro Signore iddio , 
che mi conceda grazia di poterlo fare in q uè fi' i fola \ e poi fé 
mi toccherà di morire nella giornata morrò contenti (fimo. La 
comodità , eh avrà da me quando farà arrivata , farà un 
eccellentijfimo barbaro , ed un cortaldo , un mulo , con un 
paro di caffè da campo col letto , e da mangiar bene , e vino 
per la bocca fua . Dalla città vecchia di Malta il dì 1 1 . di 
Agofio 1 565* Dì V. S. ìllufirifiìma Oblìgatijpmo Servidore 

Fra Vincenzo Anafiagi . • 
Tennefi fubito un configlio di guerra , e come l'ar- 
mata navale era pronta vi s'imbarcaron dipoi tutti fòpra, 
e lo fletto D. Garzia volle pure imbarcarvi^ , e fecer vela 
con profpero vento , benché pofeia fi cangiale . Giunti 
nondimeno a vifta dell'itola , e sbarcati felicemente fu 
Afcanio fatto di cornuti confenfo maftro di campo genera- 
le j e non fo 3 fé più ardito , od accorto fi facerfe in quella 

oc- 



ARCHITETTO CIVILE, E MILITARE. iti 

occafione conofcere . Poiché appena sbarcato favi amante 
s'oppofè al parere di chi fbfteneva , che attaccar fi dovef» 
fero fubito i nemici ; e perchè quefto prevale 3 egli nul- 
lameno contro il folito di coloro , che efeguir deggiono 
progetti non proprj anzi contrattati , e non approvati 
combattè bravamente , e vi rimafe anche ferito . E quelle 
che feguono fon dello ftefto fovrammentovato Bofio nella^ 
fovrammentovata ftoria a car. 701. le precife parole : 
Afcanio della Corgna , Pompeo 3 e Profpero Colonna giun- 
feró a tempo d'urtar ne* nemici 3 ed ebbero foddisj azione-* 
d'ucciderne dì^j ^ o mano . Afcanìo fu ferito ancorché 
leggiermente^ t * efra tiratagli da un turco 5 il quale 

avendo getti, mi per f uggir fene più leggiero , vedendo 

poi di non pò\ - Jafaarfi , difperatojì diede a tirar de' fajp . 
Ma tofto raggiuntolo , e vedendo che non altramente tre- 
mava , chernobil giunco agitato dall'aura ebbe di lui pie- 
tà , e vendicar non volendoli di chi umilmente , e di vero 
cuor la chiedeva generofamente gli perdonò , e fatando- 
gli la vita lo fàlvò anche dalla fchiavitù , perchè gli diede 
poi la libertà . Azione di vero, che nulla cede alle più 
rlluftri , e Angolari , che dagli uomin più grandi fieno 
fiate fatte in cotal genere ! Né ella fu quella l'ultima , o 
la prima , ch'egli faceffe ; perchè ed innanzi , e dopo al- 
tre ne fece . E fovente dir foleva , che non meno inumano 
era il fèrvirfi della fuperiorità per far carnificina de' nemici 
imbelli , ed inermi , che barbaro il non compatire i vinti } 
o gl'infermi . Sciolfèfi con gran danno , e flrage de' turchi 
l'afifedio } che maggiore fiata farebbe , e rimafo vi fareb- 
be prigione anche '1 bafsà con tutta l'armata , che è ciò , 
che Afcanio cercava , fé fèguitato fi foife il fuo fentimen- 
to , conforme dopo Pefito fu ben da tutti conofeiuto , e 
lo confefsò lo flefib D. Alvaro di Sandez , che più degli 
altri vi fi oppofe . Promife al Granmaflro allorché da lui 
fi licenziò per tornare a Roma , che avrebbe indotto il 

Ol, pon- 



122 DI ASCANIO DELLA CORGNA 

pontefice non pure , ma anche il re di Spagna a mandar 
nuovi ajuti , e di perfona portatoli dall'uno , e dall'altro 
tornò a riferir prontamente quanto aveva operato al me- 
defimo. Stavafi allora attorno al difegno della nuova città 
Valletta , e tre ordini di perfonaggi più intendenti delle 
fortificazioni furon dal Granmaeftro chiamati a configlio ,. 
quando Afcanio, ch'era uno de' capi ,e che delle medefime 
difeorfo avea prima co' primarj ingegneri del regno alla_> 
prefenza del re di Spagna non potendo approvare ciocche 
il maggior numero di elfi approvava, validamente, e a più 
non pofTo vi fioppofe. E venuto col V^ta^aparelli, che 
fatto aveva quello , che metter fi dove» '■% era gagliar- 
damente in ifcrezio , da favio , ed efperfè * v,f e flf ore cos ì 
difeorfè . Se io comincia /fi adejfo ilmeflier deìJu guerra—* 5 
ed ora apprendevi Parte delP architettura militare fuggir 
non potrei certamente neW oppormi al parere di ù nobile , e 
venerando congrejfo la taccia di temerario . Ma giacché 
Vuno , e V altra in tempo , che non aveva ancor pelo nel vifo^ 
e fu libri prima , e pofeia in aperta campagna , efovra ->ed 
appiè de"* baluardi più forti ne ho fatte tante volte a cojlo del 
fangue mio lafperienza ; ed eccone generofì cavalieri fenza- 
chèH petto vi difeopra fui volto ancora le cicatrici , credo 
che fpuntandomìcifi oggìmai non i biondi , o neri^ ma ì bian- 
chicci , e canuti pojfa ejfermi lecito , ed a ragion mi fi ad- 
dica il contrariare . Né a ciò fare mi porta Vijlinto , od al- 
cun fine che riabbia , donde affatto , la Dio mercè fpoglia- 
to fono ; ma V obbligo , che ho , edavròfempre immortale al 
degnijjtmo Granmaeftro , che qui con voi attentamente mi 
afcolta per le tante finezze ricevute da lui in quefto mio rei" 
t erato foggior no , il genio particolare , che inclina alla fteu- 
rezza di voftra in/igne , e ragguardevole religione , che uopo 
non ha di mie lodi^ perchè è per fé fi e fa lodevoli [fima^ e qual- 
che non leggiere impulfo d"* amor e al fede! fervigio ^ che le ho 
ancor io in quel modo. 3 che il più per me fi è faputo ,/ potuto^ 

e che 



ARCHITETTO CIVILE, E MILITARE, i»; 

e che w è noto , prefiato per liberarla dal recente terribil pe- 
ricolo * ®lueJlo invitti cavalieri non perchè /campato fi fia 
confederar fi dee 5 che deggìa effer P ultimo . E non perchè 
/coniato affai 3 ed affai danneggiato fé riè fuggito il nemico 
ci ha lafciata alcuna ficurezza di non ritornarci . Anzi que~ 
fio fiejfo forno , e danno gli farà di fprone più pungente per 
farcelo quando che fia con più poderofe forze tornare . Efic** 
come egli ha avuto largo campo in quattro mefi d^oftinata , e 
forte oppugnazione di ben vedere , econofeere le difficoltà d* 
oppugnarla dovremmo noi confiderare , e riflettere a tutto 
ciò , che maggiormente fi convenga per ajficur aria ^ e difen- 
derla . Il perchè faràfempre a noi di maggior vantaggio il 
fuperar le più piccole , che a lui difeapito iltrafcurar le piti 
grandi . lo dunque farei di parere parlando fempre col ri- 
fpetto dovuto a così efperta , ed intelligente adunanza , che 
la fronte della città fi 'tirajje più in dentro , e che alquanto 
fi rifiringeffe . Fareile folamente tre baluardi reali , e me 
fenderei col più eminente fovr a lafommità del colle . Mi di" 
lungherei piucchè poffibil foffe dall' 'ifoletta di Marfamufcet- 
to , che molto molto pregiudizial confiderò al baluardo San 
Michele difegnato dal Laparelli , E quando mai in cotal mo- 
do di farlo fiperfifta faràfenza dubbio alcuno neceffario d' 
alzarlo , e munirlo di denfa , egrojfa fabbrica \ benché ciò 
non torrà mai ne il pericolo evidente , che fi correrà nel di- 
fenderlo , ne la gran gente 5 che fi perderà nella difefa . Ha 
,i fuoi difetti anche il baluardo S. Pietro ; ma non avendone 
tanti , quanti ne ha quel di S. Paolo tralafcerò di parlarvi 
^ affatto di quelli , e vi parlerò tanto che baftì di q uè fi per 
non aver taccia di critico fofiflico 5 o di contraddittore pro- 
lì ffo . Ejfendo dunque difuguale il fuofito , ed in qualche 
parte affai declinando , fiverchiamente baffo fi rimane . Io 
perciò lo farei più alto , e lo dividerei ancora in due piazze 
di cui F una fi [fé più eminente delP altra ad effetto chenon^* 
■refi afferò per ogni dove efpofle ad effer offefe . Ciò fenza più 

Q^2 ho 



j24 DI ASCAN10 DELLA CORGMA 

ho creduto per puro zelo dovervi dire cfibcndomi per altro 
prontijpmo a dar mano alF opera in qualunque maniera , che 
di farla fi ' rifolva . Prevalse non dimeno il fentimento con- 
trario , come autorizzato da quello de' più , e dello fteflb 
Granmaeftro, e fi tirò innanzi la fabbricache s'era già in 
qualche parte cominciata finché fi condufle felicemente su> 
fine , ed Afcanio fé ne ritornò di bel nuovo a Roma , e ri- 
cevè Tempre nel tempo , che vi flette continue finezze an- 
che dal novello pontefice , che continuamente voleva trat- 
tar fèco. Avute poi varie altre incumbenze dal re di Spa- 
gna per le fortificazioni d'alcune piazze non meno , che__j 
per altre militari fpedizioni in tutte ne ufcì fecondo il fo- 
lito del fedele ed attento Tuo fervigio ad onore . Ma dove 
fé l'ultime prove di Tuo valore fi fu nella fanguinofa , e me- 
morabil giornata di Lepanto , in cui colla fteffa qualità di 
mafìro di campo generale comandava fotto D. Giovanni d' 
Auftria fratello naturale del re, e generalifììmo della lega „ 
che io diftintamente non narro , perchè non v'è forfè fcrit- 
tore , che di quefta parlando, di quelle non parli. Non re- 
ftando perciò a lui né più da vincere , né più da combatte- 
re dopo aver fegnalatamente ivi vinto , ed in varj fingolari 
modi combattuto reftar non gli dovea neppur la vita, e nel 
tempo fteflb finì quafi di vivere e di vincere . Imperciocché 
tornato ìndi a poco colla fquadra delle galee del papa infie- 
me con D. Marcantonio Colonna,che la comandava ne' lidi 
d'Italia, sbarcò addì 20.di novembre del i57i«a Terracina, 
dove per lo freddo che patito aveva la notte precedente in 
mare , e per quello che patì la fufleguente in terra nello 
sbarcare , da acuta febbre afTalito arrivò in Roma il giove- 
3571 dì de' 22. , ed all'ore 20. del lunedì 3. di dicembre effen- 
" do malignamente crefeiuta lo coftrinfè a pagare alla natura 
l'inevitabil tributo . Furongli ivi fatte d'ordine di Pio V« 
folenni efequie a fpefe della Camera , e trafportato poi d' 
ordine del medefimo a Perugia il cadavere 3 più folenni glie 

fé 



ARCHITETTO CIVILE , E MILITARE . i fc $ 

{e ne fecero nel modo per appunto, che ho tratto da un fé- 
del manufcritto di quel tempo, che qui preffo per più di- 
pinta cognizion delle medefime ho creduto non fuperfluo 
il riportare . 

Morì Afcanio marchefe della Corgna in Roma addì 3. 
dì Decembre a ore venti incirca del 1571. , e da Pio V.fu 
comandato il cadavero doverfi condurre a Perugia fua patria 
afpefe della camera Appoftolica , e fu pò fio in una lettiga fo- 
derata dentro di dommafco rojjb^ e coperta di fuori dì brocca- 
to d'oro , e da due muli coperti di velluto nero portata , e ac- 
compagnata da quindici uomini a cavallo , tra quali erano 
due paggi fopra detti muli , e portavano due torce bianche 
accefe , e da molti fiaffierì ve/lìti a bruno circondata . Era fi 
ft abilito , che uno andajfe avanti in ogni luogo per dove pafi 
far 'doveva , a notificare ejjer comme filone di Sua 'Santità , 
che dal clero del luogo fi 'dovejfe ricevere il morto con ogni ono- 
revolezza , e tralafcerò gli onori fattigli font uofijfirn ameni e 
in Narnì , e a Todi , ed anco i romorì che nacquero tra mol- 
ti per le precedenze . 

Arrivò in Perugia addì 9. dìDècembre 1571. ad un? 
ora dì notte , e fu pò fio nella chìefa dì S. Pietro , la quale 
era fiata apparata tutta di nero , fopra un bel catafalco con 
12. torce intorno accefe dì continuo fopra candelieri di legno 
con l'arme del defonto , al capo del catt afalco dai lati fia- 
tano due paggi mori , e dai lati appiè , due gentiluomini , 
che fiavano colla tefia appoggiata fopra le lor mani , e d'in- 
torno facevano al medefimo corona molti altri gentiluomini 
tutti ve fi iti di lutto , e quivi fu vìfitato dalla maggior pari t 
della città . 

Agli 1 1 . delfuddetto mefi fi abiliti per Fefequie , fu 
portato dalla fudetta chìefa al monafiero de" 1 frati Conven- 
tuali di S. Francefco con folennifitma pompa , la quale ordi- 
natamente , come andò 5 fedelmente da me fu notata , e qui 
deferti t a • 



126 DI ASCAN10 BELLA CORGNA 

Si diede principio alla proccjjlone dalla detta chiefia dì 
J. Pietro , dove erajlato dalla Domenica fera fino al martedì 
il. di Decembre a ore 1 9. accompagnato da tutte le religioni 
della città , ed i r eligi ofi^ che a due a due precedevano al ca- 
taletto furono quattrocenquarantacinque . 

Dopo le dette religioni venivano dodici gentiluomini ve- 
fi iti tutti fino a terra di Rovefcio , e veli neri , che portava- 
no firafeìnando 1 2. infegne di taffettà nero con croce rojfa , e 
con Varme di Suafignoria lllufiriffìma 3 / nomi de"* quali fono 
i fieguenti . 

Ordine primo . 

Claudio Valeriana % ma j? ^ • *t 

FrancefcoFumagioli } "£!fievano atta pnma fila . 

Annibale A^fidel ^ } "ffl™™ ««* /"»**» fl* '' 

? gZx Amerio siti ' } "ffi^no alla terza fila . 

Ce fare Monte melimi X mn 17 n 

Vincenzo Gr asiani -f «$*«*» """ f ***« fila . 

Pier Jacopo Monte fp errili \ -„ 77 ~- 

Raniero Crifipolti f a 0^ am aìla Z umta fi la ' 

Orlandino Vibì X ma »^ r a J, 

Annibale Fior amonti ì »ffifi™*«» Ma fefta fila.^ 

Dopo quefìi venivano Farmi de* fanti a piedi , cioè un 
belli filmo cor fiale tto dorato portato in una bara coperta di ro- 
vefcio nero che portavano . 

Il conte Giberto degli Oddi , e il conte Vguccione Bigazzini . 
Jacopo degli Oddi lo feudo dorato» 
Troilo Signor elli la fipada . 
Af can'w Montefiperellì la celata . 
Signorelh Signorelli la picca , 

Il capitan Lorenzo Confò li la fiopravefia divelluto crctnifi-> 

guar* 



ARCHITETTO CIVILE , E MUTARE ; 127 

. guarnito di broccato 5 e trine a* oro , ed erano li f opra- 
detti feguitiper ordine da o'tto tamburi coperti umilmen- 
te di r ove fido nero 3 come anco li tamburini , i quali ren- 
devano luttuofo 5 e fiebìlfiuono , e vi erano anche fiei trom- 
bette 5 co"* trombettieri ve flit i del medejimo abito nero . 

Ordine fecondo . 

Venivano condotti cinque bellìjjtmi cavalli coperti tut- 
ti di nero 9 e menati dagfinfrafcritti per teredini aduna 
ad uno dietro li fiuddetti trombettieri , e dopo ciafcun ca- 
vallo 5 comefopra condotto 3 fi Jlrafcinava una cornetta co- 
me di fiotto . 

Il capitan Fabrizio Villani \ guidavano un cavallo per /ej 
11 capitan Annibal Sifli S redini . 
Il capitan Orazio Ca?itagallina Jlraficìnava una cornetta . 
Il capitan Vincenzo Vibi 1 ., lM 7/ 

Il capitan Orazio VìncioU > *«*«" "» «*» ca ™ lk f 
// capitan Bernardino Cinelli fi r afide ava un altra cor* 
fletta . 

Cavalieri di S. Stefano . 

Il cavaliere Malatefia Baglioni 1 guidavano un altro ca- 
li cavaliere Bartolommeo Cibi S vallo . 
Il cavaliere Napolione Perinelli firaficicava un altra cor- 
netta . 
Il cavaliere Evangeli/la Almenni -i guidavano un altro ca- 
li cavaliere Adreano dalla Penna S vallo . 
Il capitan Tonfa Barigiani Jlraficìnava un altra cornetta . 

"ì guidavano il cavallo ultimo 
Il conte Bigazzìni 1 della perfiòna del defont o con 

llcavalierdlmalta Anajlagi [gualdrappa di broccato d % 

J oro , coperto con velo nero . 

Il 



i2S DI ASCAM10 DELLA CORGMA 

11 capitan Cecco Montefperelli Gran croce di S. Stefano fira- 
fcicavd lo fiendardo rojfo Generale . 

Dopo queflì veniva un altra bara fimile alla fudetta , 
fopra la quale era un'armatura alla leggiera portata dal ca- 
pitan Baldo Balde f chi , e capitan Raniero Confili accompa- 
gnata dagVinfrafcrìtti con altre armi . 
Sìlvejlro Balde/chi l'elmo . 
Confi ant ino Ranieri lo fiocco . 
Il capitan Saracino Monte/per elli firaficinava la lancia. 
Il conte Annibale d'Antognolla lafopravefia dì broccato d'oro 
coperta di velo nero . 

s Venivano dopo queflì due mazze bianche con fiocchi difie- 
ta roffa , e verde , una portata dal conte Lodovico dì Mar- 
fidano ìnfignìficazione del cufiode dì S. Chieja . 

V altra portata dal capitan Eabbrizio Sìgnorelli deno- 
tava il Generalato dì Maefiro di campo della S. Lega . 

Veniva dopo il corpo del defonto portato fiopr a un lettuc- 
cìo apparato dì broccato 3 e fiotto di velluto verde , fieguito 
da varj , e diverfi Conti 3 e gentiluomini ve fitti font uofi //ima- 
mente , e perciò ducento n'erano fiati deputati per portarlo . 

Lo portarono anche i canonici , còfia infolita , efenzi-* 
memoria , che per lo p affato fa fuccejjò . 

Erano intorno al cadavere circa dugento putti ve fi iti dì 
nero con cappucci in te fi a , avendo chficuno la fina torcia acce- 
fa in mano . 

Seguivano ì Signori Priori della città con tutti i magi- 
firati vefiìti dì nero con veli 3 il che è infoino majfime ne 
Priori 5 che fiempre vefiono di rojfo dal Venerdì fanto in poi . 
Dopo quefii venivano D. Pietro Orftni , lì due Nipoti del duca 
di Ser moneta , D. Marcello Acquaviva , // Rufiicucci il Ca- 
fiellano , e Tefioriere con tutta la corte di monfignor Gover- 
natore , e mo Iti J/ìmi gentiluomini , cittadini 5 e fior e fi ieri , . 

Ed ultimamente venivano quattrocento vajfalli del de- 
fonto con Berrette nere con Veli . 
J Col 



ARCHITETTO CIVILE, E MILITARE. \2 9 

Col qual ordine , fé ne vennero da S. Pietro in Piaz- 
za grande 5 dove girarono intorno ad ejja , e per la ft ra- 
da ordinaria andarono a S. Vrancefco 3 ove fi fecero P 
efequie da Monfignore Vefcovo di Cagli vifitatore generale 
di quella Pro vincia folennemente , le quali finite fu re- 
citata una hellìjfma , ed elegantijfma orazione da Orazio 
Cardaneti lettore di fiudio fopra i fatti egregj deldcfonto* 

La chiefa era tutta coperta di nero , e v'era affiffa un* 
infinità di compofizioni , e poefie latine 3 volgari , e d'ognè 
Corta, € durò tutta la funzione dalle 19. or 'e fino alle 24. 3 
e fempre anche tutte V altre chiefe della città fonarono a 
morto , e vi fi fpefero 3 per quello che fi fece conto 3 d.i^s 
quattro mila feudi . 

EPITAPHIUM. 

Allobrogum poft bella Ducis , poft Saxonis Arma ? 

Perruptamque aciem ter Solimane tuam* 
Occidit Afcanim Per ufirne gloria Gentis , 

Man quem non potuit jfernere , morte cadit . 
Altro Elogio . 
Qui pofa Afcanio Primo della Corgna 

NeWarte militar tanto eccellente 

Che fupra molti Perugin di gloria 

Nel picciol marmo , che gran terra chiude , 

E tralafciando per maggior brevità 5 e forfè per mi- 
nor noja del lettore di riferir l'altre compofizioni dirò eh' 
egli fu di temperamento robufto , e fanguigno 3 di giu- 
ria , e riquadrata ftatura , dì fguardo acuto , ed accefo , 
d'afpetto ferio , e penfofo , e tutto infieme , dacché più. 
oltre non mi fi permette parlare delle prerogative del cor- 
po , perchè più oltre la tradizione non m'accompagna , 
di quella prefenza , che rare volte anno anche quegli uo-» 
mini 3 che non fi vedono in tutti i fecoli , e che fan ri- 

R fplen- 



ijo VI ASCANIO VELIA CORGNA 

fplender quelli , in cui fi fon veduti . Inclinò naturalmen- 
te alla beneficenza , e inoltrò ferma, ed intera coftanza_, 
nelle amicizie . Mantenne Tempre incorrotta la fede a chi 
di lui fi fidò , né fi ritirò mai dalPefporre in checché rin- 
contro la vita a'più pericolofi perigli in fervigio di chi fer- 
viva . Parlò, e foftenne con coraggio, e con fior d'elo- 
quenza , e con rifpetto privo di foggezione il proprio fen- 
timento qualora fi chiamò a configlio , e di rado , e forfè 
mai fi dilungò dal migliore. Pefato , e circofpetto era_> 
ne' progetti , pronto , e rifoluto , e celere nell'efecuzio- 
ni . Ardito quant'altri fofTe mai , ed intraprendente dell' 
imprefè più ardue , e difficili, purché non gli pareffero 
imponibili . Difprezzò gl'invidiofi , non temè i perfecu- 
tori , non fece conto degli emuli , refiftè di pie fermo a' 
contrattempi della fortuna , foftenne intrepido le avverti- 
ta , che non poche furono . Ma , o che fortunato , o 
sfortunato che forfè , o che perdeiìe , o vinceffe, mag- 
gior fi moitrò fèmpre nelle fciagure, e quando perde, 
che nelle profperitadi, e quando vinfe . Aveva, perchè 
con Giovanna Baglioni fua moglie non potè aver figli , 
già adottato Diomede della Penna figlio di Laura fua fo- 
rella , che l'accasò con Porzia Colonna figlia di Cammil- 
lo , e forella del cardinale , e di Pompeo, ediProfpero. 
E per tale adozione pafsò in lui , e ne' figli il feudo 
di Caftiglione., e cafato con tutte l'altre fue ricche— j , 
e copiofe foftanze » Ebbe oltre detta forella due fratel- 
li : Giovanni che pure nel meftiere guerrefco s'acquiflò 
gran nome , morì prima di lui : E vecchio , ed in età di 
66. anni , e addì 2. marzo de' 1583. in Roma altresì morì 
Fulvio, che nato ne' 19. di novembre de' 1517. fcelfe da_. 
fanciullo coll'abito della religione di malta la via milita- 
re , e quindi l'ecclefiaftica , nella quale cotanto crebbe 
in dignità, che fupromoffo da Giulio III. alla porpora . 
Portoni colle lolite cerimonie cardinalefche il cadavere m 

S. Pie- 



ARCHITETTO CIVILE 5 E MILITARE : 1 3 1 

S. Pietro a Montorio , dove eolie fblite altre cardinale- 
fche fi feppellì 5 e la feguente ifcrizione fi legge nella la- 
pida. 

D. 0. itf. 

Fulvius Cornetti 

Epifcopus Portuenfs 

Cardinale Perujinm 

Sacellum hoc ab Antonio 

Card, de monte ereblum & 

A 'Julio 111. Pont, max, Amncuh 

Suo exornatum in fui corporh 

Sepulturam eligens annuo perpetuo 

Redditu prò ornamenti^ Altari 

Submìnìjlrandis , duobùfq. 

Annherfariis prò fua 3 & ejufdem 

Antonìl de Monte anima 

Celebrandis locupletavi? 

Obiit die 2. mar t ti 

MDLXXX1U. ttatis fua 

Anno LXV1. 

Pafsò egli , e tutta cafa fua molti guai fotto Paolo 
IV. 5 ficcome ho fopra accennato 3 e (offrendoli tutti corag- 
giofò , ed intrepido fi difingannò delle grandezze fecolari , 
e ri/òlvè di penfàr folo alle pie , all'eterne 3 e alle fagre . 
E come del 1552. fi fondò per mezzo fuo il collegio de"* 
Gefuiti nella patria proccurò d'ampliarlo , e d'accrefèer-» 
gli gli aflegnamenti 3 e l'entrate . Fabbricò cappelle.^» 5 
chiefè , monafterj 5 e fèminarj in altri luoghi , e molto 5 
e molto migliorò il vefcovado di Porto . Innalzò a varj 
gradi ecclefiaftici varie perfòne di merito . Vifitò fpedali , 
affitte ad infermi , confolò afflitti , e tenne tempre a' po- 
veri aperta la borfa . Efpendendo in iipirituali lezioni, 

R 2 ed 



il2 DI ASCANlO DELLA CORGNA ARCILCE M. 

ed in divine meditazioni il refto del tempo perfeverò fino 
alla fine coftantemente nello ftabilito proponimento . Né 
altro a dir mi rimane , ne di lui , né di Giovanni, quantun- 
que di quefto per mancanza di notizie poco , o nulla ne ab- 
bia detto , né d'Afcanio , ne della cafa , che neceffario fia, 
e che faccia a propofito per profeguire il difcorfo . 

DI BERNARDINO SOZI ARCHITETTO CIVILE . 




Ltro ftorico non c'è che'ICrifpoIti , che 
di Bernardino favelli . E pure egli è flato 
un ? Alente profefifore, ed ha molte, e mol- 
to vaghe, e confiderabili fabbriche fon- 
date, ed al fiio fine condotte in Perugia 
non meno, che fuori , ficcome lo fteffo 
Cri/polti Tattefta, e la tradizion lo conferma . Ma io per 
prova altro addurre non pofìb , che un'opera maravigliofa 
quantunque piccola, che con ficurezza dir fi può che fia_» 
irata fatta da lui , di cui nell'ottavo libro del Capitolo di 
quella chiefa cattedrale fi trova fòtto a dì 16. di marzo de- 
gli anni 1582. ancor regiftrata la memoria. Aveva egli 
finito con non poca , e lunga fatica il modello d'un fòn- 
luofb, vafto , e vago tempio, quando perduta la fperan- 
za di poterlo far fabbricare gli cadde in penfiero di trarne , 
conforme il tratTe un difegno per un tabernacolo, e co- 
minciatolo a lavorare facile gli fu , dacché il lavoro mag- 
giore fatto già era , di terminarlo . Vedefi quefto full'altar 
maggiore dell'anzidetta cattedrale nobilmente adornato 
con ordine Corintio di piramidi , di colonne , di cupole 3 
e di ftatue così ben difpofte , e di tal proporzione , e gra- 
zia , che niun foreftiero v'entra , che per alcun tempo non 
vi fi fermi a mirarlo , e partito che ne fia a fermarvifi dell' 
altro non ritorni . Bafta fol quefto dunque per celebrarlo * 
uè uopo farebbe, tut tocche io ne avelli notizia d'indicar al- 
tre 



DI BERNARDINO S02l ARCE, CIV. 133 

tre Tue opere per accrefcergli pregio ; perchè troppo mi 
pare , che da quella ne tragga . Quella dunque , e quefti 
fogli y or che di lei favellano terran fèmpre vivo nel mon- 
do il nome fuo 3 ed a* fècoli avvenire immortalmente— 9 
lo manderanno. Ed lo per compiere la ftoria di fua vita 
prima quali di cominciarla unirò alla morte la nafcita , 
giacché quella preifo agli anni 1520., e quella circa e' 1500. 1520 
feguì . E farà tutto ciò , che di Bernardino , che più co- ~ Q0 
illunemente Bino fi chiamava 3 m'è riufcito raccorre 3 e_> — — 
raccontare * 

DI GIANDOMENICO PERUGINO PITTORE. 

Iftoro non piccolo riceve la virtù allorché, 
morendo ne' maeflri rinasce negli fcolari , 
e rende incotal guifa immortai la fua glo- 
ria * Né men piccol vantaggio ritrae la_> 
memoria di quelli dal valore di quelli y 
che la ravvivano , quando alle volte s* 
cflinguerebbe . Eftinta certamente fi farebbe in Giando- 
menico, fé Antiveduto Gramatica fiio difcepolo ravvivata 
non l'aveìfe coll'opere da Giovanni Baglioni } e da Filip- 
po Baldinucci delcritte nella fua vita . Ed io che d'altron- 
de trar non avrei potuto quelle poche notizie , che mercè 
lui ho tratte da loro 5 ne farei Irato affatto all'oleum , ed 
egli rimalo fi farebbe fenza dubbio nelle tenebre jjsli'ob- 
blio . Servendomi dunque delle medefìme dirò che eflfendo 
il padre d'Antiveduto 5 che Sanefe era , ed Imperiai fi 
chiamava , partito colla moglie dalla patria per andare a 
far foggiorno in Roma ivi j^mfo gli nacque quello figlio , 
ed entrati in città lo portarono a battezzare a S. Pietro , e 
tolfero in Borgo cafa a pigione . Quindi crelciuto , nel 
mentre che altri gliene nacquero 5 in età volle 3 che li 
tnettelfeall'efercizio delia pittura. E come Giandomenico 

pu« 




134 



DI GIANDOMENICO PERUGINO PlT. 



pure nello ftefifo Borgo abitava glìel raccomandò , e fece 
Cotto Tua difciplina in breve tempo profitto confiderabile . 
Dipigneva Giandomenico non gran figure , ma piccole , e 
più in rame 5 che in tela dipigner foleva , ed acquietato 
aveva tal credito , e grido , che moltiflfimi ne faceva , e 
ne vendeva . Dove egli fieno , ed a chi li vendeffe niun di 
loro dicendolo neppur io pofìfo dirlo , ne nient'altro dir 
poifo , perchè nient'altro fi dice da loro; e nient'altro 
in patria, tuttoché cercato, e ricercato abbia, e libri 
ftampati , e manofcritti ho potuto né anche circa il ca- 
fato , e i genitori fapere, e trovare. Poffo bensì dalla_j 
nafcita, e morte dello fcolare conghietturare la fua, e 

1520 credere , che pretfb a ventanni dopo il principio del fedi- 
J cefìmo fecol nafceffe , ed intorno a dieci prima del fine__> 

— ~ morilfe 9 che è quanto mi fi permette con probabilità aA 
ferire . 

DI PIETRO CESAREI PITTORE, 
£ MINIATORE. 

Iccome il nafcere di fangue ignobile è fcia- 
gura , ma non peccato , così il venire—* 
dall'inlegittimo, e impuro aggiugne al- 
la fciagura la vergogna, ma non è misfat- 
to (èguendo Puna , e l'altra lenza colpa 
veruna di que' che vi nafcono , benché ol- 
tre l'originale iien i fecondi nell'attual concepiti . Ma né 
la fciagura , ne la vergogna an mai potuto lor impedire, 
quando veramente-an voluto, che non fi fien per mezzo 
della milizia , delle lettere , delle fcienze , e delle arti 
nobili aperta la ftrada alla gloria . Ne abbiam da per tutto 
pubblici, e chiari e/èmpj, e non accade, che io mi fian- 
chi a numerarli elfendovi in ognuna flati conforme vi fono 
prefentemente , e vi faranno anche all'avvenire /oggetti 

di 




DI PIETRO CESAREI P1T. E MIN. 135 

di merito diftinto , e difublime valore. Ha la virtù tra 
le tante , e tante Tue Angolari qualità quella eziandio di 
non efler parziale , e di far tempre a' fuoi teguaci efatta_. 
diftributiva giufìizia . Né per i pregj che per effa effi s' 
acquiftano aver deggiono obbligo alcuno ad altrui , né 
per altrui cagione perder fi potfbno , perchè altrimenti , e 
con maggior fedeltà ci fervano e' proprj, che gli accatta- 
ti . Di quelli fé pompa il noftro Pietro, e di quelli nello 
feri ver ora fua vita iodovrò trattare , Dirò dunque impri- 
ma imprima , che per tutte le diligenze , che ho fatte__» 
non m'è riuteito poter rinvenire il tempo precifò della na- 
scita, quantunque porla fupporre per le notizie che ho 
avute, che circa '1 r5go. feguiffe, e che folte figlio natu- 
rale d'un cavaliere , da cui prenderle il ca/àto . Chi folte 
fuo primo maeftro a me non è noto , io bene , che imitò la 
maniera di Stefano da Verona , perchè copiò quafi tutte 
le opere fue , e fu molto celebre e rinomato in Italia , par-! 
ticolarmente nel miniare , e dipignere a frefeo . Parla af- 
fai vantaggiosamente di lui nella vita d'Agnolo Gaddi , il 
Vafari , e ne parla con ugual vantaggio in fine di quella_> 
del fuddetto Stefano il cavaliere del Pozzo . So , che andò 
in diverte parti d'Italia ad operare ; ma non fo dove pre- 
cifamente operato abbia fuorché nella libreria del duomo 
di Siena , ove miniò molti , e moltiffimi libri , ed in IA 
poleti , e fuo territorio , dove a frefeo non meno che a 
olio molto, e molto dipinte , Vedevifi tra l'altre fatture 
del fuo fàporito pennello fopra la porta della chiefa di San 
Salvatore il Salvatore medefimo afiai vagamente colorito 
da lui , e di tetto la feguente ifcrizion vi fi legge : Perh 
fius Perujìnm pinxìt : Si vede nel duomo di Ferentillo la_j 
cappella del Rofario tutta vagamente altresì colorita da lui 
avendo rapprefentato nell'altare la Madonna con altri fan- 
ti, ed i mifterj della Pafllone d'intorno. Si vede nella chie- 
da di Scheggino il quadroidella Madonna del Rofario col 

Pan> 



s6 DI PIETRO CESAREI 



:> 



Bambino , S. Domenico 5 ed altri fanti , e fotto pur vi fi 
legge : Perìnm Gafareus Perujtnus pìngebat 1505. E fi 
vede nella chiefii di Cafo la tribuna , che rapprefenta l'af- 
funzion di Maria con molti angeli , e fanti, e fotto altresì 
vi fi legge : Perìnm Gafareus Pcru/lnm pìngebat 1 595* 
So che ha operato in Perugia , ma non fo dire in qual luo- 
go , perchè ficcome non v'avrà fatte opere grandi , e che 
v'avrà (blamente dipinte , e miniate le piccole , quelle o 
faranno in parte ite poi fuori per la ricerca , che fé ne fe- 
ce 5 o fi farà perduta di quelle , che vi rimangono la me- 
moria , che da lui fofièr fatte . Né io , che non ne ho mai 
veduta alcuna ne pofib dar giudizio , che a darlo facil fa- 
rebbe a chi foffe nota la maniera. Credo bensì , che non_> 
pochi intendenti fpeffo faccian equivoco dalle fue a quelle 
di Ce/are Pollino altro infigne pittore , e miniator Peru- 
gino 5 di cui fcriverò parimente la vita , e che s'attribui- 
fcano talora 5 a quello degno foggetto le fatte da quello 
non punto men degno di lui . Fallì pure a Spoleti , e pe' 
luoghi vicini 3 e ne' già da me rammentati , ove Pierino 5 
e Pietro Perugino an dipinto fbvente equivoco prenden- 
doli l'une per l'altre , È fatto l'avrei ancor io nel ram- 
mentar quelle , fé le flefle notizie , che mi /onoriate man- 
date dato non mi aveflfer motivo di fbfpettarne , e fé '1 
tempo in cui furon fatte ; e l'età nella quale i due celebri 
profeffori viiTero non mi aveflfero tratto d'inganno . Erafi 
Pierino già accafiato a Spoleti , e vi godeva con cinque__* 
figli i lauti frutti di fue molte fatiche , quando ne' primi 
giorni di gennajo dell'anno 1602. gravemente ammalò 5 
1602 ne' 22. del medefimo venne meno , e nella fbprammento- 
~ vata chiefa di S. Salvatore fu fèpolto fècondocchè anche 
prefentemente fé ne vede in que' libri regiftrata la memo- 
ria , che qui a gitto , com'ella per appunto vi (la } mi piace 
ora di trafcrivere : 1602. adì 22. digennaro 5 fufipolto in> 
Me fa nojlramajìro Per ino pittore nella fepolt ara ricafeata 

alla 



PITTORE, E MINIATORE. 



*17 



alla chìefa nel fecondo ordine fitto il fantijjtmo Rofario com- 
prata da' fuoi figliuoli 5 la quale è al numero 7. delle fepol- 
ture del fecondo ordine : Ma come niun de' figli ebbe pro- 
le , e la chiefa dopo la morte loro s'ammodernò , e fi ri- 
farci , la fepoltura col prefato numero non vi è oggi più , 
né più in quella città fi parla de' Tuoi eredi , e di Tua di- 
pendenza , perchè finì , quantunque ivi non meno che 
altrove fi parli , e fi parlerà Tempre di lui , e di fue__> 
opere . 

DI VINCENZIO DANTI PITTORE, SCULTORE, 
ED ARCHITETTO CIVILE. 




Uel che faccia ne' poderi l'efèmpio degli 
antenati , e qual ìmpreffione lafcin negli 
animi de' figli le virtudi de' padri ce lo fa 
ben vedere Vincenzio , il quale non con- 
tento d'imitarle d'un folo imitolle di tutv 
ti. Né gli baftò l'imitarle, ma divenir 
volle in tutte eccellente , ed in tutte eziandio fuperarli . 
E pure , o fia contrarietà , o trafcuraggine , o fia ti- 
mor di diffrazione , o fia dettino il più delle volte i 
valentuomini non s'accafano, e parton dal mondo con 
sì fatto loro , e fuo confiderabil difcapito! E fé rian- 
dar voleffi i tempi addietro, e mi fofle lecito l'ufcìre__j 
alquanto di ftrada , e lafciar per breve ora il filo dell' 
intraprefò racconto , quanti in ogni genere ne vorrei 
qui rammentare ? Ma perchè ella non è mia incumben- 
za , e farebbe egli affunto ben lontano dal mio propo- 
fito ritornerò a Vincenzo , e dirò che negli anni Ugo. adì 1530 
22. d'aprile tratte i natali , e che effondo flato dal padre " 
mandato a fcuola di grammatica , e di retorica , in cui fe- 
ce in breviffimo tempo inafpettato profitto , ficcome fatto 
l'aveva nella geometria , e nel difegno , lo mandò in età 

S fi può 



i 3 8 DI VINCENZIO DANTI 

fi può dir puerile in Roma , e fi diede a conofcere a Miche- 
lagnolo Buonarruoti , ed a Daniel di Volterra , da' qu'ali 
ebbe dotti infegnamenti , e gli fu fatta ftudiare ai -he la_. 
notomia finché il Magiftrato de' dieci lo richiamò ii; patria 
a gettare in bronzo la ftatua di Giulio III. Gettolla in fi- 
gura maggior affai del naturale , e Perfe a lato d'una delle 
porte del duomo pontificalmente veftita, ed ornata di va- 
ghi, e bizzarri rabefchi fedente fui trono in atto di dar la 
benedizione , e vi fcrilfe fotto : Vincentius Dante: Perufi- 
nus adhuc puberfaciebat : In fronte alla bafe poi fi legge P 
ìfcrizione che ora con altre trafcriverò per lume maggior 
delPiftoria . 

^julìo 111. Pont, max. oh reftitutos Magiflrat. 

Vie deprecat. Fulvio S. R. E. Card. & Afcanio 

Corneis ex foror. nepot. ad muneris , grqtiq. 

Animi perpetuìtatem P. Perus dedic. 

A un de' lati fi legge la fèguente altra 

Julio F eh rio S. R. E. Card. 

Ver ufi £ Umbriaq. Legato Illuftrif. 

Borgarutius Rainerius , & Collega 

Primi Xuri fumptu Pubi. 

Conflandam locar» 

Ed all'altro la fèguente altra . 

^jo: Thoma Sanfelicio Epìfcopo Caven. 

Ver ufi <e Umbriaq. fub Paul, 111. 

Prafide digni/f. 

Binus Signor ellm , & Collega Xuri 

Erigendam curar. A. D. M. D. L V. 

Pare veramente incredibile, ch'egli così giovinetto 
potette fare un tal lavoro } e molto eziandio dubitar fé ne 
potrebbe, fé le già riferite ifcrizioni non l'atteftafiero , e 
d'altronde di certo il credito , e la (lima , che in patria , e 

fuori 



PITTORE, SCULTORE, ED JRCH. C1V. 13$ 

fuori n'acquiftò, non fi fapeffe. E di fatto negar non fi può* 
che veramente fia un prodigio per l'età , ed una mara- 
viglia per la maeftria . Fece poi alcune ftatue maggiori del 
naturale, parte veftite, e parte nude nella cappella di 
S. Bernardino del medefimo duomo . E fuflTegueptemente 
con altre ornò l'aitar maggiore della chiefa di S. Fiorenzo, 
ove colorì anche il quadro del Crocififfo , ma non con 
quella eccellenza , e franchezza , che egli in altri quadri a 
e prima , e dopo moftrata avea * Chiamato avevan frat- 
tanto i padri Conventuali di S. Francefco Ferrante dal 
Borgo per fare alcune ftatue , ed a fua concorrenza alcune 
ne commifero anche a Vincenzo , e l'une , e l'altre fatte 
che furono s'ereffero nella cappella di S. Andrea , dove al 
prefente ancor fi con fervano « Finita quell'opera volle ri- 
tornare a vedere i fuoi amici , ed i fuoi direttori di Roma; 
ma poco vi fi trattenne , perchè d'ivi pafsò alla corte di 
Firenze 5 ove flette fecondo ciò che narra il Vafari, mol- 
to tempo , ed ebbe dopo la morte di Benedetto Varchi 3 
con cui ftretta aveva famigliare, e forte amicizia, le Iran- 
ze , che Benedetto riteneva nel moniftero degli Angeli , 
nelle quali continuamente lavorò , e fece molt'opere,-* . 
Fece il ritratto di Benedetto di baffo rilievo , e due fta- 
tue , ed un quadro pel famofo funerale di Miche-lagno- 
lo . Efpreife in quelle J'inganno , e l'ignoranza . In quefto 
la fama che teneva fotto e' pie la morte, e il tempo, colle 
quali volle egli pure a concorrenza di tanti altri primarj 
artefici , che lavorarono in quell'occafione onorar la me- 
moria dell'infigne fuo maeftro. Altre due ftatue fece in mar, 
mo tutto d'un pezzo per Isforza Almieri , che l'onore , e 
l'inganno rapprefèntavano , le quali piacquero afifaifiìmo 
non folo a lui, ma a ogni altro, che le vide, Conduifelo egli 
fufìfeguentemente a Fiefole ad ornare un fuo giardino , ove 
inventò cofe rare , e bizzarre; e tornato a Firenze ebbe non 
poche commeffioni dal Granduca . Scolpì la ftatua di S.A. 

$2 in 



140 DI VINCENZIO DANTI 

in un gran marmo , e fopra arme di marmo altresì la pole 
a federe in mezzo ad altre due ftatue rapprefentanti il ri- 
gore e l'equità nella facciata de* Magistrati della zecca. 
Getto nella cappella dell'appartamento nuovo , che fi fab- 
bricava a Palazzo ove dipinte anche il Vafari , la grata di 
bronzo , ed un baffo rilievo in un armario , entro cui 
S. A. cuftodiva fcritture di grande importanza. Terminò 
le due ftatue di marmo , che abbozzate aveva il Sanfovi- 
no el'ereife fovra la porta di S. Giovanni ► Tre ne gettò 
di bronzo , e furono fovra lafteffa porta collocate. Effi- 
giò in marmo la Madonna col Bambino ,. che fi allogò 
nell'arcivefcovado , ed una venere, che altrove fu tra- 
fportata . Conduffe a confronto dell' Ammanii ati , del 
Cellini , e del Bologna il modello del gigante , che erger 
fi dovea fulla nuova fonte della piazza. Altro gigante a_. 
cavallo fatto da lui di ftucco fi vide per le nozze della gran- 
ducheffa Giovanna di Toledo , e moftrava di voler ferire 
la frode , e l'inganno. Molti altri lavori fatti da lui in di- 
vertì baffi rilievi di bronzo , e di marmo fi ripofero in gal- 
leria , e fingolare fu Mosè attorniato da folto popolo irò 
atto di porre il ferpe fovra del legno , né men {ingoiare fu 
la Venere , che fi rilegava le trecce . Andato pofcia a Prato 
ad abbellire la porta della fagreftia di quella Pieve , vi 
ereffe il fepolcro di Carlo Medici, che fu iviPrepofto, 
ed era figlio naturale di Cofimo . Ritornato a Firenze vi 
flava così bene , e con tanto genio per la ftima che S. A. , 
e la nobiltà tutta faceva di lui , che non penfava più ne a* 
fratelli, nèallacafa, né alla patria , né mai credo fé ne 
farebbe partito, fé '1 Magiftrato de' dieci non l'aveffe coi 
carattere di primario architetto richiamato . Ricevè nelP 
arrivo infinite accoglienze, e cortefie da tutta la città 5 
ed il Magiftrato eli ordinò fubitola riftorazione delPalaz- 
zo , che fu da lui ridotto nella forma che fi vede prefènte- 
mente . Fortificò le mura della medefima 5 ove eran più 

de- 



PITTORE, SCULTORE, ED ARCtt. C1V. 14' 

deboli, riconduffe l'acqua nelle fonta ne pubbliche , ed 
una di nuovo ne fabbricò , e colla piccola fpefa didugento 
feudi, ficcome nella fuaftoria fcrive il Pelimi, ner.fpar- 
miò quattro mila . Ritrovò in un uogo chiamato Lacu- 
Zno'noQ molto difeofto dalla città una copioft cava di 
marmo "iallo mifchio non diffimile dall'antico , e ritrovati 
nefùron D a.ri d'altri colori belli , e ranuìm. intonati di 
feheTdi -rie vene mirabilmente dalla natura , che cele- 
brèran femnre il nome dell'inventore , e del luogo. Qum- 
d per me" 2 o del Granduca fu richiedo dal Re di Spagna . , 
che P fhbi ito avea di fare all'Efcuriale la nota fabbrica di 
fualchedVegno, evarjnefece, ed uno informa ovata, 
^he raft elfo a S. M. dal Granduca lo gradì tanto , che • 
1 Uri 4 ene ordinò per altre fabbriche , che penfoa -Afe 
re nelre-no, e lo chiamò alla corte , e tutti fi farebbero 
meffi ino D perà, & egli avelfe potuto, e voluto trasferir- 
v fi lo rftenevan pe? un verfo i lavori , a cui era impegna- 
ò ' lo dkiadeva p'er un altro l'amore , che eglr poft = 
va/ad una fua villa di Prepo , ove andar foleva foven te «• 
dì feriali, e fempre ne' fedivi a divertirli • Ma ne gli uni, 
„è l'altro credo l'avrebbero finalmente impedito , fi nel 
tempo fleffo che flava dubbiofo tratto non 1 aveffe di dub- 
bio una fiera, e cruda febbre , che l'affali , e nella forza 
na-iore degli anni lo privò di vita . Correva al ora ,1 
"576.° difuaetàquaranzeefimo, quando nel didimo di 1J76 
«iuano feguì con univerfal dolore il fatai cafo , ne. per tut- 
Te fé medicine, che gli prepararono i chimici, ne per 1 
pronti confulti , che fecero e' medici , ne per la continua 
fervtó de' fratelli , né per l'affettuofa affiderà degli ami- 
ci lo potè fchivare . Fu il corpo con (bienne fonerai pompa 
portato a S. Domenico , e dopo fontuofiflime efequie nella 
cappella della cafa fepolto, e fi vede il ritratto in marmo 
col feguente epitaffio (colpito « 

fin- 



142 DI VINCENZIO DANTI 

Vincentio Danti 

Sculpt. Pici, atq. Architetto cximio , 

Gkti prteclaris multìs variifque operibus 

Qua fummopere Prìncipum arbitrio 

Fabre fecit relittis 

Facile docuit quantum ingenti 

Ac folerti<e magnitudine 

Ctcteris fu<e atatis artis pnecelluerit 

Vtxit annos XLVl. menf. 1. dies VI IL 

Obiit ann. M. D. LXXVL Vili. K,al Junii 

Julio & Vetro Vincentio Danti 

Viris integerrimi^ 

Et graphica item arte 3 & mathematica dottr* 

EruditiJJìmis 

Ac propterea Pontificia us , & Magni s Viris 

§luibus operam navarunt carijjtmis 

Quorum Me obiit Ann. M. D. LXXV. 

Wc M. D. XII. 

F. Egnatius &* Uicronym. Dantes 

Fratri , Patri , & Avo optime meritis 

Ann. M.D.LXXVU. 

Sed he u Weronyme 

Dum ambo monumentum Major ih us nojlris 

Facìendum curamus 

Tu intereaann. natus XX XI IL' 

Pittura 5 ac Familìae noflrar egregium decus 

Moriens Frater Fratri lacrymas 

Parvulo Filio detrimentum 

Omnibus defìderium relinquis 

Obiit VL Kal. Septembris M. D. L. XXX. 

Era Vincenzo verfato anche nelle buone filofofie__> , 
erudito in belle lettere , pratico dell'iftorie fagre non men 
che profane D ed aifai eloquente \ e non pochi fcrittori 

n'an 



PITTORE, SCULTORE, ED ARCE. C1V. 145 

n'an vantaggiofamente favellato , conforme alcuni nomi- 
nandone Fattefta eziandio l'Oldoini . Compofe un'opera 
delle perfette propofizioni da imitarfi coir arte del difè- 
gno, e ne fece (lampare dd 1567. il primo libro, ed un 
altra ne compofe delle vite degli fruitori .. Si dilettò mol- 
to di poefia , e lafciò alcuni centoni fòpra il canzoniere—» 
del Petrarca , e la vita fua leggiadramente fcritta in terza 
rima . Onde molte compofizioni d'altri poeti fi leifero 
nella fua morte , e celebre fu il quadernario , o quartetto, 
che di lui parlando nella Perugia Augufta riferilce il Cri-* 
/polti, che qui piace anche a me di riferire qualdegna^ 
chiufà del mio racconto . 

T? invìdia, colme la fetenzìa , e Parte 

Per fuo bramando il Danti 5 a gara il feno 

Gli moftrar nudo , eì nel goderle , meno 

Venne , or ha "vita in bronzi , in marmi , e in carte .. 



DI VINCENZI 
ARCHITETTO 



A N A S T A 
MILITARE, 



G I 




Egna certo d'ammirazione , di riverenza % 
e di ftima è fiata 3 e farà fempre mai nel 
mondo tutto la nobil , collante , ed in- 
vitta religione Geroiblimitana . Perchè 
fin da quando lafciato il nome di Speda- 
liera 5 con cui ebbe nell'undecimo fecolo 
piccolo , e debil principio , e fondò nel dodicefimo il glo- 
rioso iftituto volò da per tutto immortale la fama del fuo 
valore. Ella è 3 che ha refiftito nel lungo corlb di più di 
fei alla tremenda forza della cafa Ottomanna , che colla_> 
feorta de' fuoi più bellicofi , ed audaci foldani ha tentato 
di metterle più volte fui collo il barbaro , ed empio giogo. 
Imperocché ella fu , che la tenne prima per lungo tempo a 
freno in Gerufalemme fua primiera refidenza ', e quindi ab- 

bando* 



Ì44 DI VINCENZIO ANASTAG1 

bandonatala ella fu, che dichiarandoli Tua perpetua , ed 
irriconciliabil nemica non volendo aver feco mai né pace , 
né tregua non temè di farle tetta a Margat , e coìla fpada 
alla mano lafciata anche quefta ella fu , che bravamente in 
Acre poi le fi oppofe . E d'ivi pure coraggiofamente com- 
battendo partita, ella fu che tornò a moftrarle piucchè mai 
coraggiofa , ed intrepida in Rodi l'ardita , e dura fronte. 
Quanto fangue le coftafle pofcia in dugento , e più anni , 
che vi fi fermò per difcacciarnela , fallo Maometto , fallo 
Solimano , e prima di loro i Saracini lo feppero . E quan- 
do il fecondo credeva d'averla difperfa affatto , e diftrutta 
fé la vide fugli occhi più forte che mai in Malti fiorire . O 
quivi sì che ha porte profonde , ed innifvellibili radici ! E 
ben fé ne accorsero i Barbari allorché con numerofa , e_j 
formidabil armata d'afTedio la cinterò . Pofciachè dopo 
l'orribil , e fpaventofo fuoco di 7S000. cannonate , che 
in quattro mefi vi tiraron fopra furon forzati a partire fen- 
za 15000. foldati 3 ed 8000. marinari che eftinti appiè 
delle gloriofè mura v'avean lafciati . Né più d'allo-a in_» 
poi Tanno attaccata quantunque più danno ella faccia al 
lor commercio , che tutte l'altre potenze , e fia il morfo 
più afpro , ed il più fiero terrore delle navi corfare. Par- 
lino i mercadanti d'Italia , e dicano con quanto minor ti- 
more , e con quanta maggior ficurezza intraprendano per 
fue carovane colle lor merci le loro navigazioni ? Parlino 
Je fpiagge Liguftiche , le Tirrene , e le Latine , che fé ella 
di continuo nolle fcorrefie , di continuo vedrebbero le_j 
proprie terre , e le campagne infeftate dagli sbarchi loro 
avidi pur troppo di prede , e di rapine. Parlino le code 
di Napoli, e di Sicilia, che continuamente avendo ne' lo- 
ro porti le di lei armate fquadre fé ne ftan baldanzose, e 
di nulla temono. E parla tu finalmente parla tu mare Me- 
diterraneo , che fenti tuttora il rimbombo di fuo cannone, 
IpelTo raccogli i rottami de' legni da lei gettati a fondo , 

cangi 



ARCHITETTO MILITARE. ttf 

cangi fòvente in fanguigno il ceruleo colore delle tue__* 
acque , e non di rado anche le vedi fpar/è di corpi fvenati ,. 
e medi da' Tuoi valenti , e fidi cavalieri a fil di fpada . Tra 
quelli , ed in quella andò giovinetto Vincenzio , che dì 
giugno negli anni 1534. nato era , ed addì 21. fu batte?,- 1524 
zato allo fpedale , a far flio noviziato ; e datoli piucchè ad 
ogni altro fludio a quello dell'architettura militare molto 
in poco tempo vi s'avanzò , e tanto in diverfi modi moftrò 
fko valore , che ebbe quali prima il comando d'una com- 
pagnia, che venturier militali* . Servendo in tal qualità 
parecchi anni la religione , e non lafciando mai di dar rei- 
terati iegni di fàviezza , di condotta , e di coraggio fu del 
1564. dal Granmaeftro Valletta, che già {coperti avea_> 
i difègni di Solimano impiegato con altri architetti , ed 
ingegneri di grido a riveder le fortificazioni dell'i fola, e 
della piazza , che aggiunte , e riitorate furono concorde- 
mente da loro . Avvenne poi che di maggio del Ì565. vi 
fi gettò fopra con poderofa , e groflfa armata , e molto , e 
molto operò Vincenzo in quelFarTedio già da me nella vita 
d'Afcanio della Corgna , e pocanzi in quella rammentato, 
coll'ardire col fenno , e colla mano , ficcome in molti luo- 
ghi dell'iftoria della religione Pattefta il Bofìo , e fingolar- 
mente nel ventinovefimo libro della parte terza a car. 534. 
dicendo così : II capitan fra Vincenzo Anaft agi co* cavalli 
della città vecchia valorofament efcaramucc ia contro turchi : 
a car. 559. Egli col capitan Varefefa abbandonar a ì giannizze- 
ri la preda che avevan fattale a c.6^q.fcrijje un particolari fi 
fimo di/cor fo fopra lo flato di quella guerra , foddisfacendo in 
ejfo a tutti i quefti , ed a tutti i dubbj , che di Malta f face- 
vano^ e che di fapere fi ' defide rav ano confegnandolo con lettere 
fue al capitan Salazaro , perchè lo dejfe ad Afcanio della Cor- 
gna fuo compatriota , che in Me fina fi trovava ^ folle citando 
per parte del Papa ilficcorfo di Malta : Ed è quello fteffo ^ 
che in forma di lettera fi è da me nella prefata vita d'Afca- 

T nio 



i4<* DI VINCENZIO ANASTAG1 

nio riferito \ perchè ivi meglio , che qui mi cadeva a pro- 
posito per maggior agio del lettore, il riferirlo. Sciol- 
tofi trattario conforme di fopra , e nella mentovata vita_, 
d'Afcanio fi è detto, Tafledio fi fpedì dal Granmaftro, Vin- 
cenzio in un con nove altri capitani più fperimentati adaA 
fòldare tre mila fanti in diverfe parti d'Italia, e tornato 
l'impiegò cogli altri principali architetti , ed ingegneri 
alle nuove fortificazioni , e nella fabbrica della nuova cit- 
tà ? ed ebbe in premio del fedele, lungo, e laboriofo 
fuo (èrvigio groffa commenda , con cui , e con altre rico- 
gnizioni avute da lui non poco accrebbe le fue facoltà 5 e 
migliorò fiia fortuna . Non fi rimaneva però la potenza-* 
Qttomanna tuttoché alquanto sbigottita , e fmagata dal 
danno , dalla dififtima , e dalla vergogna dell'abbandona- 
ta imprefa di penfare a nuove , e liberamente fcorrendo 
con poderofiffima armata fuori dall'Arcipelago andò negli 
anni 1570- adisbarcare grotto nerbo di gente in Cipri , ed 
in meno d'uno conquiftò tutto il regno . Fu finalmente_j 
ad infinif^zione del gloriofo S. Pio conchiufa, e fofcrit- 
ta la famola lega , e meffafi infieme altra armata, di cui 
forfè , e per numero , e per qualità non fi vide mai l'egua- 
le , e da cui addì 7. d'ottobre del 1571. incontrata nell' 
acque di Lepanto tra gli fcogii Curzolari la Turca , fe- 
guì , fecondo che anche nella già più volte nominata vita 
d'Afcanio abbiam detto , la cotanto celebrata azione, 
che non fi finirà mai di celebrare , perchè niuna è fiata mai 
nel mare, né più terribile 5 né più fanguinofa, né mag- 
giore. In quefta fi trovò pure Vincenzo , che in un con 
altri Perugini cavalieri non fi rimafe di fegnalarvifi , e di 
riportarne gli attentati colle ferite . Fattofi dappoi cura- 
re , e guaritone ritornò in patrja } e mentre tra gli ap- 
plaufi univerfali de' cittadini fi godeva nell'aria natia qual- 
che giorno di quiete, e fi divertiva in quelle amene , e__» 
deliziofe campagne ora in una cofa , ora in un altra fu 

chia- 



ARCHITETTO MILITARE. HI 

chiamato da Paolo Giordano Or fini , che comandava Tar- 
mata Veneziana alla carica di Tergente maggiore , e va- 
riamente fecondo la varietà dello fpedizioni impiegato . 
Né lotto ifuoi ordini militando ricusò mai fatica , fcansè 
mai pericolo, voltò mai faccia al nemico , e facendo fèm- 
ore fuo dover da per tutto falì a più alti gradi , e il rendè 
femprepiù ri nomato, e glorio/o, fino a che negli anni ....la, 
morte troncò il corfo alle fue glorie ; ma troncar non po- 
tè, né potrà mai la vita aHìio nome , perchè farà fempre 
immortale. Parlan meritamente con degne lodi di luì oltre 
l'anzidetto Bofìo, il Pellini nell'iftorie , PAleffi negli elo- 
gi , e nell'Ateneo Perugino TOldoini , da' quali ^ e diu, 
diverfi manofcritti , e tradizioni non avendo altro di cer- 
to potuto trarre per più lungamente parlarne , altro far 
non potrò che finire il racconto ; dacché la famiglia pure 
ne' 21. d'ottobre degli anni 1714. finì in Marcello , che 
ne' 3 x. di luglio de' 1661. era nato » 

DI PELLEGRINO DANTI PITTORE, 
ED ARCHITETTO CIVILE. 

Econdo figlio dì Giulio, fìccome nella di 
lui vita detto abbiamo, fu Pellegrino , e 
negli anni 1537* venne al mondo. Pofè 1537 
a quello piucchè agli altri fuoi nipoti af- 
fetto Teodora , e voleva colPajuto anche 
del padre farlo un bravo matematico , un 
bravo architetto , ed un bravo pittore . Appena egli co- 
minciato aveva gli ftudj della grammatica , che gli fece_> 
dal padre dar lezione di architettura , ed ella fteffa gli 
fpiegava gli elementi d'Euclide , e l'iftruiva nel difegno . 
Faceva il fanciullo affai aperto di mente profitto non ordi- 
nario, e come era di natura forte , e ben compleffo , di 
belliffuna indole , e d'avvenente difpofizione in lui così il 

T 2 pa- 




148 DI PELLEGRINO DANTI 

padre , come la zia avevan porta la mira per la propaga- 
zione del fangue . Ma mentrecchè e0ì di ciò tra lor di (cor- 
revano 5 Iddio 5 che lo rifervava a miglior forte , difpone- 
va di lui diverfamente . Imperocché innamoratoli a un_> 
tratto della religione Domenicana cominciò a dire in cafa, 
che fi voleva far religiofo ; e giunto ciò all'orecchie del 
padre , e della zia efplorarono un giorno fua volontà am- 
bedue deliramente . Quindi vedendolo fiifo nel fuo feri- 
mento D ed avendo veramente conolciuto 5 che era vera vo- 
cazione {limarono di non doverlo fraftornare più lunga- 
niente , e gli lafciaron prender l'abito . Volle egli allora > 
giacché cangiar doveva ftato , mutare anche nome , e la- 
fciato il primiero di Pellegrino prelè quello d'Ignazio . La 
mutazione però dello ftato, e del nome mutar non gli fece- 
ro il genio , che aveva allo ftudio della matematica , della 
pittura , e del difegno, al quale finito che ebbe il noviziato 
applicò piucchè ad ogni altro fittamente . Giunto ad età 
matura 3 e corfa per tutta Italia la fama di fuo valore fu chia- 
mato a Firenze dal Granduca in qualità di fuo primario cof- 
mografo , ed ebbe da S. A. diverfe commeffioni • Fra le 
molte cofe , che le fece difegnò tutte le tavole di Tolomeo 
fecondo le vere mifure , e defcrizioni, che fatte da S. A. dì- 
pignere da altra manofervirono di fportelli a' magnifici ar- 
marj della fuperba fua guardaroba » Fu indi a qualche anno 
chiamato a leggere matematica 5 e sfera neirUniverfìtà di 
Bologna; ma non guari vi flette \ perchè tornò in patria a 
difegnare y e defcrivere al naturale fecondo le regole della 
geografia il vailo fuo territorio , e nella fila de' dieci , ed 
in iflampa altrove fé ne veggion le carte . Tornato appena 
a Bologna lo chiamò per fuo primario matematico in Roma 
Gregorio XIII. 5 ed arrivato che fu l'accolle benignamen- 
te , e gli fece fare non poche operazioni . Trattava gior- 
nalmente egli col Pontefice 5 ed entrato era in tanta fua_> 
grazia % che S. 5. conferiva feco affari eziandio di grande 

im- 



PITTORE, ED ARCHITETTO CIVILE. 149 

importanza , e tutto ciò che egli le chiedeva gli era accor- 
dato . Stava allora in Roma in età giovanile del tutto fco- 
nofciuto Giufèppe d'Arpino , e vedutolo un giorno Igna- 
zio dipignere gli piacque fuor di modo la fìia difpofìzio- 
ne 5 e maniera, non meno che il tratto, ed il coftume . 
Fecegli moltiflìme efibizioni , e l'animò allo ftudio della_» 
profetinone, che imprefà aveva . Valfèfì Giufèppe dell'oc- 
cafione, ed andando fpeffo da Ignazio gli moftrava anche 
per fentir fìio parere , le fue pitture . Volentieri lo vedeva 
Ignazio, e gli diceva con tutto amore, perchè aveva ge- 
nio particolare , che s'avanzaffe , il fuo fentime.nto . Ar- 
rivò finalmente tant'oltre l'affetto , che dopo averlo fatto 
conofcere al Papa gli fece affegnare la parte di Palazzo 
per fé, e per tutta la fua famiglia , dieci feudi ilmefè, 
ed uno feudo d'oro il giorno , quando per S. S. dipigne- 
va . Volea allora S, S. far fare alcune pitture in galleria 3 
acciò le fèrviffero di divertimento in tempo che vi patteg- 
giava , ed ordinò a Ignazio , che mettefie fubito mano al 
lavoro , fìccome fece . Delineovvi egli le provincie d'Ita- 
lia; e mentrechè le flava delineando riufeiva il lavoro di 
tal fòddisfazione al Pontefice , che l'andava ogni giorno a 
vedere . Finito che l'ebbe vi conduffe Ignazio col confènfò 
di S. S. molti intendenti a vederlo , e ne riportò da tutti 
quell'applaufo , che in effetti meritava. Molti ferittori 
parlan di lui , e con iftima particolare lo rammemorano 
il Lancellotti , il Crifpolti , l'Aleffi , il Jacobilli , l'Ol- 
doini , nella vita di Jacopo Barozzi il Baldinucci , il Ba- 
glioni , che fcriife la fua , ed altri parecchi allegati da lo- 
ro . Ne fu minore il premio, che da S. S. ricevè dell' 
applaufò; pofeiachè non contenta d'averlo in varie guifè 
rimunerato lo promoffe al vefeovado d'Alatri . Seguì ne* 
gli anni 1583. la promozione , e fu generalmente da tutti 
applaudita non meno per fua virtù , che per l'illibato fuo 
coftume , e per la fomma prudenza , che aveva in varie 

occa^ 






ìSo DI PELLEGRINO DANTI 

occasioni dentro , e fuori della religione moftrata . Gran- 
de fu il contento del popolo , e fi fecero replicate allegrez- 
ze per tutta la dioceìì, quando vi giunfel'avvifo, nume- 
rofiflìmofu il concorfo allorché egli v'arrivò, e pieniffi- 
malafoddisfazionedi tutti quando lo cominciarono a trat- 
tare , e videro ciocché egli fece . Imperocché riftorò , 
ed abbellì il palazzo vefcovile , ornò di ricchi paramenti 
la chiefa, convocò un finodo , riformò molti abufi nella_> 
diocefi, erette per benefizio de' poveri un Monte di pietà j 
e faceva giornalmente continue limofine . Morto era in_> 
tanto a Soma Gregorio, e fuccedutogli Sifto meditava 
già d'erger la gran guglia nella piazza di S. Pietro , e di 
farvi delineàre gli equinozzi , ed i folftizzi . E come non 
ignorava l'abilità, che in finii genere aveva Ignazio, 
perchè ebbe fbventi occafioni di trattar feco prima che_-> 
foffe affunto al Papato , in lui rivolfe gli occhi , e lo chia- 
mò alla corte . Ma fu per lui troppo funefta la chiamata; 
perchè quel che feguiflfe poi del lavoro a me non è noto , 
io bene che egli nel ritorno che {ece alla fua chiefa s'amma- 
lò per iftrada ^ e o che foffe per l'aria non ancor perfetta- 
mente purgata , perchè correva il mefe d'ottobre , o che 
foffe per altra cagione , arrivato che fu in Alatri fi mife a 
1586' letto , ed a* 19. del medefimo mefe dell'anno I5&6- rendè 
con atti di vero amore, e con invidiabili fentimenti lo 
fpirito al Creatore . Indicibile , ed univerfale fu il dolo- 
re per la diocefi nell'aver perduto in sì breve tempo il dot- 
to , pio , ed amorevol fuo Paftore , e chi potè per la vi- 
cinanza non s'aflenne d'andarlo a vedere . Furongli fatte 
in duomo , che era tutto di nero apparato folenni efequie , 
e nella cappella di S. Antonio fu fepolto . Né ora di così 
degno, e benemerito prelato refta altra alcuna memoria , 
che un ritratto dipinto nelle pareti interne della chiefa . 
Anno veramente fatale più per Perugia , che per Alatri , 
perchè in meno d'un mefe perde tre degninomi fuoi cittadi- 
ni 



PITTORE, ED ARCHITETTO CIVILE. i?t 

ni ne' loro vefcovadi . Morì Vincenzo Ercolani velcovo di 
Perugia , morì Francefco Cantucci vefcovo di Loreto , 
e morì come già detto abbiamo i! noftro Ignazio . Ma an- 
no ancor più fatale fi è quel, che corre; perchè in otto 
mefi perde in Roma due degninomi cardinali , Morì a' 30. 
di maggio Gregorio Selleri , morì a' 14. di febbrajo Mar- 
cantonio Anfidei . Onde a ragione cara patria di tuo cru- 
do deftino ti duoli , e ti quereli , e piangi pure , e ripiana 
gi , e metti il bruno , Lafciò Ignazio molti manufcritti 
affai rari in diverfe materie , ed in iftampa la proiettiva 
d'Euclide , e di Eliodoro LartfTeo : I comentarj {òpra le_* 
due regole di profpettiva di Jacopo Barozzi , e la di lui vi- 
ta : La sfera del mondo ridotta in cinque tavole : L'anno- 
tazioni intorno all'aftrolabio , e planisferio univer/àle : Le 
/cienze matematiche ridotte in tavole ; E l'u/ò , e fabbri- 
ca dell'aftrolabio* Inventò varj finimenti geometrici; e fi 
dilettò anche di lavorarli , Ebbe genio particolare co' let- 
terati , e li promofle . Conversò Tempre co' virtuofì , e_* 
cercò di follevarli . Fu amico de' profèffori delle belle ar- 
ti , eli proteffe . Per tante buone qualità , quante ne ho 
finora rammentate 5 e per tant* altre , che tralafcio di 
rammentare acquiftò egli l'intera ftima della letteraria^» 
repubblica, guadagnò l'affetto eziandio di chi Solamente 
per fama lo conofceva , e meritò la grazia di non pochi 
monarchi . E fé più foffe viffuto , come per ragione d'età 
viver poteva gran cofe pronofticavan di lui gli amici , § 
non men grandi ne afpettava la religione , e la patria * 



PI 



152 

D I 



GIROLAMO R U S C E L 
JR€HITETTO CIVILE, 



L 1 




Ono flati Tempre mai rari nel mondo gli 
uomini dotati d'ingegno , che non ab- 
biano avuta per compagna l'ambizione . 
Ne il merito fu mai così modefto , chc_j 
procurato quafi Tempre non abbia nelle 
occafìoni i Tuoi vantaggi . Tutto l'oppo- 
1538 fio trovo che fece Girolamo, che nato negli anni 1538. 
' dotato da natura di perfpicace , chiaro, ed elevato in- 

gegno <> e giunto col merito , ove giugner può qualun- 
que meritevol Toggetto , ebbe tal umiltà , e modeftia , che 
nulla cercò , e nulla fi credeva meritare . Abbandonate—? 
perciò le vanità mondane entrò nella religione Cafinenfè , 
e ne' dì 14. di febbrajo dell'anno 1555. vi fece Toienne pro- 
feflìone . E quivi proTeguendo i Tuoi ftudj laTciò tutti gli 
altri per darli a quegli della geometria, della matemati- 
ca , dell'aritmetica, dell'algebra, dell'architettura, e 
del difegno . Inventò varj ftrumenti matematici , ed egre- 
giamente fé ne Tervì nelle Tue Tublimi operazioni . Si vide- 
ro sfere , aftroìabj , triTefle , compatti non più veduti , 
ed il noto Ignazio Danti riferito nella Perugia augufta dal 
Crifpolti diceva , e ben lo poteva dire , perchè era del 
meftiere , che lo Sportello inventato da lui era miglio- 
re dell' inventato dal Durer . Fece orologj verticali , 
orizontali , annulari in diverfi luoghi , diTegnò edita- 
mente fecondo le vere regole della geografìa ìnnumera- 
bili paefì , e provincie , diede i diTegni di molte fabbri- 
che, e molti in Perugia , ed altrove TenemiTero in ope- 
ra . Fu pubblico lettore in più d'un'univerfità delle men- 
tovate Tcienze, e fàlito era tant'alto nel credito, e nella 
ftima così dentro la religione , come fuori , che i monaci 
lo fecero tre volte lor prendente , e la feconda che fu nel 

1592* 



DI GIROLAMO RUSCELLI JRCtt. CIV. i$$ 

1592. quando era anche abate di Montecafino pubblica 
colle ftampe il fìnodo che v'aveva celebrato . Chiamollo il 
Granduca per Tuo fpedalingo , e Clemente Vili, per coni- 
mendator di S. Spirito con ifperanze di maggiori avanza- 
menti . Ma egli che tutti gli aborriva ricusò l'uno , e_» 
l'altro ; e ricufate avrebbe ancora le dignità monadiche , 
fé non "liele avefìfe fatte accettare l'ubbidienza . Giunto 
frattanto all'età di feffantafei anni s'ammalò , e predetto 
perciò , che di lui riferifcono negli elogj l'Aleni , e nel!" 
Ateneo augufto l'Oldoini , che vantaggiofifllmamente ne 
parlano , il giorno di Tua morte , munito di tutti i fagra- 
menti con ogni maggior raflfegnazione, ed ilarità d'animo 
ne' 1604. 5 ed in quello fteflfo, che predifie fé ne morì in pa- 1604 
tria , e morì uno de' più infigni foggetti della religione . 

DI VALENTINO MARTELLI SCULTORE, 
ED ARCHITETTO CIVILE. 

Regio non piccolo di Perugia fi è , che— > 
quafi tutte le belle opere , che in ogni ge- 
nere vi fi vedono fien fatture de' fuoi cit- 
tadini . Poche però ve fé ne trovan di 
Valentino , perchè flette per lo più fuori, 
ed appena natovi , che circa gli anni 
1540. vi nacque, locondufìfe il padre in Roma, e quivi fot- 154® 

to la celebre difciplina di Michelagnolo applicò poi alla » 

(cultura , ed all'architettura , e fotto altre d'altri valen- 
tuomini alla notomia , ed alla geometria , delle quali fìc- 
come Michelangelo era intendentiffimo , voleva , che in- 
tendenti ne fonerò tutti e' fuoi fcolari . Morì Michelan- 
gelo , morì il padre ; e vedendoli Valentino fenza padre , 
eTenza maeflro , dacché maeftro egli pure con ragione g:à 
fipoteadire, lafciò Roma per defio divedere altre città 
d'Italia , ed in varie variamente fi trattenne 5 e fece nelle 

V due 




154 DI VALENTINO MARTELLI 

due profeffioni per quel che narra il Crifpolti nella Peru- 
gia augufta fenza dir dove , e che, cofe ftupende . Salito 
trattanto fui foglio pontificale a governar la Chiefa d'Id- 
dio il magno Sifto , e Salitovi per ifpecial fortuna di tutto 
lo ftato o perchè come padre comune penfava a tutto , non 
trafcurò di penfare anche a Perugia , ove tra l'altre me- 
morie d'amore , di beneficenza, e di grandezza laici ò 
quella dell'aumento della dote a' lettori dello ftudio . Vol- 
lero perciò i Perugini dare a S, S. qualche fegno del loro 
particolar gradimento } ed acciocché foffe fempre ftabile , 
e noto penfarono di farlo con unaftatua . Chiamato per- 
tanto in patria Valentino gli comunicarono illor defide- 
rio , ed egli s'accinle immantinente all'imprefa . Fattone 
il modello maggior due volte del vivo , e gettatolo in 
bronzo fu d' ordine del cardinal legato , eretta fopra_> 
il portico del medefimo ftudio pontificalmente vedila fe- 
dente fui trono in atto di dar la benedizione , per cui farà 
fèmpre immortale il nome del Pontefice , e del fattore , 
benché di quefto nell'ifcrizione che viftafbtto, e che io 
per maggior notizia del lettore fon ora per trafcrivere_a 
non te ne faccia alcuna menzione , 

Statuam hanc 

Ad Sfati V, 

Memoriam oh 

Beneficia in 

Gymnajìum 

Q oliata erigi 

Mandavit 

Dom. S* .R. E. Card. Pinellus Legatus 

M. D, XCL 

Aggiuftò Valentino allora il difèsso della fabbrica 
dello ftudio medefimo , e con fua direzione fé ne aggiufta- 

, ' rono 



i6oq 




SCULTORE, ED ARCHITÉTTO CIVILE. 15$ 

rono alcune altre , e più aggiuftate fé ne farebbero , Te più 
aveffe potuto operare , e foffe viffuto . Imperocché , aven- 
do due anni dopo fatto l'altare di ftucco nelP oratorio 
della compagnia del Crocifìlfo a S. Maria nuova caddé_j> 
ammalato , ed effendo flato alcuni anni così rendè preffo 
a' 1600. lo fpifito a chi l'aveva creato . 

Di GIROLAMO DANTI PITTORE. 

Ccomì al fine dell'iftoria della famiglia de 5 
Danti , eccomi alla vita di Girolamo ter- 
zo figlio di Giulio, che quantunque mi- 
nore degli altri per età non farebbe flato , 
fé foffe viffuto, inferiore di merito , e di 
dottrina . Imperocché fatti aveva tali 
progrem* negli anni eziandio più teneri , e nelle belle let- 
tere , e nelle fcienze, e nelle arti nobili particolarmente 
nella pittura , che confiderato era in Perugia , ove negli 
anni 1547. avea tratti i natali tra i più forti fbftegni delle 1547 
medefìme . Fece i primi ftudj fotto la direzione del padre ^ 
ed ebbe da Vincenzio fuo fratello de' gran lumi nella pittu- 
ra , che quando partì diverfè volte dalla pàtria , glidiffe, 
che non guardaife , e non copiaffe altr'opere in fua affenza 
che quelle di Raffaello. E di fatto egli colla fola iftruzione 
di Vincenzio , e coll'unica fcorta di Raffaello era divenu- 
to un bravo profeffore , fìccóme le poche pitture , che ri- 
mangono in Perugia di fua mano indubitatamente ce l'at- 
teftano , e pienamente ce lo dimoftrano . E fon quelle per 
appunto , che fi vedono a frefco nella fagreftia di S. Pie- 
tro tutta dipinta da lui ; perchè dell'altre, che egli fece 
per le chiefe non meno che per le cafe non ne retta alcuna 
memoria. Narra il Lancellotti , che dipigneffe la Ma- 
donna circondata da gran numero d'angeli nella facciata 
interna della porta diS. Francefco della Fratta luogo di- 



V 2 



ftan- 



156 DI GIROLAMO DANTI 

ilante dalla città ben dodici miglia , e non dice che abbia.» 
fatte altre opere pel territorio . Prefa egli aveva in tanto 
moglie, e gli era già nato un figlio , quando per dar nuo- 
vi faggi di fuo valore s'accigneva a dipignere il chioftro di 
S.Domenico, di cui per l'impegno contratto, aveagià fini- 
ti i difegni . Ma nel medefìmo tempo , che faceva i cartoni 
1580 cadde nel mefè d'agofto del 1580. infermo; e refìfter non 

■ potendo alla violenza del male chiufè nel primo dì di fet- 

tembre per non più aprirli gli occhi alla luce del Mondo . 
Fu il cadavero portato proceffionalmente a S. Domenico , 
e nella eappella della cafa dopo folenne mortorio tra le ce- 
neri memorabili dell'avolo , del padre , e del fratello fot- 
terrato , enei già da me riferito epitaffio in un con loro 
comprefo. Lafciò nelle fafce , fi può dire, il mentovato 
figlio , che accafatofi poi diede nuovi degni foggetti alla_> 
repubblica delle lettere , e feguitarono a popolarla i fuc- 
ceffori finché per ifventura fua , e della patria nel paffato 
iecolo venne affatto meno la famiglia . Parla il cavalier 
Baglioni nella vita d'Ignazio d'un altro fratello per nome 
Antonio,, ed afferifce che era pittore . Ma credo poffa aver 
prefo abbaglio, e che il nominato da lui fia Vincenzo, 
tanto più che egli pure conferma , ficcome tutti i manu- 
Icritti concordano , che Giulio ebbe folamente tre figli, 
e fé il quarto aveffe avuto , dimenticato non fi farebbe__> 
Ignazio nel riferito epitaffio di rammentarlo , dacché que- 
lli per quel che afferma lo fteffo Baglioni morì egli pure 
prima di lui . Onde il ritratto , che egli dice che gli fece 
icolpir Ignazio in Roma da Valerio Cioli farà probabil- 
mente quello , che fi vede eretto in Perugia nel mentovato 
fepolcro a Vincenzo. Né altro fepolcro d'altri Danti ho 
potuto rinvenirvi oltre il nominato . E perchè fuppofi a_j 
principio poteffe effere flato eretto forfè in Roma lo cer- 
cai , e ricercai diligentemente da me medefìmo in ifcrit- 
tori, che ne an trattato, e per maggiormente accertar- 

."., ' mene 




P 1 T T O RE. 157 

mene lo feci anche cercar per le chiefe , né l'ho mai , né 
in quelli , né in quelle rinvenuto . 

DI EUSEBIO BASTONI SCULTORE. 

Bbe nel fedicefimo /ècolo Eufebio gran no- 
me di /cultore , non pure in Perugia , 
ove prefTo alla metà del medefimo nacque, I55Q 
ma fuori . Atte/e da giovinetto al di-fe- " 
gno, e fece in patria tutti gli altri Tuoi 
iìudj , dove poi , e /òtto chi fi faceffe— * 
quegli della /cultura a me non è noto, è ben probabile pel 
guflo non ordinario , che vi prefe , che avuto aveffe qual- 
che buon direttore , e che in Roma non poco trattenuto 
fi foflfe . Nelle opere Rie però conoscer non fi può la ma- 
niera d'alcuno con certezza , lutatecene vaga , carnofa * 
e corretta ella fia ; né il Crifpolti , che varie volte lo 
rammemora ne fa alcuna menzione , né io la poffo /peci- 
ficare . So bene chV fin da fanciullo ebbe a Gesù crocififc 
fo gran divozione , e che più d'ogni altra ne difégnava 1* 
immagine nelle carte, e più d'ogni altra fi trova da lui 
/colpita _ ne' marmi. Vedefene una in S.Pietro a Perugia 
nella cappella , cui l'immagine medefima ha dato il nome . 
Se ne vede un altra nell'altar maggiore della chiefa del 
Monte de' padri Minori oifervanti ; ed elle fono ambedue 
molto rare , e preziofe . Né altre opere di quello bravo 
/cultore, che io fappia in Perugia fi veggiono, né d'altre 
che avrà lenza dubbio fatte fuori poffo dar precifa notizia . 
E quella è la difgrazia , che incontran fovente gli uomini 
grandi nelle loro fatiche ; concioffiechè o vanno per col- 
pa della trafcuraggine , o del deflino indifperfione, os' 
attribuifcono per ignoranza , o per malizia ad altri , che 
non le fecero ; ed a loro riman fòlo il nome , e la fama d' 
d'aver faticato « Che ciò accaggia , ed accaduto fia a' prò- 



i 5 8 Di EUSEBIO BASTONI SCULTORE. 

felibri antichi , io ben l'intendo, ma troppo deteftabil fi 

è, che accader deggia a' moderni , di cui tuttora conto 

diftinto , e minuto , ed incontrovertevol ficurezza aver (i 

ì 600 dovrebbe . Mancò Eufebio infine dell'anzidetto fecolo j 

" e mancando a me la materia di favellare di lui reitera al 

leggitore il defiderio d'efferne maggiormente informato, 
ed a me il difpiacere di non poterlo meglio informare , e 
finirò di fcriver fua vita . 

DI DIAMANTE EGIDl ARCHITETTO 
MILITARE. 




Agnus Alexander corpore parmi erat . Ta- 
le fu eziandio quello illuftre foggetto; 
perchè ei pure in corpo piccolo rinchiufe 
anim^grande . E comes'addicon ancora 
non di rado i nomi alle colè , non fu loro 
difdicevole il fuo . Imperocché fin da' pri- 
1S5Ì mi giorni della culla , che negli anni 1551. ebber princi- 
pio fi videro in luì folgorare le fcintille di quel lume che_j 
lo dovevano far rifplendere. E cresciuto in età inoltrò fèm- 
pre col refilter faldo , ed illefo al ferro , ed al fuoco , mac- 
chine militari, e valide fortificazioni inventando pttto 
adamantino , e di qual egide armato diede altrui quel ti- 
mor che non ebbe , ficcome brevemente diremo. Impa- 
rava egli a leggere , e a fcrivere , quando da fé fenz'alcuna 
irruzione difegnava full'arena baluardi , e batterie colle 
cannucce , e co' fuiceìli , e faceva varie artificiole biz- 
zarrie colla polvere. Temendo i genitori non con quefta 
fi faceffe del male gliela proibirono , e proibirono altresì 
il provedergliele a' fèrvidori . Egli nondimeno allorché 
fegretamente aver ne poteva non fi rimaneva di nafcofo 
d'adoperarla , e tenendo ognora fra mano arme da fuoco , 
è da taglio no» d'altro mai difcorreva , che d'andare alla 

guer* 



DI BUM ANTE EG1D1 ARCE. MIL, 159 

guerra . Quando poi lo conducevano a fpaffo non altrove, 
andar voleva che d'intorno alla Fortezza ; e quivi fiffa- 
.niente fermandoli non fé ne fapeva fé non forzato fiaccare , 
e ftaccatofène tornava dell'altro a fermar vi fì 3 ed allorché 
di ricapo fiaccato fé n'era 5 ad ogni p affo vi fi rivolgeva . 
Quindi comperati ad una piccola fiera che alla metà d'ago- 
flo ogni anno vi fi fapreffoal moniftero ài Monteluce—* 
quanti fantocci di legno potè avere col danaro , che in 
tale occafione aveva avuto per mancia da' genitori 3 e fcel- 
tili tutti armati , ma non tutti a cavallo a cafa fé li portò. 
E come dura otto , o dieci giorni la fiera ebbe da loro al- 
tri quattrini , co* quali altri fantocci comprò 3 e lafcjato 
ogni divertimento 5 ed ogni ftudio nulla più far voleva , 
che metterli in fila , ordinarli in battaglia , e muoverli in 
diverfè graziofè guife per azzurrarli , Avevano i genitori 
per una parte gufto che così innocentemente fi divertiffe , 
ed elfi pure vi fi divertivano alle volte , e vi fi fpaiTavano a 
riguardarlo : Per l'altra però non volevano , che s'alie- 
nafTe dalla gramatica , e dalla fpiegazione de' libri latini . 
Ma vedendovelo affatto fvogliato cangiaron configlio 5 e 
jfèguitaron fua vocazione, edaldifègno, ed alla geome- 
tria a cui pure inclinava fotta efperti maeftri l'applicaro^ 
no , Fecevi molto profitto in poco d'ora 3 e giunto a queir 
età , che in vano ì genitori s'affaticano di guidare i figli a 
modo loro , quarto daddovero diverfimente s'inteftano , 
diife rifòlutamente 3 che voleva andare in Fiandra alla_j 
guerra , e fi difpofè a partire , Non poteva egli aver allora 
più di fèdici a o diciaffett'anni y ed eiìì non volendo troncar 
i paflì a fua fortuna , né di petto più oftinatamente opporli 
alle fue voglie ci condefcefèro , e gli ammanirono tutto il 
bifognevole , e con una fcelta banda di Perugini giovinet- 
ti 3 che a tutte fue fpefè mantener doveva per viaggio fé ne. 
partì . Stette fempre allegramente per iftrada in lor com- 
pagnia 3 e felicemente arrivato al. campo fu per mezzo di 

quelli. 



i6o DI DIAMANTE EGID1 

quelli , cui eraftato raccomandato, condotto dinanzi al 
Generale, che vedutolo fpiritofò oltre modo , giocondo, 
ed ameno nel difeor/ò , ed avido piucchè d'ogni altra cofa 
di gloria eftremamente gli piacque l'indole , che bella—» , 
avvenente , e graziola , era dalla linda , forte , e propor- 
zionata piccolezza della fìatura fatta maggiore , lo fece__j 
cornetta d'una compagnia , e tutta la banda arrolare . 
Pafsò quivi il fior della gioventù avanzandoli di mano in 
mano tra i fatti più pericolofi , e ne' più arditi cimenti ad 
altri gradi , e come applicò continuamente alle fortifica- 
zioni , ed ad ogni altro guerrefeo efercizio aveva colla_» 
continua invenzione di cofe rare, e maravigliofe acquiftato 
nome di bravo fòldato non meno , che d'efperto ingegne- 
re , od architetto militare . Tornò non fo per quali fuoi af- 
fari con tal aura in Italia , dove appena arrivato l'invitò la 
repubblica di Venezia al fuo fervizio , e con onorevoliffime 
condizioni, e larghi ftipendj , e promeffe di più grandi 
gli diede per allora la patente di (ergente maggiore . Ma 
poco vi dimorò , perchè l'Orfini lo fece fuo general ma- 
ftro di campo nella fpedizion di Ferrara, ed Afcanio II. 
della Corgna , che pur per Clemente Vili, nella fteffa fpe- 
dizion comandava , fuo luogotenente generale . E braman- 
do il cardinale Aldobrandini prima di licenziare le truppe , 
perchè finì la fpedizion lènza fangue, vederle tutte difpofte 
in ordine di battaglia, e far tutti quegli efercizzi , che nel- 
le battaglie fi fanno , Diamante preferì a tant'altri efper- 
ti ufficiali, ed a lui ne die la principale incumbenza , che 
gli fece vedere ilvifìbìle in quel modo, che vivamente 1' 
Alefli negli elogj della centuria prima , donde fi è trat- 
ta la maggior parte dell'altre notizie il deferive. Pia- 
cque tanto al cardinale , a' Generali , a' capitani , a' Ibi- 
dati tal villa , e talmente tutti ammirarono , e lodarono 
la fua fingolar deftrezza , celerità , e perizia , che parve 
dì'egli fòlo riportante la vittoria, e trionfale, quantun- 
que 



ARCHITETTO MILITARE. t6t 

que davvero combattuto non fi foffe . Quindi chiama- 
to di bel nuovo dalla repubblica di Venezia al Suo fervi- 
do lo mandò in Candia , ed avendovi per Sètt'anni conti- 
nui comandata tutta la cavalleria dell'isola , e ridotte a_» 
migliore flato tutte le fortificazioni di quelle piazze , e 
difpofla ogni altra cofa neceffaria alla difefa partì d'ordine 
cfpreffo , e premurofo del Senato . Temeva egli allora di 
qualche attacco in terra ferma , e perciò fpedì Diamante a 
riconofcerne le fortezze , le palizzate , i foni , i terrapie- 
ni 5 e le mura con ampia facoltà di ristorarle, e d'accrefcer- 
le, a fuo piacimento, e a far la raffegna generale di tutta la 
cavalleria , e fanteria dello Stato , e di distribuirla ove gli 
pareife maggiore , e più profilino il bifogno , acciò li ri- 
duceffe a valida difefa, e non ne ricevelfe alcun danno « 
Viiìtò egli tutto , e da per tutto compiè all'incumbenza 
che aveva avuta ^ e ritornato a renderne minuto conto al 
fenato ne riportò Sommo applaufò , e fu anche dagli altri 
Sommamente applaudito. Ceffati frattanto ifbfpetti, e 
fparita ogni ombra di guerra chiefè licenza di ritornare al- 
la patria , ed ottenutala verfo quella s'avviò, e felicemen- 
te arrivatovi fu con Segni diflintiffìmi d'amore, e di ri- 
spetto ricevuto da' parenti, dagli amici , e generalmente 
da tutti , e così Sèmpre trattato finché vi flette , che non 
potè effer molto, perchè moltiflìmo gli premeva il ritor- 
nare alla refidenza . Partito dunque in pochi giorni vi ar- 
rivò , e come avvezzo era a continua fatica , ed a conti- 
nuo moto mancatogli il confueto efercizio , e quell'ufo di 
vivere , che più d'ogni altro mantiene in vita , di mala vo- 
glia s'accomodava all'inattiva ed oziofa . E benché in_j 
ogni convenzione foffe invitato, egli a poche andava , e 
poco vi fi tratteneva ,e tornato a cafa, o fi metteva a legger 
libri di Storie 5 o a far difegni di forti , e di fortezze, di che 
pure annojatofi diede in non piccola malinconia , e quefla 
fu il pronostico di fua morte. Siccome effer fuole aìlsu, 

X mag- 



IÓ2 DI DIAMANTE ECIDI ARCE- Mll. 

maggior parte di coloro, che volontarj levatifi dalle lor 
profeflìoni, ed impieghi , o forzati per altri motivi a levar- 
vifi cercano di quella quiete, che in quello mondo trovar 
non fi può , e vanno ordinariamente in breve tempo a cer- 
carla nell'altro , dove fenza dubbio fi trova , ma non fi fa 
di trovarla. Così per appunto adivenne al noflro Diaman- 
te, che indi a poco cadde infermo, e come il non aver 
avuto mai male , perchè neppur mai era flato ferito , fa- 
ceva il male più pericolofo , di giorno in giorno aggravò , 
e ricevuti i fagramenti flava collante , ed intrepido afpet- 
1607 tando l'eflremo momento , che negli anni 1607. con uni- 
' " verfal difpiacere arrivò facendo vedere agli alianti , che_j» 
in qualche numero iti erano a dargli l'ultimo a Dio , che 
di morir non teme chi il vivere ha fèmpre fprezzato * Fu- 
rongli fatte folenni efequie colPintervenimento di tutti 
gli ufficiali di guerra, di moltiflìme altre perfone diftinte , 
e d'infinità di popolo concorfb a vedere le morte fpoglie—* 
dell'immortal architetto, e guerriere, e veflito da cap- 
puccino , conforme ordinato aveva , fu feppellito fenz'aU 
tra ifcrizione , o memoria che quella della fama . 

Che trae Vuom daljepokro , e '# vita "Iferba * 

DI BENEDETTO BANDIERA PITTORE. 



Ai meglio di Benedetto ha pittore alcuno 
imitata la vaga nobil tenerezza , ed il gen- 
tile, e delicato colorito del Barocci , ne 
Audio maggiore v'ha fatto per imitarlo . 
Imperocché mi ricordo di non pochi in- 
tendenti, e conofcitori flranieri delle ma- 
niere de' pittori 4 i quali non avendo cognizion della fua, 
perchè fuori di Perugia per luoghi pubblici non ha mai la- 
vorato , vi fi fono in veder fue opere alle volte ingannati . 
£ pure alcune famofifTurie anche di quel fublime maeflro fé 

ne 




DI BENEDETTO BANDIERA PITTORE, i£>« 

ne vedono per le cafe 5 e per le chiefe , né il paragone che 
il falfo dal vero diftingue fu baftevole allora , né balla ad 
illuminarli prefentemente . Onde difèorrendo alle volte__> 
meco fìeffo della franchezza per non dir temerità , con 
cui alcuni decidono particolarmente in Roma , o in occa- 
sione di giuridiche fh'me , od in rincontri di vendite libere 
di sì fatte maniere, quanto me ne rido , e quanti credo 
che per la loro ignoranza nereftino danneggiati. Io per 
dir di me due volte ho corfa. per loro cagione tal dis- 
grazia ; e come feguito tutta via a comprar quadri , 
qualora mi fi prefenta l'occafione , riprometter non mi 
poffo di correrne dell' altre , quantunque ftia affai be- 
ne cogli occhi aperti . Checché di ciò fi a poco , o nul- 
la conferifce al noftro propofito , ed io con poca avver- 
tenza mi fbnlafciato diviar dal cammino . Ma quanto dif- 
fidi fia il contenerli dallo {trillare , quando uno è punto ben 
fi può ravvifar da coloro , che con iftupendo artifizio infè- 
gnano agli animali a far cofe incredibili , e prodigiofe , e 
pur quella di non rifèntirfi , e di frar cheti allorché li bafto- 
nano non l'anno mai loro faputa ìnfègnare * Nacque negli 
anni iJ57« Benedetto, e crefciuto in età proporzionata fu 1557 
da Jacopo fuo padre mandato lotto la direzione àeì Baroc* 
ci , e vi flette molt'anni , e finché egli fteffo lo riconduf- 
fe in Perugia , ove feguitando tèmpre a fludiare full'opere 
fue dopo la fua partenza non fi videro mai le proprie , fe__> 
non quando gli parve d'aver beneapprefà la fua maniera* 
Né è fiato mai fcolare del Vanni , ficcome pare che'l Pa- 
dre Orlandi nel fuo abecedario pittorico voglia inferire* 
Né viveva del 1650. come egli nel medefimo afferma; per- 
chè morto era , conforme in fine di quello mio racconto fa- 
rò vedere , federi anni prima . Di ciò non v'ha dubbio al- 
cuno , poiché da' libri parrocchiali che mentire non deg- 
giono, fi ritrae; ed a me none baftato l'animo di concor- 
rere nella di lui afferzione quantunque nimico fia di con- 

X 2 trad- 



16*4 DI BENEDETTO BANDIERA 

traddire.Rendemi bensì non ordinaria maraviglia il frpere, 
che ancor vi fi a chi perfifta in fòftenere, ch'e' di quel tempo 
infallibilmente dipigneva . Dican pure altri ciò , ed a loro 
piacimento l'affermino , che io quanto a me noi dirò mai . 
Eneppurdirò benché taluno lo pretenda, che ei primac- 
chè folle ricondotto in patria dal Barocci dipigneffe in al- 
cune chiefe dello flato d'Urbino, perchè m'ènoto il con- 
trario. Dirò dunque folo , che egli tortocene fi vide ben 
bene iftruito, e che conobbe d'efler maeftro cominciò a_> 
far opere pubbliche in Perugia così ad olio , come a tem- 
pra , e non dirò mai che ne abbia fatte fuori , ove fi vedo- 
no folo nelle cafè particolari pochi quadretti , che pei: 
Io più del Barocci fi credono, e non fo, fé vegli abbia-» 
mandati , quando viveva , o vi fi fieno iti dopo Tua morte . 
E lafciando di favellar delle piccole rammenterò le grandi; 
e mi fermerò in quelle , che fono in Perugia . Evvi in_> 
S. Agnolo al Monte di porta Sole il quadro dell'aitar mag- 
giore , che rapprefenta il fanto > la beatiflìma Vergine , ed 
altre immagini . Altro ve ne è nella chiefa dello fpedale__> 
della Mifericordia , che rapprefenta Io Spirito fanto cogli 
apposoli nel giorno miracolofb ài Pentecoste . Due ve ne 
fono in due altari della chiefa di S. Francefco , rapprefen- 
tando l'uno la Madonna colfalvatore , ed altri Santi , e 1* 
altro San Bonaventura con un angelo, che lo comunica . 
Altri due ve ne fono nella chiefa delle monache di S. Cate- 
rina , rapprefèntando l'uno lo ipofalizio della fànta, l'altro 
il martirio di S. Orfòla, e delle compagne . Dipinfè a frefeo 
nel chioftro del convento de' padri minori Olfervanti di 
San Girolamo alcune lunette, eflendo l'altre ftate dipin- 
te da Giovani batifta della Marca. Ma dove piucchè al- 
trove dipinfè fi fu nel convento di Sant'Agoftino ; poic- 
chè fece un quadro coll'effigie di San Carlo , che fi collo- 
cò in una chiefina fotto le logge del primo chioftro . Fe- 
eene alcuni per la fagreftia della chiefa principale 5 ed su 

fre« 



PITTORE. 



ìés 



frefco colorì tutte le lunette del medefìmo chioflro . Se_^ 
tanto ei lavorò per le chiefè di Perugia è ben verifimile che 
molto lavoraffe ancora per le cafè ; ma nulla che fappia vi 
il trova prefentemente . Ne flette fèmpre in Perugia; ma 
andò per alcun tempo girando per l'Italia , e fi fermò non 
poco in que' luoghi , ove trovava opere del Barocci . So- 
leva anche andare fpeffo in campagna, perchè era molto 
dedito alla pefca , ed alla caccia , che furon forfè cagio- 
ne; che egli prima che morto non farebbe, morifife. Im- 
perocché nel ritorno che fece una fera affai rifcaldato , l ? 
affali un fiero mal di petto , ed in pochi giorni, e nel pri- 
mo di maggio degli anni 1634. fé ne morì a e fu fepoltQ 1634 
nella chiefa di S. Agoftino . 

DJ ARCHITA PITTORE. 

Ubitarnon fi può che Archita fìa flato pit- 
tore , e che foffe di nazion Perugino - j 
perchè il Tiri nella deferitone delle pit- 
ture di Roma Pattefta , ed indica alcune 
fùe pitture in prova di fùa atteftazione— » • 
Veggonfi quelle nella chiefa di S. Bafliano 
fnori delle mura, e rapprefentano S. Girolamo , e S. Ber- 
nardo in due di quegli altari . Il S.Girolamo però è ben 
diverfo dal S. Bernardo per effere flato più rozzamente ri- 
toccato . Che egli foffe celebre nell'arte neppur v'ha al- 
-cun dubbio , perchè la chiefa fu fatta tutta riftorare , e di* 
pignere dal cardinal Borghefè nipote di Paolo V. in tempo 
che S. S. viveva; e come S. E. era d'ottimo guflo, e gene- 
rofò , fcelto non avrebbe profeffori mediocri ,e triviali . E 
ciò è tanto vero , che alcuni altri fanti vi furon dipinti d'- 
ordine di S. E. da Antonio Caracci profeffore ben noto. 
A fua competenza dunque dipinfè Archita , e l'uno , e l'al- 
tro corfe in quella chiefa ugual fortuna . Imperocché delle 

pit- 




ì66 DI ARCHITA PITTORE. 

pitture d'Antonio nonriman quafi' alcuna memoria , e di 
quelle d'Archita , fé qualche reliquia neretta è compafTìo- 
nevole, ed oltraggiosa . Ed in cotal guifa ognidì fènzac- 
chè tornino i Barbari in Roma ella vede per Tua (ventura , 
manomettere, alterare, e disfare le Tue rare, belle, e 
preziofe fatture . Come Archita fi chiamale non l'ho po- 
tuto fapere, tuttocchè ne abbia fatte fare efatte ricerche 
in cafa Borghefè non meno , che nel moniftero di S. Po- 
tenziana , cui la chiefa appartiene . Né ne ho potuto avere 
alcun lume in Perugia , ove egli per quel che poffo con- 
1560 ghietturare circa gli anni 1560. convìen che nafcefle . Pe- 
" rocche del 1612. fu rincorata la chiefa; e pochi anni dopo 
fu dipinta , ed allora era Archita , perciocché moftrano Io 
reliquie delle pitture provetto artefice , che fé invecchiato 
fi Folle è probabile , che tra i mille fecentrenta, e quaran- 
16*35 tadoveife morire. E' pur probabile, che quello fotìe fb- 
' prannome , e non nome , o cognome : Nome non credo 

effer poteffe , perchè venendo dal Greco Stòffa* non è 
giunto finora a mia notizia , che con sì fatto chiamato fi 
fìa modernamente mai alcuno in Italia : Cognome non do- 
vrebbe efiere , perchè non v'è memoria nella patria, che 
tal mai ftato vi fia » Onde crefeendo ciò , e maggiormente 
confermando la probabilità mi fa anche creder probabile , 
che M foprannome na/ceffe da qualch'aitra particolar quali- 
tà , ch'egli aveffe non dirimile da qualcuna di quelle , che 
aveva l'antico Archita Tarentino traendo i Soprannomi il 
più delle volte origine da' coftumi , o dalle qualità di chi fi 
traggono . Fu quelli celebre filofbfo , e matematico , ed in- 
ventore del cubo, ed inventò anche diverfe macchine femo- 
venti. E Diogene Laerzio, che ne ha lcritta la vita altri tre 
celebri di fimil nome ne rammemora, dalle cui di loro 
qualitadi , oda quelle dell'anzidetto, ficcome ho accen- 
nato pocanzi , può efìfere flato al noflro pollo il fuo . 

VI 



i6> 




DI CESARE PO LLlìSri PITTO RE % 
E MINIATORE. 

Ratta di quefto profeflbre nella Perugia au-* 
gufta il Crifpolti , e ne fa di qual uomo in- 
figne grandinimi encomj * Dice , che colla, 
fopraffina fuamaeftria rinnovò nel mondo 
il miracolo , che una volta fola rappreféntò 
nella Tua Venere Apelie , Che miracolo 
quefto fi fia non ho potuto nella vita , che di lui politamen- 
te, e con fior d'eloquenza fcri(fe Carlo Dati rinvenire, e 
comprendere , E quando Taveffi ancor rinvenuto , come io 
di tal razza di miracoli non fo conto , e non li credo , mol- 
to meno fé fi narrin de' Greci , così niun pregio voglio con 
quefto aggiugnere almeno per quello a me fpetta , alla vi- 
ta di sì raro valentuomo . Fa di lui onorevol menzione nell* 
Abecedario pittorico il P. Orlandi ,e narra che fece belli£- 
{ime miniature in pergamena, e che difegnò francamente 
fulla maniera di Michelagnolo. Ma niun de' due dice di 
che tempo fia nato, e poco, fidarmi potrei, qualora e' lo 
diceffe, del fecondo per non efter troppo llcuro, e per 
aver prefi de' grotti abbagli in ogni genere , ed in quefto 
foggetto fpezialmente , che {otto nome di Pelino, e di 
Cefare Pollino èftato da lui due volte nell'anzidetto Abe- 
cedario regiftrato . Nacque per quello ho potuto combina- 
re , e raccorre preftb agli anni 1560, j ed è certiffimo , 156Q 
che difegnò , dipinfè , e miniò a maraviglia \ né di veruna ' 
fua opera poifo dar conto da quelle miniature in fuori , che 
fi vedono in Perugia nella congregazione de' nobili al colle- 
gio de' Gefùiti . Vengo accurato che molte ve ne fieno nel- 
le cafe , io però né indicar le poffo , né lo voglio affermare , 
Mi fi dice ancora , che molte fé ne. trovino in Roma ; ma_» 
quali , e dove niun me l'ha detto . So che fervi molti prin- 
cipi molti cardinali 5 ed alcuni pontefici , da' quali fu 

dì-» 



itfS 



DI CESARE POLLINI P1T. E MIN. 




diftintamente trattato 5 eftimato, e che molte fue belle j 

e rare fatiche rimafero agli eredi dopo Tua morte , che fe- 
1630 guì circa gli anni 1630. in Perugia \ né altro fo, che ajutar* 
■ ■ — mi pofla a impinguare la vita di quefto infìgne profeflore , 

che più comunemente s'intefe per Cefare del Francia 3 che 

per Cefare Pollini . 

DI FELICE PELLEGRINI PITTORE. 

Veva Federigo Barocci celebre , e noto pit- 
tore d'Urbino gran genio con Perugia 5 e 
co 1 Perugini , ed andava di quando in_> 
quando a panarvi la fiate 3 e fi fermava in 
cala di Simonetto Anaftagi , ch'era uno 
tra que' nobili cittadini 5 che più degli al- 
tri fi dilettava allora di pittura , e di raccolte di quadri . 
Con lui ftrinfe Federigo forte amicizia , e gliene fece alcu- 
ni , e fra gli altri addì 2. d'ottobre del 1573. S# mandò il 
celebre ripofo d'Egitto 5 che oggi fi confèrva nella fagre- 
ftia del Gesù , checon altri aflai preziofi dell'anno 1602. , 
in cui Simonetto morì , il lafciò a' Gefuiti . Soleva egli nel 
ritorno, che faceva ad Urbino condurre fempre fèco qual- 
che Perugino giovinetto per indirizzarlo alla profeffione 5 
e del i579« V1 conduffe Felice , che aver doveva allora do- 
156*7 dici anni , giacché ne' 156*7. era nato . Tennelofèco mol-» 
;.. . to tempo , e gli portò tal affetto , che in occafione d'altre 
fue gite in Perugia volle condurre in Urbino anche Vincen- 
zio fuo fratello minore , iìccome nella di lui vita , che ci 
paffa già di continuo tra mano , diremo . Non s'abusò Fe- 
lice dell'amore , con cui Federigo gl'infègnava , né delle 
finezze , che continuamente da lui riceveva 5 e fèppe ben_> 
trafficare , e mettere a guadagno gli avvertimenti che con- 
tinuamente gli dava 5 perchè ne ritraffe indicibil vantag- 
gio . Divenne corretto nel difegno 5 prefè non ordina- 
ria 



DI FELICE PELLEGRINI PITTORE. i6 9 

ria pratica de' colori, e copiava così francamente Pope-* 
re de] maeftro , che egli fteflb a prima vifta vi s'inganna- 
va . Ma il maeftro , che timido lo vedeva a lavorar d'in ven- 
zionegli proibiva il copiarle, e voleva che s'avvezzaffe a 
far da fé , come poi fece , e fi videro alcuni fuoi quadri d\ 
ottimo guflo in Urbino . Quindi tornato in patria con_» 
quella vantaggio/a ftima , con cui parlato ne aveva più vol- 
te Federigo vi fu ricevuto con univerfale applaufò , ed eb- 
be fubito non poche commeflìoni . Ma la fama , che tener 
non può riftretti tra le mura d'una città fola i fuoi fè- 
guaci portato già aveva il nome fuo per tutta Italia , e^» 
con più defiderio , che altrove rimafè in Roma . Impe- 
rocché l'alto, e fìgnoril genio di Clemente Vili., che 
fignorilmente nel felice fuo governo rimunerò la virtù de' 
fuoi fudditi , meditava allora di far coie grandi nel Vatica- 
no , e lui pure tra gli altri chiamò per tal cagione . Vole- 
va egli prima di partire foddisfare agl'impegni contratti 
co' fuoi concittadini ; ma non potè per la premura dell' 
iftanze , che dal Pontefice gli fi facevano . Compì perciò 
folo un quadro rapprefèntante il Redentore portato al fe- 
polcro , che fi vede nell'oratorio della Fraternità del Cro- 
cifìffo, chV traffe da altro fimile fatto dal maeftro, evi 
fcriife fotto: Felix Peregrìnm Peru/ìnus pmgebat 1593. per 
la cui bellezza maggior difpiacere reftò nell'animo di colo- 
ro 3 che non ne poterono avere .Partì immediatamente per 
Roma , e fu benignamente accolto dal Papa; che lavori 
poi fi facefle per lui a me non è ftato potàbile rinvenire , e 
neppur altri , che ne fece dopo il fuo ritorno in patria , e 
dove fu chiamato adipignere. Sì fa bene, che molto in_> 
molti luoghi dipinte , perchè lo fteftò maeftro , in tutte le 
occafìoni , che gli fi prefèntavano il proponeva , ed egli 
gli faceva onore , e ficcome era gratiffimo per natura l'an- 
dava fpeffo a trovare . Gran difpiacere perciò fentì all' 
avvilo della fua morte, che improvvifa feguì addì 30. di 

Y fa- 



i;o DI FELICE PELLEGRINI 

/èttembre dell'anno 16 12., giudo allora ch'egli entrava in 
Urbino, e tanto maggiore , quanto che non giunfe a tempo 
per poterlo veder vivo. Morì egli d'un accidente apopleti- 
co che in men dì ventiquattro ore fenzacchè mai parlar 
poteffe , di vita il privò ; e fi dubitò forte non fòflTero 
i refidui del veleno , che fi fuppofe effergli flato dato 
per pura malignità in gioventù . Vi fi fermò non di- 
meno Felice , dacché ito v'era , alcune fettimane , e_j 
come alfifter non potè nella breviffima malattia al mae- 
ftra , abbandonar non volle Ambrogio fuo nipote finché 
non ebbe dato fèfto agli affari di cafa , e non finì di dar ban- 
do al dolore 3 che per verità acerbamente l'affliffe. Ri- 
tornò pofcia non molto fano in patria , ove appena meffo il 
pie , fu ammazzato l'anzidetto fuo fratello nel modo che_> 
nella di lui mentovata vita narreremo, e dette più d'un an- 
no fènza poter lavorare . Rimeffofi ben bene in falute fu 
configliato da' medici a lafciar l'applicazione , e gli differo 
liberamente , che fé lafciata non l'aveffe, lafciata vi avrebbe 
fenza dubbio la vita . Egli che da fé eziandio lo conofce- 
va , e che vedeva , che per volere affai dipignere dipinto 
avrebbe poco , abbracciò volentieri il lor configlio , e co- 
minciò a darfi bel tempo , ed a divertirfi in cacce , in fefte , 
ed in onefte converfazioni . Propofergli gii amici il pren- 
der moglie; e perchè fapevano dove inclinava fi mifero su 
trattare co' parenti della giovine, efìrettofi il trattato la 
prefe , e v'ebbe figli . Seguitò pofeia a dìpigner fèmpre al- 
la flracca, e giornalmente faceva in cafà accademie di di- 
fegno , a cui per verità talmente applicò che pochi l'ugua- 
gliarono. Avvenne che più del folito un giorno vi fi affati- 
cò , emeffofi la fera con piccola febbre a letto , sì violenta 
crebbe la mattina, e ne' giorni appreffo che fé ne morì , e 
fu fepolto nella chiefa de' padri Conventuali dì S. France- 
feo conforme il P. Orlandi afferifee . Ma in que' libri dili- 
gentemente cercati 3 e ricercati non fi è trovata tal memo- 
ria 5 



P I T T RE 



171 




ria > e perciò non ne fo il tempo precifo, tuttoché creder 
poffa che negli anni 1630. , od in quel torno moriffe , £-j 
che del 1540. , Siccome il P. Morelli di lui discorrendo ac« 
cenna 5 fiorir non potefìfe » 

DI MATTIO SALVVCC1 PITTORE. 

GniJbravo profeffore ha ordinariamente—* 
delle qualità particolari , ,che non Fan gli 
altri j e gli ballano per effer celebre , pur- 
ché Sìa in effe eccellente . Spicco Mattio 
Singolarmente in pitture a grottesche—» ; 
e fu ammirabile , perchè imparò la pro- 
feffione , fi può dir fènza maeftro . Imperocché nato circa 
gli anni 1570. naturalmente dedito alla medefima comin- 
ciò affai giovinetto adifegnare , ma era così volubile 3 e 
vario , che ora andava in una Scuola , ora In un altra_> , 
ne le rampogne de' genitori , ne le minacce de' maeftri 
ballavano per fiffarlo , e per fargli prendere i documen- 
ti neceffarj . Andò così continuando per qualche non_j ; 
breve tempo 5 e ridendoli degli altri Scolari francamen- 
te diceva che e' voleva divenir più bravo di tutti loro , 
e che gli pareva viltà di non effer dattanto da poter im- 
parare il meftiere , che voleva fare fènza l'altrui ajuto . 
Con tal fuo parlare fi rendè cognito a tutti tanto più che 
era fpiritofò , bizzarro , e pien di vezzi , ed ogni botte- 
gajo in paffando lo chiamava per prenderà* fpaffo , e quegli 
fi credeva più contento , che poteva aver la fera in Sua bot- 
tega Mattiuccio, che così fu allora , e dopo Sèmpre chia- 
mato . Ma fé ei faceva poco conto de' maeftri non diSprez- 
zava lo Studio ; perchè flava in cafa continuamente applica- 
to, ed i genitori che lo Sapevano Sé ne davan pace , e gli la- 
feiavan per altro far quel che voleva. Ninno però veder po- 
teva ciocché faceva , perchè a niuno moftrava le colè fue , e 

Y 2 da 



i6$o 



1570 



172 DI MATTIO SALVUCC1 

da niuno voleva effer veduto operare . Fecefi finalmente 
un'accademia pubblica di difegno, quando contro l'afpet- 
tazione d'ognun degli aitanti colla cartella fotto braccio 
allo'mprovifo Mattiuccio vi comparve , e fi mife franca- 
mente fra gli altri a federe . Gli fecero tutti gran fefta , e 
tutti ftavano in attenzione di vedere quel che verament e__> 
voleva fare. Stettefene egli /èmpre zitto , e quantunque 
alcuni replicatamente l'interrogafTero, ricusò fino all'ul- 
timo di parlare . Quindi veduto , che non v'era altro da_, 
fare aprì fua cartella, edito alla volta di que' pittori co- 
minciò innanzi a loro i fuo' difègni a fpiegare . Reftò a co- 
tal vifta ognuno maravigliato , e vi fu chi dubitò non fof- 
ier fuoi; ma fapendofi chV non aveva confidenza alcu- 
na co' profeffori , anzi gli sfuggiva , e li dileggiava-* , 
bifognò per neceflltà crederne lui autore . Troppo alta- 
mente di ciò egli s'oflfefè , e tuttocchè giovinetto difie affai 
bene il fatto fuo; e laddove prima sfuggiva d'effer vedu- 
to operare andò poi {èmpre adifègnar l'opere più belle , 
che eran per le chiefe \ e procurava egli ftefib di farfi vede- 
re. Né folamente fi vedeva difegnar ma copiare 5 lo che 
cagionò maggiore ftupore , perchè non fi fapeva che aveffe 
alcuna pratica de' colori . E feguitando fempre a difegnare 
e copiare opere rare , ne fece pofcia egli pure alcune d'in- 
venzione , e non fi potè più di fua abilità , e valore dubita- 
re. Fecene una nelPaltar maggiore della chiefa delle mo- 
nache di S. Maria maddalena , e appiè vi fcrifle : Matheu- 
tius Sahutim Pì&or Perufinus pwx'zt anno 1606. Altra ne 
fece nella chiefa del Gesù , ed è il quadro che fi vede a un 
de' lati dell'altare della Madonna . Ed altre ne fece a_, 
grottefche nella volta dell'oratorio della fraternità di San 
Benedetto, per le quali riportò fommo applaufò , e fu in- 
di a non molto chiamato a Roma , e ricevè molte finezze , 
ed onori dal Pontefice . Stettevi però poco tempo ; perchè 
volle tornare in patria j né io fo quali opere prima di par- 
tirne 



PITTORE. 



175 



time vi faceflfe . Sì io io bene che molte altre ne fece dopo 
in Perugia, e tra quefte quelle della tribuna della chiefa di 
S. Ercolano , a cui d'agofto del 1620. mife mano , e di no- 
vembre del 1621. le compì j e poi dipinte i quattro qua- 
dri , che adornano il coro della medefima , e rapprefènta- 
no i fatti principali del fànto . Molte ne mandò fuori , ed 
ebbe fino all'ultimo di fua vita quel grido , che meritevol- 
mente s'acquiftò nel principio . Né quel fuoco , e quella^» 
vivezza, che in altri fceman a mifura che ere/cono gli an- 
ni ibernarono mai in lui , che per morte, la quale ieguì 
preffo a' 162%. con univerfàl dispiacere di tutti quegli che F 1628 
avevano conofeiuto ; e non potè perfettamente terminare * 

i mentovati quattro quadri, li quali negli iteffi anni 162$. 
furono nel coro allogati , conforme dalle memorie che ne 
con/èrvano que' .Religiofi ii è riconosciuto, e non fé ne può 
dubitare. Imperocché fi trovano di detto tempo nel loro 
inventario colla Seguente indicazione defcritti : Opere del 
quondam Mattimelo , che non potè perfettamente compire 
per effer morto : Onde a ragion poifo dire efferfì chi ci ha 
la/ciato Scritto , che ne' 1 640. viveva , certamente ingan- 
nato . 

DI GWLIOCESARE ANGELI PITTORE . 



Ove aveflfe Giuliocefare le prime lezioni di 
difegno non l'ho potuto fapere ; ho ben_> 
iàputo , che dell'età di dodici in tredici 
anni , dacché circa i 1570. nato era in 
compagnia d' altri Perugini giovinetti 
partì da Perugia per Bologna fenza con- 
fenfo del padre , ed arrivato che fu s'introdufie con tutti i 
compagni nella fcuola di Lodovico Caracei . Stettevi 
qualche tempo fempre fidamente applicato , né mai l'ab- 
bandonò , tuttoché ve ne foflfero allora dell'altre , perchè 

ben 




1570 



174 DI G1UL10CESARE ANGELI 

ben conofceva , che non vi s'imitava la natura , ed il il ve- 
ro , ma vi fi operava Seguitando le proprie maniere a ca- 
priccio . Tornò poi in patria , e con alcune opere che fece fi 
diede a conofcere per maeftro . Non tornò però con inten- 
zione di fermarvifi; poiché aveva in animo di ftabiliriì in_» 
Lombardia , ove doveva eziandio accafarfi . Ma furon tali 
le finezze , lecortefie, e le richiede , che ebbe, e gli fe- 
cero i fuoi concittadini , che a poco a poco nel diffuafero , 
e l'impegnarono in varj pubblici lavori , per li quali gli 
pafsò pofcia affatto la voglia di partire . Mifè mano a ri- 
quifìzione de' padri Carmelitani di S.Simone a un quadro, 
che in breve tempo , ficcome lavorava riibluto , e celere- 
mente, terminò; ed è quello che rapprefènta S. Carlo ap- 
piè della chiefa . Fecene un altro per la chiefa dello Spe- 
dale della mifèricordia ; ed è quel che S. Michel arcangelo 
rapprefènta. Altro ne fece per la chiefa di S. Lucia del 
Clero rapprefentante la fanta colla Madonna , ed altre—* 
immagini . Opera fua è il quadro , che nel duomo rappre- 
fènta S. Ivo, o S. Ivone : Opere fue fono i due , che nel- 
la chiefa delle monache di S. Agnefa rapprefèntano , l'uno 
la fanta con altre immagini , che del 1613. fu da lui dipin- 
to , e l'altro la beatiflìmà Vergine , e S. Francefco : Ope- 
re fue, trattene tre, fon tutti quelli , che nell'oratorio 
della fraternità di S. Agoftino rapprefèntano le gloriofiffi- 
me gefte di noftro fìgnor Gefucrifto . E molt'altre ne ave- 
va fra mano, quando cominciò per varie indifpofìzioni a 
•perder la falute , e a non poter più col primiero calore la- 
vorare. Perdettela finalmente affatto; perchè negli anni 
6$° 1630. od in quel torno affalito da una più violenta dell'al- 
~ tre perde con fbmmo difpiacere di tutta la città anche la vi- 
ta . Né per tutte le diligenze fatte ho potuto mai rinveni- 
re in qual chiefi fi portarle il cadavere , e dove foife fepol- 
to . Rimafero delle non poche fue foftanze eredi i figli , 
di cui niuno applicò alla profeffione , e de' molti fcolari y 

eh e 



PITTORE. 



*7$ 




chV ebbe folo Stefano Amadei , e Cefare Pratichi, de 5 ' 
quali a' luoghi loro parleremo , fon Perugini « 

DI VINCENZIO PELLEGRINI PITTORE . 

ÌA1 bellezza , fpirito , e grazia confèguì 
Vincenzio dalla natura , e talmente bello, 
fpiritofo 3 e graziofo fi mantenne fèmpre 
nel crefcere dell'età , che meffofi egli pu- 
re a perfuafion del Barocci , come Felice 
fuo fratello carnale alla profetinone della_^ 
pittura non Vincenzo Pellegrini fi chiamò, ma ilPittor 
bello . Nacque egli negli anni 1575» 5 e ne' tredici , o pò- IS7S 
co più lo conduffè il Barocci in Urbino , e quivi bevve fot- " 

to fua disciplina il primo latte , né lanciò di prenderlo , 
dacché dato gli era con tutto l'amor dal maeftro , finché 
egli eziandio maeftro non divenne . Andò poi non con ani- 
mo di fermarfi in fua compagnia a Perugia , ove perchè 
per qualche tempo non era fiato recò a que' cittadini nel 
vederlo così ben meffo , ben fatto , lindo , e pulito non., 
ordinaria ammirazione . Cominciò fubito la gioventù a 
corteggiarlo , e a fargli cartelle , e finezze , né vi fu mo- 
do che poteffe più partire , quantunque affai difpiaceffe__s 
al Barocci il la/ciarlo . Proccurò quegli di fare a quello 
conofcere per molti motivi la necelfìtà di reftarvi , e fep- 
pe rapprefentargliela in maniera , che ne rimale appieno 
perfuafo . Diffe di lui prima di partire un mar di bene , e 
l'innalzò nella profefftone alleftelle . Con tali vantaggiofì 
principj facile gli riufcì il cominciar fubito per più d'uno 
ad operare . Né per Topere che egli fece finenti il maeftro, 
né perde punto del concetto favorevole , che aveva acqui- 
flato; perchè fi portò in tutte bravamente. Pafsò dall' 
opere private , che molte furono , alle pubbliche \ pofcia-< 
che ne fece una nella fagreftia della Chiefanuova rappre*- 

fen- 



176 DI VINCENZIO PELLEGRINI 

tentante la Concezione . Altra ne fece nell'altar maggiore 
della chiefa delle monache di S. Antonio , che rapprefenta 
la Madonna col Bambino, che mette Panello in dito a_> 
S. Caterina . Altra ne fece per l'aitar maggiore della chie- 
fa della compagnia della Morte ; e vi rapprefentò la fefta 
folenne d'Ogniffanti , che effendovi fiata efpofta nel dì io. 
marzo del 1612. grande fu il concor/ò d'ogni fbrta di per- 
ibne , che ite erano a vederla , e grandiflìmo l'applaufo , 
che ne ebbe, quantunque egli nell'averla ivi veduta non 
ne foffe rimalo pienamente foddisfatto , e diceffe di vo- 
lerla ritoccare . Ad alcune altre frattanto egli allegra- 
mente lavorava ; perchè giornalmente a difmifura la ftima 
gli crefceva . Ma oimè , che quelle lo fventurato non finì, 
e finì per altro di farne . Conciofiìechè contratte avendo 
diverte amicizie d'onefte donne , e come elle tenevan feco 
maggior corrifpondenza di quella , che in quel paefe trop- 
po delicato in fìmil genere fi convenire , fu Umifero nel 
più bel fiore degli anni , e negli 11. di dicembre degli an- 
161 2 zidetti 161 2. barbaramente per gelofiada atroce , perfida, 
"■ e cruda mano ammazzato . E quelli furono , gli amari , e 
acerbi frutti , che l'infelice giovine raccolfe innocente- 
mente da fua bellezza . Portoti*] il cadavere alla compagnia 
della Morte , ed in— quella chiefa coll'intervenimento di 
tutti i confratelli con fontuofo funerale fu fepolto . Così 
due mefi , ed undici giorni dopo la morte del caro , ed 
amato fuo maeflro , che nell'ultimo di fettembre dello ftef- 
Co anno , conforme nella vita di felice meglio, e più diftin- 
tamente detto abbiamo morì , lo fèguitò in quel terribile, 
e grande, comecché momentaneo viaggio lo {colare . Gran 
mormorio fi fece per la città tutto quel giorno, e gran_> 
difpiacere apportò a' parenti , agli amici , ed a tutti gli 
onefli uomini il barbaro calò , di cui variamente fi diteorte, 
ma fempre con Comma, compaffione per molti mefi . Ne fi 
rimale di far rigorolb procelfo la Giuftizia , che precettò , 

efa- 



P 1 T T 



£. 



177 



efàminò , carcerò quantità di perfone d'ogni condizione, 
e mife foffopra il paefè . Non lafciò figli , perchè non ebbe 
moglie : Non lafciò fcolari di grido , perchè non ci ebbe 
tempo : Non lafciò grotti avanzi , perchè generofamente 
fpendeva per nobilmente trattarfi ; ed era ne' prezzi così 
maneggevole, e facile, che non li limitò mai ad alcuno; 
e folo quel che gli fi dava con ugual gradimento indifferen- 
temente prendeva . Era oltre alPeffer bello affai eloquente, 
faporito , e faceto nel parlare , non parlava mai male d' 
alcuno , e faceva ftima di tutti . Aveva genio particola- 
re co' virtuofì , e ficcome egli cercava di converfare con_> 
loro , effi bramavano la converfazione di lui . Sapeva così 
ben vivere, ed aveva tuttocchè giovine tal prudenza nel 
trattare , che non difguftò mai alcuno , ned alcuno ebbe 
mai alcuna minima occafìone di lamentarli di lui . A tante 
belle qualità s'aggiugneva il non prefumere , e la mode- 
ri a , che è in tali foggetti ammirabile, e rara. E pure 
con tutte quelle dovè violentemente morire; e parlan_> 
di luì diverfi manuferitti , e nelle loro opere impreffe il 
P. Morelli, e 'IP. Orlandi. 

DI CESARE FRANCHI PITTORE. 



Ovendo di Cefare Franchi come pittor Pe- 
rugino feri ver la vita non so con quali pa- 
role , o di feu/a , o di biafimo , o di fde- 
gno , odi pietà, odi colpa, odi pena, 
la deggia cominciare . Imperocché il fine 
ftrano , e lugubre , con cui egli terminò 
miferamente i fuoi giorni mi davan giufto motivo d'occul- 
tare fue glorie, e più conveniente mi pareva tacere di que- 
lle , che feoprir quello , per effere più lodevole l'afeondere 
i vizzi degli uomini , che '1 palefarne le virtù. E quefta cre- 

Z do 




178 DI CESARE FRANCHI 

do fra ftata la cagione , che niuno Scrittore dall'Alerti ìjw 
fuori 3 che ne' Tuoi elogj lo rammemora ne abbia favella- 
to . Ma mentrecchè così flava dubbiofo penfando , e ri- 
penfando al fatai cafò , mi venne ancora in penfiero , che 
ne carcere , né fune , né remo , né mannaja , ne capeftro , 
ma la fola qualità del delitto infama i delinquenti, ri- 
folvetti di fcriverla , dacché il fatto merita tutta la com- 
paffione. D'affai civil parentado, e d'oneftitfìmi genitori 
1580 venne egli preffo agli anni 1580. alla luce di quefto mon- 
"■ do, e più perifpaffo, e divertimento , che per profetino- 
ne, e bifogno cominciò in occafione d'altri fuoi ftudj quel- 
lo eziandio del dilegno fotto la direzione di Giulio Cefare 
Angeli per puro genio . Difegnò per quattro , o cinque 
anni continuamente fenza toccar mai pennello , perché v' 
aveva avverfione ; e difègnava già così bene , che allo fte£ 
fb maeftro fembrava , che non fi poteffe difegnar meglio . 
Onde non folo il maeftro 3 ma gli altri condifcepoli , gli 
amici tutti , e gli fteffi genitori ogni giorno il rampogna- 
vano , perchè egli con così bei fondamenti non pigliaffe 
qualche pratica de' colori ; e per metterlo al punto , gli 
dicevano, che non vi farebbe, riufcito . Piccato egli alta- 
mente di ciò , perchè né capacità , né fpirito , ne fantafìa 
gli mancavano fi provide di tavolozza, e di pennelli, e 
principiò a lavorare . Supero in poco tempo tutti gli altri 
fcolari ; e Io fteffo maeftro ne aveva foggezione per lo 
non ordinario applaufo , chV generalmente ne riportava. 
Ma come tra gli altri molti doni , che gli aveva compar- 
titi natura il più raro era forfè quello della vifta acutiflìma 
fi diede a dipignere in piccole tele figure minutiffime così 
ben ricercate , corrette, e finite , che in cotal genere non 
ha avuti forfè mai competitori , ed eguali . Prefevi poi 
tanto gufto , e con tanta applicazion lavorava , che ne di- 
pinfe moltiflìme , fàlirono a prezzi immenfì , e chiunque 
aver ne poteva , ne teneva più conto 3 che delle gioje— > . 

Era 



PITTORE. *79 

Era ardito , e bravo , ed all' ardire , e alla bravura^ 
dell'animo s'aggiugneva la gagliardia , e la robuftezza del 
corpo y era predo di mano , di natura fiero , e puntiglio- 
fò , e piucchè non conveniva altiero , fantaftico , e bizzar- 
ro , ma altrettanto onorato , generofo , e fìncero . Avven- 
ne un giorno di carnovale , in cui il dopo pranzo a Perugia, 
come nel mondo cattolico altrove, fi fan le mafehere, e que- 
fìe non pure in eiTa , ma in qualche altra città codumano di 
parlare in chi s'avvengono, lo che è veramente affai mal fat- 
to , e detestabile . Né fi dovrebbe in verun conto permettere 
a gente travedita,e feonofeiuta neppurl'appreffarfiallaco* 
gnita , che cammina pel fatto fuo. Avvenne dilli 3 che Cela- 
re s'incontrò in una , che con motti alquanto pungenti , ed 
improprj l'offefé . £gli che caldo era , e ripentito , con- 
forme già accennai , mollo anche dai caldo della ragione 
più pungentemente lerifpofé, e d'una parola paffando in 
un altra tanto fi ribaldarono , che Cefare portato dall'ira 
a' colpi di pugnale l'uccifè . Né l'aveva ancor rimeflo nel- 
la guaina , che fòpraggiunti gli sbirri l'arredarono , ed 
il conduffer prigione . Effendo pubblico il fatto veduto , e 
riveduto da centinaia di perfbne , e nel medefimo colto y 
e fòrprefò immediatamente lo confefsò , e non guari dopo 
fu condannato a morte . Giunfene così inafpettata la nuo- 
va , che corte ognuno , ficcome aveva molte amicizie , e 
non minori protezioni per ajutarlo ; e come prima della^ 
condanna una fola farebbe data valevole a liberarlo, così 
tutte infieme non poterono dopo ch'ella era fèguita . Non; 
fi defideva nulla dimeno dal reiterare Fidanze per ottener- 
gli fé non la grazia , la fòfpenfione almen della fentenza r 
e quindi col favore del tempo ladiminuzion della pena: 
ma ogni tentativo fu vano . Stava dunque la città tutta in 
moto, quando il fabbato mattina fi vide il palco colla_^ 
mannaja, fremeva la plebe , ed era già armata per Solle- 
varli , niuno però s'arrifehiava a far da capo . E mentre»- 

Z 2 che 



\6i5 



i So DI CESARE F RANCHI PITTORE . 

che ella confumava il tempo nelle minacce , e ne' bisbigli 
il manigoldo fece il fuo uffizio, ed il povero Cefare con in- 
dicibile intrepidezza, e coftanza finì in cotal lagrimevol 
guifa circa gli anni 161 5. nel più bel fiore dell'età i fuoi 
giorni . 







DI GIO: ANTONIO SCARAMUCCIA PITTORE. 

Otto varj maeftri in Roma dopo che Gio: 
Antonio la/ciò Perugia ove prefTo agli an- 
ni 1580. nato era attefe fidamente , e di 
genio alla pittura . E perchè nacque ve- 
ramente pittore facile gli fu il divenire_-> 
in poco tempo valentuomo - Frequentò 
primieramente la fcuola d'Annibale , entrò pofcia io.» 
altre , e fi fermò alla fine in quella del Roncalli , ma 
gli fìudj principali li fece nella prima, e ftrinfè amici- 
zia con molti di quegli icolari , e fpezialmente con.» 
Guido , che giufto allora v'era arrivato per defio di ri- 
vedere il maeftro , e le fue opere , benché egli pure—* 
maeftro già foife . Faceva Gianantonio a gara con tut- 
ti , e pitture, e difegni ; e come tutti avevano la me- 
defima volontà di renderli celebri , ognun d'effer più cele- 
bre dell'altro fi credeva , fé fuperava il compagno . Anda- 
vano fpeffo infieme a disegnare in Vaticano le pitture di 
Raffaello , né v'era fìatua antica , e moderna che non di- 
iègnaffero fol che folle corretta tanto era il genio che ave- 
vano di imparare . Dipigneva egli francamente alfai bene, 
e già flato era alcun tempo {otto la direzione del fovran^ 
nomato Roncalli , quando gli cadde in penfiero di ritor- 
nare alla patria non per fermarvi!! , ma per rivedere i pa- 
renti, e gli amici . Partito dunque da Roma , e giunto 
in patria bramava ognuno di que' cittadini , che fi diletta- 
va di pittura di vederlo operare per chiarirli di ciò, che 

con 



DI GIOi ANTONIO SCARAMUCCIA P1T. igi 

con tanto fuo vantaggio fparfò ne aveva la fama . Ebbe>_j 
diverte commeffioni di diverfi quadri ; ma lìccome in cuor 
gli ftava troppo radicato l'amor verfo Roma , e degli ami- 
ci lafciativi impegnar non fi volle con alcuno , e promifè a 
tutti partito che foffe di foddisfarli , né vi fu modo d' 
indurvelo prima . Ma mentrecchè fi di/poneva alla par- 
tenza gli fbpravvenne certa febbre , che quantunque leg- 
giera foflfe non fé ne potea liberare , ne fé ne liberò finché 
non isfogò in una lunga , e nojofa quartana . Prefe al- 
lora la tavolozza , e i pennelli ; e ne' giorni che incomo- 
dato non era dalla febbre cominciò alquanto a lavorare , e 
conduffe poi a fine alcuni quadretti per que' cittadini , che 
più gli premeva il fervire . Veduti quefti dagli altri , co- 
me ancor non lo lafciava la febbre , e che abborriva_» 
qual moftro l'ozio fervi elfi pure . Non è credibile l'ap- 
plaufò ■> che tutti gli intendenti gli fecero ', ed acciocché 
non penfafie più a partir dalla patria gli trovarono alcune 
opere pubbliche 5 e gli propofero partiti vantaggio!! per 
accaiarfi. Guarì frattanto della quartana , che l'aveva af- 
fannai ridotto, e per configlio de' medici , e periftiga- 
zion degli amici fi lafciò finalmente condurre a divertirli 
per ben rimetterà" in falute in quelle diliziole , ed amene 
campagne. Rimifevifi ben pretto, e tornò fano, forte, 
e robufto come era prima , tanto che fi levava a boniffim' 
ora di letto , mangiava , e beveva , andava a caccia , e_j 
faceva fènza incomodo , e fènza timore tutto ciò , che fa- 
cevano gli altri . Stato così per qualche mele tornò poscia 
a Perugia , e furon tali non le preghiere , e le fuppliche , 
ma le violenze , che gli fecero le monache di S. Lucia s 
che l'impegnarono al lavoro d'un quadro per la lor chiefa ; 
ed è quello appunto , che rapprefènta l'immaculata Con- 
cezione . Trattanto che lo faceva , prele moglie s'impe- 
gnò in altri lavori non men pubblici , che privati , cornine 
ciarono a nafeere e* figli , e fi feordò affatto di Roma 3 ove 

che. 



182 DI GIO: ANTONIO SCARAMUCCIA 

che io fippia non fi vede alcuna Tua opera in pubblico . 
Perchè prima di partir non ve ne fece , e dopo furon tant e 
quelle che ebbe a far per Perugia , che molte , che gliefene 
richiedevan di fuori, gii convenne rifiutare . Il fecondo im- 
pegno , che contrafte, ed a cui fu forzato prima d'ogni 
altro a foddisfare feguì colle monache di S. Giuliana , le 
quali onninamente vollero un quadro per un altare della_» 
lor chiefa a competenza di quelle di S. Lucia . Rapprefen- 
tovvi Gio: Antonio , fecondo che dalle monache glie n'era 
flato dato il /oggetto S.Carlo in abito facerdotale, che in- 
contrò l'intera foddisfazione non pur delle monache , ma 
di tutti gli intendenti , e fi vede in uno di quegli altari pre- 
fentemente . Quindi mife mano al quadro dell'aitar mag- 
giore della chieia di S. Luca de' cavalieri Gerofolimitani , 
che è de' più belli , che abbia fatti, e vi effigiò ilfanto 
colla Madonna, e S.Giovanni. Altro ne dipinfe per i 
padri Carmelitani fcalzi ; e fu da elfi collocato in un alta- 
re della lor chiefa . Altro ne colorì per i padri Domenicani 
e v'efprelte la Madonna del rofario con S. Caterina , e San 
Domenico . Altro fé ne vede nella piccola chiefa di San_> 
Claudio coli'immagine del fanto , della beata Vergine , e 
di S. Giufèppe . Due ve ne fono in duomo rapprefèntante 
l'uno la Madonna , S. Lorenzo , ed altri fanti , che ben 
fi conofee dalla maniera , che è di fua mano , tuttocchè 
non manchi chi lo contrafta , e l'altro la Madonna , e di- 
vertì altri fanti . Ma l'opera grande , che fece , e che__» 
fiipera tutte l'altre fi è quella , che ognun può vedere nel- 
la chiefa della fraternità di S. Francefco , ove in divertì 
quadri ha rapprefèntate diverte azioni di Gefucrifto . 
Quefte fon tutte l'opere fatte da Gio: Antonio perle__» 
chiefe di Perugia , né d'altre, che ve ne aveffe potu- 
te fare ho avuta notizia. So bene, che molte fé ne tro- 
vano anche pretentemente per le cate , di cui non mi par 
neceifario il dar contezza per non annojare con racconti 

di 



PITTORE. i8| 

dì cofè rinchiufè, che veder non fi poflbno , quando fi vuo- 
le , il lettore. Era trattante giunto alla vecchiaia, e con po- 
ca falute , perchè all'altre? lue indifpofizioni s'aggiungeva 
la podagra che più di effe , lo tormentava . E come non po- 
teva più ftare al cavalletto coll'applicazione , che brama- 
va , fi divertiva in fare accademie co' Tuoi fcolari , che__j 
molti erano , e molto tra elfi /piccarono Luigi ilio figlio , 
il Cerrini , ed il Gifmondi , di due de' quali abbiati! dato 
minuto conto nel primo volume delle vite de' pittori mo- 
derni , e per effere Perugini ne parleremo in quefto a Tuo 
luogo riftrettamente , e del terzo copioiarnente con distin- 
zione . Quindi crelcendo tempre più la forza dell'indifpo- 
fizioni , e feemando il vigore col crefeer degli anni non~> 
potendo refifterle gli convenne circa i 1650. di cederei, \6$o. 
e di morire . Né ho potuto mai fàpere ove fia flato fé- " 
polio *, perchè in niuna di quelle chiefè, fé nq trova regi- 
stro , ifcrizione , o memoria , Fanno bensì degna comme- 
morazione di lui lo Scannelli , ed altri fcrittori , che in_> 
un con me renderan fèmpre immortale il fuo nome. Lafciò 
due figli 5 di cui fòl'uno fi ritrovò alla fìia morte , per^ _ 
che il nominato Luigi flava in quel tempo fuori a dipi- 
gnere , e a farli onore \ e quelli ereditarono il medio^ 
ere fuo capitale, che non poteva effer grande 5 perchè 
era incontentabile nelPoperare , e faceva , rifaceva , e_^ 
disfaceva l'opere lue continuamente , Era oltre ciò ge- 
nerofò di natura , e ne' prezzi affai moderato , e tratta-- 
bile, tanto più cogli amici, che gli davano quel che_j> 
volevano, e fpeffe fiate co' fempliri regali fé la parlava-' 
no. E ficcome in verun altro luogo dipinfè, che nella 
patria, ove tutti effendo fuoi amici poco convien crede-* 
re , che provveduta del bifognevole la cafa , che lauta- 
mente provvedeva , gli poteife avanzare . Piacevagli mol- 
to eziandio la converfazione , e l'aver gente a tavola, 
e il dopo pranzo , perchè la mattina fi levava di buoniA 

fini 1 - 



184 tH GIO: 'ANTONIO SCARAMUCCIA P1T. 

fi m'ora , e flava continuamente applicato, diceva che— j 
niente di buono fapeva fare . Difgrazia , che general- 
mente quaiì accade a tutti gli uomini di niente , che col- 
la mente deggiono operare . Si divertiva in quell'ore col 
mono; perchè vari (frumenti fonava. Amava fuor di 
modo la fchiettezza , e il parlar franco , e fìncero , ed 
odiava così fieramente le menzogne , che per una fola , 
che detta le ne aveffe qualche fuo fcolare , di pofta lo 
cacciava di fcuola . Ebbe anche per altro ottimo natura- 
le , e coftume , ed aquefto, perchè la piacevolezza, V 
amenità, lacortefia, e la grazia s'aggiugnevano ognuna 
bramava di trattar feco , di fargli finezze, e di favorirlo. 
Andò indi a non molto il figlio , che attendeva più alle__> 
lettere , che alla pittura a trovare il fratello maggiore 
Luigi, a cui portava fommo affetto, viflfe in fua compa- 
gnia non pochi anni , tuttocchè rara fia tra' fratelli la_> 
concordia, concordemente, e morì egli pure , per quei 
che ho potuto fapere, febbene non con intera certezza , 
in Milano . 



DI STEFANO AMADE1 PITTORE. 

Edefi il più delle volte fare dagli offervato- 
ri mifterj di quegli accidenti , che non li 
meritano , e quel che è puro calo s'attrir 
buifce fòvente a prodigio , ed a cofà nota- 
bile , e fpeziofa . Che non diflfero di Raf- 
faello , perchè di venerdì fanto nacque , 
e di venerdì fanto fi morì ? E che dir dovre' io di Stefano , 
£58p che nacque adì 20. di gennajo dell'anno 1589» amezza_i 
notte, e nella medefimaora, e giorno, e mefe morì nel 
1644. ì Che abbian elfi tratto da ciò per Raffaello , e che 
tratto ne abbiano i pofteri in due fecoli e più , chef orfi fo- 
no dopo fua morte niuno è giunto finora a comprenderlo ; 

né 




DI STEFANO AMAMI VITTORE. 185 

né nulla più comprender pofs'io perlftefano di ciocché 
comprenderei , fé morto fofTe in altro giorno. Altramen- 
te parla il cielo , quando fcioglie la lingua ; né mi fi la- 
eia credere , che per un folo favelli , quando vuol favella- 
re , e che gli poffa elfer grato , che gli uomini vadian in- 
vefìigando per limili ftorte vie le fùe impenetrabili di/pofi- 
zioni , ed i fuoi gelofi , e venerandi fegreti . Io per me_j 
non ho fatte mai tali offervazioni , ed ho parlato di que- 
ita , che altri an fatta di Raffaello, e di Stefano; perchè 
fé capitaffero mai nelle mani di coloro che dietro ad ef- 
fe fi perdono quelli fogli , veggiano , e fappiano che niente 
conchiudono, e buttano il tempo, che è quel ricco telòro, 
che non ha prezzo . E tornando all'intermelfo fil del rac- 
conto dirò che '1 padre incamminato aveva Stefano per la 
ftrada delle feienze , e delle lettere \ perchè gli fece fare il 
corfo della gramatica, e della rettorica*, e lo raccomandò ad 
un primario lettore deiruniverfità della patria per la filofo- 
fia,e per la matematica.Ma nel tempo fteffo,che da lui pren- 
deva le regole della proiettiva gli dava Giuliocefare An- 
geli , di cui abbiam già fcritta la vita lezion di difegno , 
e con quell'occafione imparava anche a colorire . Prefe_j 
poi tal gufto ne' colori , che lanciato ogni altro Audio , folo 
a quello applicava \ e come dipigneva per genio , e che 
non tralafciava mai l'applicazione di venne ben preflo esper- 
to , e pratico quanto ogni altro di que' profeffori ; e di 
letterato , di matematico, e di filofofo fi fece attuai pitto- 
re . Aprì pubblica léuola ; e giornalmente in cafa fi face- 
vano coll'intervenimento della primaria nobiltà accademie 
di difegno ; né mai ella fi vide tanto dedita alla pittura , 
quanto allora , ballando dire , che Fabio della Corgna_* 
fratello del duca , di cui fcriverò la vita , fu uno de' molti 
fuoi nobili fcolari , e fi pregiò d'efèrci tarla . Vedendoli 
trattanto Stefano in così fatta guifa corteggiato , e diftin- 
tamente nell'anzidette accademie favorito dipigneva di 

A a vena, 



i8<J >.D1 STEFANO AMADE1 

vena , e allegramente , fi faceva ben pagare , e molte__3 
opere fece per luoghi pubblici , e privati in Perugia non 
meno , che fuori . Vedefi in S. Bernardino nella piazza di 
S. Francefco l'immagine d'Iddio padre diligentemente co- 
piata da lui in altra di Raffaello , che fu altrove trafporta- 
ta dopoché fi levò dall'altar maggiore la celebre tavola_» 
dello fteffo Raffaello, che rapprefentava Gesù inatto d' 
cffer condotto al fèpolcro , effendovi prefèntemente la co- 
pia , che, d'ordine di chi volle in Roma l'originale ne fece 
Giufèppe d'Arpino . Si vede nell' aitar maggiore della_> 
cbiefa. delle convertite il quadro che rapprefènta il Salva- 
tore in figura d'ortolano , e Maddalena che '1 vuol tocca- 
re ■.; Vedonfia' lati dell'aitar maggiore della chiefa del Ge- 
sù due quadri rapprefèntante l'uno la di lui natività , e 1* 
altro l'adorazione de' magi . E tutti i quadri , che fi ve- 
dono nella cappella della Madonna del parto in S* Maria 
nuova fon di ma mano . Ecco l'opere che m'è riufcita 
rinvenire nelle chiefè dì quefto valentuomo, di cuinon_> 
poche fé ne trovano per lecafè, e cinque in quella degli 
eredi , che ancor confèrvano un quaderno , ove egli le_* 
regiftrava dì mano in mano , che le faceva 5 e ve fé ne veg- 
giono registrate anche parecchie, che mandò in diverfè 
terre, e cartelli del territorio; e perchè dice fol dove , e 
non a chi ho (rimato fòverchioil nominarle . Lavorava an- 
cora affai ben di paftelli , e di ritratti \ ed in quefti prefò 
avea tanto grido , che fu fino chiamato a Roma per farne \ 
e varj variamente ne fece nel tempo che vi fi trattenne . 
Ma mentre ftava per partire, eche già impegnato s'era„. 
con alcuni fìioi paefàni amici alla partenza lo fece chiamare 
una dama delle prime , e fattogli vedere un fuo figlio lo ri- 
chiefè del ritratto , ch'ei in niun modo per l'impegno con- 
tratto di partire potè fare. Scufatofène dunque bellamente, 
da lei con ogni civiltà fi licenziò , benché non ne reftaffe 
totalmente foddisfatta * Appena arrivato a Perugia , pre- 
te 



PITTORE. 187 

fé una tela 5 cominciò il ritratto; e iìccome avea già nella 
mente ben impreffa l'idea del fèmbiante del figlio gli riufci 
farlo limile, ed alla dama immediatamente lo trafmile, 
che non fo, fé ne rimanente , quando il vide, più conten- 
ta , o fbrpre/a . Scrilfegli lettere piene di ringraziamenti, 
4'efpreflìoni , e di finezze , e le accompagnò con ricco re- 
galo . Giunto egli era in tanto all'auge del credito , e del- 
la ftima , ed ognuno cercava d'elfergli amico , e d'interve- 
nire alle continue fue accademie , e nell'amene , e dotte 
Tue convenzioni 3 quando nella frelca età de' cinquanta- 
cinque anni gravemente di maligna febbre ammalò , e con 
tutti i rimedj , che cercarono di trovare e' medici , e con 
tutte le medicine , che gli furon date , come quella di fue 
malattie dovea effer l'ultima, con fèntimenti di vero criftia- 
no, e d'uomo onorato , e dabbene dopo ricevuti i fagra- 
menti rendè indetto anno, e giorno nel quattordicefìmo 1644 
del male lo fpirito a Iddio . Fu il cadavere portato di not-~ 
te a S. Maria nuova, ove la mattina feguente eflendovi 
{lato efpofto con folenne funerale , coli' intervenimento 
delle tre nobili confraternite , ad una delle quali era aggre- 
gato, e col concorfb di moltiflìma gente d'ogni condizione 
fu pofcia fèpolto . Lafciò pochi avanzi , quantunque gua- 
dagnato avelfe molto , perchè molto fpefe per nobilmente 
trattarli. Rimafèro quefti a Giambatifta fuo figlio, che in 
età quali decrepita morì ne' i5« di marzo del 17 io. , ed io 
che l'ho conofciuto , e trattato poffo dire ch'era uomo di 
molta capacità, di punto , e d'onore. Vive prelèntemen- 
te Francelco fuo figlio mio buon amico , che elfendofi affai 
bene imparentato ha alcuni figli , e li mantiene di fue en- 
trate fènza aver uopo d'alcuno con decoro. 



A a 2 DI 



iS8 




DI ANTONMARIA FABBRIZZl PITTORE. 

Ifònava per Italia Ja fama non già del 
Cartaginefè Annibale , che col terrore_> 
del nome 5 e colla bravura dell'armi la fé 
tremare , ma d'Annibale Bolognefe 5 che 
coll'armonia de' colori 3 e colla fona de' 
pennelli la fece ftupire , quando la gio- 
ventù Perugina incoraggiata anch'ella dal di lui valore__> 
correva in folla ad aggiugner feguaci , ed in Bologna 5 ed 
in Roma alla fua fiorita , e celebre fcuola . Fuvvi tra quelli 
Antonmaria , che abbandonata la patria , ove negli anni 
3 5<?4 *5<H« nato era fenZa altra guida y che del capriccio , e_^ 
fenz'altra cognizion di pittura , che quella , che gli aveva 
impreifa nell'animo il genio ; e giunto in Roma cercò del 
iofpirato maeftro , e trovatolo francamente gli difife , che 
egli efifer voleva non pur fuo difcepolo , ma fuo fervidore . 
Piacque ef tremameli te ad Annibale l'ardito parlare del gio- 
vinetto , che non poteva aver compiuti dodici anni 3 e_j 
ben comprefe , che e' cercava d'imparare adipignere, e 
di mangiare . Interrogollo del nome , della patria , de' 
genitori 5 del perchè gli aveva lafciati , del quando era 
partito , del come fi foffe per iftrada mantenuto 3 e di chi 
l'aveffe a lui indrizzato . Rendettegli minuto conto di tut- 
to Antonmaria , e prefbll di lui per qualche tempo fpafìfo 
Annibale ora dicendogli 3 che non iftimava conveniente—» 
il fidarti d'uno 3 che non conofceva , ora che era troppo 
giovine, edora che non aveva bifogno né di fcolari , né 
di fervitori gli diede finalmente ad intendere 3 che rico- 
vrato l'avrebbe per alcun giorno di cortefia 3 quando por- 
tato già era a ritenerlo lungamente feco dal genio. Una fola 
fettimana , ri/pofe il giovinetto , mi bajta , che mi riten- 
ga 5 perchè mi porterò in quella così ben io , che fon piucchè 
Jtcuro 3 che non mi potrà mandar via , E di fatto talmente 

fi por- 



DI AMT0NMAR1A PATRIZZI PITTORE. 189 

fi portò , che per attenzione , per diligenza , per affidui- 
tà , per affetto non cede , e in cafa , e nella fcuola in tut- 
to il tempo , che vi flette ad alcuno , e tutti gli altri proc- 
curava di fuperare . Imparò ben prefto a dilegnare , prefe 
pratica de* colori , cercò d'imitar fempre il maeftro , e 
ne' tre anni , che viife , ed anche dopo , perchè non volle 
più fòggettarfì ad alcun altro . Ma come la volontà più 
velocemente fènza paragone cammina della mano, era_* 
tanto portato da quella, che non potendola arrivar quefta 
dovente fi fèntiva rampognar dal maeftro , e dire , che— $ 
troppo fi pregiudicava colla preftezza . S'ingegnava egli 
piucchè poteva di moderarli; ma perchè difficilmente fi 
moderano i naturali difetti inavvedutamente fpeffo vi ri- 
cadeva ; e quindi adivenne , che non diventò quel fublime 
valentuomo , che diventato farebbe • Fu non di meno 
piucchè mediocre , ed ebbe fé non per compita correzione 
pel colorito, per la compofizione , e per la franchezza non 
ordinario applaufo in patria non meno , che in ogni altro 
luogo , ove dopo il fuo ritorno mandò fue opere , giacché 
non ho notizia alcuna di quelle , ch& prima di partire la- 
nciò in Roma . Partitone dunque , ed arrivato in Perugia 
ebbe iubito da que' cittadini , e da que' religiofi molte , 
e varie commeffioni . Gli ordinarono i padri di S. Dome- 
nico alcune opere a frefeo non meno che ad olio nella lor 
chiefa , ed egli fopra la porta principale vi rapprefèntò il 
fànto colla Madonna, ed altre immagini; e fece nella_> 
cappella del fantiffnno Rofario due quadri a olio , ed altre 
pitture a tempra . Ordinarongli un quadro i padri Bene- 
dettini per l'altare della cappella di S. Benedetto nella lor 
chiefa , ed egli vi rapprefèntò il fànto. Gliene ordinò un 
altro il Curato di S. Stefano per un Altare di fùa chiefa , e 
vi rapprefèntò la beatiffima Vergine , S. Ottavio , e_» 
S. Apollonia . Volevano i padri minori offervanti del Mon- 
te far dipignere il primo chioftro del lor convento , e pre- 
feri-» 



igo DI ANTONMARIA FABBR1ZZ1 

ferirono ad altri profelTori , che vi concorrevano Anton- 
maria, che a frefco vi colorì alcune lunette . A freico al- 
tresì fece alcune pitture nella volta della chiefa della beata 
Colomba a richieda di quelle monache . Altre ne fece nel- 
la cappella del Crocifiiìb della chiefa di S. Simone , ed 
altre fopra la porta della fraternità del medefimo nome , 
ove fi vede dipinta la Madonna con altri fanti . Vedonfene 
alcune nella volta dell'aitar maggiore della chiefa di San_» 
Fiorenzo , ed alcune in quella de" padri Gefuiti che rap- 
prefèntano due profeti. Era per tutte quell'opere falito 
in credito , e pregio , ed a gara correvano i Religiofi 
da lui per avere nelle lor chiefe qualche fua memoria lpe- 
zialmente quegli che le bramavano a frefco , in cui ve- 
ramente moftrò gran pratica, e fu piucchè in ogni altra_> 
cola , ammirabile . Meditavano i padri conventuali di San 
Francefco , che hanno tante , e tanto belle , e rare pit- 
ture nella lor chiefa d'ornarne d'alcune anche il convento , 
ed in Antonmaria pofèr la mira . Ma come egli impegnar 
non fi volle a tutta l'opera , perchè effi determinato ave- 
vano di fardipignere il fecondo chiofrro dalmedefimo, 
vi dipinte fòlo la prima delle cinque lunette , effendo l'al- 
tre quattro (tate dipinte da altri . Avevano i padri di San 
Filippo fatti fare due quadri in Roma da Pietro da Corto- 
na per la lor chiefa , ed erano frati collocati , l'uno nell'al- 
tar maggiore rapprefentante la Concezione , e l'altro nell' 
altare della cappella vicina rapprefentante la natività della 
Madonna , ove impegnarono ad alcune pitture a frefco An^ 
tonmaria . E mentrecchè le flava facendo lo richiefe il Ma- 
giflrato , che adornar voleva Umilmente di pitture a frefco 
alcune ftanze del palazzo , e l'impegnò al lavoro . Terminò 
quelle de' padri Filippini ; ma non cominciò quelle del Ma- 
giftrato, né so per qual cagione . So bene , che quelle , che 
fece d'intorno alla sfera dell'orologio nella facciata dello 
fìeffo Palazzo furon da lui fatte prima, e che dentro di fat- 
te 



P 1 T T Ò R E'. 191 

te da lui non ie ne trova alcuna . Correva in tanto Tan- 
no 1649.3 e Antonmaria , che fi trovava in frefca età 
ed in perfetta falute aveva moltiflìmi lavori per le mani, 
ed andar doveva a farne alcuni a Todi, ed a Spoleto; 
quando di repente cadde ammalato , e talmente imper- 
versò, e crebbe la forza del male , che addì 24. di giù- 164.9 
gno vi rimafe eftinto . Grande , ed univerfale fu il di- ' : 
/piacere, allorché fi /parie la nuova della fua morte; ma 
maggiore dì coloro , che per lua cagione reftaron delu- 
fi, perchè aver non poteron la con/òlazione dì veder, 
né cominciati, ne finiti i Ior lavori. Furongli fatte__> 
il dì iuflèguente /blenni efèquie nella chiefa di San Fran- 
ce/co del Monte , ove benché abitarle nella parrocchia 
di S. Angelo in porta eburnea , fu portato , e /èpol- 
to il cadavere . Non fi fa che capitale lafciafTe , ne fe_> 
averle moglie , e figli , e chi foffer gli eredi . E' certo pe- 
rò che di tal calato , io non ho conofciuto mai alcuno , 
e che al pre/ènte in Perugia non v'è . La/ciò alcuni fco T 
lari , ma di quelli pure, o che mori/Ter giovani, oche 
non merita/fero , che /è ne favellarle non è re/tata alcuna 
memoria . Refterà bensì /èmpre vivo il nome di fuo buon_> 
naturale , e coftume; poicchè era diffinterefìatirlìmo , ami- 
co dell'amico , affai caritativo , arTettuofò ; e tutto cuore * 

DI FABIO BELLA CORGNA PITTOREy 
ED ARCHITETTO CIVILE^ E MILITARE. 

Iflinte Iodi meritaron fèmpre mai que' ca- 
valieri , che o non volendo , o non po- 
tendo moftrare il valore in guerra viva , 
che veramente fi è il lor meftìere , o nelle 
belle lettere lomoftrano, o nelle filolòfi- 
che faenze, o nelle arti nobili. Fa tra_» 
quefti benché dopo i trentanni alcuni ne paflaffe , come di- 
rò > in militari efèrcizzj , non piccol numero il noftro Fa- 
bio y 




iq 2 DI FABIO DELLA CORONA 

1600 bio, che nato circa i 1600. prete da giovinetto tal gufto 
" lotto la direzione di Stefano Amadei al difegno , che s' 
invaghì poi a poco a poco de' colori , e quindi infenfibil- 
mente per gara anche d'altri cavalieri , che allora di tale 
applicazione fbtto la feorta dello fteffo Amadei , ficcome 
nella di lui vita detto abbiamo , fi dilettavano , divenne 
così efperto , che non cedeva in Perugia ad alcun prò- 
feffore . Dipinfevi dunque da maeftro di verfi quadri a olio, 
e ne regalò diverfi amici, e dipinfè varie opere a frefeo 
nel nobile , e bel palazzo di Caftiglione feudo del duca Tuo 
fratello fituato conforme altrove abbiam detto , nelle va- 
ghe , ed amene fpiagge del Trafimeno. Vedonfene alcune 
ad olio non meno , che a frefeo anche ne' palagj , e nelle 
chiefè di Roma , ove dimorò non poco dopoché lafciò la_j 
jfcuola del maeftro . £ fé ne vedeva fpezialmente una in un 
altare d'una cappella a S. Caterina da Siena 4L Monte- 
magnanapoli , che rapprefèntava alcuni angeli con alcuni 
puttini , ediverfè tette di cherubini vagamente coloriti , 
ed affai bendifègnati da lui , che non ho potuto fapere ove 
prefentemente fi fia . Né quefta era la fòla qualità , che_> 
adornava la fua nobil perfòna , perchè teneva ugualmente 
bene in mano la fpada , che la penna , fapeva a maraviglia 
maneggiar cavalli , aveva fatto ftudio particolare nell'ifto- 
rie fagre, e profane, intendeva d'architettura civile , e mi- 
litare , non gli giungevan nuovi i problemi matematici, 
e dir fi poteva piucchè infarinato nelle buone filofofie . A 
tante belle virtù s'aggiungeva la modeftia del portamento , 
la moderazione dell'animo , la gentilezza del tratto , 1* 
amenità del difeorfò, la grazia del rapprefentare il va- 
lore , la generofìtà , ed il genio di beneficare . E pu- 
re un ibggetto così meritevole ornato di tanti fregj , 
dotato di tante prerogative, e pieno di tante grazie—* 5 
quante io ne ho fin ora narrate o Dio dovè nel più bel 

a °4? fiore quafi degli anni morire , e morì ne' 1643. fènzachè 

ab- 



PITTORE, ED ARCHITETTO C1V. E M1L. i 9ì 

abbia mai potuto fapere né dove , ne come , ne di che . 
So bene , che effendofì finalmente annojato di dipìgnere , 
e d'applicare a ogni altro Audio andò a militare in Un- 
gheria , dove effendofì in varie vive azioni valorofamente 
portato falì ai primi gradi , e fènza dubbio anche agli ulti- 
mi falito farebbe , fé '1 duca , che /enza fucceffion lì vedeva 
noi a vefTe richiamato per accafarlo, e l'accasò con donna 
Mariamaddalena Gaetani Romana . Ebbevi del iójq. una 
flglia , che adì 30. di novembre fu da Scipion della Penna 
battezzata col nome di Jacopacicilia a Caftiglioneeffendo 
flato compare il cardinal Benedetto Monaldi Baldefchi , e 
comare la marchefa di Balìlica , conforme in que' libri bat- 
tefìmali , donde tratta fi è la notizia anche prefentemente fi 
può vedere. Se v'aveffe altri figli , e quando , ed in che fla- 
to moriffero io non lo fo , quantunque probabilmente cre- 
der po(Ta, che de' mafchi vivo alcuno non ne lafciaffe.Com- 
pofè negli ozzi matrimoniali un poema cantando l'eroiche 
gefte del grande Aleffandro, ed altri poetici componimenti 
fi farebber veduti, fé del 1642. non ne foffe flato dalla guer- 
ra , che cominciò tra Urbano Vili. , il duca di Parma , di 
Modena , i Veneziani , ed il Granduca diftratto , nel cui 
tempo sfidò il Comandante, perchè rendè Caftiglione . So- 
fcriffefì adì 3 1. marzo del 1644. la pace, morì adì 29. luglio 
dello fteffo anno Urbano,e meli prima, ed in fine del 1643 • 
per quel che ho potuto combinare , e raccorre credo egli 
pure , ficcome ho fòpra accennato , moriffe , e ficcome il 
P. Oldoini di lui con encomj favellando fi può dir,che con- 
fermi.Tenne diverfi giovani al fuo fervizio allorché dipigne-» 
va , perchè molti per farfi di tutto punto fèrvir ne voleva , 
ma l'Ercolanetti folo, di cui fcriverò la vita ne ufcì ad ono- 
re. Né nulla più poffo di verità narrare de' fatti di quefto ca- 
valiere tuttocchè più affai per le molte,e molte ricerche fat-» 
te, che maggiori per me non fi potevan fare,mi credeva pò* 
terne direte più affai avrà forfè afpettatofentirne il lettore. 

£ b £>/ 



icj4 




DI GIANFRANCESCO BASSOTTI PITTORE . 

Erun pittor Perugino trattone Pietro Van- 
micci ha operato in Perugia piucchè Gian- 
francefco , e verun altro forfè ha avuti per 
dipendenza , per afcendenza , e per tra- 
fverfalità nel parentado pittori più di lui . 
Imperocché pittore fu Tavolo , che d'Affi fi 
iì trasferì ad abitare in Perugia . Di pittura fi dilettò il pa- 
dre 3 quantunque non l'efercitaffe, figlia di pittore fu la ma- 
dre , e dalla forella ne venne Pietro Montanini , ohe avuti i 
principj da lui divenne nella profemone quel valentuomo , 
che l'opere fue Io dimoftrano , e che io nello fcriverne a_» 
tempo, e luogo la vita proccurerò d'annoverare , ficcome 
annovererò ora quelle di Gianfrancefco , dacché accinto 
i6*oo mi fono a feri ver la fua . Nacque egli circa gli anni 1600. , 
' e fu dell'età di fette in otto meffo dal padre , che era affai 

giovine alla profeflìone fotto la difciplina dell'avo. Morì 
quefti qualche tempo dopo , e quando Gianfrancefco , già 
disegnava , copiava, e cominciato avea a dipigner d'in- 
venzione . E come il padre lo vedeva affai applicato , e 
pieno di defiderio d'abilitarfi ftimo Tuo vantaggio d'allon- 
tanarlo dalla patria , ove contro lui già l'invidia di qual- 
che altro profeffor coetaneo fortemente s'armava , e lo 
mandò a Roma . Da chi ivi andaffe a fìudio noi ho potuto 
rinvenir di fìcuro , fo bene che parecchi anni vi dimorò , e 
che non perde tempo , perchè ritornò in Perugia mae- 
ftro . Nulla prima di Tuo ritorno vi fi era veduto ; poiché 
nulla mai rimandato aveva né al padre, né agli amici 3 
tuttocchè fòvente ne l'aveffer richieflo, e tutti e' dilettane 
ti , ed i profeflbri arrivato che fu ne fiavano cor anfìetà , 
ed inattenzione . Ebbe molte richiefte da' cittadini , e__j 
ne ebbe ancora da' Religiofì , ed egli che fcaltro , accorto, 
e deliro non men che franco 5 pratico 5 e bravo pittore s' 

era 



DI GUNFRAMCESCO BASSOTTI P1T. i 9 $ 

era fatto in Roma ricusò fu quel principio l'opere private * 
s'appigliò alle pubbliche , e fece un quadro per le conver- 
tite in cui rapprefèntò S. Domenico di Soriano , che fi con- 
ferva nella lor chiefa . Fecené un altro per la chiefa ad Suf- 
fraggio , e vi rapprefèntò la Madonna con alcuni fratelli 
della compagnia. Altro ne fece per la chiefa della Madonna 
del popolo , e vi rapprefentò la Nunziata. Vedefì nell'alta? 
maggiore della chiefa delle monache di S. Agnefè un qua- 
dro con Gefucrifto fvenuto , che fu fatto da lui . Nell'altar 
maggiore parimente della chiefa delle monache di S. Lucia 
fi vede il quadro di S. Agoftino fatto umilmente da lui . 
Ed altro fé ne vede nell'altare della chiefina del Collegio 
oradino, che è opera fùa . Opera fu a fi è lo ftendardo , 
che li confèrva nella chiefa di S. Bafliano alla Conca , in_» 
cui efpreffe con altri anche l'effigie del fànto . Opere fùe 
fonoi quadri dell'aitar maggiore , e dell'altare del croci- 
fido nella chiefa di S. Maria degli aratri . Ed opere fùe fon 
le lunette dipinte a frefco nell'oratorio della confraternita 
di S. Benedetto . Dipinfe nella chiefa di S. Giambatifta al 
borgo di S. Antonio la natività del fanto . Dipinfe in uro 
altare della chiefa di S. Angelo al monte di Porta fole la 
Nunziata. E dipinfe nell'altare della congregazione degli 
fcolari della feconda , e terza fcuola al collegio de' Gemi- 
ti la concezion di Maria. Se tanto operò in patria pel 
pubblico, quanto ho io finora rammentato, non meno cer- 
tamente operar volle pel privato . Imperocché molte cafe 
vi fono 5 che an fue memorie ; e fé tante ne lafciò a' concit- 
tadini , non meno ne mandò agli amici di fuori , pe' quali 
lavorava continuamente , ed alcune degli uni , e degli altri 
rimafero alla morte fua imperfette , che dagli eredi dopo , 
benché non finite a caro prezzo furon vendute a chi bramava 
d'averne , e non ne avea potuto avere per le continue com-» 
meflìoni, che giornalmente ora da un luogo , ora da uro 
altro gli eran date oltre quelle , che da' Perugini riceveva, 

B b 2 che 



i 9 6 DJ G1ANFRJMCESC0 BASSOTTI P1T. 

che non eran poche . Cadde in tanto non fo di qual male—» 
iJ poverino ch'era già dalla Affa application concimato in- 
fermo , e refifter non potendo alla Tua forza da quell'uomo 
dabbene che era viffuto tutto nel voler di Dio raffegnato 
1665 gli rendette preifo agli anni 1665. lo fpirito , e non ho pò- 
tutofapere, ove foffe fepolto. Era di mediocre ftatura_» 
ma in ogni parte proporzionata , d'afpetto non molto bel- 
lo, ma gioviale , avvenente, egraziofo. Parlava poco, 
e pelato, e quantunque amafle l'allegria pareva ferio, e 
malinconico . Aveva legge vera d'amicizia , e preferiva^ 
qualunque flio vantaggio a quel degli amici . Non fapeva 
che foffe intereffe > ma con chi cercato aveffe d'ingannarlo, 
come aliai ben conofceva il fatto fuo , e quello degli altri 
s'alterava di maniera , che dava in furie , ed in efcande- 
fcenze. Faceva (òmmo conto della parola , e dir fole va_> 
•fpeffe fiate che più della fteffa vita Ultimava. Regiftrava 
perciò in un libro , che teneva fempre ferrato le commefiìo- 
ni , che di mano in mano ricevea , e vi notava le giornate, 
riè una ne farebbe paffata oltre quella in cui prometteva di 
compier l'opera . Compativa fuor di modo la povertà, e 
diftribuiva fegretamente groffe limoline ; e quando /èntiva 
allorché flava a tavola picchiare i poveri , a tutti la dava_» 
indilpenfabilmente , e tanti ve ne concorrevano, che fé ne 
vedevan fempre molti avanti la porta . Poco capitale però 
lafciò agli eredi , che quali foffero a me non è noto, e_j 
niuno fcolare ufcì di fu a fcuola /alvo Annibale Leonzi 5 
di cui pure fcrfverò la vita , ed il fovrammentovato Pietro* 
che degni fien di memoria . 



Di 



*97 



DI FRANCESCO GROTTI 
ARCHITETTO CIVILE, 




Arie belle prerogative d'animo non men 
che di corpo avea Francefco , e da buon 
cittadino qualegli era applicava per non 
iftare oziofò a quelle arti nobili , a cui 
applicar dee ogni uomo di fpirito , ben 
nato , e civile per diftirtguerfi dagli /ce- 
rni , e plebei . Scelte egli dopo efifere flato qualch' an- 
no alla fcuola della geometria , e del difegno, e che^ 16*04 
ebbe fatto il covfo della gramatica , e della retorica^ ' 

quella fpezialmente dell'architettura , e fu fin dalla na- 
fcita fèguita a' o. di giugno del 1604. così bene edu- 
cato da' genitori , che trattò fèmpre nobilmente, né al- 
tra convenzione volle , che quella de' nobili . Cercava 
continuamente virtuofi {oggetti , co' quali poi s'accompa- 
gnava 3 né li vedeva mai camminare con perfòne inferiori . 
Sentimenti di vero, che dovrebbero aver tutti coloro, 
che nati fono con qualche-diftinzione per ben apprendere 
a vivere , ed a trattare . Imperocché dalla gente ignoran- 
te , e di dozzina null'altro imparar fi può , che inlìpidez- 
ze , ftorte mafiìme , e inciviltadi . E come tanto limale 
quanto il bene anche non volendo infènfibilmente col vede- 
re , col fentire , col praticare s'imprime , molto fi convie- 
ne ftare oculato , e guardingo nel converfiare per non em- 
pierfi lènza accorger/ène di difetti . In cotal guifa incam- 
minato faceva continuamente di/ègni di fabbriche , ed al- 
tri ne andava-raccogliendo fecondo che l'occafione gli ca- 
pitava . Comperava quadri , medaglie, ftatuette, ed al- 
tre cofe di coiai genere ? e ne aveva fatto un piccol nmfeo . 

Si 



198 DI FRANCESCO GROTTI 

Si dilettava d' ottica , ed occhiali , lenti , telofcopj , 
e microfcopj raunava . Cercava libri rari , e li fapeva_> 
fèerre , perchè li conofceva . Di matematici finimenti 
niuno in città lo paifava . Intendeva d'aritmetica al pari d' 
ogni altro , né ignorava l'agrimenfura ; ed il fenno da_» 
concepire, diftinguere , ed inventare non gli mancava. 
Né da tali applicazioni con altro fi divertiva , che coli' 
andar qualche giorno in campagna , ed in qualch'altro a 
parteggiare la fera . Ruppefi finalmente per le già nate_j 
amarezze tra Urbano Vili, il duca di Parma , di Mode- 
na , i Veneziani , ed il Granduca l'altrove accennata.^ 
guerra; e fu Francesco in varj. luoghi con varie impor- 
tanti /pedizioni da' parenti di S. S. impiegato . Né fi- 
nì colla guerra la corrifpondenza , ed il carteggio , che 
intraprefo avea con que' Principi ; perchè durò fino al- 
la morte d'alcun di loro , e in groffi mazzi confèrve» 
egli le lettere fino alla fua. Era allora amico fuo tiret- 
to , e confidente il Padre Inquinatore del S. Uffizio , e 
già meditava di voler fare una nuova fabbrica unita al 
convento di S. Domenico per fèrvigio del tribunale—» » 
quando con lui quella fua intenzion conferì ; ed aven- 
done poi tra loro più volte difcorib riconobbero unita- 
mente il fito, e Francefco ne fece il difegno . Lo ino- 
ltrò il P. Inquisitore ad alcuni intendenti fuoi amici , ed a' 
primarj capomafii , da' quali effendo flato approvato fi 
miie fubito mano al lavoro , e colla fua direzione , ed af- 
fluenza felicemente fi terminò ; ed è una ben intefa , ben 
divi/a , e ben illuminata fabbrica con ampio cortile— j , 
e giardino , e con que' comodi , che efalteran fèmpre 
l'ingegno, il giudizio, e la maeftria dell'autore. Creb- 
be ei pofeia molto di /lima , e di credito non folo itlj 
patria, ma fuori; e ibi le occafioni gli mancavano per 
mettere in opera i fuoi degni penfieri , e le fue belle fati- 
che . Pervennergliene alla fine in gran copia; perchè ebbe 

ordì- 



ARCHITETTO CIVILE. i 99 

ordine dalla corte di Roma d'andare a far la pianta della.» 
città di Gubbio , e la fece . Ebbe ordine dal Magiftrato di 
Perugia d'andar a far quella del vallo fuo territorio , e fé 
ne confervarono nella Prioral cancelleria col fuo nome le 
copie . Fu chiamato da alcuni cavalieri per alcune fabbri- 
che in Romagna ; e vi fi fermò molto tempo . Andò a Bo- 
logna, andò a Ferrara, ed ivi pure fi trattenne non poco. 
Qumdi tornato in patria fé ne flava notte , e dì ora ad una 
cofa , ora ad un altra continuamente applicato; e come 
abitava in un de' buoni fi ti della città , che per belle ve- 
dute a poche cede , avea aggiuntata una civile , e co- 
moda cafa con fonte , e giardino , e quivi sfogava il 
Tuo bel genio di fabbricare , dacché impiegar non lo 
poteva più, in benefìzio degli altri . S'andava però frat- 
tanto invecchiando, e cominciava col crefcer degli an- 
ni a fcemar di complefiìone , -è di falute : cadde ne' 
1679. gravemente ammalato , ed a' 17. di febbrajo rendè 1679 
dopo aver ricevuti con fegnì di vera raffegnazione i fa- 
gramenti , lo fpirito a Iddio . Fu il cadavero portato 
a Santa Maria nuova , ed ivi dopo onefto , e civil mor- 
torio nella fepoltura de' fuoì antenati collocato . Era_^ 
egli piccolo di corpo , ma in ogni ìua parte proporziona- 
to , d'aggradevol afpetto , bianco , e roffo di volto , e_j 
di crine tutto canuto . Veftiva per lo più di nero , ma at- 
tillato , e pulito. Aveva buon naturale , e coftume, e 
per la fua avvenenza , e pel fuo bel difcorfo tramifchiato 
di ferie erudizioni , ed alle volte di fàporite facezie ognun 
di lui cercava , ognun lo bramava . Soleva allora la gio- 
ventù nobile fare nel carnovale per divertirò" delle cornine-* 
die , né veruna fé ne fece che non vi recitane anche Fran- 
cefco . Lafciò tre figli uno de' due mafchi morì giovinetto,, 
e l'altro effendofì tirato innanzi per la via Ecciefìaftica è 
Sacerdote , e vìve prefèntemente , e molto tempo è viffuta 
la femmina , che in età giovanile veftì l'abito di S. Bene- 
detta 



i6*8i 




atti DI FRANCESCO GROTTI ARCH. C1V. 

detto nel moniftero di S. Margherita, dove pofcia ella 
pure morì . 

DI G10: DOMENICO CERRINJ PITTORE. 

Arti Gio: Domenico di Perugia , ove ne- 
gli anni 1600. adì 24. d'ottobre nato era 
in età giovinole dopo efferfì trattenuto 
nella fcuola di Gianantonio Scaramuccia 
per qualche tempo ad imparar la profef- 
fione 3 e fi trasferì con Luigi di lui figlio 
in Roma . Ebbe prima per fùo direttore il celebre Guido , 
e partito Guido s'appoggiò a Domenichino non men cele- 
bre di lui. Pecevi non ordinario profitto, e molte opere 
vi dipinfe a frefco , ad olio , a guazzo , per le quali meri- 
tò la croce di cavaliere ; e fu da indi in poi chiamato tèm- 
pre il Cavalier Perugino , né con altro nome s'intefè . Va- 
rie altre ne dipinfè per Perugia, e più fé ne vedono per le 
cafè , che per le chiefè . Andò a Firenze , parlò per ca- 
gione di Guido affai ri/èntito al Cortona, ritornò a Ro- 
ma, e s'incamminò verfò Napoli . Stettevi qualche tem- 
po , e ritornò pofcia a Roma , ove aggravato dagli anni 
ne' 168 1. addì 30. d'aprile vi lafciò la vita . Non prefe_> 
mai moglie , né volle mai giovani in fua fcuola , perchè 
amò fèmpre la libertà j e forte dubitava di non fare con 
loro il debito , che gli correva. Fu di buon naturale, 
ecofhime, di bello, e nobile afpetto, eloquente, e_j 
generofo . Rim afe dopo lui in Perugia Tommafo fuo fra 
tello carnale, che era negoziante di gioje , e per non aver 
figli lafciò tutto il fuo a' padri della Miffione , e vi fondò 
la cafà . E rimettendo chiunque curiofo foffe di maggiori, 
e più efatte notizie della vita di quefto valentuomo al pri- 
mo volume delle vite de' pittori moderni , in cui fu da me 
diffufamente fcritta la terminerò in quefto lènza più par- 
larne, e diffondenti « 

m 



20 i 




DI PIETRO STRAPPA ARCHITETTO CIVILE. 

Effuna memoria ho potuto trovare di Pie- 
tro , riè in Perugia , dove fi fuppone effer 
nato , né in Milano , ove fi crede effer 
morto, ed aver molto nelle materie ar- 
chitettoniche operato . Certo è che negli 
anni 1.664. viveva, perchè ne' medefimi 
acidi if. d'agoito fu ammeffo in Roma nell'accademia di 
S. Luca per quel che fi vede nel catalogo del centefimo im- 
prefTovi ne' 1606. da Gianfrancefco Buagni, in cui è tra gli 
altri accademici defcritto , e per Perugino nominato . £d 
io , che d'averne facilmente precifè notizie , comedi pro- 
feffore moderno , e celebre , m'era fui bel principio di que- 
fte mie fa.tichG ideato , l'andai allora cercando alla ftracca. 
Quando poi me ne dovei fervire rinnovai con premura agli 
amici, cui data ne aveva incumbenza , lerichiefte , ma_> 
indarno , poiché nulla mai fi è trovato . Fecine da me 
fteffo negli anni addietro, che tornai a Perugia efatta ri- 
cerca, fcriffine, e fecine fèrivere più , e più volte a Mila- 
no , cercaronfi , e ricercarono! nell'archivio i libri , ed i 
regiftri dell'anzidetta accademia, e fempre colla medefi- 
ma forte, perchè niente mai fi è rinvenuto. Parlaine alla 
fine replicatamele a' profeffori più vecchi di Roma fore- 
stieri non men che Romani , e fòlo il cavalier Rufconi mi 
difTe d'averlo conofciuto, e d'averne quando viveva Men- 
tito fempre parlar con iftima , e con vantaggio . Crede- 
va, che in età fèttuagenaria circa gli anni 1680. poteffe_j 16*80 
efTer morto fenza però faper precifamente dove , e fènz' " 
avermi mai , tuttoché fovente richiedo ne l'abbia a ricer- 
carne la memoria , detto altro di più , che conferir poffa 
a tal mia iftanza . Conchiuderò dunque , che fé fettuage- 
nario ne' mentovati anni morì 3 ne' 1610. dovette effer na- 16 io 
to 3 e finirò il racconto ♦ 

Ce DI 



2oa 




DI PAOLO G 1 S M N D 1 
PITTORE. 

Ari fono i fanciulli , che nel cominciar a 
maneggiar la penna per imparare a fcri- 
vere non la maneggino eziandio per far 






rabefchi a e 



figur 



nelle carte , ma più 



rari fon quelli , che con buona difpofi- 
zion la maneggiano. Ond'è che gli Scrit- 
tori delle vite de' pittori ci an di non pochi tal inclinazion 
rammentata; ma pochi furon quegli, che ne ufciron ad 
onore , perchè fenza confiderazione alcuna la maneggia- 
rono . Prima di maneggiarla cominciò il noftro Paolo cir- 
1612 e a l'età di tre anni , dacché intorno a* 16 12. nato era , a 
~ difègnarle nel pavimento col calcinaccio , che dalle pareti 
interne d'una ftanza , che fi (crollava foventemente cade- 
va . Offervò il padre più ,. e. più volte l'operazioni del fi- 
glio , e non ordinario diletta fé ne prendeva nel vederlo 
graziofamente operare . Quindi mandatolo a fcuola per 
farlo imparare a leggere , e a fcrivere , lafciò di difegnar 
col calcinaccio 5 e difègnava colla penna, e crefciuto in„> 
età non difègnava più qual fanciullo fenza fcorta , e fènza 
guida , ma difègnava le immagini , che ne' quadri , che 
aveva in cafa gli parevan più colorite , e più belle .. Fecele 
il padre vedere a certo pittore fuo amico , che quantunque 
non aveffe gran cognizione di pittura , conobbe però la_> 
buona difpofizione , ed il bel genio del fanciullo ; ed efor^ 
tò l'uno a lafciarlo continuare , ed animò l'altro alla con- 
tinuazione . Dipigneva allora con credito, e grido Gio: 
Antonio Scaramuccia in Perugia, ed aveva anche, ficco- 
me neila vita fua narrato abbiamo una fiorita fcuola , a lui 
pensò il padre colconfiglio dell'amico di raccomandarlo , 
e condottogliele, un giorno, lo mifè fotto fua direzio- 
ne t Stettevi qualch'anno ? e finché capitò nella fcuola_. 



DI VAOLO G1SM0ND1 PITTORE . &©§ 

un quadro , che mandato aveva allora di Roma Pie* 
tro da Cortona. Vedutolo, e rivedutolo tanto più il ve- 
deva , quanto meno faziar fi poteva di vederlo ; ma_j 
niente gli recava maraviglia maggior che il colore, a cui 
piucchè a ogni altra qualità pittoresca il giovine inclinava . 
Tornò a cafa , e dirle al padre , che ei voleva onninamente 
partir di Perugia , ed andare a trovare a Roma il Corto- 
na , perchè credeva, che miglior maeftro per dirigerlo 
fecondo il Tuo gufto non fi poterle dare , e gli raccontò il 
caio del quadro . Volle fentir il padre prima di dargli li- 
cenza il parere di Gio: Antonio, che anzi di diffuaderlo 
ce lo ftimolò fol che averte avuto modo da mantenervelo . 
Partì dunque il figlio con diverfe efficaci lettere di racco- 
mandazione degli amici del padre , che lo raccomanda- 
vano a' loro di Roma ; ed arrivatovi fu fubito da elfi fatto 
conoscere al Cortona, ed introdotto nella fua icuola_>. 
Ebbe fu quel principio dal gran maeftro molte , e mol- 
te irruzioni , e di mano in mano glie ne dava fecondo il 
bifogno, giacche lo vedeva capaciffimo , e tutto difpofto 
a divenir valentuomo . Fatti già aveva alcuni quadretti £* 
invenzione, quando lo condulfe fèco il maeftro ITìà- \ 
fue opere a lavorare } ed allora meglio s'irne > i ^ ~ 
gnerea frefeo , e lo (ietto maeftro il pr~ $ c ™™ r ) l ™ on 
di non piccola confiderazìone > krff * °* dmQ it 
dinal Barberini la tribuna dell- mcfa dl S 'H* l *Z M ? n " 
ti, ed i quadri nella nav^ di mezzo . Diprnfed ordine 
del cardinal Rafponi Inflitta, e le mura interne d intorno 
intorno alla chiefp ^ S. Giovanni avanti Porta latina , del- 

la cui opera 6» -»*egna menzione nella (tona della medefima 
chiefa il crelcimbeni . Dipìnfe d'ordine del principe Pan- 
fili la volta della fagreftia di S. Agnefe in Piazza navona* 
E dipinfe in altre chiefe , ed in parecchie<:afe , ed acqui- 
etato aveva tanto grido , che gli accademici di S. Luca_> 
l'ammifero ne' 19. di febbraio del 166S. nell'accademia. 

'Ce 2 Tor- 



204 V* PAOLO G1SM0ND1 PITTORE : 

Tornò pofcia in patria , ove fi trattenne qualche tempo 
prima di ritornare a Roma , e colorì alcuni quadri , che 
iì vedono in quelle chiefe , fìccome or ora narrerò , ma_» 
non ho potuto fàpere fé ivi tutti li coloriffe , o parte ve ne 
mandaffe belli , e coloriti dopo efferne partito . Vedefene 
uno, che rapprefenta la Madonna, S. Filippo, e molti 
angeli in atto di fonare alcuni ftrumenti nell'oratorio de' 
padri Filippini . Altro fé ne vede nella chiefa di S. Anto- 
nio abate in Porta fole coll'immagine del Tanto . Altro ne 
anno i padri Agoftiniani , ed alcune fue pitture fono anche 
nella chiefa delle Cappuccine . Andò a Napoli , e poco vi 
fi fermò , né credo vi faceffe opera alcuna . Tornò a Roma 
ammalato , e flette un pezzo a riaverli . Ricadde indi a_» 
non molto nella medefìma malattia , che lo privò circa gli 
1685 anni 1685. di vita . Era di non molto alta ftatura fecondo- 
~~chè m'è flato detto da chi l'ha trattato , econofeiuto, ma 
di buona, egradevol prefenza, lindo, attillato, e puli- 
to, allegro, efpiritofo e tutto dedito al lavoro, e alla 
fatica . Chi però m'ha datequefte notizie, non m'hafapu- 
to dire fé aveffe moglie , che capitale lafciaffe , e dove_» 
j' t : %nente folfe fèpolto . Ed io che ne ho fatta fare per 

1 u r "occhie efatta , e reiterata ricerca anche con 
qualche ipela . 1 . . • • r >t 

\ • r ,v "« ho mai potuto rinvenire » E ben certo 
che niuno v e prelei, . «•> . ' > r u 

_ 1 r- h £ "mente di fuacafa, efuppongo, che 

fnZi P ? e A e u pl -Vfii o ftrani, o parenti chV 

fonerò; perche delle grolle ,J edità difficilni ente fi per- 
de la memoria , e di coloro , che ,„, ojon ricchi facilmente 
.fi trovano le notizie. ' 



D'ER- 



205 



PERCOLANO ERC0LANETT1 PITTORE . 







Iù per accidente , che per genio applicò 
Ercolano alla profeflione della pittura , e 
più per l'ingegno, che per lo fludio di- 
venne bravo pittore . Imperocché nato 
negli anni 1615. adì 27. d'aprile ebbe in_> 16*15 
tempo che andava a /cuoia di gramatica ' 



qualche non piccol difgufto da' genitori, e parendogli di 
non meritarlo fènza niente dire fé ne fuggì per andare alla 
volta di Roma . Arrivato alla Madonna degli angeli entrò 
in chiefa , e quivi come fianco era dal viaggio , perchè ap- 
piè lo faceva fi fermò qualch'ora per ripofarfi , edufcitofì 
xnifè a mangiar certe frutte , che colte aveva per iflrada , e 
certo pane, che prete in cafa prima dipartire. Ito era_> 
per fua divozione quella mattina alla Madonna certo pitto- 
re d'Affili , e veduto il giovinetto più volte in chiefa a fè- 
dere , e mezzo fdrajato poi fuori a mangiare per altro ben 
veflito , e fpiritofo l'interrogò di che paefe egli folfe, e 
che così folo andaffe facendo, ei , che già non aveva_> 
intenzione di tornare più a cafa , per timore d'efTere co- 
nofciuto diffe che era dello flato Fiorentino povero fan- 
ciullo lenza padre , e fènza madre , che voleva andar aj 
Roma a cercare per quel modo , che prefèntato gli fi foffe 
il primo , fua ventura . L'invitò a cafa fua il pittore , ed il 
giovinetto accettò fubito l'invito , né gli parve vero d' 
aver trovata il primo giorno occaflone d'accomodarli . 
Andò dunque fèco la fera in Affili , e la mattina fèguente fi 
mifè alla profetinone , e cominciò a disegnare. Ma come 
da Affili a Perugia vi fon fol nove miglia . Francefco fùo 
padre , che di lui per ogni parte cercava non guari flette a 
ritrovarlo, e voleva onninamente ricondurlo alla patria . 
Egli però fempre collante diceva francamente , che non 
vi voleva ritornare j e quando fi vide vicino alle violenze 

comin- 



2o6 PERCOLANO EkCOLANETTl 

cominciò non a piagnere, ma a ruggire, ed urlare prò*' 
tettando di volerli anzi da tè ammazzare , che ritornare a 
cafa . Portavagli già il pittore qualche affetto, e gli di— 
ipiaceva di doverlo perdere così pretto, pregò perciò il 
padre a lardargliele ftare, ed etto, cui era ben nota Tone- 
rà Tua , ed il Tuo buon cuore , vedendo l'oftinazione del 
figlio gliel concedè, e flette feco circa un anno, e fino a che 
egli fletto lo condutte a Roma e lo mife , perchè il vedeva 
più affai inclinato a' paefi , che alle figure fotto la dire- 
zione d'un bravo profelìbre . Non vi fi fermò però molto , 
perchè fé '1 maeftro era bizzarro , e fantaftico , lo fcolare 
non gli cedeva ; ed una volta che rampognar lo volle della 
poca affiduità , e di qualche altra difattenzione gli rifpotè 
così afpramente , che ftimò bene di licenziarfi da lui , e_j 
dalla fcuola , e ritornò in patria . Fu dal padre che aveva 
particolar fervìtù con Fabio della Corgna , di cui ab- 
biati! già fcrìtta la vita , immediatamente a lui raccoman- 
dato , che fé ne fervi alcun tempo per macinare ì colori ; 
e pofcia lo fece anche per qualche altro tempo lavorare . 
Partitofi Fabio da Cafriglione rimandò Ereolano a Pe- 
rugia ; ed egli fi mife allora fotto la direzione del cavalier 
Gagliardi, con cui flette alcuni anni , e fé ne ritornò 
quindi a Roma . Dipigneva già d'invenzione , benché 
pochiflfìmo avelie applicato , ed aveva per la fua avvenen- 
za , pel fuo tratto, per la fua fincerità , e pel fuo ono- 
re , quantunque puntigliofo, e troppo pronto folfe a ri- 
fcaldarfi , maniere particolari da far fi amare . Fece dun- 
que molte amicizie , per mezzo delle quali trovò tèmpre a 
dipignere finché vi fi trattenne , e dipintè per di vertè per- 
ione divertì quadri tutti rapprefentanti paefi con uccelli , 
animali, e figurine. Tornò poi in patria per defiderio di 
rivedere i fuoi , e con intenzion di fermarvifi pochi mefi, 
perchè l'amor fuo tutto in Roma fi reftrigneva, ove deter- 
minato aveva cTaccafarfi con una onefta giovine di civil 

pa- 



PITTO R JK 



207 



parentado , e di Tuo genio . Avvenne che nel tempo , che 
il fermò in Perugia , la giovine morì ; e tuttocchè i gè-* 
nitori pel genio che fèco avevano gli efibhTero l'altra figlia, 
egli che ardentemente amava quella , e al vivo ne riferiti-» 
va le ferite talmente leneafflilìè, che non volle per un_> 
pezzo ièntir parlare né di Roma , né di moglie , e dice- 
va , che non il materiale delle città per magnifico , e ma* 
ravigliofo che e* folfe , egli amava, ma l'animato , Si ila- 
bili perciò fidamente in Perugia , vi prefe moglie , e non 
ne partì più finché negli anni 16*87, addì 3. di giugno non 1687 
partì anche dal mondo, e le ceneri fi confèrvano nella-, 
chiefa parrocchiale di S\ Angelo in porta eburnea . Mol- 
tiflimi quadri fuoi anche di non ordinaria grandezza fi ve- 
dono oggi pure in quelle cafè , e per le chiefè fòlo alcuni 
in quella della Sapienza vecchia , che, io fappia , Moltiffi- 
mi ne jnandò fuori per la provincia \ perchè {ebbene non 
lavorava molto , aveva tal facilità, nel lavorare, ed era_» 
così rifòluto , e franco, che rimetteva colla velocità dell' 
operare il tempo , che perdeva nell'andare a i~pafTo . Poco 
capitale lafciò agli eredi , e pochi fcolariebbe, e niuno. 
meritevole di menzione * 

m LUIGI SCARAMUCCIA PITTORE, 

Mparò Luigi in Perugia ove adì 3, di di- 
cembre del 1616. nato era nella Icuola di 1616 
Gianantonio fuo padre la profeiTione , e ' 
da lui fu poi raccomandato , come fuo 
buon amico a Guido , fotto la cui difciplù 
na fece molto, e molto profitto, Dipinfe 
alcune opere nella patria , altre in Roma, altre a Bolo- 
gna , altre a Piacenza , e moltiflìme a Milano, dove do- 
po la morte del fecondo maefìro fu chiamato . Quivi pre- 
fe moglie , v'ebbe figli aprì feuola , donde ùfeiron' molti 

feo-- 




2 oS DI LUIGI SCARAMUCCIA PITTORE. 

Scolari, ed alcuni con credito, e grido. Fu del 16*75' 
adì 15. didecembre ammeffo nell'accademia di S. Luca di 
Roma 5 e vi fi confèrva il ritratto . Mife alla luce un ope- 
ra intitolata : le finezze de"* pennelli Italiani ammirate , e 
Jludiate da Girupeno 9 e mentre flava attorno ad un altra_> 
morì nel fentir meffa in S. Antonio de' padri Teatini di 
1680 Milano adì 13. d'agofto del 1680. d'accidente apopletico. 
" Eurongli fatte fbntuofiffime efèquie nella chiefa di S. Naz- 
zaro in Broglio , ed ivi fu fèpolto . Volle poi fargli nuove 
efequie l'univerfità di Pavia , ove aveva egli pure come—» 
letterato, e poeta tutta laftima; e fi letìfero in quell'oc- 
cafione tante varie compofizioni in fui loda , che fattane 
raccolta fi Camparono del 1681. in un volume a Milano e 
s'intitolò: Le gìujliffìme lagrime della pocfia , e pittura—i 
pubblicate né* funtuofijpmi funerali innalzati dalla femprc 
memore , ed immortai pietà de* primi virtuofi della città 
di Pavia nella chiefa di S. Giufeppe ranno 1680. adì 27. 
novembre al fu fi gnor Luigi Scaramuccia Perugino pittor 
celeberrimo : Era affai ben fatto di corpo , e di faccia , d' 
ottimo naturale, e coftume; e chi bramaffe aver piena , 
e diftinta notizia di lui , leggane il racconto copiofimente 
da me fatto nel primo volume delle vite de' pittori , fcul- 
tori , ed architetti moderni, avendone qui per non ripe- 
tere le medefime cole dato folamente un faggio . 



DI SILVIO PUCCETT1 PITTORE. 

Ttendeva Arrigo Puccetti alla fcultura, 
ed andò a Perugia colla moglie in occa- 
fìone , ch'era fiato al Perdono d'Aflifi , 
Piacquegli -molto la città, e cercò per 
fermarvifi de' lavori . Ebbene alcuni , e 
mentrechè negli anni 1620. vi flava attor- 
no per terminarli venne alla luce il noftro Silvio , che_j 

aven^ 




DI SILVIO PUCCETT1 PITTORE. io 9 

avendolo pofcia il padre per qualche tempo mandato a_> 
/cuoia al collegio de' Gefuiti lo mifè allorché ftudiava 
umanità , e prendeva lezion di difègno alla Tua profefiìo- 
ne . Ma Silvio 3 che niun genio v'aveva poco vi applica- 
va , e poco profitto vi faceva; ed il padre che lo vedeva^ 
di complemon macilente , e delicata avrebbe voluto alle 
volte rampognarlo , e non poteva . RiYolvè di metterlo 
a quella della pittura , e lo raccomandò a un pittore Tuo 
amico , fotto la cui direzione egli che già affai ben di fo- 
gnava, e che applicar con maggior aflìduità vi poteva , 
perchè quefta non era così faticofa come quella , prefe__» 
in poco tempo col copiar l'opere del maeftro buona prati- 
ca de' colori. Partì il padre da Perugia 3 e fècoconduife 
il figlio per appoggiarlo a qualche bravo profeffore giun- 
to che foffe in Roma . Stette Silvio in Roma molt'anni , 
e molto s'abilitò col vedere , e copiare quell'opere mara- 
vigliofe . Tornò poi a Perugia , e fece per li monaci di 
San Pietro un bel quadro 3 che rapprefentava la Madon- 
na con altri fanti , che non fo ove allora fèl collocaffero , 
né dove prefèntemente fi (Ha . Pecene diverti altri per 
fuori , e quindi di bel nuovo partito dalla patria andò 
in varie parti d'Italia , ed in alcune non poco , fèmpre__> 
però lavorando 3 dimorò . Che vi fi faceffe noi ho mai 
potuto precifamente fapere , ficcome neppur mai ho fapu- 
to dove precifamente moriffe 5 fèbben fappia 3 che circa 
gli anni 1675. morì. 167$ 



Dd DI 



210 



DI PIETRO SANFELICE 
ARCH1TTET0 CIVILE. 





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OndufTe Mafo Sanfelice in Roma Pietro 
Tuo figlio più con animo d' incriminarlo 
per Ja via della curia 3 dacché v'andava per 
certe liti 5 che l'inquietavano 3 che ad al- 
cun altra profeffione. Ma come prefe_j 
certe ftanze in cafa d'un pittore nel trat- 
tar Pietro co' Tuoi giovani cominciò a innamorarli a poco 
a poco deldifègno 5 e della pittura , e chiefe licenza al 
padre di poter andare per qualch'ora ogni giorno alla fua_j 
icuola . Concedettegliele di buona voglia il padre , ed 
egli fteffo lo raccomandò al pittore con patto però , che 
dar gli doveflfe lezione Col quando ufcito era dell'altre—» 
fcuole . Così v'applicò Pietro per qualche tempo , e fin- 
ché imparò a difegnare; e giufto allora che avrebbe volu- 
to cominciare a dipignere s'ammalò gravemente il padre 5 
e lo ricondufTe nella convalefèenza a Perugia . Stettevi 
qualch'anno , né lafciò mai di difègnare , e di feguitar gli 
altri Tuoi ftudj, e particolarmente quello della geometria 5 
giacche fin dal principio del Tuo ritorno fpiegar fi fece gli 
elementi d'Euclide ; e la/ciato ogni penfier di pittura tut- 
to rivolfe l'animo all'architettura . Ricadde frattanto am- 
malato il padre , che paffato per la violenza del male in_> 
. pochi dì a miglior vita lafciò il povero figlio per le liti 3 
che aveva in un mar di guai . Tornò indi a poco a Roma_» 
a litigare j e dovecchè altri in occafione d'alcuna propria 
lite innamoratili della curia 3 divenuti fono gran dottori, 
egli vi concepì tal avverfione , che abbandonato affatto lo 
fludio legale non ne poteva ientir parlare 5 e meditava già 
di cangiar profeflìone . Aveva egli allora circa vent'anni , 
ÌÓ20 perchè ne' 1620. od in quel torno nato era, e vedeva_j 
" la ftima 3 che fi faceva degli architetti , e la fortuna-; 5 

che 



DI PIETRO SANFELICE JRCR. C1V. 211 

che per mezzo dell 1 'architettura fi potea fare , rifolve per- 
ciò d'appoggiarfi a qualche bravo profeffbre , e fcelfe il 
cavalier Bernini , perchè era anche flato amico del padre » 
Stette fotto fua direzione qualche tempo e lo fervi in_». 
varie fabbriche con o^ni vigilanza, ed amore, e nell'ul- 
time più da maeflro , che da fcolare . Andò poi a Napo- 
li , e quindi in Sicilia; ma che vi fi fa ce (Te , e quanto vi 
dimorale non l'ho potuto fapere . Tornò a Roma , e_j 
poi in patria , poco però vi fi trattenne , perchè ebbe oc- 
cafìone d'andare a Bologna, e d'ivi fu chiamato a Ferra- 
ra . Molto per molti di que' cavalieri operò: ma in che 
precifamente non m'è riufcito rinvenire , e non m'è flato 
detto. Né folamente operò in Ferrara, perchè andò ad 
operare in varj luoghi della Lombardia , e da per tutto eb- 
be fòmmo applaufò , e rifonava la fama del nome fuo . 
Tornò pofcia a Perugia , e vi pafsò allegramente in com- 
pagnia di que' cittadini fuoi amici tutta la fiate ^ £_j 
l'autunno con parte dell'inverno, né ad altro ivi atte- 
fé , che a divertirli , ed a ricever generalmente da tut-» 
ta la città continue dimoflrazioni d'affetto . S'andava^ 
intanto di/ponendo alla partenza, perchè affettato era 
con anfietà in Lombardia ; ma in vece d' incamminare 
a quella volta ebbe non fo qual occafìone ^'andar a Ro- 
ma , ove arrivò con foddisfazione di tutti ì profèffori, 
che gentilmente l'accolfèro . Fecevi carnovale , e fermar 
vi fi voleva la quarefrma-per ritornar dopo Pafqua in Lom- 
bardia ; ma partir non potè , che all'autunno , perchè fu da 
lenta febbre forprefo . Partì dunque al principio d'ottobre,- 
e per laflrada di Firenze fi portò di bel nuovo in Lom- 
bardia, ove arrivato affiflè a diverte fabbriche, che con al- 
trui difegno erano già fiate in diverfi luoghi della provin- 
cia cominciate . Finite quefle ad altre mifè mano , né più 
ne partì , e finché godè la fàlute non iflette maioziofa. 
Perdettela a poco a poco , e fècondocchè credevano gli 
Ai Dd 2 anni, 



212 DI PIETRO SANF ELICE ARCH- CÌV. 

anni, ella fcemava . Ammalò finalmente in Piacenza.., 
1675 ove allora fi trovava di paffaggio , e dove pretto a' 1675. 
guarir non potendo , con fegni di quella pietà , con cui fin 
dalla puerizia accompagnato aveva Tempre il Tuo vivere_j 
ebber fine i Tuo' giorni . 



DI G10\ BATISTA MAZZI PITTORE. 



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Ra i profeffori , che ebbero nelle lor patrie 
poca fortuna , ed in cui lì verificò il detto, 
che niuno è profeta , annoverar fènza al- 
cun dubbio fi può Giambatifta , che po- 
chifiìma ne ebbe nella fua. Imperocché na- 
1 ° 2 ° -■■■^^^^ ^^1 to circa gli anni 1620. fi mi fé non fo fotto 
qual maeftro alla profeffìone della pittura , e tuttoché di- 
venire un buon difegnatore , avelie gran felicità nell'in- 
ventare , e non minor facilità nel comporre, e che fotte 
intendente del chiarofcuro febbene non totalmente feti- 
ce nel colore non s'alzò mai da terra , e frette fèmpre fco- 
nofciuto , e negletto . E come non era neppur dotato di 
molto fpirito da natura , né ebbe modo da fàperfì entro la 
patria follevare, né cuore da ufcirne per farli conofcer fuo- 
ri . Viveva dunque parcamente in una piccola cafa nella 
parrocchia di S. Giovanni del Foffo • e quivi non a vii prez- 
20 , perchè per fua maggior difgrazia fi conofceva , an- 
dava per conto fuo lavorando , e perdeva quelle occafìo- 
ni di lavorare , che date gli avrebbe talora la fama del 
buon mercato. Poche fue opere perciò fi vedono nelle_j 
chiefe , e poche eziandio per le cafè . Vedonfi nella vol- 
ta dell'oratorio della confraternita di San Benedetto tre 
lunette dipinte a frefco da lui : E vedonfène alcune altre 
nella fagreflia di San Girolamo . Vedefi nella fagreftia di 
S. Ercolano de' padri Barnabiti un quadro rapprefen- 
tante la confermazione della lor religione fatta da Sifto V. 

£fe 



DI G10: BATISTA MAZZI PITTORE. 213 

E fé ne vede un altro nella chiefa di S.Antonio de' mo- 
naci Ulivetani , che rapprefènta un lor Tanto . Quefto è 
quanto m'è riuscito poter rinvenir di Tuo eipoito al pub- 
blico , tralasciando di far menzione di quel che per lo 
più in piccole tele fi confèrva da alcuni cittadini in pri- 
vato . Giunto frattanto alla vecchiaja non con intera^ 
fallite cadde gravemente ammalato , ne refifter potendo 
alla forza del male , gli convenne cedere , e addì 4. 
di dicembre dell'anno 1601. fi morì , ed il corpo in_> 16*01 
San Giovanni del Follo fu fèpolto . Poco capitale lafciò 
agli eredi; che furono due lue figlie, l'una maritata a 
Marfciano ,. e l'altra monaca nelle cappuccinelle . Non 
ebbe alcuno /colare , perchè d'un giovane che praticava 
in cala fi fèrviva folo per macinio de' colori . Era picco- 
lo di ftatura , ma di buona grazia , e non mal fatto , ve- 
ftiva civilmente , e parlava con modeftia , né le avverfi- 
tà , né il bifogno lo fecero traviar punto mai dal fuo buon 
coftume . 

DI ANNIBALE LEONZI PITTORE. 




Ifèfi Annibale , che negli anni 1622, addì ìó^a 
22. di maggio nato era in età non moi- 
to tenera alla profetinone della pittura , ed 
ebbe Gianfrancefco Baffotti per maeltro , e 
per ifprone la volontà d'imparare . E co- 
me tardi Icelto aveva unmeftiere, in cui 
efeono ad onore pochi eziandio di coloro, che vi fi met- 
tono di buon'ora , cercava coll'applicazione continua di 
guadagnare il tèmpo perduto non per colpa fua , ma de' 
genitori , che ad altro di maggior loro foddisfazione V 
avrebbero voluto impiegare. Molto lo favoriva anche_j 
il talento , che ricevuto avea da natura , e non poco i' 
ajutava il lume di varie cognizioni , che dagli altri fuoi 

fìudj 



214 DI ANNIBALE LEONZI PITTORE. 

ftudj tratte aveva . Fecevi perciò ben predo profitto; 
e non guari pafsò , che cominciò a comporre , e a di- 
pignere d' invenzione . L'andò Tempre animando il mae- 
ftro , ne mancò di procurargli alcuni piccoli lavori , 
per i quali s' aprì poi la ftrada a' grandi , ed a' mag- 
giori . Ma pochi , e fol due per difetto di notizie ne__> 
potrò rammentare ; e quefti confiftono ne' due qua- 
dri , che fi vedono alle bande della fineftra fopra la_» 
porta della chiefa del Gesù , rapprefentando l'uno Saru 
Francefco Saverio, e l'altro il beato Stanislao . Avea 
per quel che mi vien detto tre figli , quando negli an- 
1705 ni 1705. adì 17. d'aprile per grave malattia fi morì , ed 
il corpo portato proceflìonalmente a San Fiorenzo vi fu 
dopo decorofo, e conveniente mortorio feppelito. Mo- 
nacarono prima di fua morte le due femmine in San Bene- 
detto, ed il mafchio , che fi chiama Baldaito io , perchè 
non inclinava alla profefìTione del padre applicò a quella_, 
dell'orefice, divenne capo di bottega, e vi fece fortuna. 
Prefe moglie, ed ebbe egli pure alcuni figli , uno de' qua- 
li elTendo facerdote , è anche lettore di logica nell'uni ver- 
fità della patria , e l'altro fa il notajo che è quanto poflìam 
dire della difcendenza del noftro Annibale , di cui breve- 
mente abbiamo fcritta la vita . 



DI PIETRO MONTANINI PITTORE. 

Mor più guftofo, faporito, e faceto di Pie- 
truccio , che così fi chiamava Pietro Mon- 
tanini in Perugia fua patria comunemente 
da tutti credo certo che affai malagevole 
allora folle a ritrovarli . Ed io che giovi- 
si netto prefi negli ultimi anni di fua vita per 
più d'uno da lui lezion di difègno molto ben mi ricordo , 
quantunque egli vecchio foflfe del fuo bello fpirito , della-, 

fingo- 




DI PIETRO MONTANINI PITTORE. 21 s 

/ingoiar Tua grazia , di Tue curio/è barzellette , e fo che__» 
v'andava la fera ufcito che era dell'altre fcuole , e non me 
ne poteva diftaccare . Né il Tuo felice talento rittretto era 
nelle fole facezie, e nel modo bizzarro , e nobile, con 
cui le diceva , ma in infinite altre belle qualità , per le__> 
quali unite alla maettria dell'arte lo fecero degno delia fti- 
ma di tutto '1 paefè , e d'ogni altro , ove ei mandò , e la- 
fciò quelle preziofé memorie , che fono ora per rammen- 
tare . Nacque egli negli anni 1626.1 ed appena aveva il 1626 
lume di ragione , quando Bartolommeo fuo padre lo mife 
fotto la difciplina di Gianfrancefco Baffoni fuo zio . Stet- 
tevi fino all'età quafi de' diciotto ; né potendo il fuo vivo , 
e fervido fpirito ftar pofcia rinchiufo entro la /cuoia del 
zio , e tra le mura della patria inafpettatamente fé ne par- 
tì , e pre/e la via di Roma . Arrivato a Foligno s'accom- 
pagnò con alcuni giovini pittori , che dalla Marca , e dalla 
Romagna andavano parimente a Roma per iftudiare . Ma 
come Pietruccio portato aveva poco danaro, e che ei com- 
pagni che ne avevan più di lui allegramente /pendevano , e 
volevano ch'egli pure fpendeffe,gli cominciò a Terni a man- 
care.Si faceva in Terni allora unafiera,ed i forettieri,che in 
groffo numero vi fi trattenevano fecero efll pur trattenere, 
e tanto vi fi trattennero , che Pietruccio fpefè tutto il da- 
naro da due lettoni in fuori che gli rimanevano . Trovava!} 
per verità con tutto '1 fuo fpirito non poco imbarazza- 
to , e da diverfi pen fieri era combattuto ., L'un gli diceva 
di lafciare la compagnia , e per la ttrada di Todi di ritor- 
nare alla patria , ma il timore d'eflfervi metto in ridicolo lo 
riteneva : I/altro gli fuggeriva di confidare /uà fventura 
a' compagni , ma come e' s'era preventivamente con loro 
fpacciato per ricco fé ne vergognava : L'altro gli motiva- 
va di far pretto pretto qualche piccola caricatura, in cui co- 
mecché ancor giovinetto era eccellente, per farne efito, 
ma non avrebbe voluto che fi fapeffe , né fapeva a chi efi-- 

taiia 3 



21(5 DI PIETRO MONTANINI 

tarla , ne quanto ne averte potuto cavare : Ed altre varie 
cofe variamente gl'infinuavano , ma in tutte trovava diffi- 
coltà inoperabili . Stando così agitato fé ne andò folo fo- 
lcito tutto fofpefò a camminare , e carnalmente avvenutoli 
in un ridotto , ove non fapendo che fi faceffe , e domanda- 
tone gli dilTero , che vi fi giocava al Biribis : Voglio , dilfe 
egli allora , far prova di mìa fortuna : E tratti i due_> 
teftoni dal borfellino fovra d' un punto gli arrifchiò , 
ed ella gli arrifè , perchè vinfe . Tutto rincorato allora 
cercò de' compagni , e fi mife con effo loro a (tare allegra- 
mente finché finì la fiera , e partirono. Giunti in Roma_» 
egli fubito con bel modo fé ne fiaccò , e proccurò da vive- 
re , e da mantenerli , dacché il danaro guadagnato era 
venuto già meno . Andò a trovare un religiofo AgofHnia- 
no , con cui aveva fatta in Perugia buona amicizia , e da 
lui ricevè ogni affiftenza , ed ogni ajuto finche l'accomo- 
dò con Pietro da Cortona, che fu l'unico maeftro ch'egli 
ebbe in Roma , e non altramente Ciro Ferri prendendo il 
P. Orlandi , che l'afferifce un grofTo equivoco . Imperocché 
repugna primieramente alla verità del fatto raccontato più 
volte da lui tale afferzione , e ripugna alla verifìmilitudine, 
cheè l'imagine del vero; perchè elfendo Ciro nato del 1634. 
farebbe fiato più giovine d'otto anni il maeftro dello fco* 
lare , che come ho già detto , nacque ne' 1626 , e non_> 
ne' i6iq. , ficcome nato farebbe, fé viffuto ne foffe fet- 
tanta , conforme lo fteffo P. Orlandi afferma , dicendo 
effer morto ne' 1589. , in cui morì \ ed in tal cafò avuti ne 
avrebbe quindici di più Pietro di Ciro , che tre foli ne 
avrebbe avuti , quando quegli giunfe a Roma di diciotto. 
Né fu altrimenti in Perugia /colare di Pietro Barzotti ; 
perchè tal pittore non v'è flato mai , né poteva perciò ef- 
ièr fùo zio fecondocchè il medefimo P. Orlandi ci ha con 
nuovo equivoco lafciato fcritto ; giacché fuo zio era l'anzi- 
detto Gianfranceico . Stette poi Pietruccio fotto la difci- 

plina 



PITTORE. 217 

flina del Cortona molto tempo j e mentrecchè colla fua_j» 
direzione divenuto era maeftro nel dipigner ligure , frrin- 
ie allettato anche dal genio della pedona uniforme al Tuo , 
e dall'inclinazione , che aveva a dipigner paefi , amicizia 
con Salvator Rofa , la cui maniera imitò po/cia a maravi- 
glia , e vi divenne eccellente . Non fi rimale però d'andar 
fovente a disegnare, e copiare nella galleria del palazzo 
Farnefe l'opere infigni de' Caracci , e nelle ftanze del Va- 
ticano le divine di Raffaello . Dipigneva frattanto anche 
d'invenzione allegramente paefi non meno che figure j ed 
acquetato aveva in Roma tal credito , e grido che i pri- 
marj perfònaggi gli davano continue commeffioni de' qua- 
dri che lor bifògnavanoper ornare le gallerie, e l'anticame- 
re de' proprj palagj . Ed egli era così puntuale ., attento , e 
diligente in fervirli , che ne recavano ibddis fattila mi , né 
lo volevano in modo alcuno lafciare andare a Perugia 5 
benché dicerie di volervifi fermar poco, e che voleffe onni- 
namente tornar preftiffìmo a Roma , dove godeva oltre la 
lor protezione anche la grazia dello fteffo pontefice , che 
allora regnava. Partì ciò non orlante , ed appena giun- 
to fu impegnato a diverfi lavori , per li quali differì la__> 
partenza ; e quindi riprefò a poco a poco l'amore verfo i 
parenti, e la patria non ne volle più partire , quantunque 
giornalmente glie lène raddoppiafifero Piftanze. Finiti det- 
ti lavori, che non ho potuto fapere , ove prefèntemente 
fieno, dipinfe due rami ovati , e rapprefentòin uno la de- 
pofìzion di croce, nell'altro la fuga in Egitto, che oggi 
fi confervano da' Padri Filippini fopra gl'inginocchiatoj 
della lor fagreftia . Fece un quadro per l'altare dell'orato- 
rio della confraternita di S.Simone, e vi rapprefèntò il 
fanto con diverfe altre immagini . Colorì /opra una fine- 
flra della congregazione de' mercadanti al Gesù una lunet- 
ta , in cui efpreflfe la prefentazione al tempio . Né altro dì 
filo fi trova per quelle chiefè , tuttoché non poco ve ne fi a 

E e per 



218 DI PIETRO MONTANINI 

per lecafe, e fé ne veggia fuori per Italia, e di là da* 
monti particolarmente in Francia , ove l'opere Tue ebbero 
fomma ftima , e molto da' profelfori , e da' dilettanti 
Franzefi fi defideravano , e fi pagavano. Godeva ancor- 
ché vecchio perfetta fallite , ed in diverfi onefti modi fi 
1689 divertiva, quando dell'anno 1689. di fua età feffantatre , 
"cl'afma, e d'idropifia di petto ammalò, e dopo cinque, 
ofei giorni pafsò raflfègnatiffimo neldivin volere a' 28. di 
decembre affittito da alcuni buoni religiofi fuoi amici , che 
da amici veramente gli afllfterono in quell'ore importan- 
tiflìme, a miglior vita . Fu il cadavere proceffionalmente 
fecondo '1 folito portato la fera alla chiefà parrocchiale di 
S. Martino alVerfajo, ed effendovi fiato tutta la matti- 
na feguente con modello funerale , fìccome ordinò , efpo- 
fto vi fu poi fèpolto . Era piccolo anzi che no di datu- 
ra , ma affai proporzionata , e ben fatta , vivo , fnel- 
lo , letto , e tutto fuoco . Aveva bell'aria di volto, 
ilare, avvenente, e grazioso, di colore olivastro, ma_> 
gentile, ed accefò , caftagno naturalmente di crine, ma 
divenuto alquanto canuto per la vecchiaia . Amava molto 
lafocietà, e nel carnovale le mafchere , e le commedie, 
ed in diverfi graziofiffimi modi fi mafcherava varj'ridicoli 
perfonaggi graziofamente rapprefentando . Né il fol ge- 
nio , ma altro amorevolflne amafcherarfil'induceva; poi- 
ché: foleva indifpenfabilmente negli ultimi otto giorni 
ogni anno così mafcherato cercar col fuo bel modo delleL-» 
limoline , e colle proprie aumentandole a' poveri carcerati 
le difpenfava > e lauti pranzi egli fteffo in un palco che a: 
porta ergeva dirimpetto alle carceri ammaniva, e procac- 
ciava . Opera veramente degna dei Tuo buon cuore , e del 
fuo bell'ingegno, che dalle azioni profane foventemente 
traeva le fante, le divote, e le pie . In tali abiti , e per 
!o più in quello da pulcinella andava di carnovale altresì 
dall'avvocato , e dal procuratore de' poveri a follecitare la 

fcar- 



PITTORE. 2U) 

Scarceratone de' prigioni , e moltiffimi ne {carcerava dan- 
do di proprio il danaro , che v'occorreva . Ne fi rimaneva 
di far ciò anche nel reftante dell'anno, perchè gli era più a 
cuore che '1 dipignere . E come andavano fpefTo a trovarlo 
a cafa, ed in un giardinetto che aveva il Vefcovo,e'l gover- 
natore non fi potevan partir da lui , fé non gli lafciavano 
qualche buona limofina pe' carcerati , o non gli facevano la 
grazia di qualche fcarcerazione . Scarceronne una volta_> 
prefTo a dieci, che condotti (èli come in trionfo a cafa die lo- 
ro ben a deiinare , e dopo graziofa , ed efficace donazione 
accompagnata da un paolo per ciafcuno li mandò via . Can- 
tar foleva talora allo 'mprovifo, e con una leggiadra ftrofa 
ottenne dal teforiere della città la grazia fenza pagare un 
quattrino per un poveretto, che flava in prigione per una 
frode. Piacevagli eftremamente il cianciare, lo fcherzare, il 
barzellettare , ma con modeftia , e fenza oftefa d'alcuno . 
Abborri va le critiche , e le mormorazioni ; né fi trova che 
venirle mai in ifcrezio con veruno, né per intereffe , né 
per altra cagione . Parlava però francamente con fincerità, 
e lenza foggezione , e prontiflìmo fi moftrò fèmpre nelle—» 
riipofte , che a tempo , ed a propoflto fecondo le occafio- 
ni di vezzi , e di fall condiva . L'incontrò una mattina di 
buon'ora un cavaliere fuo amico , quando a caia ritorna-' 
va carico di commeftibili , e gli difìfe . Quanto la compati-* 
fco Jìgnor Pietro , che non tenga un fervidore : Rìfpofegli 
egli immantenente : guanto la compatifcoftgnor cavaliere 5 
che ne tenga molti : Diffegli un fuo amico , che non poco 
fi maravigliava di lui perchè non fi folle mantenute le pro- 
tezioni di Roma . Gli replicò fubito , che la protezione—* 
dell'uomo onefto fi è l'innocenza . Perdettegli ìconfìdera- 
tamente , e con poca ragione nel difcorrer feco un certo 
religiofo il rifpetto : Mi dìfpiace di non poterle , di fife egli, 
rifpondcre perchè ella padre mio parla troppo prejìo : A un_j» 
certo avaro , che gli perfuadeva a tener conto del danaro* 
■ E e 2 ri- 



220 DI PIETRO M0NT4M1N1 

rifpofe, che i faflì che fi trovano per le ftrade valevano più 
del denaro, quando non fi fpendeva, e fi teneva ferrato 
nelle caffè . E ad akro che proccurava di fargli fare alcuni 
lavori a prezzo vile, e che per indurvelo tra l'altre cofe gli 
diceva, che vi avrebbe acquiftata gran gloria, rifpofegli : 
La gloria /pero d'averla neW altro mondo , ma in qucjh vo- 
glio il danaro . Lafciò molti quadri , alcuni de' quali ven- 
duti furono al curato di S. Fauftino , che per cenquaranta 
feudi colla mediazione di D. Scipione Angelini li rivendè 
poi al Bini d'Affifi , che dimorava allora in Perugia. Ed 
altri ne comprò Monfignor Paffionei che vi fi trovava di 
paffaggio , ed era degno zio del degniamo Nunzio di 
Vienna, che avendo raccolti , e raccogliendo tuttavia-, 
anzi libri rari, che quadri ne ha sfiorate molte librerie y 
e fa metter infieme nel moniftero di S. Bernardo di Roma 
la fua . Dalla cui copiofifiìma fcelta ognuno feorge l'intel- 
ligenza , il gufto , e la cognizione , che ha in ogni forta 
di letteratura lo fceglitore , il quale veramente fa , ed in- 
tende le cofe per quel buon verfb, che fi deggiono r inten- 
dere , e procurar potrebbe un giorno , che da altri pu- 
re così s' intendeffero . Poco capitale rimafe all' erede 5 
che fu Mario figlio della feconda moglie; poiché una.^ 
figlia , che ebbe colla prima affai civilmente maritò a Cit- 
tà della pieve . Vive prefenteraente la feconda , che fi 
chiama Fauftina , e vive altresì Mario , che fiefèrcitain 
miniare, e nel dar lezione di feri vere avendo belliffimo ca- 
rattere , ed eifendo pubblico maeftro di fcuola . Non ebbe 
Pietruccio fcolari di grido, e fol Giovanni Ponticelli fuo 
nipote , che (ì poffa degnamente rammentare ; giacché 
Mario aveva tredici mefi quando morì il padre . Giovanni 
dunque, di cui feri vero afuo luogo la vita tenne viva in_* 
patria , e fuori col dipigner paefi la memoria del maeftro , 
e del zio; ficcome io pure ho proccurato con quelli fogli 
d'avvivarla « Imperocché de' vili foggetti verun ne parla , 

mol- 



pittore; 



Z21 




molti rammemorano i meritevoli , e di Pietruccio tanto 
che baita perchè Tempre viva ho parlat'io » 

DI PIETRO BAGLÌONl ARCHITETTO CIVILE. 

Uanto abbraccio volentieri l'occafìone di 
fcriver la vita di quello degniamo cava- 
liere; e quanto di buona Voglia ringrazio 
la fortuna , che per tal mezzo mi dà mo- 
do di favellar d'una cafa che per tante , e 
tante nobiliffime prerogative merita che 
ne ila favellato . Ma quanto altresì mi difpiace di doverne 
parlare fuccintamen te , e alla sfuggita per non ufcire di 
quel propolito , che mi riftringe tra gli angufti limiti delle 
tre profeflìoni , onde imprefi a trattare » Pure non avendo 
hifogno di parlare , né del valore degli antenati , né dell 5 
antichità dell'origine ,. né della ricchezza del patrimonio , 
uè della giuridizione de' feudi , perchè tutto ciò è troppo 
noto al Mondo nobile , ma Colo delle qualità perfonali di 
Pietro, di quelle parlando , parlerò infieme inficine di lui, e 
della cafa . Nacque egli adì 30. di gennajo dell'anno 1620. 1629 
di Filena Signorelli de' (ignori di Pomonte, e di Rofciano, k 

con cui accafato s'era fuo padre , e fece tutti quegli ftud}, 
che far può un cavalier giovinetto , che fia di natura ben 
inclinato, e dalla faviezza de' genitori ben diretto, ed 
educato . E perchè crefciuto in età providamente conobbe, 
che niun altro è più necefiario di quello fi fa nel gran libro 
del Mondo , ove gli altrui cortumi , e le vicende modera- 
no i proprj , rifolvè di Iafciare la patria, e di Itar fuori 
qualch'anno . Girò per l'Itali* , e li fermò nelle fue belle 
metropoli : pafsò in Francia , e molto fi trattenne in quel- 
la reggia : s'inoltrò nella Fiandra , e vi devi minutamente 
tutto il vafto , e vago fuo abitato : andò in Inghilterra , 
e fcelfe per iftanza Londra ed Oxford ; s'internò per 

l'Ohm- 



222 Bl PIETRO BAGL10N1 

l'Olanda nella Germania , e ricevè tante finezze in quelle 
corti, che non ne potea partire. Tornò in patria piendi 
faviezza, ricolmo d'erudizioni , tutto gentil, tutto pru- 
denza , ed imbevuto di buone , e belle maffime dava a chi 
riftruzioni di trattar gravi negozzi , a chi i documenti di 
correggere i difetti , a chi e' precetti perrefiftere alle dis- 
grazie , a chi ei modi di regolarfi nelle fortune , a chi le_* 
vìe di raffrenar le paflìoni , a chi i configli di contentarfi 
del proprio flato , e generalmente a tutti , perchè egli è 
un vizio comune , infognava a reprimer l'ambizione . E 
come avvezzo era a non iftare oziofò , e che gli affari do- 
meftici non gli permettevano , né il meftier della guerra , 
che era il fuo particolar genio , né le occupazioni della_» 
corte, a cui parimente inclinava , fi diede alla nobile , e 
dolce converfazione del tavolino de' libri , e della penna ', 
e quivi continuamente meditando fcriffe in diverfe materie 
varie cofe, traduffe il celebre ufo delle palfioni in idroma 
Italiano dal Franzefe , e del 1661. in Perugia s'impreffe. 
Lafciò molti, favj, e dotti ricordi a' figli , e li dette per 
pubblico bene alle ftampe , che da provvidi impreffori fu- 
ron fuifeguentemente alcune altre volte itampati . Fece_* 
molti, e molto vaghi, e bizzarri dilegni di fabbriche , e 
ienemifero in opera alcuni . Vedefì tra l'altre in Perugia 
il bel tempio dell'oratorio de' padri Filippini fatto tutto 
da lui edificare di pianta , e fi vede la cafa degli fteffi padri 
ingegnofamente da lui ingrandita , ammodernata , ed uni- 
ta all'oratorio medefimo , che fu imprefa per l'ariguitia , e 
fcabrofità del fìto affai difficile. Vedefi altresì la chiefiL» 
de padri di S. Bernardo eretta da fondamenti , ed il muni- 
fìero ampliato, ove contribuì in tutto coll'opera , ed in 
parte eziandio colla borfa . E il vede la propria cafa in un 
con altre nobili colla fu a direzion migliorata . Quello è ciò 
che fi vede in Perugia ; né è tutto quello che egli fece vede- 
re coll'opere architettoniche . Pofciacchèfè in una fua vil- 
la 



ARCHITETTO CIVILE. 22? 

la al Ponticel di campo fabbricare una proporzionata, e 
ragguardevolchiefa , e con fuodifegno altre fabbricate ne 
furono in di veri] luoghi del territorio , in cui fi reggiano 
ancora di fua invenzione altre fabbriche . JE quante altrove 
fé ne vedrebbero , le aveffe avuto un Sovrano , che dato 
aveife efècuzione a' peregrini , e {ignorili penfieri , che__* 
ben fòvente partoriva l'alta , e feconda fua mente. Impe- 
rocché aveva fin da fanciullo avuto alla nobil profeffione 
dell'architettura genio fpeziale, e vi aveva fino all'età pro- 
vetta collo ìteffo genio fempre in de fedamente applicato » 
Gioiva intanto tra gli applaufi univerfali della patria , e 
riceveva fpeffe richiede di cavallerefchi pareri da diverfe 
parti d'Italia , e da non poche anche, fuori , e rari eran 
quelli 3 che non foriero con foddisf azione dell'attore , e__» 
e dei reo accettati . Chiamava!! giornalmente , e da' Supe- 
riori, e dal Pubblico ne' più gravi affari a confìglio; e par- 
lato ch'e' aveva , tutti tacevano. Non v'era nimicizia , 
che non rappacificaffe , non v'era difcordia , che non_-> 
componete, non v*era differenza, che non aggiuftaffe . 
A lui ricorrevano per le limofinei bifògnofi , lui pregavano 
della protezione gli oppreffi , di luì cercavano per l'affiften» 
Za ireligiofi, e niun ne partiva mal fbddisfatto . In così 
bello flato pallata egli aveva con ottima falute la virilità ,. 
e la fteffa godeva felicemente nella vecchiaia , quando op- 
preffo dagli anni , e da grave accidente apopletico , benché 
non perdeffe quali mai il conofctmento ricco magno di buo- 
ne opere , e pieno pieniflimo di merito con ogni rafìegna- 
zione tranquillo , e intrepido dalla fragil gloria di quello 
Mondo andò adì 23., d'Agofto dell'anno 1705. a goder 1705 
l'eterna dell'altro, e la patria con fornaio , ed univerfal * 

di/piacere perde il figlio , il direttore , e il padre . Fu il 
corpo portato con gran copia di cera proceffionalmente di 
notte a S» Domenico , eia mattina fèguente non era ancor 
aperta la chiefa che fi vide piena la piazza d'ogni forta di 



224 £' PIETRO BAGL10N1 

gente , che ita era a vedere per l'ultima volta le venerande 
fpoglie del nobil concittadino. Chi cercava il benefatto- 
re , chi il configlier , chi l'amico , chi /gridava la morte , 
echi il dettino, e tutti infieme piagnevano la comune di- 
fgrazia. Stettevi così tutta la mattina da varie paflìoni agi- 
tata finché giunta quell'ora , di cui niuna , è più. lunga, e 
tremenda , perchè afpetta la refùrrezione nell'univerfal 
giudizio, gli diede l'ultimo a Dio full'orlo del fepolcro di 
fua cafa , e quivi fotto lapida di marmo colla ieguente ifcri- 
zione ripofa . 

Vetro de Balleonibus 

Ex Pomontis , & Rofciani DD. 

Rerum agendarum prudentia 

Et morum gravitate 

Animi candore , & magnitudine 

Liber alitate , ac magnificentia 

Domi forifque inclyto 

Et Alemenae de Bigazzinis 

Ex Cvmìt. Coccorani , & Caftellin<£ 

Virtute non impari 

Parentibm optimh 

Alexander Abbas 

Horatiusi BenediBm , & Aloyjìus 

Villi fuperftìtes PP* 

Alter M.D* CO. V. 0b+ M. DCC1IX. Altera, 

Era alto affai di ftatura , ma riquadrata , e benj; 
fatta , di vago , e {ignorile afpetto , favio , maeftofo , e 
grave nel portamento, e nel volto gli fi leggeva l'uom di 
maneggio , e di negozio , la prudenza , e l'accortezza . 
Parlava con proprietà, e con energia , ed aveva nel di- 
fcorfb certo modo d'infìnuarfi , e certa grazia , che non 1* 
an tutti . Stimava i valentuomini 9 teneva conto degli 

ami* 



ARCHITETTO CIVILE. gtf 

amici , e nemico giurato delle menzogne amava la (inceri - 
tà 5 ed odiava i rigiri, e le doppiezze. Fece nell'Ateneo 
Perugino degniflìma commemorazione di lui il P. Gldoini, 
e la fecero eziandio molti , e diverfi manofcritti . Ebbe__» 
con Almena Bigazzini de' conti diCoccorano flia moglie 
diverfi figli , che furon da lui con affetto particolare , e 
con indefeffa attenzione fìgnorilmente educati , ed impie- 
gati . Imperciocché andò Goffredo da giovinetto alfèrvi- 
zio di Cefare nel reggimento Strafoldo , .ed in quefto , co- 
mecché variaffe nome fecondo la varietà de' {oggetti che'l 
comandarono , fempre coraggiofamente militò . Confeguì 
dopo il grado di capitano quello di fergente maggiore—» , 
ed il primo co' granatieri nelFefpugnazione di Budafaltò 
bravamente fulla breccia. Puvvi mortalmente d'archibu- 
fàta ferito ibtto 9 1 ventre , conforme ferito fu mortalmen- 
te altre volte in altre azioni , ed in ifpezie nelPefpugna- 
zione d'Efperies dove poi nel fiore degli anni , perchè com- 
piuti appena avea i trentuno , ed in fine de' 1600. , quan- 
do fperava d'avanzarfi meritamente a' porti più alti , dac-* 
che filiti aveva i più difficili morì non delfangue, che tan- 
te volte intrepidamente fparfe dalle ferite, come voluto 
avrebbe, ma di quello che fòverchiamente gli ufcì del na- 
fo . Parla con diftinto vantaggio di lui D. Giampaolo Ze- 
narolla nel fuo giornal militare ftampato in Vienna r par- 
lane nella fua ftoria impreffa in Venezia il Garzoni , ed io 
per maggior notizia ne trafcriverò qui l'ifcrizione , che in 
cafà loro fotto il ritratto di lui fi confèrva . 

Gottifredm Vetri Balleonì filius 

Annum agens XVI1L in Pannoniam profeBm 

Mox Jtgnifer in ■perdurile* 

Leopoldi 1. Ccefaris meruit ftipendia 

Innundantibui deinde immani exercittt 

Germaniam .Turcis , ac Scytis 

£ f Siam 



226 DI PIETRO BAGL10NI 

Singulto decretorih pralìto 
Kebufque preclare ibi gejìto 
lnterfuìt 
*}am ccnturìo in Buda expugnatione 
Inter fer alia Martto incendia 
Et gloriofe mort'n dìfcrimìna 
Everfì muri ruinas 
Ut ex hiftorkorum 'fide primm /uperavìt 
Ubi lethali vulnere confofsm 
Propriam atque avitam virtutem mirifica illuflravit 
Pugnator egregius 
Pluribus fubinde cohortìbm 
Prafuit cum laude 
Tum unherfe legioni s in/Ir ubJor 
Superiorem in Pannoniam properante fato reverfus 
Palmarum fuccrefcentium fé gè te 
Qua* duodecenni labore 
Fufo fanguine rigaverat in cuprejfus degenerante 
Ad Efperies arcem munitifpmam 

Sub Generali Scultio 

Suo marte jampridem fubaffiam 

Obiit 

Ubi fplendido elatm funere 

Una cum fpe tanta indolis ante diem fublata 

Fuit tumulatus 

Anno Domìni MDCLXXXX. /Etatto fu<e XXXL 

Andò allo fteffo fèrvigio France/co , ed in qualità di 
venturiere negli anni 1685. di Tua età 24. morì di fluflb en- 
tro il campo in Ungheria, gl'urto allora che aver doveva..» 
ficcome molto prima gli era fiata promefla ; una bandie- 
ra . Vive con altri tre fratelli prefèntemente l'Abate AleA 
fandro , che fatto il corfò della gramatica , della rettori- 
ca, e della filofofia in patria diede nel 1675* una dotta, 

ed 



ARCHITETTV CIVILE. 227 

ed erudita orazione in lingua Tofcana alle (lampe , e del 
1577. fividero alcuni latini componimenti poetici dal P. 
Oldoini favellando di lui nell'anzidetto Ateneo , rammen- 
tati . Si trasferì poi in Roma , ed attefè molto tempo agli 
fìudj legali , e quindi tornato in patria , non poco fi ap~ 
profittò negli architettonici , e ne ha dati diverfi pubblici 
contrafifegni , conforme è ben noto . Non tralafcia Orazio 
di diftinguervifi colla fua fingolar prudenza, e faviezza-» 
efiendo di continuo applicato in affari cavallerefchi , ed in 
dir fuo parere in ifcritto per le foventi richiede, che gli fi 
fanno ancor di fuori . E' affai verfato nelle lettere , ed oltre 
molte belle varie cognizioni ha un invidiabil felicità nel 
iaperfi in carta fuccintamente, e concludentemente fenza af- 
fettazione con metodo, e con chiarezza anche in lingua lati- 
na, occorrendo, fpiegare, ed è autore della fòvram mento va- 
ia ifcrizione. Pafsò Benedetto a Vienna al fervigio della'm- 
peradrice Leonora in qualità di paggio , che morta pochi 
mefi dopo leguitò nella ftefTa qualità alcuni anni all'armata 
il duca di Lorena per tirarfi pofeia innanzi nel meftier del- 
la guerra. Ma morto effo pure, e morti, come pocanzi 
diffi , i primi due fuo' fratelli, ritornò in Italia, efeco^s 
colle truppe aufiliarie del Papa più viaggi in levante nella 
guerra , che ancor durava col Turco . Tornato molti anni 
dopo in patria s'accasò con Lavinia Ranieri de' conti di 
Montegualandro e vi ha avuti alcuni figli . Attende Luigi , 
che è il minore agli intereffi economici effendo di molte 
belle prerogative ei pure dotato , ed ereditò cogli altri tre 
fratelli non folo le ricche fuftanze del padre , ma le fue__- > 
belle , e degne qualitadi , e refta in ognun di loro rinnova- 
ta la di lui grata , cara , e dolce memoria , godendo la 
patria di quattro fug^etti , che in ìsfera di cavalieri invi" 
jdiar non deggiono alcuno . 



Tfa VI 




22-8 

DI P1ERSANT1 BARTOLÌ PITTORE, 
E INTAGLIATORE. 

Redo veramente , che fé la natura fu mai 
prodiga in difpenfare Tue grazie ad alcuno 
nel nafcere , prodighiflìma foflfe in difpen- 
farle a Pierfanti . Imperocché unì in lui in 
: larghirtìma copia , e fpirito , e garbo , e 
bellezza , e talento , e civiltà di fangue , 
e docilità di coftume , ed eloquenza di lingua , e volontà 
d'imparare . Ne la forte le volle ceder punto , perchè vi 
contribuì largamente coll'educazione de' genitori , col co- 
modo -del patrimonio , colla difciplina de' maeftri , colP 
■amor degli amici , col genio de' comprofeffori , colla pro- 
tezione de' Grandi, e col vantaggio de' matrimonj. Di que- 
fto degno, e meritevol foggetto , le cui opere fono infi- 
nite per efifer tante , e tante , che la non breve età di molti 
artefici unita iniieme dentato avrebbe di far ciocche egli 
fece nella fua , che poteva effer più lunga . Di quefto in fi- 
gne valentuomo che cogli intagli fuoi illuftrò Roma, che» 
traffe da' monumenti più riconditi le memorie più prezio- 
fe , che rendè immortali colle frampe fparfè oggimai per 
tutto il Mondo le maraviglie fue più fìngolari ed antiche , 
e moderne ; tantocchè, fé mai per ifventura tornafifero 
a diftruggerle i Barbari egli le mire già in falvo , e le__» 
prefervò colle copie ^ Dì lui deggio io fcriver ora la vita , 
ed o quanto mi duole , e mi ri duole di non aver l'energia 
di Saluftk>, la facilità di Cefare , la facondia di Livio, 
l'accortezza di Tacito , e l'eleganza di Curzio per faper, 
come vorrei, descrivere non l'ardire, non il coraggio-, 
non l'intrepidezza y e non la condotta de' loro eroi , ma_> 
ciò che ha fatto col matitatoio , coi pennello , col. belino , 
ecoll'acqua forte il mio Pierfanti . Non reftrignerei cer- 
tamente in pochi fogli , ficcome a reftrigner mi veggo per 

leg- 



DI PÌERSANTl BARTOLI P1T. , E 1NTAGL 229 

legge d'irifufficenza forzato ciocche egli ampiamente deli- 
neo in innnumerabili . D'onefti civili, e facoltofi geni- 
tori nacque egli negli anni 16$ $. e fino all'età degli otto la 163$ 
tennero appreffo di loro , e da fé medefimi per la gelofia 
che ne avevano gl'infègnarono a leggere , e a feri vere , né 
lo vollero mai mandare a fcuola * Ma ficcome il fanciullo 
inclinava molto al dilegno, e che la gioventù Perugina era 
allora affai dedita alla pittura* dubitando non colPoccafio- 
ne delle parentele , e dell'amicizie lì difviaffe in patria nel 
converge , rifolverono di mandarlo a Roma. Fu nel par- 
tire , raccomandato ad un fuo amico da Vincenzo Graziani 
padre del vivente Tullio , che avendo avuto fin da giovine 
genio particolare alla lettura de' buoni libri fin da quel 
tempo cominciò a far acquifto de' più rari , efeguita tut-r 
tavia col fignoril fuo gufto ad acquiftarne acquiftando 
eziandio altre cofè non punto men rare . Per le quali è di- 
venuta la di lui perfbna affai cognita nel mondo nobile—» , 
giacche cognitiffima era laprofàpia per l'antichità ,e chia- 
rezza del fangue . Arrivato Pierfànti in Roma andò a di- 
rittura dall'amico del fuddetto cavaliere , che lo ricevè in 
cafa , e lo trattò per le premurofe raccomandazioni , che 
fatte gli aveva da figlio . Fecegli ftudiare l'umanità , e__? 
dar lezion di difegno da certo Lemer Franzefè ; e quindi 
lo raccomandò caldamente ad altro Franzefè maggior di 
lui > e d'ogni altro profeffore della nazione, perchè è fla- 
to il ma fórno della Francia , e fu Niccolò Puffino, che lo 
tenne lòtto fua difciplina con ogni rigore lungo tempo . 
Da lui imparò la correzione del difegno , da lui prefè Ia_» 
pratica de' colori , da lui ebbe tutti gli altri precetti dell' 
arte . Fecegli dileguare molt'anni l'opere più infigni , ed 
antiche , e moderne , e più d'ogni altra quelle delle ftanze 
di Raffaello, e del cortile di Belvedere in Vaticano: Guar>- 
Jet ben ,. gli diceva , il Laocoonte , guardar Apollo , gua?~ 
da ilTorfo.^e guarda .>...<? riguarda H mio diletto Ani ino . 

)ue~ 



2^o DI P1ERSJNT1 BART0L1 

Qucfii fiati fono i mìei maefirì^ e quefii effer deggìono ì tuoi: 
Voleva ogni fera vedere quel che avea fatto il giorno ; e_> 
come ben conofceva il Tuo talento procurava di trovarvi 
per timore che non s'infuperbiffe ogni difetto , e lo chia- 
mava fcioccone , e dappoco . Tenutolo così qualche non 
breve tempo , dacché già francamente copiava, cominciò a 
farlo dipignere d'invenzione , e fece alcuni quadri , che 
furono in un colle copie di cert' opere che fatte aveva 
di Raffaello comprate da un Francete , e portate in_» 
Francia. Seguitò coll'amore di quello guadagno vie più 
a lavorar con fervore, e come dedito era anzi alle co- 
pie, che all'invenzioni divenne così celebre, e {ingoia- 
re, che fatte che le aveva pochi , o niun profefTore co- 
nofciute l'avrebbe dagli originali \ ed un giorno lo fteffo 
maeftro in una fua vi fi ebbe a ingannare . Imitò in fòmma 
tanto efattamente qualunque maniera, ed antica , e mo- 
derna , e trovò tal modo di dar la patina , che fino a quel 
tempo non ebbe uguali j e quefto era allora il fuo forte, 
quantunque dipigneffe ancora d'invenzione . Diedefi poi 
ad intagliare a bolino , e ad acqua forte, e vi prefe tal 
gufto , che fé non fotte flato il maeftro fi farebbe dimenti- 
cato affatto del pennello; ficcome in progreffo di tempo 
fé ne dimenticò, perchè eccetto alcuni quadri, che fece 
per un calino di villa al principe Borghefè, alcuni altri 
per la chiefa di Porto , ed uno per S. Pietro in vincoli, 
nient'altro fi vede di fuo , che io fappia . Ne feaveffe vo- 
luto avrebbe potuto per le richiede , che aveva degl'inta- 
gli , che gli ù pagavano quanto chiedeva ; ed era così faci- 
le , fpedito , e franco , che imponibile quafi ancorché fi Vo- 
lere , farebbe a numerarli , farò dunque menzione de' prin- 
cipali , che fi pubblicarono colle (lampe. Evvi un groffo 
volume di tutti i baffi rilievi , ed ornamenti della celebre 
colonna Trajana, che egli diligentemente dìfègnò a uno a 
uno fòpra i ponti 5 che d'ordine fuo vi furon fatti . Evve- 



PITTORE, E INTAGLIATORE. 2 5 t 

ne altro dell'Antonina . Evvene altro di tutti gli archi , e 
ièpolcri antichi, altro delle lucerne antiche, altro delle 
fabbriche , de' maufòiei , e degli edifizzi antichi de' Ro- 
mani , altro de' baffi rilievi , altro delle pitture antiche__» 
fòtterranee , altro delle gemme , e carnei , e diverfì altri 
ve ne fono delle medaglie antiche . Intagliò tutte le pittu- 
re di Raffaello , che fono nel Vaticano . Intagliò tutte le 
azioni di Leon X. , che fi vedono anche in arazzi . Inta- 
gliò tutte l'opere, che Giulio Romano fece a Mantova ♦ 
E ne intagliò molt'altre de' Caracci, del Maratta, e d'al- 
tri pittori infigni , che ftampate le unì egli fteffo in un ben 
groffo volume . Vedonfi in cafa Maffimi le ftampe del Vir- 
gilio figurato , che fi conferva nella libreria Vaticana.» , 
cheintagliò d'ordine del cardinale . E fi vede nella mede- 
fìma cafa un groifo volume didifegni di pitture trovate.-* 
fotto terra da lui in iftanze , e fabbriche antiche efpreffe 
al vivo cogli ftefiì colori . Ebbene un fìmile nella groffez- 
za , ma diverfo per le pitture il cavalier del Pozzo , che è 
poi paffato in cafa Albani . E diverfo da ambedue uno ne 
aveva eglifteffo, che andò in Inghilterra , dove l'opere 
fue fi {limano aflaiflìmo . Guadagnava egli , come ognun 
può ben credere, fomtqp immenfe ; ma colla mede/ima fa- 
cilità , con cui le guadagnava , le fpendeva generofamen- 
te col trattarfi in cafa , : e fuori alla grande . Aveva un ra- 
ro, e ricco mufeo, ove andavan fovente a divertirfi il 
marchefè del Carpio, ed i primarjperfonaggi di Roma, 
Era ftipendiato dal duca di Parma , dal duca di Mantova , 
e dalla regina di Svez-ia , con cui aveva particolar fervitù , 
e trattava domefticamente avendo più volte S. M. fatto 
entrar lui , e reftare in anticamera dame, e cavalieri della 
prima qualità . Servì di diverfè opere il Re di Erancia , e 
fu replicatamente chiamato con groffo ftipendio alla cor- 
te . Ma per le gravi fue occupazioni , ed impegni con- 
tratti in Roma anche co' Pontefici , che di mano in mano 

re- 



232 DI PIERS ANT1 CARTOLI 

regnavano, da uno di cui gli fu per morte del Bellori con~ 
ferita la carica d'Antiquario appottolico , e del Senato , 
non potè finché fu giovine fano -, e robufto mai andarvi . E 
nella vecchiaja che avrebbe forfè potuto perde la falute , 
e diede in fiera idìopifìa , che addì 7. di novembre dell' 
1700 anno 1700. dell'età fua fefTantacinque lo privò di vita . Si 
' portò il corpo di notte fecondo il folito con molto accom- 
pagnamento , e cera nella chiefa parrocchiale di S. Loren- 
zo in Lucina , ove la mattina feguente fi fece coiraififten- 
za de' virtuofi della compagnia di S. Giuseppe, e degli ac- 
cademici di S. Luca , che fin dal 1670.. ammetto l'avevano 
nell'accademia fòlenne mortorio , e pretto quello del caro 5 
ed amato fuo maeftro, che ivi pure ripofa, fufepolto. 
Rimafero del fuo mediocre capitale, che generalmente—» 
grande fi credeva , eredi i figli , che ebbe in grotto numero 
con una figlia del celebre Gianfrancefco Bolognefe , il 
il quale ftimò fuo gran vantaggio Imparentare con lui , e 
volle ad ogni corto dargliela per moglie . Vivono prefèn- 
temente alcune delle femmine , e vive Francefco de' ma- 
lchi , che è l'unico allievo che fece , e che avendo avuta la 
fletta carica d'Antiquario appottolico , e del Senato feguita 
egli pure a cavar di fotterra le pitture antiche , e ad inta- 
gliare le cofè più rare , che giornalmente in Roma fi feo- 
prono , e fi ritrovano ; ed ebbe mano in quelle intitolate : 
Le pitture antiche delle grotte di Roma , e delfepolcro de y 
Nafoni , che in un volume in foglio del 1 700'. dagli Zenobj 
fi ftamparono . Era Pierfanti alto di ttatura , ed affai cor- 
pulento , di bello afpetto , ed avven-enza , bianco , rof- 
ìb , e pieno di faccia , calvo di tetta , e mezzo canuto di 
crine rado, e córto. Vettiva tèmpre di nero non con fa- 
tto , ma civile, e pulito, ed affai venerando , egrave_* 
compariva nel portamento . Aveva particolar grazia nel 
parlare , e maniere fatte a pofta per infinuarfi . Difcorreva 
affai bene, e con fall, vezzi, erudizioni 5 e facezie fparfè 

fècon« 



PITTORE* E INTAGLIATORE. 233 

fecondo le occasioni a tempo , ed a proposto rilevava idi- 
fcorfi . Stava continuamente in cafa applicato , ne ne ufci- 
va mai fé non la fera per ifvariarfi , od il giorno per rac- 
chiuderà* fotterra a cercare , fcoprire , e difegnare memo- 
rie antiche . Ne l'età né la corpulenza , né la graffezza , 
né la fatica di fcendere , e falire , ne qualunque altro di- 
fasrio ritener lo potevan dall'entrare ne' fotterranei per ge- 
nio, pergufto, e dir fi poteva ancora per iflinto . Diver^ 
ti vafi giornalmente qualch'ora colla lettura di buoni libri , 
nella cui raccolta fpendeva, quando gli capitavano non_, 
poco . Comprava ftampe , difegni , carnei , medaglie ., 
ed altre fimili cofe foventemente , ne fi rimaneva pel prez- 
zo , qualora gli piacevano .Amava l'ingenuità, e la_> 
quiete , e non ifparlava mai d'alcuno. Odiava le liti , 
le gare , e le finzioni , e gli flette fempre fiflb nel cuore_3 
non meno , che nella mente l'amore del proffimo , ed il 
timore d'Iddio. 



/ 



DI ORAZIO FERRETTI PITTORE, 
ED ARCHITETTO CIVILE. 

N niun altro tempo , ed in niun altra città 
piucchè nel paifato fecolo , ed in Perugia, 
quando nel 1639. adì 16. di febbrajo vi 16*39 
nacque Orazio fu la bell'arte della pittura "~~~~ 
esercitata da' nobili . Imperocché ferra- 
tafìla icuola dell'Amadei fene apriron aU 
cun'altre , e celebre per la frequenza della nobiltà fu quel- 
la, che andò da Roma ad aprirvi il cavalier Gagliardi, 
che per le molte pitture, che vi fece, e pel lungo tempo, che 
vi dimorò meritò d'eiTere aggregato alla cittadinanza. Que- 
fta traeffi cominciò da giovinetto a frequentare coll'efèrci-. 
zio del difegno il noftro Orazio , e pattando dal matitatojo 
a' pennelli talmente divenne pratico ne' colori , che varie 

Gg va- 




234 "DI ORAZIO FERRETTI 

vaghe operine dipinte a olio. Negli badò il faper dipi— 
gnere ad olio , perchè dipinfe a guazzo , ed a frefco , 
lavorò di padelli , adoperò ne' ritratti la penna, e falì 
tant'alto, e vi ebbe tal genio , che di fcolare divenuto 
maedro iftruiva egli pure la gioventù nel difegno . Quindi 
pafsò il fìgnoril fuo genio più oltre; concioffiechè fattofi 
protettor di maeftro divenne il Mecenate della pittura^ . 
Soccorfe alcuni alla profetfìone inclinati con danaro, al- 
tri ne prefe in cafa , e trattò nobilmente fèmpre a Tue fpe- 
fe nel lungo tempo , che flette in Perugia adipignere al 
Gesù , alla Chiefa nuova , a S. Ercolano , ed in altre chie- 
fe Gianandrea.Carloni . E come egli aveva fotto il celebre 
dottor Lemme Rodi dudiato da giovinetta anche, la geo- 
metria , ed avuti i principj dell'architettura ,. andava fpef- 
fo inventando varie bizzarre cole fino a che una ne inven- 
tò , che fi rendè celebre per tutta Europa . Perchè andò, 
per più d'un anno continuo Tulle, gazzette , e la volle final- 
mente ad ogni corto il duca di Medinaceli viceré di Napoli. 
Confideva queda in un canterano da viaggio di giuda gran- 
dezza ingegnofàmente,e con ben intefa dmmefria fpartito, 
e. difpodo , che pare incredibile a dirfi , e pur io l'ho vedu- 
to , e riveduto più d'una volta , che conteneva tutto '1 
fornimento di tavola , di cucina, e di credenza per dodi- 
ci perfòne,. l'addobbamento^ d'una danza nobile , e d'un 
gabinetto per una. dama con tutto, il bifognevole- a queir 
ufo , letto, fedie , tavolini, paramenti fagri per cele- 
brare, e tanti altri comodi ,. emafTerizie, che per noii^ 
effer lungo , tralafcio di rammentare , benché potrei r 
perchè ne confervo ancor l'inventario .. Lo regalò genero- 
fa mente- per qued'opera maravigliofa il viceré , e gli con- 
ferì il governo di Nola , e d'altri luoghi, ove li portò, 
ièmpre con quella prudenza , efàviezza, concili acqui- 
etata aveva in patria la dima univerfale di tutti . Fu trat- 
tante richiamato., in Ifpagna il Viceré 3 ed egli tornò a_-r 

Pe- 



PITTORE, ED ARCHITETTO CIVILE. 235 

Perugia , dove alla fine aggravato piucchè da alcun altra 
indifpoiìzione dagli anni pafsò nel primo di gennajo de' 
1725. a miglior vita , e l'offa ficonfèrvano nel fepolcro 1725 
della cafa a S. Agoftino . Parlan meritevolmente di lui il ' 

P. Oldokii nel Perugino Ateneo , il P. Morelli nelle noti- 
zie delle pitture , e fculture di Perugia ,. e nell'Abeceda- 
rio pittorico il P. Orlandi , Era di giuda datura , di co- 
lore olivaftro , di temperamento afciutto , di faccia lun- 
ga con larga fronte , ed occhi neri , ferio , e grave d'afpet- 
to , e tèmpre penfolb . Non parlava molto , ma molto di- 
ceva, perchè parlava bene, e pefàto . Ebbe conAnna_» 
Maria Florenzi de'marchefì di Ralina fua moglie diverfi 
figli: due andaron giovinetti al fèrvigio del Re di Fran- 
cia , e combatteron valorofainente in diverte vive azioni 
portandone chi nel volto , e chi altrove i contraffegni : 
uno morì alfervizio della Principerfa di Modena Tanno 
pattato, due vivono nobilmente in patria attendendo alla 
cura de' domeftici affari; E dal maggiore, che fi dilet- 
tò pure in varj modi del nobile efercizio della pittura^ , 
e che s'accasò con Marialaura Ferretti de' conti di Cartel- 
ferretto d'Ancona, e che non guari dopo morì ne nacque 
Lionardo, che prefò l'abito Gerofolimitano fece molte_j» . 
carovane fotto il Granprior d'Inghilterra fuo zio già Co- 
mandante delle galee del Papa . Ha poi comandato egli 
pure varie volte in affenza de' capitani le fteffe galee , ed 
efèrcitaprefèntemente la carica di cartellano della fortezza 
di Cittavecchìa . E' querto cavaliere ornato di non poche 
altre belle , e nobili qualità ; perchè intende d'arte nau- 
tica, fi diletta di poefia, è verfatonell'iftorìe, fa di geo- 
metria, ha pratica del mondo , E fé non forfè lafuamo- 
deftia , che è a me per aver molto tempo trattato feco , 
ben nota , e fo che anzi ama di camminare per la via del 
merito , che d'efiTer lodato , più direi , ma taccio per timo- 
re d'offenderlo . 

Gg 2 DI 



2$6 



DJ 




ANTONIO BAT1ST1 DIONIGI 
ARCHITETTO MILITARE. 

Ejlctno (P alcuni uomini forti o/cure V azio- 
ni , ed il nome con quella forte , che nelle 
cofe umane è comune \ e la pa //ione inven- 
tando bene fpejfo non men le calunnie^ , 
che r adulazioni confonde i giudizzi collo- 
cando fenza ragione alcuni fui trono del 
merito , e feppellcndo ingiuflamente altri nella tombj-j 
delVobb Unione . Così va nel fine dell'undicefimo libro del 
fecondo tomo della Tua ftoria faviamente da quel gran fa- 
vio che era difcorrendo allorché delPefpugnazione di Can- 
dia difcorre , il Nani , e fon elle per appunto Tue precifè 
parole; e così difcorrerò io pure orche d'Antonio ho im- 
prefo a difcorrere . Imperocché quantunque numero mol- 
to grande faccia tra quegli uomini forti , che coli'armi 
non meno , che coll'architettoniche invenzioni ne' fatti 
più illuftri di quel lunghiflìmo affedio fi fègnalarono non è 
ilato veruno in verun luogo rammentato da lui . E fé nella 
patria POldoini , che tante , e tante volte nel Tuo Ateneo 
Perugino lo rammemora , e chi leggeva di que' tempi gli 
avviti, le gazzette, ed i giornali v e che tal volta dalla_> 
di lui penna più veritieri eziandio ne riceveva non ne a-v ef- 
fe come amante di fua gloria tenuto conto fé ne farebbe af- 
fatto affatto perduta quella memoria , che pure per meri- 
to , e per giuftizia viva, ed immortale confervar fi dove- 
va . Così è dunque , così è , lafcimilo fenza darmi taccia 
d'amplificatore ampollofb il benigno leggitore ripetere , 
che, o per patfìone , o per dettino molti , che a ragion fep- 
pellir fi dovrebbero nel più profondo avello della dimenti- 
canza fono efaltati fui più eminente foglio dell'immortali- 
tà,e della gloria. E di molti,che meriterebbero d'effer innal- 
zati con perpetuità fino alle {ielle , o non fé ne parla punto, 
1643 o fé ne /parla . Negli anni 1543, a ^dì 2 ^« di marzo ebbe il 
\ no- 



DI ANTONIO BATlSTl DIONIGI AR. M. 237 

noftro Antonio Tuo nafcimento in Ferrara , dove Scipione 
fuo padre dopo aver fervilo per Tergente maggiore nel 
reggimento Strozzi Ferdinando II. imperadore , che di- 
chiarò lui , e tutti i difendenti Tuoi nobili del /agro Ro- 
mano impero , ed effere flato chiamato dal papa al gover- 
no dell'armi d'Ancona , e promoffo fuffeguentemente ad 
altri gradi militari e/èrcitava quello dicolonello; e co- 
minciò nell'età de' due, che già camminava , e cinguetta- 
va da fé fteffo ad iftruirlo ne«li elementi delle lettere , e_> 
della religione. Tenutolo così altri due e poco più , e 
gravemente poi ammalatoli addì 29. di novembre de' 1647. 
fi morì . E Diana Servi dama Anconitana , che con dodi- 
ci mila feudi di dote s'era accafata feco pafsò alle /èconde 
nozze con Ercole Floramonti cavalier Perugino , che pre- 
/è la tutela del figlio . Fattoli intanto grandicello , e_~» 
Tempre più fano , e robufto cre/cendo dava coli' agili- 
tà del corpo 3 e colla fagacità dell'animo /egni quali li- 
curi dell'ottime fperanze , che Ercole ne avea concepi- 
te, e gli fece ftudiargramatica fotto un bravo, edefperto 
maeftro . Vedendolo quindi più inclinato , e difpofto all' 
armi, che a qualunque altro efercizio ne lafciò in fua balia 
l'elezione . Ma fcelto avendo quel della guerra volle , che 
qualunque cofa ad eifa fpettante apprendente prima d'an- 
darvi , e lo mi/è fotto la direzione d'altri bravi , efperti , 
e proporzionati maeftri . Imparata ch'egli l'ebbe gli fecs 
replicatamente fpiegare tutti i libri d'Euclide , e dar nel 
tempo fteffo continue lezioni di fortificazione,e di difegno, 
a che egli per la Zète che aveva di torto partire applicava^, 
daddovero , ed in breve tempo fece progredì non ordina- 
ri , e quel che altri in lunghiflimo fatto non avrebbe . Rei- 
terandogli perciò piucchè mai fervorofe l'iftanze di par- 
tire e non potendolo in alcun modo rattenere partì , ed 
andò venturiere a fare alcune campagne fotto il coman- 
do del conte Monteciiccoli nelle truppe Tedefche , do- 
ve 



2g 8 Di ANTONIO BAT1ST1 DIONIGI 

ve alcuni Tuoi amici , cui l'aveva caldamente raccomanda- 
to , militavano , e d'altro più particolarmente non li pregò 
che di fargli vedere il vifibile ,e di non rifparmiarlo. E vide 
di fatto , e fi trovò all'azioni più cofpicue , ed ebbe grand' 
agio d'offervare gli alloggiamenti , le trincee, i ripari, 
le marce dell'armata , gli attacchi , gli affedj , gli alfalti, 
lefortite, l'offefè , e le difefe, e riducendo alla pratica 
ciocché apprefo aveva dalla teorica , e fèguitando fotto i 
più bravi ingegneri nell'inverno ad applicare egli pure bra- 
vo divenne . E come veduto avea più volte di vicino , ed 
a faccia a faccia il nimico , e che in alcune nel ferirlo era 
anche fiato ferito perde quafi affatto quel timore , che in- 
difpenfabilmente fa palpitare i cuori imbelli de' foldatì nò- 
vizzi , e che di rado , e preffochè mai interamente fi fiacca 
dagli agguerriti de' veterani . Fu trattanto non Co per qual 
grave p re murofo affare coftretto a ritornare in patria, e 
mefibfi in cammino arrivò a Venezia , dove ne' pochi gior- 
ni , che vi dimorò fece per mezzo d'un di que' nobili che 
conofciuto aveva in Germania varie altre amicizie . Quin- 
di ri prefa la via della patria , giunfevi follecìtamente , e 
mentre s'affrettava a difpacciarfi ebbe dal principe di Maia- 
la , e di Carrara la carica di colonnello con cinquanta^ 
feudi il mefe di foldo , ed il governo dell'armi del ducato 
di Ferentillo colla cufiodia della rocca di Materilla . Ma 
nel tempo fteffo , che ricevè quell'onore dal principe proc- 
uravano gli amici di Venezia di metterlo al fervìgio della 
repubblica , ed ottenutogliene altro limile gli mandaron la 
patente , e gli fcriffero che Tafpettavano . Spacciatoli 
dunque quanto preftamente potette il più partì; ed ito a 
prender congedo dal principe s'incamminò alla volta di 
Venezia , dove appena giunto , e ricevuto dagli amici 
con diftinti fegni d'affetto fu introdotto a ringraziare chi 
gli aveva conferita la carica , ed avute le neceffarie ifiru- 
zioni s'imbarcò fovra una nave, che flava con altre alleftita 

per 



ARCHITETTO MILITARE. 239 

per far vela verfo Levante , e con profpero vento giunfè fe- 
licemente inCandia. Prefèntoffi immantenente al coman- 
dante , da cut avuto il poffeflb della carica ebbe anche varie 
incumbenze , ed ufcitone in tutte ad onore n'ebbe varie al- 
tre 5 e non perde mai in quella valida , ed oftinata difefa 
un momento di tempo * Imperocché inventò varie mac- 
chine , per le quali molto , e molto danno ricevè il nemi- 
co , f^ce varie fortificazioni per maggiormente contrattar- 
gli , e difficoltargli l'oflfefa , comandò da capo in diverfe 
iortite , e tanto nelle più calde , e perigliofe continua- 
mente s'efpo/èjche vi rimate diverfè volte leggiermente fe- 
rito iinoachè da palla d'archibuio in una mortalmente col- 
pito nel volto cadde fèmiefUnto , e tramortito , ed a po- 
co a poco venendogli meno lofpirito gloriofàmente l'efklò 
lafciando appiè delle mura colla fpada in mano efangue_j 
il corpo nel più bel fiore degli anni, e ne' 19. di lu- 
glio de' 1669. quando (lava per raccorrà il frutto delle \66ty 
palme, che in tanti fatti egregj avea conquidale .. Con"" 
gran difpiacere lènti quefto caio il comandante ,. e tut- 
ti gli altri ufficiali grandemente, fé n'attriftarono ; e__* 
portato il cadavere con fòlenne. pompa , e coll'interve- 
nimento di tutti loro nella chiefa di S.. Marco vi fi fèppel- 
lì . Pronofticò la diluì perdita quella della piazza, per- 
chè al principio di fèttembre cominciò a capitolare . E vi 
feguì un fatto , che iebbene. rammentato fi fia nelle ftorie 
univerfali , da altri , e che non troppo forfè, a. quefta par- 
ticolare s'addica è cosi memorabile , e raro, che ho cre- 
duto fi deggia anche da me raccontare, acciò maggior- 
mente a' fecoli avvenire fi propaghi, e ferva a' pofteri d' 
infegnamento ,, concioflìechè niuno degli abitanti vi volle 
reftare. Fu tale , e. tanta la cofternazione\, il difpiacere,, 
Tangofcia , il timore, il terror ,, lo fpavento de' medefi- 
mi, che tutti fi mifero in repentino, e fèrvido moto, e 
fortemente fi fcompigliarono alPavvifo del fatale , acerbo,, 

eriw 



2 4 o £/ ANTONIO BATIST1 DIONIGI 

e rubefto fpettacolo , e quel mare in fortuna ftranamente 
fluttuando , e da qual rapido , fiero, e tempeftofo nembo 
in diverfi modi agitati : Che facciamo , dicevano metti , e 
pieni d'orrore i mariti alle mogli , i figli a' padri , le madri 
alle figlie dirottamente piangendo co' crini fparfì : Che 
afpettiam , replicavano afflitti , e ftupidi i padroni a' fervi, 
i maeftri a' difcepoli,gli artieri a' garzoni con voce tremo- 
la: Che cerchiamo^ gridavano furibondi, e disperati gli ami- 
ci agli amici, i compagni a' compagni, i vicini a' vicini per 
ogni lato correndo co' panni in braccio. Httejlo non è più fi- 
curo foggjomo al noflro onore t non più proporzionato ritegno 
alla no firn pudicìzia , non più ri/petto confacevole alle noftre 
famiglie ? Chi veder wrrà ufurpate le fojlanze , ridotta a 
fervitude la libertà , la vita efpofta a? pali , a* lacci , et 
croci ? Su fu partiamo da q uè fi e terre , ahhandoniam que- 
Jli lidi divenuti oggimai per noi troppo funefli , e crudi . E 
dacché la no/ira religione ha da lafcìare fua fede , e V no- 
flro Iddio fuggir dafue chiefe fuggiam noi fuggiam pure con 
ejfo loro da noflre cafe : E tutti concordemente coftanti , 
e rifoluti deprezzando , e mobili , e ftabili , e fèmoventi 
l'abbandonarono . Ricordando/] forfè dell'empie crudeltà, 
e dell'inudite tirannie, con cui i Barbari ventiquattr'anni 
prima trattarono contro la fede datai miferi abitatori del- 
la Canea , che oppreffi maggiormente ogni dì da mille , e 
mille avanie eran corretti per timore di più a tollerarle, 
ed a moftrar eziandio di gradirle avviliti quai fanciulli 
dall'ufo di foftnr le sferzate, e di baciare la sferza , e_> 
quali infermi fpinti dalla paura della morte a forbir volen- 
tieri afpre , ed amare bevande . Arrivata frattanto la nuo^ 
va fatale d'Antonio in patria ognun fé ne affliffe , e_> 
la compiante; e per darne ficure riprove in diverfi par- 
ticolari modi, e con diverfè compofizioni funebri l'ono- 
rarono . Che raccolte poi da Carlo Batifti fuo cugino 
ben cognito nella republica delle lettere per la cogni- 
zione; 



ARCHITETTO MILITARE* 241 

ìzione , che aveva delle tofcane , e delle latine fi Cam- 
parono in un volumetto in 4. , e gli Epicedj della fama__> 
s'intitolarono. Ed ecco, come i Perugini trovati il fono 
alle più memorabili azioni militari fèguite negli ultimi fé- 
coli nel mediterraneo Orientale 5 ed in quell'itole , dove 
refteran Tempre vive le memorie di lor valore , e del fàngue 
che v'anno fparfo . Imperocché rammemorerà fèmpre__> 
Rodi quello di Filippo Bigazzini , di Leonardo Baleftrini, 
e d'altri , fìccome nella vita di Leandro Signorelli , fi è 
narrato . Rammemorerà Famagofta quello d'Aflorre Ba- 
glioni , conforme nella vita di Cefare Roffetti ho accen- 
nato . Rammemorerà Larta Caftel nuovo , e Malta quel- 
lo d'Afcanio della Corgna , di Vincenzio Anaftagi , e d'al- 
tri fècondochè nelle lor vite detto abbiamo . Rammemo- 
rerà Lepanto , quello de' medefìmi nelle medefìme lor vìto 
enunciato . E rammemorerà finalmente Candia quello del 
noftro Antonio già da me ora rammentato . Né quefte_ * 
quantunque moderne fieno fon l'ultime glorie, che nell* 
armi anno acquiftate . Poiché ha avuti nell'età noftra in 
un tempo freffo Perugia prefTo a cinquanta uffiziali in di- 
verti* pofti militari tutti da me conofciuti , e di cui vive_» 
prefèntemente la maggior parte , al fervigio di diverfi 
principi , ed an fatto il lor dovere in ogni rincontro . E 
per fegno , che non fallo regiftrar ne voglio a un per uno 
qui lotto i nomi . Quattro ne ha avuti al ferviziodi Cefa- 
re , e tono Goffredo , e Francefco Baglioni , Giufeppe 
Antinori , e Giufeppe Lambardi . Ventitre al fervizio del 
re di Francia , e tono Giambatifia , .e Claudio Aureli, 
Orazio, e Francefco Monaldi, Girolamo, ed Aleffandro 
Alfani , Cefare' , e Giufeppe Doni , Santi , e Pio Ferret- 
ti , Girolamo , e Baldatfarre Crifpolti , Carlo Cefàrei , 
Vincenzo Ondedei , Pudiano Pudiani , Pompeo Frollie- 
ri , Gio: Battifta Ercolani , Marcantonio iVIeniconi , 
Contuccio Contucci , Lione Borgia , Giovambatifìa della 

H h Pen- 



242 DI ANTONIO BATISTl DIONIGI AR. M. 

Penna , Filippo Graziani , ed Orazio Batiftì : Quattro al 
Servizio del re di Sardegna , e fono Giufeppe di Borbon di 
ò'orbello , Vittorio Alfani , Niccolò Giobbi Fortebracci , 
e Curzio Giugi : Quattro alfèrvizio della repubblica di 
Venezia , e fono Bartolommeo , Carlo , e Gio: Batifta_j 
degli Oddi, e Lorenzo Ranieri . E dodici al fervizio dei 
Papa, e di Malta, come cavalieri della religione , alcu- 
ni di cui an comandato , e comandano le galee , ed altri 
anfèrvito, e fervono nelle carovane , e fono Diamante—* 
Alfani , il commendator Carlo , ed Amilcare Graziani , 
Pabbrizio di Borbon del Monte, Pietro Crifpolti, Orazio 
Eugenj, il commendator Griffone Oddi , Virgilio Flo- 
renzi , Afcanio Baldefchi , Leonardo ferretti , Luzio Al- 
fani , Tiberio Borgia , e più forfè ve ne faranno , de' qua- 
li , ancorché ne abbia minutamente la memoria ricercata , 
non mi farò talora ricordato . 

DI BARTOLOMMEO PETR1NÌ PITTORE . 

He non fa la provvidenza divina , quando, 
vuol efaltarqualchedunoPE come gli acci- 
denti difpone poi, qualora per Tuoi giufti, 
ed impenetrabili giudizzi , o d'efaltarlo fi 
rimane, o determina d'abballarlo ? Ma. 
ravigliofa ella è fiata , e fèmpre farà ; e 
non cefserà mai d'efTere , acciò non ceffino mai gli uomini 
di rivolgere gli occhja lei , e di riconofcerla per difpenfà- 
trice fuprema dituttociò, che loro alla giornata, o di 
cattivo , o di buono , o di profpero , o d*avverfb va fuc- 
cedendo - Né punto men penfa alle abitazioni de' nobili , 

a' palagj de* grandi , ed alle regie de' fòvrani , che alle > 

cafè de' plebei , alle capanne de* contadini , e ad ogni 
più povero , e vile omiciattolo , che non abbia tetto, 
oà alcun altra ricetto . E non finifce ella qui la mara- 
vigliai 




m BJRTOLOMMEO PÈTR1NI PITTÓRE. 243 

viglia 3 e la grandezza di Tue ftupende di/pofizioni ; per- 
chè non folo non la/eia mai di penfare agli uomini , ma__» 
pen/à ancora agli animaluzzi più minuti , a' vermicciuoli 
più fordidi , alle piante in/ènfate , ed a tutt'altro , che per 
comodo loro ha creato . Niuno dunque dubitar mai deve 
di Tua condizione 3 e credere 3 che mancar gli deggia mai 
il necefifario 5 e Bartolommeo , che Meuccio fu chiamato , 
ài cui ho imprefò a fcrivere ci darà chiaro a conofeere , 
come fi vedrà , quanto fia vero ciò 3 in che mi fono finora 
andato fvagando . Imperocché effendo del 1642. dalla_j 
Marca capitato in Perugia Francefèo Tuo padre in princi-» 
pio della guerra d'Urbano per arrolarfi s'innamorò di cer- 
ta giovinetta Perugina, che nient'altro avea di Tuo, che 
Toneftà , e quefta fòla fu la dote che ebbe nello fpofàr- 
la ; giacché quefta fòla , e nulla più egli aveva di capita- 
le . Nacquegli nell'anno fufleguente un figlio , cui pò fé » 164$ 
nome Bartolommeo, che è quelli appunto , di cui di/cor- 
riamo; e mentrecchè dalla madre s'allattava , la madre 
morì , e morì in tempo che per ifventura maggiore del 
figlio , il padre gii arrotato partito era dalla città col reg- 
gimento, che aveva avuta la marcia pel Tra firn eno . Un 
unica zia , che aveva la madre in tempo che s'accasò , mo- 
rì prima del parto, ne altri parenti lafciò , che poteffero 
aver cura del figlio . Si ritrovò alla di lei morte certa con- 
tadina Tua amica , che ne' fòbborghi faceva l'ortolana , la 
quale come frefea ella pure dì parto il proprio figlio allat- 
tava , ed andava nella di lei malattìa dando il latte anche 
al fuo . A lei dunque prima di morire ftrettolfi teneramen- 
te al feno efficacemente il raccomandò , ed ella 3 che già 
in que' pochi giorni , che diedegli il latte pollo gli avea 
qualche amore fel prefe , e portatofelo a cafà raccontò tut- 
to il fatto al marito 3 e gli foggìunfè che quegli pure era , e 
doveva effer ìor figlio » Aveva prima dipartir da Perugia 
col bambino fatto fcrivere al padre dandogli parte di quan- 

H h 2 to 



244 P* BJRTOLOMMEO PETR1N1 

to era accaduto , e quando afpettava , o di veder lui , o di 
ièntir qualche buona novella ebbe avvifò, ch'egli pure nel 
giorno fteffo , che morì la moglie , era morto . Difpia- 
cque ciò non poco agli onorati villani , perchè da lui fpe- 
ravano qualche ajuto, pure alla fine fi dieder pace , e fegui- 
tarono colla fteffa cura che nodrivano il figlio a nodrir an- 
che l'altro . Avvenne , che la nodrice di lenta , e lunga..» 
febbre, benché non mortale ammalò , ed eflfendole man- 
cata l'abbondanza del latte non ne aveva a fufficienza per 
darne ad ambedue , e fi fece ajutare da una pecorella , che 
teneva domefticamente in cafa , perchè ogn'anno vi alle- 
vava un agnello . In cotal guifa furon per alcuni mefi , e 
di latte febbricitante , e pecorino nodriti ambedue 5 fin- 
ché ella fi riebbe } ed elfi poi con miglior nodrimento an- 
davan felicemente crefeendo, e crebbero con intera falute 
fino all'età di due anni . Perdettela Meuccio in principio 
del terzo , e viffe malaticcio continuamente fino al quar- 
to 3 dimodoché poco , o niun conto facevano di ma vi- 
ta , quantunque con ogni amor gli aflìfteffero gli amo- 
rofi villani . PaOfato così fèmpre tra'l male, e 'I perico- 
lo della morte la frate gli lafciavano i villani mangiar 
quel che voleva , ed egli avido all'ufo de' fanciulli , ed' 
ogni altro infermo de' frutti cominciò a mangiar nell'au- 
tunno fichi , ed uva a crepa corpo ; e paflato non era an- 
cora l'ottobre , che con sì fatta medicina vigoroso, fre- 
sco , e graffo divenne , e frette poi tèmpre bene . In tale 
fiato lo trovò l'anno fuffeguente il parrocchiano , quando 
per la fettimana fànta andò a benedire la cafa , ed avendo-» 
lo di molte cofe interrogato, fèntitol rifponder a propo- 
sito, e piacendogli anche l'indole, e l'avvenenza lo con- 
duffefeco, ed infègnatogli a leggere , e a feri ve re l'alle- 
vava in abito chericale per farlo prete . Tornò di quel 
tempo Luigi Scaramuccia pittor Perugino di Lombardia a 
Perugia 3 e come era flato egli pure prima che ne partufe 

ami- 



Pirro* R 245 

amico del parrocchiano vi andò alcune volte a defìnare , e 
"veduto il giovinetto fèrvir lindamente , e d'ottimo garbo 
a tavola , e fare ogni altra faccenda domeftica con politez- 
za , e prettamente concepì per lui dell'affetto finché di ma- 
no in mano gli andò crefcendo , ed al parrocchiano per fè- 
co condurlo , quando partir doveva , il richiefe. Di poca 
buona voglia s'indufie a dargliele il parrocchiano , e di 
non molta il giovinetto a andarvi . Prefo poi gufto in ve- 
der di continuo cofe nuove nel viaggio , ed innamoratoli 
del nobile , e famigliar tratto del novello maeftro non lì 
fcordò mai del vecchio , e de' villani fuoi benefattori, ma 
volentieri {lette finché viffeconlui, che fubito arrivato a 
Milano principiò a dargli lezion di difegno , e ad iftruir- 
lo nell'arte della pittura . Facevavi non ordinar) progredì 
il giovinetto , e guadagnando fèmpre più col fuo bell'ope- 
rare l'amor del maeftro , e degli altri fcolari correttamen- 
te già difegnava allorché prefe anche pratica de' colori , e 
dava fegni certiflìmi della paffata , che fece , ed era per fa- 
re . Ognun dunque afpettava gran cofe da lui , quan- 
do condotto dal maeftro in fuo ajuto nel dipignere cert' 
opera a frefco cadde , come velociffimo era in qualunque 
fua operazione , sbadatamente dal ponte , fi ruppe una 
gamba , e rimafe anche offefo non poco nel volto . Gua- 
rì per la gran cura, che ebbe , ma retto di quella ftorpia- 
to , ed in quello con alcune cicatrici; e di bello, e ben_> 
fatto che era divenne quafi orrido , e moftruofo . Seguitò 
nondimeno colla primiera applicazione a ftudiare , benché 
avvilito alquanto fi fofte nel vederli così mal ridotto , e_-* 
fece d'invenzione due quadri , che veduti da un Oltra- 
montano, che molto di pittura fi diiettava tanto gli pia- 
cquero, che glieli pagò quel che volle , e due altri gliene 
ordinò . Rincoroffi allora tra per lo denaro , che guada- 
gnato aveva , tra per quello , che fperava di guadagnare , 
e tra per l'applaufo 3 che avuto avevano i quadri , e per 

l'ani* 



246* T)l BARTOLOMMEO VETRINI PITTORE: 

l'animo , che gli facevano per follevarlo il maeftro , gli 
amici, e gli altri fcolari , i quali anziché l'invidiaffero, 
compativan lafuadifgrazia, e a tenerlo allegro , e a di- 
vertirlo in diverfi modi s'ajutavano . Mandò cinquanta^ 
feudi di regalo a' villani , dieci al figlio , che per eflere 
flato allevato feco lo teneva per fratello, ed alcune belle 
fcatole , e fibbie d'argento al parrocchiano ; e fcriffe loro, 
che non fé ne farebbe mai , fé venuto foffe in fortuna , di- 
menticato . Stava frattanto attorno agli altri due quadri , 
quando rubato gli fu il rimanente del danaro con tutti gli 
abiti , ed ogni altra cofa di valore , che aveva nella dan- 
za , ove dormiva fenzachè fi poteffe mai /coprire il malfat- 
tore , ed il poverino reftò folo con quel , che addojfo por- 
tava . Più di ciocché doveva egli s'affliffe , e divenne quafì 
inconfolabile , ancorché gli amici , ed il maeftro in qua- 
lunque fomma , che chiefta .avefte gliene efibiffero . Ma_, 
guai a chi comincia così nelle cofe profpere , come nell* 
avverte ad effer continuo berfàglio degli accidenti ; perchè 
rare volte la morte , che all'une, e all'altre pontine, /è 
ne allontana . Infermò dunque gravemente il cattivello, 
e quel che non avevan potuto fare nel corfo di ventun'anno 
tutti gli altri mali , e difagj , che aveva avuti , lo fece in 
quattro giorni la malignità della febbre , e con gran di- 
fpiacere del maeftro , degli amici , de' condifcepoli , e di 
1664 tutti quelli che lo conoscevano glitolfe ne' 1664.. la vita • 
Tuttociò m'è ftato più d'una volta raccontato dal cavalier 
Rufconi , che moltifiìme intefo l'avea raccontar in Milano 
dallo Scaramuccia , che era Tuo amico , ed aveva di con- 
tinuo fulle labbra Meuccio , ne dilungar poteva mai dal 
cuore , e dalla mente la di lui dolce , e cara rimembranza 
ravvivata ora da me in quefte carte immortalmente . 



DI 



HT 



DI GIUSEPPE SCAGLIA SCULTORE. 




Apitò circa gli anni 1640. in Perugia Leo- 
nardo Scaglia di nazione Franzefe bravo , 
ed eccellente (cultore , e intagliatore__> , 
che avendovi fatti diverfì lavori , e fra 
gli altri in Duomo il ritratto del celebre 
Bonciario , s'acquiftò non folo l'applaufò 
univerfale di tutta la città , ma l'amore di tutti i cittadini 
naturalmente inclinati al foreftiere . Vedendoti* egli così 
amato, e (limato , e che da lavorare non gli mancava.» 
vi prefe moglie , e v'ebbe alcuni figli , ed uno che nacque 
intorno agli anni 1650.. fu il noftro Giufèppe , che tirato 16*50 
innanzi alla profèfTione. dal padre divenne in progreflo di * 

tempo colla continua applicazione, e col naturai talento 
fuo degno allievo , ed egli pure vi prefe moglie .. Poco 
operò quefto valentuomo, in Perugia , ove {blamente fi ve- 
dono intorno l'aitar maggiore della chiefa di S. Domenico 
quattro ftatue fatte da lui, che rapprefentano i quattro 
Evangelifti, un altra % che di rimpetto al pulpito rappre- 
fènta il Re David , e tutte quelle , che cogli ftucchi altre 
figure rapprefentano nella cappella di S. Domenico da So- 
riano nella medefima chiefa , che dell'anno, 1682.. fi compì 
interamente da lui . Molto operò per la provincia , ove 
in diverfe città , e terre fece altari % e ftatue di ftucco , ed 
avrebbe , fé ne aveffe tenuto conto avanzato gran danaro .. 
Ma perchè colla medefima facilità, che '1 guadagava lo* 
fpendeva poco capitale lafciò in morte agli eredi . Seguì 1700* 
quella preffo gli anni 1700. % né fo dove veramente feguif- * 
fé 3 né chi quefti fi foffero ., 



m 




248 

DI FRANCESCO C1VALL1 PITTORE : 

Rande fpirito 3 e non minor inclinazione 
al difègno inoltrava da bambino il noftro 
Francesco , ed il padre 3 che teneramente 
l'amava voluto avrebbe , che più per la_^ 
via delle lettere , in cui far fi può eminen- 
te fortuna , che per quella dell'arti fi foffe 
incamminato . Ma egli che era di mente affai {vegliata 5 
e di fangue molto focofò fiflfar non fi potendo in quelle—» , 
e particolar genio inoltrando a quefte fu il padre dagli ami- 
ci 5 e da' maeftri a la/ciarlo nella fila vocazion consigliato . 
Poco dunque , o nulla ftudiò 5 perchè ne' principj della 
grammatica, quando andava alla terza fcuola del collegio 
de' Gefuiti abbandonò ogni Audio 5 e tutto fi diede al di- 
fègno . Raccomandollo il padre a Gianandrea Carloni , 
che dipigneva allora in Perugia 5 e difègnò , e dipinfe fot- 
to fua direzione qualche tempo. Ma come era volubi- 
le , e alquanto vano , e prefuntuofò 5 che fu la cagione 5 
conforme nel profeguimento del racconto fi dirà 3 che-j 
non fece quella fublime paiTata , che far poteva , cominciò 
a deprezzare , tuttoché valentuomo folfe , ilmaeftro, a 
non curare l'amore del padre , benché di foverchio forfè 1' 
amalfe, ad annojarfi delle comodità della cafa, quantun- 
que maggiori , che a fua condizion convennero 5 ed a_» 
lamentarli della patria 5 febbene era ben veduto , e di 
null'altro più difcorreva , che di partire . Compiuti non 
ró*6"o aveva ancora i diciott'anni j poiché ne' 1660. nato era, 
quando partì per Roma , ed arrivato che fu s'introdulfs— » 
fubito nella fcuola di Bacicelo. Stettevi molto tempo, 
e vi fece tali progredì 5 chepaflfava fenza contrafro pel mi- 
gliore de' fuoi fcùlari , e più d'ogni altro godeva la gra- 
zia del maeftro , che cercava in ogni modo di tirarlo inan- 
zi , e d'ajutarlo. f ecelo finalmente conofeere a monfìgnor 

Im- 



Dì FRANCESCO CIVALll PITTORE . 249 

Imperiali , che era allora teforiere , e che fin da quel tem- 
po tra l'altre degniffime Tue qualità moftrò il bel genio , 
che avea alle belle arti , e la ftima che faceva de' bravi ar- 
tieri . Piacquegli tanto il garbo , lo fpirito , il tratto , 1* 
avvenevolezza , e l'abilità, del giovane defcrittagli con_, 
amor particolare dal maeftro , che lo prefe al Tuo fervizio 
con piena libertà di dipignere folchè dipignefle . E per 
maggiormente ajutarlo dipigner gli fece un quadro in tela 
d'imperadore, in cui rapprefentò la Madonna col Bambi- 
no 5 S. Giufèppe , e due angeli , e lo dileguò , compofè , e 
colorì di tanto gufto , e così bene , che pafta anch'oggi per 
un de 1 migliori che abbia mai fatto. Gli ordinò poi, che di- 
pigneife gli ftendardi di Cartello , e delle galee , e finiti che 
gli ebbe lo fece largamente pagare . Fu indi a non molto , e 
del i6qo. promoflb meritevolmente alla porpora monfi- 
gnore, e prendendo fempre più a protegger Francefèo, che 
tuttavia inceflantemente dipigneva fotto la direzion di Ba- 
ciccio , gli proccurò tanti lavori , che guadagnò alcune mi- 
gliaia di feudi , fé li mife anche da parte , ed acquiftò 
molt'altre protezioni . Fece per S. E. un quadro , che—» 
ìrapprefènta Mosè , quando la figlia di Faraone lo fa trarre 
dal fiume, che inoltratolo a Bacicelo l'avvertì di molte co- 
fe; ma egli che fi credeva già maeftro portato dall'aura», 
della fortuna , e tutto affidato nel fuo fpirito , e nella fua 
avvenevolezza non troppo gradì i fuoi avvertimenti , anzi 
difprezzandoli fé ne dolfè pofeia , e fé ne querelò cogli 
amici . Giunfero tant'oltre le querele , che riiapute furo- 
no da Baciccio , che non moftrò più d'allora in poi fegno 
alcuno di genio allo fcolare , di che egli accortoli lì licen- 
ziò con afpre, e pungenti parole brufeo, e cipigliolo da 
lui. Baciccio, che caldo pur era , erifentito, e che ave- 
va giufli motivi di lamentarli lafciò in quell'occafìone affat- 
to il fuo fuoco ; ed amorevolmente da favio maeftro , co- 
me colui , che fapeva ben parlare così gli parlò : Spìacemì 

I i ejlre* 



250 VI FRANCESCO CIVAlLl 

cferemamente Francefco di vedervi incamminato per un t~> 
fi rada , che non vorrei . Ho ammirata finora la voflra abi- 
lità , ho amato il i)oftro buon cojìume 5 ho efaltato il voftro 
fpirito \ ma quelle prerogative , che credeva dove Jf ero con- 
durvi a? pofti più alti della prof e Jftone m 'accorgo che an da—> 
e ffe re il voftro precipizio . Troppo voi vi fate infuperhito in 
unfubito ? Troppo di voi presumete ? E tutiofondato nelle 
protezioni 5 che avete , e nel danaro , che accumulate vi da- 
te forfè ad intendere 5 ctfelle deggian ejpr perpetue . Me- 
fchin di voi i io ho compajpone del voftro mi fé r ab ile fato \ 
Deh rivolgete alle volte gli occhi indietro , e riandate col 
penfeero non i tempi moderni , ne gli antichi 5 mafol quelli 
in cui voi vi (fato fate , ed al pr e finte vivete , e fé qualche 
barlume ancor vi refta di difcemhnento bafterà per dijftn-* 
gannarvì . Confederate , confederate , che le co fé del mondo 
fono incerte , e qualora pia fu falgono pili giù precipitano . 
Che le ricchezze , le delizie , gli onori , il concetto , la (li- 
ma , la fama , cangiano pojfeffori fovent emente in un iftan- 
te , conforme vuol la fortuna , che ne difpone . Che lo fpi- 
rito , il brio , Pavvenevolezza^ il garbo 5 la grazia tutti doni 
fatti parzialmente agli uomini da natura^ e tanto dalla vani- 
tà apprezzati. , ed in tanti modi affettatamente anche accre- 
fciuti, e proccurati ad ogni caldicciuolo f afcondono di febbri- 
dna che gli affaglia . Che ejfendo il genio capricciofo tanto 
dura 5 quanto è durevole Pife abilità del capriccio , e F amore 
wafcendo daW utile 5 finendo quefeo , quello pure finifceLj- . 
Ciò 5 e non più ho creduto per debito di maeftro qual per 
tanf anni parziali ffìmo vi fono fiato , dovervi dire , riflet- 
teteci , e regolatevi : Niun conto fece Francefco de' favj 
documenti di Bacicelo , e nient'altro rifpofè , fé non che 
aveva avanzato tanto da poterfì rider ài tutto , e Segui- 
tò a dipignere allegramente finché effendo fiato dichia- 
rato Legato di Ferrara il cardinale dal papa fi difpofè a_» 
partire 3 e dille a Francefco ch'ei pure fi difponeffe alla 

par^ 



PITTORE. 25t 

partenza . Partì dunque feco , ed arrivato a Ferrara co- 
minciò per non iftare ozio/o a lavorare , e fece alcuni qua- 
dri , che vedutili da que' cavalieri molto lor piacquero , e li 
comprarono ; ed egli che gli aveva affai ben venduti , e che 
conosceva d'effere in credito , e ftima feguitò di vena a la- 
vorare , e guadagnò moltiffimo. Morì frattanto Alelfandro 
Vili. , ed effondo S<E. partita pel conclave mandò France- 
sco a Venezia, acciò copiaffe il celebre quadro delle nozze 
di Cana fattovi da Paolo . Stettevi circa dieci mefi trattan- 
doli tempre alla grande , e {pendendo prodigamele, e tor- 
nato colla copia a Ferrara trovò Ò.E. che ritornata pur era 
da Roma , perchè avuta avea la conferma della legazione 
dal nuovo pontefice . Vedutali da S. E. la copia le piacque 
affai , perchè era veramente ben fatta , gli fece parecchie 
finezze, e cortefie , e lo riprete al fuo attuai fervigio. 
Poco però vi fi fermò, perchè alcuni mefi dopo fu licenzia- 
to . Ritornò egli in Roma , e S. E. terminata la legazio- 
ne pafsò per la ftrada d'Abruzzo a Francavilla feudo della__r 
cafa , ove dimorata lètte mefi con perfetta falute ritornò 
ella pure verte la fine di giugno a Roma , ed andò ad abi- 
tare nel calino, che aveva alla Trinità de' monti . Fu fubi- 
to Francefco ad inchinarla , ed avendo S. E. prefo pochi 
giorni dopo a pigione il palazzo del marchete dd Bufalo 
in Piazza colonna meditava col fuo fquifito , ed alto gufto 
di ridurlo a miglior comodo , ed a più (ignorile , e vago 
flato , ficcome vel riduffe . Fece dunque dipignere a Fran- 
cefco i fregi , e le fòffitte delle più nobili anticamere , e__» 
dell'ultima ftanza del primo appartamento, e quella del 
Baldacchino al Ricciolini padre del vivente , che d'ottimo 
guflo con vaga , e corretta maniera , e con armoniofLj 
compofizione efercita lo fteffo meftiere , e vi fpicca , e ri- 
fplende diftintamente. Dipinte pur-d'ordine di S. E. Fran* 
ceteo nel fecondo appartamento a chiaroteuro verdiccio 
con ornamenti d'oro tutta la galleria toltone il profpetto , 

li 2 che 



252 DI FRANCESCO C1VALL1 

che dipinto fu da Pietro de' Pietri . E d'ordine di S. E. al- 
tresì dipinfe la cappella dal fofììtto infuori che dipinto 

fu dal medefimo Pietro , e fece tutti gli ornati delle > 

porte , ove fi vedono angeli , e putti con fettoni di fiori na- 
turaliflìmi affai ben distribuiti, e dipinti . Né contenta S.E. 
d'avergli fatti fare i mentovati lavori volle che ne faceffe 
ancora alcuni altri , e gli fece dipignere la metà della foffit- 
ta della prima ftanza d'udienza, giacche l'altra metà fi di- 
pigneva dall'anzidetto Pietro, che unitamente col Ric- 
ciolini dipinfe tutte l'altre foffitte dello fteffo appartamen- 
to . Ma come Francefco faceva poco , o ni un conto di tut- 
ti perdute aveva tutte l'altre protezioni, ed amicizie, 
«è più trovava alcuno, che gli faceffe fare alcuna cofa . 
Rifolvè perciò d'andare a Napoli a cercar miglior fortuna, 
dacché avendo in var j modi fprecato in Roma tutto'l dana- 
ro , che guadagnato aveva vela Stimava poco propizia-» . 
Avute dunque diverfe letteredi raccomandazione da S. E. , 
ed in ifpezie una per la marchefa di Fufcaldo fua forella s' 
incamminò a quella volta . Arrivato che fu recapitò le let- 
tere , e s'introduffe per mezzo loro nelle primarie cafè , 
ebbe qualche commeflìone , fece qualche quadretto , ma_» 
con poca forte perchè non ebbero grande applaufo . Cad- 
de in tanto S. E. in qualche indifpofizione di Stomaco per 
le Soverchie fatiche , che faceva negli ftudj delle caufe del- 
le congregazioni , a cui era fiata deftinata , ed a cui vole- 
va onninamente dopo averle ftudiate, e ripudiate tutte, 
conforme ha fatto fempre , intervenire. Fu perciò confi- 
gliata da' medici, perchè non cadeffe in maggior male a de- 
lìftere affatto da ogni applicazione, e a cangiar aria , ed an- 
dò ella pure a Napoli . Non mancò Francefco d'effer fubito 
arrivata de' primi a riverirla , e nel tempo Steffo a pregar- 
la di qualche ajuto , perchè fi trovava veramente in mife- 
rie . Volle 5. E.ufar fèco anche allora di fua folita genero- 
fità 3 che è Hata fempre naturalmente favorevole a tutti , e 

Orli 



'PITTORE'. 253 

gli fece fare un quadro co' ritratti della celebre , antica , 
e numerosa famiglia Spinelli de' marchefi di Fufcaldo , col 
cui prezzo fattogli da S. E. trabocchevolmente sborfare__» 
iupplì al gran bifògno che ne aveva . Quindi rimettali 
col benefizio di quell'aria ben bene in fàlute fé ne ritor- 
nò a Roma 5 dove non guari dopo tornò anche France- 
feo , e S. E. lo riprete benignamente in cafà . Voleva ella 
allora far dipignere la fòffitta della chiefa. di S. Giorgio 
preiTo a Campovaccino , che aveva già fatta riftorare , 
perchè era di fuo titolo, ed a lui ne diede Pincumbenza. 
Fecene i ditegni , che effendo molto piaciuti non pure__* 
a S. E. ; ma anche a que' profefìori , a' quali furon inoltra- 
ti , mite fuffeguentemente mano al lavoro , e vi rappre- 
fèntò S. Giorgio a cavallo in atto d'uccidere il drago ; e ne 
riportò non ordinaria lode . Andò poi a dipignere una_j 
delle lunette, che è la penultima dalla parte eftern a della 
fàgreftia nel chioftro di S. Andrea delle fratte , e fece di- 
verte altr'opere in varie cate . Ma quando tutti credevano 
per li continui guadagni , che faceva che aveflfe raunato 
nuovamente dell'altro danaro era più miferabil che prima , 
e talepoteia fi diteoperte, perchè cominciò a lavorare a_, 
boniflìmo mercato , ed a cercare con grande anfietà i lavo- 
ri . Seppe che '1 marchete Cavalieri voleva dipignere la_> 
galleria di fua cafa , gliele dimandò , l'ottenne, e S. E. 
allora per motivi che non fi teppero fé ne disfece . Ebbe 
dal marchete due ftanze nella medefima , e quivi fece i di- 
tegni , ed i cartoni dell'opere, che piacquero molto al 
marchete ; perchè Franceteo fapeva ben ditegnare , ed 
aveva gran facilità nell'inventare , e nel comporre , coro 
cui faceva non leggier contrapponimento alla debolezza 
del colore , che era il difetto maggiore che gli apponeva- 
no . Provò i cartoni , e vedendo che beniifìmo s'adatta- 
vano al fito cominciò a lavorar col pennello , ma non ave- 
va ancor ben finito d'abbozzarla D che o foflTe. il fetor della 

cai- 



254 & FRANCESCO C1VALL1 PITTORE l 

calcina , e de' colori , o lo fcomodo del lavoro , o la po- 
ca fallite, cadde infermo , e non iftette più bene. Quin- 
di aggravando tèmpre più il male diede in idropiiìa di 
1703 petto, e adì 7. di gennajo del 1703. pafsò a miglior vi- 
' ta . Portoifi il cadavero di notte a San Carlo de' Catena-» 
ri, ove con decente mortorio reftò la mattina tèguente_> 
efpofto , e dopo le folite efequie vi fi feppellì . Pochini- 
mo capitale latèiò perchè anche il letto , che aveva , era 
del marchetè , né ho potuto mai fapere chi fia fiato l'ere- 
de . Fu di giufta ftatura ; di poco buona compie ffione_j 
non naturale , ma voluta, delicata, e macilente, bian- 
co, e pallido di colore , ma di belPafpetto , ed avvenen- 
te , nero di crine , ed affai ben fatto di corpo . Parlava 
bene , perchè era eloquente ; ma parlava male , perchè 
ditèorrendo de' pittori per quel che concerneva la profef- 
fione , diceva poco bene di tutti . Aveva per altro otti- 
mo naturale, e coftume amava la converfazione , d'al- 
legria , e portato dall'innata fua generofità , e fplendi- 
dezza più degli altri tèmpre {pendeva , quando fi trovava 
a fpendere in compagnia . Moftrò (ingoiar preftewa , e 
rifòluzione nell'operare, né l'opere per vafte , e copio- 
tè, che elle foffero gli davano alcuna apprenfione . Ebbe 
gran facilità nel fare ì ritratti , e grande artifizio nel far- 
li fimili . Ed in ciò dir fi può, che agguagliale il mae- 
ilro , ficcome agguagliato l'avrebbe nel rimanente , fe_» 
più fi foife latèiato guidare da lui , e meno aveffe pretefo . 



Dì 




2S$ 

DI SCIPIONE ANGELINI PITTORE. 

/ 
Raggono i fanciulli da qualunque genio 
eh' egli abbiano , purché reo non fia_> , 
profittevoli, e nobili infegnamenti, qua- 
lora i padri gli ofTervano , e per quelle—» 
vie , onde inclinati fono gl'indrizzano . . 
Era Bernardino Angelini pittore di {uffi- 
ciente capacità maflìmamente in copiare ; e s'andava ono- 
ratamente colla pittura mantenendo , benché avefTe mo- 
glie , e figli, quando s'accorfe , che '1 noftro Scipione—* 
più d'ogni altro a quella profeffione dedito fi moftrava . E 
perchè s'accorfe ancora , che aveva genio particolare a* 
fiori , e che andava de* più belli in traccia , e che vi fpen- 
deva tutti que' quattrinelli , che di quando in quando gli 
fòmminiftrava , per farne acquifto ftimò fuo vantaggio 
dopo averlo iftruito alquanto nel difègno delle figure d' 
iftruirlo eziandio nel disegnare i fiorì , e fbvente il condu- 
ceva pe' giardini a fargli vedere , e confiderare i più rari . 
Il figlio però , che nel crefeer degli anni , giacché adì 14. 
di gennaro de' 1661. nato era cominciava a conofeere la__> 1661 
poca fortuna, che co' pennelli faceva il padre cominciò 
altresì a difinnamorarfene , ed a poco a poco ad abbando- 
narla , e tutto lì diede alle lettere , e s'incamminò per 
mezzo di effe agli ordini facerdotali . Fecevi baftevol pro- 
fitto , e giunfe finalmente a celebrare , e ad e ifer compe- 
tentemente provveduto di beni ecclefiaftici , allorché nell* 
ore difoccupàte ricominciò a adoperar la matita , ed i co- 
lori , e varie cofètte a grottefche dipinfè . Dietro a quefte 
andò per qualche tempo , e finché gli ritornò più vivo , e 
forte del primiero il gufto , ed il genio de' fiori . Stretta.» 
avea dopo la morte del padre confidente amicìzia col conte 
Orazio Ferretti , di cui abbiam già fcritta la vita , e con 
elfo lui in qualunque occorrenza fi coniìgliava , e fcelto an- 
ca© 



256 DI SCIPIONE ANGELINI 

che l'aveva per guida , e per maeftro . Il conte che vedeva 
la fingolar Tua difpofizione in dipigner fiori , ad elfi Pina- 
nimì , e Teso andava quafi ogni fera , quando il tempo lo 
permetteva per i giardini a ritrarre , e copiare il più vago, 
ed il più raro da' veri . Tanti ne ritraffe} poi , e ne co- 
piò , che vi divenne pratichiamo ; ma Tua abilità, e pra- 
tica , commecchè dal conte avvertito ne foffe , non cono- 
fceva , ed a vii prezzo gli eran cavati di mano, ed in ba- 
ratti , e per nulla quafi li vendeva , Capitarono frattanto 
in Perugia alcuni foreftieri intendenti di pittura , e veduti 
alcuni di que' quadretti dipinti da lui , mokiffimi gliene—* 
ordinarono, ed adueteftoni l'uno pattovirono* Credet- 
te allora d'aver fatto un buon negozio, e perciò vi mife 
fubitoinano, e come pretto, e rifoluto era pretto altresì 
li terminò , e gli fpedì agli anzidetti foreftieri a Livorno , 
dove gli appettavano , e ne ebbe nuove commeffioni . Ma 
fìccome poco dopo altri foreftieri capitarono , che altre 
gliene diedero , e che '1 conte, e tutti gli amici gli dice- 
vano , ch'ei rincarale i lavori s'illuminò , e da due teftoni 
falirono a quattro , a fei , a dieci , ed i grandi anche a più . 
A tal prezzo feguitò a lavorare alcuni anni finché mandali 
da Livorno in Francia , in Olanda , e in Inghilterra creb- 
bero altamente , e con difficoltà aver fi potevano , e co- 
minciarono ad effer rari conforme quindi fempre finché 
viffe fi mantennero. Caduto poi nel mele di novembre-* 
1720 del 1720. in grave male lafciò in pochi dì , e negli 8. del 

' medefìmo mefe il mondo , e rimate a mokiffimi Panfìetà d' 

averne , e chi avuti ne aveva fé li tiene ben cari , e crefeo- 
no giornalmente in rarità , e ftima . Si portò il cadavere 
a S. Lucia fuori di Portafantangelo , ove dopo effervi 
flato tutta la mattina fecondo il folito efpofto fu con..» 
decenti efèquie feppellito , perchè era rettore di quel Be- 
nefizio . Fece il giorno innanzi teftamento , ed iftituì ere- 
da la forella vedova , e dopo morte fu a i nipoti figli di 

Fran- 



pittore: 257 

Francefco Tuo fratello carnale , che morì addì 24. d'otto- 
bre del 1720. , e fu fèpolto nella chiefà parrocchiale di San 
Giovanni del follò . Era Scipione di giufta , e propor- 
zionata ftatura, bianco di carnagione, avvenente, e^* 
gioviale, e di bello afpetto accompagnato da innata umil- 
tà, emodeftia. Parlava affai bene, né gli mancava gra- 
zia , e modo da infinuarfi . Fu d'ottimo cofìume docile, 
manfueto , ingenuo , puntuale, e fervìziato} e confèrve» fino 
all'ultimo quella fchiettezza , e cordialità , che lo fece feiii* 
pre generalmente da tutti tenere in pregio , ed amare . 

DI GIOVANNI FONTJCELLI PITTORE. 

Acque adì 4. d'aprile negli anni 1662. 1662 
Giovanni , e fu da Pietro Montanini fuo "* 
zio meffo in età affai tenera alla profetino- 
ne della pittura . Imperocché non aveva 
egli finita la metà del corfò della gramma- 
^| tica , quando cominciò a dargli lezion_> 
di difegno , e a poco a poco ad incamminarlo a dipigner 
paefi , che era , ficcome nella di lui vita dicemmo , fuo 
particolar meftiere . Fecevi ad un tratto non mediocre—» 
profitto ; perchè ben pretto fi mifè a colorir d'invenzione 5 
ed a cquiftò coll'ajuto del maefìro quella fperienza, quella 
facilità , e quella franchezza , che l'opere fue fparfe in_» 
gran numero per le cafè di Perugia , ed in non piccolo per 
quelle delle città vicine ci dimoftrano; dacché tre fòle , 
che io fappia , fé ne veggiono in pubblico . Vedefène una 
nel quadro collocato fovra la porta della fagreftia di fanto 
Spirito in Perugia : Altra fé ne vede in un altare a Corda- 
no : £d altra in uno ftendardo alla Spina . Aveva oltracciò 
qualche cognizione delle maniere pittorefche antiche , e 
moderne, ed intendeva ancora di profpettiva . Difègna- 
va competentemente bene; ed era felicitino nell' imitar 
non meno 5 che nel creare , e comporre . Intraprendeva 

K k per* 




253 DI GIOVANNI F0NT1CELL1 

perciò qualunque grofs'opera fènza timore ; e come avea_» 
dell'amicizie , e iilafciava affai piegare nel prezzo non gli 
mancava mai da lavorare . Allegramente dunque ei lavora- 
va , quando per comune fciagura fu dell'anno 1 7 1 6. la po- 
vera patria oppreffa gravemente da fatale influenza di ftra- 
vaganti febbri; e vide in men di tre mefi perire da quat- 
tro mila perfone entro fue mura . Cadde egli pure allora 
d'una di quelle ammalato, ed in pochifTimi dì fecondo il 
folito di quali tutti gli altri , che s'ammalavano , e ne' 5. 
1716' di maggio dell'anzidetto anno in frefca età , e nella forza 
maggiore dell'applicazione finì di vivere , Portola" il corpo 
nella chiefà parrocchiale di S. Valentino ; e quivi con noa 
troppe cerimonie , perchè allora poche fé ne facevano , 
fi feppellì , Era ben fatto di ftatura anzi alta che no , 
piena piuttofto , che magra di faccia quadra , e di colore 
fìnorto s cenerognolo , Portava parrucca , e veftiva civil- 
mente, parlava bene} e camminava molto , Piacevangli 
i divertimenti , e non abborriva la fatica . Faceva conto 
de' profeffori , e non difpreggiava la profetinone . Amava 
con affetto particolare gli amici, inclinava di natura , e per 
genio a fervidi \ e fpontaneamente da fé lenza effer richie- 
do fen'efibiva, con chepalefava ad ognuno ilfuobuoru 
animo , ed il fuo bel coftume , Ed ecco col fine di fua vita 
finita la ftoria de' pittori della patria avendo favellato folo 
de' morti \ perchè non m'è fèmbrato convenevole l'unirvi 
i viventi . Tanto più che fi riducono a pochi , e folo a tre, 
che fappia quelli , che fi diftinguon dagli altri, e fono 
Giufeppe Laudati , Erancefco Bulli , e Pietro Carattoli , 
il primo fcolare del Maratti , il fecondo di Bacicelo , ed 
il terzo di Bibbiena , che è molto pratico in dipignere fee- 
jie avendo dipinto in quelle del nuovo teatro b Attende—» 
anche con buon gufto all'architettura , e va facendo dife- 
gni di fabbriche avendone eziandio fatti due per la facciata 
di S. Giovan Laterano , che furon efpofti nella galleria del 

Qui- 



PITTORE. 2S9> 

Quirinale infieme cogli altri , ed uno particolarmente non 
era degli infimi. Evvi ancora Diacinto Boccanera, che pure 
vi fpicca e dir fi può Perugino per la lunga dimora , che v' 
ha fatta » e per effervifì accafato , e per avervi avuti alcuni 
figli 5 febbene fia Abrufclzefè per nafcita. E Lodovico Gior- 
dani giovine di afpettativa , perchè con genio particolar vi 
fi efercita e fi fa onore , è Bolognefè . Scarfà è dunque di 
prefente anche Perugia , ficcome ogni altra città di profef> 
fori delle tre belle , e nobil arti , e corre ella pure la fteffa 
jfventura . Ma effendovifì riaperta con qualche particolare 
aflìftenza , e con maggior premura l'accademia , ed inter- 
venendovi la gioventù più numerofa , e più volonterofa , 
che prima fi fpera da loro amanti , che ivi non meno , che 
da per tutto altrove potran rifbrgere efièndo per verità fé 
non affatto cadute aliai cadenti . E queftofu fèmpre mai, 
quantunque non con ugual fortuna il loro foli to conforme 
il è di tutte le cofè che crefcòno , e (cernano , le quali faln 
te che fono al fommo fcendono all'infimo , e quindi torna- 
no afalire, al fommo. Così è flato tuttora per legge in- 
violabile di natura , e così farà finché ella finirà di farci 
nafcere , e noi finiremo di vivere per darci con quefto con- 
tinuo, ed infallibile infègnamento ad intendere l'incoftan- 
£a , e l'ifiabilità del mondo , e quanto in falfò pofi chi irò 
lui fi fonda , perchè totm in maligno pojttm ejl . 



FINE. 



K k 2 TA- 



TAVOLA 

PER ORDINE D'ALFABETO 

De' nomi, e cognomi de' profeffori, di cui 
in quell'opera fi fono fcritte le vite . 

a e 

A Nfiibale Leonzi pittore. /*"*> Efare Franchi pittore . 

213 V^ 177 

Antonio Batifli Dionigi ar- Cejare Pollini pittore 5 e mi- 

chi tetto militare . 236 filatore . 16 7 

'!àntonmaria Fabbrizzi pit- Ce/aro RoJJetti pittore , [cul- 
tore . 1 88 tore , ed architetto civile -> 

Afcanio della Corgna archi- e militare . 69 
tetto civile^ e militare, 94 

R D 

Diamante Egidj archi- 
tetto militare . 158 
tore . 242. Domenico di Paris Alfanì 

Benedetto Bandiera pittore . pittore . 62 

162 
Benedetto Buonfiglio pittore . j? 



21 



Bernardino Pintoricchio pit- rj Rcolano Er col anetti pit~ 



E 



/w*£. 37 ^_j tore. 205 

BernardinoSozì architetto ci- Eufebio Baftoni /cultore^ . 

•vile detto Bino > 132 157 

Benignate architetto civile . Eufebio Sangiorgio pittore . 

17 54 



FAhio della Corgna pitto* 
re , ed architetto civile \ 
e militare, 191 

Felice Pellegrini 3 pittore-* . 

168 
Frane e/co Ovatti pittore^ . 

248 

Francefilo Grotti architetto 

civile . 197 

G 

GAleazzo Alejfi archi- 
tetto civile 3 e milita- 
re . 79 
Gioì Antonio Scaramuccia—i 
pittore . 1 80 
G/0: Batti/la [Caporali pitto- 
re , ^ architetto civile 5 
<? militare . 50 
G/0: Battifia Danti archi- 
tetto militare . 56 
Gioì Bat tifi a Mazzi pittore . 

212 
Gii?: Domenico Cerrini più 
tore . 200 

Gioì Domenico Perugino pi tu- 
tore . 133 
Gioì Frane e fico B affitti pit- 
tore . 194 
Gioì Niccola pittore . 52 
Giordano TaJJi architetto ci- 
vile , <5o 



Giovanni Fontkéli pittore . 

257 
Giovanni Gregori detto UZi^ 
toh architetto militar 'e_J* 

42 
Girolamo Bigazzini architet- 
to civile . 85 
Girolamo Danti pittore. 155 
Girolamo Ruficelli are hit et-* 
to civile * 152 
Gi^//0 Caporali pittore \ ed 
architetto civile. 92 
Giulio Cefiare Angeli pitto- 

*** . 173 

Giulio Danti architetta ti-* 

vile . 8 i 

Giufieppe Scaglia /cultore^ . 

247 



1 



Gnazio Danti chiamato 

prima Pellegrino pitto* 

re 3 ed architetto civile . 

147 



LEandro Signorelli ar~ 
chitetto militare . 64 
Luigi Scaramuccia pittore . 

207 



M Ma- 



M 



M Ariano tFEuflerfo pit* 
tore * 82 

Mattia Sahucci pittore* 1 7 1 



N 



N 

. Archita pittore. 165 
N.N* intagliatore. 8 3 

O 



ORazio di Paris Al/ani 
pittore* , 73 

Orazio Ferretti pittore , ed 
architetto eh ile ♦ 233 



P^/0 Gifmondi pittore r * 
202 

Pellegrino Danti chiamato 
poi Ignazio pittore , ed 
architetto civile . 147 

fìer fanti Cartoli pittore , ^ 
intagliatore . 228 

Piervincenzo Rinaldi Danti 
architetto disile . 23 

JPì# ro P> agl'ioni architetto ci- 
vile . 221 

Pietro Ce farci pittore , p ■» 



'miniatore* i?^ 

'JVV/r* Montanini pittore^ . 

214 
P/V/r0 Sanfelìce architetto 

civile* 210 

Pietro Strappa architetto ci" 

vile . 201 

P/tfr* Vannuccì pittore * 25 



Scipione Angelini pit- 
tore . 255 
J//#-/fl Puccetti pittore * 208 
Stefano Amadei pittore * 1 84 



T« Eodora Danti pittrice . 
75 

V 



v 



Alentino Martelli fcul- 
tore 5 <? architetto ci- 
vile . 153 
Vincenzio Anaflagi architet- 
to militare . 145 
Vincenzio Danti pittore^ 5 
f cui tore 3 ^ architetto ci- 
vile . 137 
Vincenzo Pellegrini pittore . 

175 



fine della tavola de' nomi 5 e cognomi . 



TA- 



T A V O L A 

PER ORDINE D'ALFABETO 

De' cognomi, foprannomi, e nomi de' profef 
fori, di cui in quell'opera fi fono fcritte 

le vite. 




A 

Lejp Galeazzo archi* 
tetto civile 3 e tnili- 

tare , jg 

Alfani Domenico di Paris 

pittore . 62 

Alfani Orazio di Paris ptt->~ 

tore , 7$ 

Amadei Stefano pittore . 184 
Anajlagi Vincenzo architetto, 

militare. 143 

Angeli Giulio cefare pitto**. 

re . 173 

Angelini Scipione pittore , 

255 

Archita pittore , 1 6$ 



Bartoti Pierfanti pittore , e 
intagliatore . 228 

Bajfotti Gioì Francefco pit- 
tore , 1^4 

Bajloni Eufehio pittore^ ..-' 

157 

Baiijli Dionigi Antonio ar- 
chitetto militare . 236 

Bigazzini Girolamo archi- 
tetto civile .. Ss 

Bino Bernardino Sozi, archi- 
tetto eh ile . 132 

Buonfiglìo Benedetto pitto- 



re 



21 



B 



B Agli-otti Pietro architet- 
to civile . 221 
bandiera Benedetto pittore . 

162 



CAporali Gioì Battifta-*, 
pittore , e architet-. 
io civile , e militare K 50 
Caporali Giulio pittore ? ed 
architetto civile . 92 

Cer ritti Gioì Domenico pit- 
tore » 200 



CinalU Xràncefcó pittore - 

248 

Corgna Afcanìo architetto 
civile , e militare . 94 

Corgna Fabio pittore, ed ar- 
chitetto civile , e milita- 
re . 591 

D 

DAntì Gio: Batifla ar- 
chitetto militare . 56 

Vanti Girolamo pittort->. 

155 

Danti Giulio architetto ci- 
vile . S 1 

Vanti Ignazio pittore , e_> 
architetto civile . 147 

Danti Pellegrino pittore 5 ed 
architetto civile . 147 

Danti Piervincenzio archi- 
tetto civile . 2$ 

Danti Teodora pittrice . 75 

Danti Vincenzio pittore^» 3 
/cultore 5 &/ architetto ci' 
vile . 137 



EG/V// Diamante archi- 
tetto militare . 158 
Ercolanetti Ercolano pitto- 
re . 205 
Eujìerio Mariano pittore. S2 



FAbbrizz? Antonmarì/Ui 
pittore, 188 

Ferretti Orazio pittore , e 
architetto civile . 233 
Fonticelli Giovanni pittore . 

257 
Franchi Ce/are pittore . 1 yj 



G I/mondi Paolo pittore . 
202 
Gregari Giovanni dettoli Zi- 
telo architetto militare . 

42 

Grotti Francefco architetto 

civile. 197 



L 



Eonzi Annibale pitto- 
re . 213 



M 



M Artelli Valentino/cul- 
tore, e architetto ci- 
vile . 155 
mitosi Gio; Battijìa pittore . 

212 
Montanini Pietro pittore^ . 

214 



p 



e militare . 6y 

Rufcelli Girolamo architet- 
to civile* 152 

S 

SAlvucci Mattio pittore . 
171 
Sanf elice Pietro architetto ci- 
vile . 210 
Perugino Giandomenico pit- SangiorgwEufehio pittore. 54 
tore . 133 ScagliaGiufeppefcultore.2^7 



PAris Alfani Domenico 
pittore . 62 

Paris Alfani Orazio pittore* 

71 
Pellegrini Felice pittore. 168 
Pellegrini Vincenzo pittore . 

175 



Perugino Pietro Vannucci pit- 
tore . 25 

Petrini Bartólommeo pittore. 

242 

Pierino Pietro Ce farei pitto» 
Tore 5 e miniatore . 134 

Pietruccio Pietro Montanini 
■pittore: 214 



Scaramuccia vecchio Gio: An- 
tonio pittore . 1 80 

Scaramuccia giovine Luigi 
pittore * 207 

Signorelli Leandro architet- 
to militare . 64 

So zi Bernardino detto "Bino 
Architetto civile . 1 3 2 



Pintoricchio Bernardino pit- Strappa Pietro Architetto ti- 



lt ore . 37 

Pittor hello Vincenzo Pelle- 
grini .. 175 
Pollini Cefare pittore 5 e_j 
miniatore . 1 67 
Puccetti Silvio pittore . 208 



vile . 



201 



R 



R 



Inaldi Piervincenzio 
Danti Architetto ci- 
vile. 23 
Rojfetti Cefare pittore ^fcul- 
tore , e architetto civile 5 



TAjfi Giordano Archi- 
tetto civile. 60 

V 

VAnnucci Pietro Perù* 
gino pittore . 25 



z 



z 



Itolo Giovanni archi- 
tetto militare . 42, 
Fine della tavola de' cognomi , iòprannomi , e nomi . 

LI TA- 



TAVOLA 

Delle nafcite, nomi, cognomi,profeffioni.,morti,ed ed 

di tutti i ProfelTori , di cui in quell'opera 

fi fono fcritte le vite. 



\Jafcita- 


Nome Cognome 


Prof e filone. 


Morte 


Età 




1250 


Benignate 


architetto civile 


i?5° 


5?5 acar 


l 7 


142 O 


Benedetto Buonfigli 


pittore 


1500 


70 


21 


I440 


Piervincenzo Rinaldi 


architetto civile 


r^iz 


72 


2$ 


I44.6' 


Pietro Vannucci 


pittore 


1534 


78 


25 


I454 


Bernardino Pintoricchio 


pittore 


151* 


59 


37 


147O. 


Giovanni Gregorj 


architetto militare 


1510 


40 


43 


1476 


Gia.mbati.fta Caporali 


pittore , ed archi- 












tetto civ. 1 e mil. 


1560 


84 


50. 


i 47 8 


Gianniccola 


pittore 


'-$4° 


62 


5 2 


?4 7 8 


Eufebfo S.Giorgio 


pitto re 


1550 


.7* 


54 


1478' 


Giambatifra Danti 


architetto militare 


1517 


39 


5^ 


I482 


Giordano Taflì 


arehit etto civile 


155)0 


108 


60 


148? 


Domenico di Paris Alfan 


pittore 


1520 


37 


62 


145? a 


Leandro SignoreUt 


ardi. mil. nomato. 












anche Leonardo 


1530 


40 


H 


14SO 


Cefare RoffettL 


pittore , fcuJ. , ed 












arch. civ. , e mil. 


1550 


60 


69 


I4P4 


Orazio di Paris Alfani 


pittore 


1556 


62 


lì 


1498 


Teodora Danti 


pittrice 


1573 


75 


75 


1500- 


Galeazzo Alefll 


arch. civ.., e mil. 


1572 


7 2 


19 


1500 


Giulio Danti 


architetto civile 


157? 


75 


81 


1500 


Mariano d'Etifterio 


pittore 


1570 


70 


82 


1500 


N.N. 


celebre intagli at. 


1T5P 


59 


8? 


1501 


Girolamo Bigazzini 


architetto civile 


1572 


71 


35 


15 IO' 


GiulioCaporali 


pit. , ed arch. civ. 


1580 


70 


92 


15 \6 


Afcanio della Corgna 


arch. civ. , e mil. 


1571 


55 


P4 


1520 


Bernardino Sozi 


architetto civile 


i 5 po 


70 


332 


1520 


Giandomenico Perugino 


pittore 


i 5 po 


70 


3 H 


1530 


Pietro Cefarei 


pittore , e min. 


1602 


7 2 


134 


1530 


Vincenzo Danti 


pittore , (cultore j 












ed architetto civ 


• JJ7* 


46 


137 



ij34Vin« 



1534 

1538 
1540 
1547 
1550 
1551 

3557 
1560 
1560 
1567 

357° 
1570 

1575 
1580 
1580 

158P 
155,4 

itfoo 

1600 
J604 
1609 
1610 
\6\z 
3<5i5 

1620 

lóro 
1620 
1622 
1626 
1629 
1635 
id^P 
1545 
1*4.3 
1*50 
1660 
i<5ói 



Vincenzo Anaftagi 
Pellegrino Danti 
Girolamo Rufcelli 
Valentino Martelli 
Girolamo Danti 
Eufebio Baftoni 
Diamante Egidj 
Benedetto Bandiera 
Archita 
Cefare Pollini 
Felice Pellegrini 
MattioSalvucci 
Giuliocefare Angeli 
Vincenzo Pellegrini 
Cefare Franchi 
Gianantonio Scaramuccia 
Stefano Amadei 
Antonmaria Fabbrizzi 
Fabio della Corgna 

Gianfrancefco Baffotti 
Francefco Grotti 
Gio: Domenico Cerrini 
Pietro Strappa 
Paolo Gifmondi 
Ercolano Ercolanetti 
Luigi Scaramuccia 
Silvio Puccetti 
Pietro Sanfelice 
Giambatifta Mazzi 
Annibale Leonzi 
Pietro Montanini 
Pietro Baglioni 
Pierfanti Bartoli 
Orazio Ferretti 
Antonio BatiMi Dionigi 
Bartolommeo Petrini 
Giufeppe Scaglia 
Francefco Civalli 
Scipione Angelini 
Giovanni Fonticelli 



architetto militare 


• q • » 




145 


pit. , ed arch. civ. 


158(5 


4P 


147 


architetto civile 


l604 


6z 


152 


fcul. , ed arch. civ. 


I<500 


60 


153 


pittore 


I580 


33 


155 


(cultore 


I*00 


5° 


157 


architetto militare 


1607 


5* 


158 


pittore 


i<5 3 4 


77 


1*2 


pittore 


1**5. 


75 


I<% 


pittore , e min. 


1630 


70 


1*7 


pittore 


l6 3 o 


*.? 


1*8 


pittore 


1*28 


58 


171 


pittore 


l<5 30 


60 


175 


pittore 


\6\z 


37 


175 


pittore 


1*15 


35 


177 


pittore 


1*50 


70 


180 


pittore. 


1644 


55 


184 


pittore 


1649 


5? 


188 


pittore , ed archi- 








tetto civ. , emil. 


164I 


4? 


i£t 


pittore 


%$6% 


*5 


*i?4 


architetto civile 


1ÓJ9 


75 


197 


pittore 


1681 


82 


200 


architetto civile 


1680 


70 


201 


pittore 


1^85 


73 


202 


pittore 


1687 


V" 


205 


pittore 


3<58o 


64 


207 


pittore 


i*75 


5$ 


208 


architetto civile 


i*75 


55 


2IO 


pittore 


1691 


7 l 


212 


pittore 


1705 


83 


2IJ 


pittore 


i<58p 


*3 


2I4 


architetto civile 


1705 


j6 


221 


pittore , e intagl. 


1700 


*5 


228 


pit. , ed arch. civ. 


1725 


8* 


233 


architetto militare 


1669 


26 


1X.6 


pittore 


1664 


21 


242 


fruitore 


1700 


50 


247 


pittore 


1703 


4? 


248 


pittore 


172P 


58 


255 


pittore 


171*5 


54 


257 



ERRORI, E CORREZIONI. 

F/4c.54'finpatico,/^.firnpatico,/!44.1ibre d'oro,/, libbre d'oro>/.47 .voleva 
la fantaria,/^.voleva lafanteria,/4p.il Gucciardini,ilGiufliniani, ed il 
Bembo,/.il Guicciardino,ed il Bembo,/.64.profeflìori,/.profefrori,/.8i.le mu- 
ra della Città, /.le mura della medefima, /8i. lontano della Città, /.lontano 
dalla Città,/.82.parlaremo, /.parleremo,/. 84., e convien credere /.E convien 
credere,/. pz .E' ben però vero,/.E'ben però vero,/p2.E' per altro,/.E' per al- 
tro,/p8.cosi fofpefo, /.così fofpefa, foì.dn che,/. finché,/. 101. tutta la Città fi 
fpopolò, /.tutta fi fpopolò,/.io5. Ringraziato avendo umilmente Afcanio il 
Pontefice, /.Ringraziato avendo umilmente il Pontefice,/^. VlII.Kal.Ju- 
nii»/.KaI.Junii,/.i44.che continuamente avendo ne' loro poeti le di lei armate 
/quadre,/, che continuamente vedendo le di lei armate Squadre,/. 16 5 .fnori,/. 
fuori,/ ipo. ove impegnarono, /.e v'impegnarono,/.2i5.e che ei compagni, 
/.e che i compagni,/.2 2 2.a chi ei modi, /.a chi i modi,/2 28.ciòche,/.ciocchò, 
/22p. infuflicenza , /. infuflkienza,/.23i.guadagnavaegii , /.guadagnava ,/. 
22 i.ha pratica del Mondo, /.ed ha pratica del Mondo,/. 2 5 5. gPindrizzano, /. 
gl'indirizzano . 

Altri, o non ofTervati, o di minore importanza fi rimettono alla difcre- 
.tezzadelcortefe lettore,e s'avverte,che molti così per l'ortografia, come per 
la locuzione,e pel fenfo fé ne fon trafcorfi nella vita d'Afcanio della Corgna, 
ed altrove pei* l'altrui materie riferitevi ; tuttoché fé ne fìen prima dell'ini- 
preflìone corretti non pochi . 



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